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Rem Koolhaas

(16 risultati)

Metropoli

Le metropoli hanno cominciato a svilupparsi in Occidente in conseguenza di quell’assetto organizzativo che il sistema capitalistico si è dato a seguito dello sviluppo nell’Ottocento della seconda rivoluzione industriale. E nel Novecento hanno continuato il loro processo di sviluppo, estendendo progressivamente la loro espansione alle altre zone del Pianeta. Infatti, se nell’anno 1900 le città con oltre un milione di abitanti erano 11, oggi sono più di 400.   La crescente “metropolizzazione” della società ha innanzitutto comportato per gli individui un’esperienza di disorientamento. Già nell’Ottocento, infatti, si è presentato un aumento della mobilità geografica e sociale delle persone, in quanto larghi strati di popolazione rurale si sono recati per la prima volta a vivere nelle nascenti grandi città. Le quali si sono gonfiate così enormemente, creando in misura crescente un mondo di estranei. Un mondo inoltre dove i modelli di comportamento e di vita dei soggetti non erano più correlati ai ritmi umani e naturali dell’esistenza comunitaria, ma dovevano...

Non sei mai stata così bella

Non sei mai stata così bella, oltre a essere uno scatenato musical con Fred Astaire e Rita Hayworth, è una di quelle frasi che gli sceneggiatori dell’epoca d’oro di Hollywood mettevano in bocca a fidanzati impacciati che cercavano di ottenere il bacio di fine serata dalle Doris Day di turno.   «Milano non è mai stata così bella» è anche una frase che si sente risuonare in questi giorni girando per la città: la Darsena finalmente riempita d’acqua, il Centro messo a nuovo e un fiorire di iniziative, mostre, concerti, incontri che gonfiano le gote dei lodatori della città. Orgoglio meneghino? Concerto di bauscia? Può darsi, ma lo spirito autoincensatorio cittadino va insieme alle lamentele sul fatto che i famosi turisti dell’EXPO in città non arrivano. La delusione dei negozianti e dei ristoranti, gli «io lo avevo detto» dei taxisti, trovano ampio spazio nelle pagine locali dei quotidiani.   Fondazione Prada, Milano, veduta della mostra "Serial Classic" a cura di Salvatore Settis   2,7 milioni è il numero ufficiale dei visitatori del...

Necessità dei ponti

Che cos’è un ponte (o meglio, un Ponte, con l’iniziale maiuscola)? Il libro di Alberto Giorgio Cassani, Figure del Ponte. Simbolo e architettura (Pendragon 2014) fornisce risposte articolate ed esaurienti a questa domanda. Non tanto in direzione di un’illustrazione dei suoi aspetti tecnico-costruttivi, quanto piuttosto in quella di una piena immersione nei suoi significativi simbolico-figurativi. Il titolo del libro, da questo punto di vista, rende perfettamente l’idea dell’approccio adottato e dei contenuti trattati.   Il Ponte è analizzato da Cassani sotto molti punti di vista diversi: il Ponte che unisce, il Ponte che divide, il Ponte sospeso, il Ponte abitato, il Ponte isolato, il Ponte che crolla, il Ponte che si muove: tanti “stati fenomenologici” differenti, corrispondenti ad altrettante figure, appunto. Ogni “stato”, o condizione, del Ponte è accompagnato da un’adeguata collocazione all’interno della sfera mitologica, simbolica o letteraria, e da un altrettanto esauriente corredo di esemplificazioni architettoniche, vuoi semplicemente immaginate nei disegni e nei progetti degli...

Singapore

Sono in partenza per Singapore. Bel raduno di scrittori, traduttori, editori, si chiama Bridging Cultures, e almeno centocinquanta persone discuteranno e si affanneranno attorno a tematiche (letterarie, editoriali, linguistiche) che riguardano l’Asia dell’Est e il Pacifico. Anni fa ho speso qualche mese a Singapore, facendo un po’ di scouting in giro per l’Asia del sud-est. Mi hanno chiesto: e perché fai base proprio lì, il posto più costoso, quello che letterariamente ti dà di meno? Io non avevo una risposta precisa. Sapevo che da quella città stato mi sentivo attirato proprio per la sua anomalia. È il posto che più ricorda una certa fantascienza anni cinquanta-sessanta, quella più sociale che in fondo seguiva le orme di Orwell. E cosa c’è di più orwelliano di Singapore? Dove il termine grande fratello ha un senso, se non qui? Molto sta cambiando, di recente. Alla piazza finanziaria si è sostituito il parco giochi per turisti asiatici. Ma un certo clima da patria degli androidi, degli uomini macchina, dei quadri d’azienda clonati in laboratorio c’è...

