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René Burri

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Ritratto 6 / La casa di Levi

Quando nel 1985 il fotografo svizzero René Burri va a trovare Primo Levi per ritrarlo, è membro della agenzia Magnum da venticinque anni. Ha fotografato Che Guevara, Alberto Giacometti, Le Corbusier e altri personaggi della cultura e della politica internazionale. Sceglie di coglierlo in casa sua, nel suo ambiente domestico. Quello stesso anno, in febbraio, è uscita un’opera dello scrittore torinese, L’altrui mestiere. Burri possiede uno sguardo empatico con i soggetti che ritrae, perlopiù persone. Probabilmente non ha letto quel volume. L’altrui mestiere si apre con un testo dedicato all’abitazione dello scrittore: La mia casa. Vi dichiara la sua appartenenza a uno spazio preciso: “Abito da sempre (con involontarie interruzioni) nella casa in cui sono nato”. Si paragona a certi molluschi, le patelle, che dopo un breve stadio larvale, in cui si muovono liberamente, finiscono per fissarsi a uno scoglio, secernono il proprio guscio e non si muovono da lì per tutto il corso della loro vita. Un autoritratto inconsueto, che include anche la descrizione della casa, sia all’esterno che all’interno. Alcuni spazi dell’appartamento gli sollecitano ricordi famigliari: la porta d’ingesso, un...

René Burri e il sigaro di Che Guevara

Era il gennaio del 1963 a L’Avana. René Burri racconta di essere entrato nella stanza insieme alla reporter americana Laura Berguist della rivista Look, invitata a vedere di persona, sul posto, il successo della rivoluzione castrista. La stanza è in penombra, le veneziane abbassate. Lui è lì tutto preso da quello che stava facendo, quasi non si occupa di loro. Sta guardando delle carte. Sono trascorsi pochi mesi dalla crisi missilistica che ha portato il mondo sull’orlo della guerra nucleare. Letizia Berguist, bionda, bella donna, comincia a intervistarlo. Burri inizia quasi subito a scattare.     Che Guevara ogni tanto si alza dalla sedia ed esce. Torna sempre indossando gli anfibi e quella camicia militare. Fuma il sigaro, senza togliere il sigillo di carta. È un bell’uomo, naturalmente fotogenico. A un tratto porta la mano alla faccia e con un gesto di stanchezza l’appoggia agli occhi e al naso. Posa, sa di essere sotto gli occhi del mondo. Burri lo capisce. Scatta in rapida successione, senza mai sbagliare un colpo.     Fissa anche le mani del capo rivoluzionario mentre scrive: i fogli, la...

Magnum. La scelta della foto

Riproponiamo questo articolo in occasione della mostra Magnum Contact Sheets presso il Forte di Bard che aprirà al pubblico in anteprima mondiale a partire dal 21 giugno sino al 10 novembre 2013.     Henri Cartier-Bresson è seduto su uno sgabello vicino a un tavolo, su cui sono accumulate in modo disordinato delle cartelline. Sta osservando con la lente d’ingrandimento un rettangolo: provini fotografici. Lo fa con la posa di un collezionista; meglio: di un investigatore alla ricerca delle prove del delitto. L’immagine è stata scattata nel 1959 da un altro celebre fotografo, René Burri, negli uffici della Magnum a New York. Cartier-Bresson sta svolgendo il suo lavoro: individuare tra gli scatti quello che merita di essere stampato, e quindi riprodotto su un giornale. Il rettangolo che tiene tra le mani, tra pollice e palmo, è una stampa a grandezza naturale di spezzoni di un rullo o di una sequenza di negativi, e rappresenta secondo Kristen Lubben, curatore di Magnum. La scelta della foto (Contrasto), il primo sguardo che il fotografo getta su ciò che è riuscito a catturare con la sua macchina....