Assorbire la modernità per costruire la tradizione

La declinazione brasiliana del tema Absorbing Modernity 1914-2014, suggerito da Rem Koolhaas per i Padiglioni Nazionali alla 14. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, è “Modernità come Tradizione”.   La mostra è un excursus cronologico, composto da fotografie di opere costruite, dal quale si evince una forte tendenza all'internazionalismo critico, un approccio specifico nel trattare i problemi urbani e architettonici propri del complesso territorio brasiliano dove formale e informale, complessità topografica e infrastrutture carenti si intrecciano in scenari caleidoscopici.   Il progetto espositivo del padiglione è di André Corrêa do Lago e del suo assistente Rodrigo Ohtake. Lo spazio interno è riconfigurato con una serie di pannelli divisori in maglie reticolari e “cobogó”. Proprio quest’ultimo (una sorta di diaframma per le strutture in elevazione che discende dalla “treliça” introdotta in Brasile dai portoghesi) è un chiaro esempio di rielaborazione critica dei modelli della tradizione coloniale.     Il percorso...

stARTT, Il Fantasma del Nolli e Astrapae

Si può pensare un ambiente naturale, progettato dall’uomo e segnato dalla sua presenza, che non sia per questo modificato o trasfigurato da questa stessa presenza? È la domanda che sta dietro alla filosofia di stARTT, Studio di Architettura e Trasformazioni Territoriali, nato a Roma nel 2008 e di cui fanno parte Simone Capra (1978), Claudio Castaldo (1978), Francesco Colangeli (1982) e Dario Scaravelli (1981), vincitori della prima edizione del Premio YAP al MAXXI con il progetto whatami, di cui tutti ricordano le luminarie rosse a forma di papavero. Nel 2013 stARTT ha poi partecipato alla Biennale di Urbanistica e Architettura di Shenzen e Hong Kong. Un passo dopo l’altro quest’anno sono stati invitati alla quattordicesima edizione della Biennale di Architettura Veneziana, sia nella sezione Monditalia di Fundamentals, curata da Rem Koolhaas, che nella mostra Innesti, curata da Cino Zucchi, con due progetti distinti. Il primo, Il fantasma del Nolli, è dedicato a un luogo emblematico della storia romana e, in termini allargati, italiana; testimone delle trasformazioni del suo tessuto urbano, di quello sociale, e della gestione della crisi...

Il crepuscolo di un mondo

C’era molta aspettativa per la Biennale curata da Rem Koolhaas e ciò perché Koolhaas è il più autorevole esponente di un pensiero che da anni impone le sue leggi. Un pensiero, ed è questo il senso di questo scritto, ormai al tramonto.   Koolhaas, vale la pena ricordare, era presente alla Biennale del 1980 curata da Paolo Portoghesi che consacrava il ritorno della storia: anche lui aveva costruito la sua facciata posticcia nella Strada novissima ma rivedendola si capisce come egli del postmoderno non coglieva l’aspetto epidermico ed iconico, ma metteva in mostra la condizione postmoderna, quella descritta pochi anni prima da Lyotard, ovvero il gusto per il paradosso e la dissacrazione, per la provocazione, per il ribaltamento dei valori e la contaminazione, per l’alleggerimento pop della realtà fino a renderla evento effimero, sempre sul punto di evaporare.   Lo ritroviamo pochi anni dopo, nel 1986, alla Triennale, nella mostra curata da Bellini Il progetto domestico, dove presenta un’irriverente Casa del culturista dissacrante il mito della grande forma di Mies. L’allestimento era di gran lunga...

Milano caput Italiae

La tradizione non è altro che la storia di una serie di trasfigurazioni nuove delle cose. (Massimo Bontempelli, Tradizione, 1934)     Il Padiglione Italia della 14. Mostra Internazionale di Architettura, curato quest'anno da Cino Zucchi, affronta il tema proposto dal curatore Rem Koolhaas, Absorbing Modernity 1914/2014, attraverso il tema dell'innesto. Ad aprire il racconto di Zucchi è proprio un innesto: l'Archimbuto, portale e segno collocato direttamente sulla facciata delle Tese delle Vergini, ponendosi a confronto con le Gaggiandre dell'Arsenale veneziano, di attribuzione sansoviniana.   Una sezione introduttiva conduce il visitatore verso i tre nuclei tematici dell'esposizione: Milano come laboratorio del moderno, il paesaggio contemporaneo dell'architettura italiana e l'Expo Milano 2015. Il percorso espositivo si conclude nello spazio esterno con il Nastro delle Vergini. Qui Zucchi recupera la grande scritta metallica del vecchio Padiglione Italia e ne fa il punto di partenza per un nastro, dello stesso metallo dell'Archimbuto, che prende diverse forme snodandosi fra gli alberi del giardino. Il Nastro...

Fundamentals

Fundamentals non è una semplice passeggiata per il biennale aggiornamento di stili, linguaggi, mode da consumare in attesa della prossima mostra. Ma non credo sia ancora la soluzione ai disagi diffusi e pesanti che la cultura architettonica internazionale sta vivendo in questa delicata fase storica. La sensazione che si prova dopo un lungo attraversamento degli spazi istituzionali e dei padiglioni nazionali è quella di un salutare disorientamento di fronte alla scelta evidente di non volere offrire ricette preconfezionate, se non quelle derivate dagli infiniti stimoli che ogni evento immaginato sotto l’egida di Koolhaas può provocare a ognuno di noi individualmente. Questa mostra è comunque figlia dei due secoli appena passati; non sogna futuri imprevedibili, ma è figlia di un pragmatismo modernista e positivista potente che solo la mente tagliente di un uomo del Nord può partorire. Sicuramente questa è una mostra che finalmente rimette al centro di tutto la ricerca, i suoi materiali imperfetti, il lavoro sperimentale come ricetta unica e fragile per costruire futuri possibili e necessari. E, da solo, questo elemento vale...

Il premio "Curate"

Curate, concorso per futuri curatori promosso da Fondazione Prada e Qatar Museums Authority, solleva pressanti domande sul rapporto tra arte, “creatività” e istituzioni. Quale importanza attribuiamo alla “creatività” in una moderna società democratica? Come immaginare trasformazioni radicali della “mostra” o del “museo”? Come valutare la filantropia culturale?   La nozione di “curatela” è intesa in senso lato: il concorso non si rivolge a curatori già in attività né a aspiranti tali, ma stabilisce che “tutti siamo curatori”. La scelta di non riconoscere competenze tecniche in tema di curatorship ha implicazioni sottilmente polemiche. Può apparire paradossale che una salubre professione di insofferenza per le burocrazie dell’“arte contemporanea” giunga dal cuore stesso del sistema, l’industria del lusso. Ma è proprio così: a capo delle istituzioni promotrici troviamo donne direttamente o indirettamente connesse alle griffes Prada e Valentino.   Come si è giunti al varo di Curate da parte di...

Astana: la psicometropoli kazaka

Che cos’è Astana? Una città utopica? Un sogno di metallo, vetro e cemento? Un incubo post-sovietico? La sede del futuro regno massonico mondiale? O ancora: Dubai sottozero proprio nel centro della steppa asiatica? Difficile dire a cosa somigli, o cosa ricordi la capitale del ricco stato del Kazakhstan dotato d’immense ricchezze sotterranee (petrolio, gas naturale, uranio, manganese, rame, oro, acciaio, carbone) e grande più dell’Europa intera. Questa Shangri-La del XXI secolo è la capitale edificata ex novo da un visionario capo dell’ex Impero sovietico, il Presidente Nazarbaev. Indipendente dal 1991, il Kazakhstan è governato dal 1994 mediante una costituzione emanata ad hoc dal suo Sovrano democraticamente eletto, che le ha imposto un nome kazako: Astana significa infatti “la capitale”. Ovvero: “il posto dove si prendono le decisioni”; in antico persiano è invece il nome del luogo dove si adora la tomba del santo.     Nel viale centrale dell’immaginifica città s’erge una torre alta alcune centinaia di metri sulla cui sommità è collocata...

When attitudes Become Form: reloaded

Frutto di un’intuizione folgorante e definitiva o di un lungo e penoso lavoro di cesellatura - il meno è (e?) il più - il titolo di una mostra è sempre un viatico e una promessa, a volte persino una proposta di pensiero. Harald Szeemann ne era ben consapevole e non è certo un caso se tra i tanti documenti, gli appunti, le interviste, gli schizzi e le frammentate memorie raccolte con sistematica cura nel suo archivio, inesauribile giacimento di ossessioni e visioni da poco traslocato con tutti gli onori mediatici dai boschi della Svizzera alle stanze tecnologiche del Getty Research Institute di Los Angeles, più volte si fa riferimento al processo che ha condotto alla scelta dei titoli delle sue esposizioni (delle sue opere, come pure è stato, non senza polemica, detto). E questo vale anche per la mitica mostra che nella primavera del 1969 non si limitò a turbare i placidi ritmi della piccola Berna, attivando una vivacissima catena di reazioni e persino repressioni – ad andarci peggio, ed è fatto significativo, fu Daniel Buren, artista non invitato, fermato dalla polizia per aver affisso senza autorizzazione, ma...

Jump/Junk: mal di Cina

Shenzhen è crossover puro. Un caleidoscopio di suoni: i grattacieli più acuti di un assolo di Eddie Van Halen e la periferia reiterata di edifici come l’intro di A forest. Tutto è in perenne movimento, non esiste scansione fra le ore: giorno e notte perdono i contorni, la realtà si potrebbe definire acquatica, fluida, instabile. Qui il Pil non è un numero e nemmeno un grafico: spariscono ascisse e ordinate, si corre sulla derivata di una funzione in perenne ascesa e la parola stagnazione non fa parte di nessun testo economico. Non in questo posto. Non per un europeo catapultato dall’immobilità italiana nel cuore del caos cinese.   Grattacielo a Shenzhen   In Cina è bello non essere turisti, lavoro e movimento coincidono perfettamente, anzi il secondo è un fattore essenziale, è connaturato al lavoro: spostarsi per strade affollate, in giro per contatti e uffici, dà la misura di cosa significa sentirsi al centro di un mondo in perenne mobilità. Un nuovo  “Chinese Dream”? Può darsi. O forse si tratta solo di una suggestione, l’idea stratificata di...

Deyan Sudjic. Architettura e potere

Si fronteggiano a breve distanza, meno di un chilometro in linea d’aria. Il primo ha la forma di due grandi parentesi contrapposte nella parte convessa, una più alta e una più bassa; il secondo è invece una sorta di nastro di vetro che si srotola partendo da una cuspide posta più in alto. Si tratta delle nuove torri milanesi. In quella edificata su progetto di Henry Cobb ha sede la Regione Lombardia, nell’altra, opera di Cesar Pelli, si trasferirà tra poco UniCredit, la più grande banca italiana.   La torre di Henry Cobb, Milano.                                                          La torre di Cesar Pelli, Milano.   Come ha notato Silvia Micheli in un testo dell’atlante di architettura contemporanea MMX Architettura Zona Critica (a cura di M. Biraghi, G. Lo Ricco, S. Micheli, Zandonai, pp. 297, € 26), le nuove architetture evidenziano i due poteri della capitale morale: il...

The Space Between. Gordon Matta-Clark e le Twin Towers

Una foto in bianco e nero, di piccolo formato (25,4 x 20,3 cm), stampata in venti copie, intitolata Anarchitecture: The Space Between o anche Untitled (Anarchitecture). La foto è anonima, ma non vi è alcun bisogno di didascalie: si tratta delle Twin Towers prima dell’11 settembre 2001. La foto risale al 1974 – appena un anno dopo l’inaugurazione del World Trade Center – quando viene esposta a 112 Green Street, uno spazio alternativo di SoHo, in occasione della mostra inaugurale del gruppo Anarchitecture. In opposizione alla politica autorale delle grandi opere architettoniche che ridisegnavano all’epoca l’orizzonte di Manhattan, come il World Trade Center di Minoru Yamasaki, Anarchitecture promuoveva l’anonimato della fotografia. Sappiamo pertanto che dietro all’obiettivo vi era l’animatore delle loro pratiche artistiche sperimentali e non strutturate, ovvero Gordon Matta-Clark.   Guardare oggi questa foto vuol dire leggerla attraverso l’11 settembre – impossibile resistere al richiamo dell’azione differita o dell’après-coup. Questo cortocircuito tra passato e presente rende...

Le stagioni dell'Expo

Nei giorni scorsi la Consulta architettonica per l’Expo di Milano 2015, composta da Stefano Boeri, Ricky Burdett, Jacques Herzog, William McDonough e Joan Busquets, ha presentato alla stampa il Conceptual Master Plan. Al di là dei toni quasi obbligatoriamente trionfalistici (“un’Expo visionaria”, “un’Expo memorabile”, “una concezione rivoluzionaria delle esposizioni universali”), la versione più aggiornata del Master Plan sembra fare i conti con un’idea meno vuota e pretestuosa di manifestazione espositiva, accogliendo le sollecitazioni giunte da più parti per una maggiore integrazione con il territorio milanese e per un più virtuoso contenimento dei costi.   Ciò che il nuovo Master Plan propone è “un grande Parco agroalimentare strutturato su una griglia di tracciati ortogonali, circondato da canali d’acqua e punteggiato da grandi architetture paesaggistiche”. Le “campiture di terreno” (rigorosamente uguali per tutte le nazioni) in cui il Parco sarà suddiviso “ospiteranno le coltivazioni esemplari della propria sovranit...