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Riccardo Panattoni

(8 risultati)

Eredi / Giorgio Agamben. La vita che prende forma

Nella prefazione redatta per la pubblicazione di Sade, Fourier, Loyola Roland Barthes suggerisce un peculiare paradigma di che cosa significhi “ritornare a un autore”. In questa breve premessa al lettore egli non si limita a illustrare la necessità di un’analisi delle opere di Sade, Fourier e Loyola, ma intende innanzitutto chiarire la scelta di accostarne i tratti in un unico testo: sebbene ciascuno dei saggi raccolti fosse stato scritto e pubblicato autonomamente, Barthes li ha sempre immaginati riuniti in un’opera che ne sancisse l’intima vicinanza. Al di là delle risonanze che legano i tre autori – e che mantengono indubbiamente portata centrale – è dunque un elemento di altro ordine a dotarci di un criterio preliminare. Sembra che alcuni riferimenti non possano che stare assieme, dispiegarsi su una superficie comune, poiché ciascuno di essi, nel corso del tempo, ha acquisito la facoltà di coesistere con la vita di colui che scrive. Non con il suo pensiero, né con gli scritti che, di volta in volta, si disponeva a redigere, piuttosto con quella piega dell’esistenza che Barthes riporta ad un «ordine fantasmatico». Una dimensione inestricabile dalla propria “quotidianità”, in...

Impossibile différance / Derrida chi?

Ricordo bene il giorno in cui ho conosciuto Derrida. Era il 6 dicembre 2000, pochi minuti prima dell'inizio del suo seminario annuale all'École des hautes études en sciences sociales. Avevo ventiquattro anni ed ero a Parigi in Erasmus, ad esami finiti, a preparare la tesi di laurea su Blanchot. Entrato all'École chiesi indicazioni per l'Anfiteatro dove si teneva il corso, ma prima di entrare mi fermai nel bagno antistante lo stesso Anfiteatro. Mi servivo delle toilettes quando di colpo mi rendo conto che esattamente di fianco a me a fare la stessa cosa c'è Derrida. Ed ecco che nel momento stesso in cui ci stacchiamo dal muro, in preda a chissà quale passaggio all'atto, gli tendo la mano esclamando "buonasera professore!". Nel momento stesso in cui mi escono di bocca queste due parole ricordo di aver pensato: "Sei un'idiota! magari acqua e sapone prima!"... Ma ecco che Derrida coglie immediatamente il mio imbarazzo e mi dice: "non si preoccupi… in fondo non c'è che la contaminazione… il pensiero ha un corpo". Sorridemmo. Nello scambio che seguì gli dissi che la mia tesi prevedeva intere parti sul suo lavoro e su quello di Blanchot e subito mi rivelò con aria preoccupata che aveva...

Troppa poca malinconia / La solitudine non esiste

È successo che mi sono ritrovato all’improvviso in un cocktail party, in una casa sontuosa, con la servitù filippina (mi sono informato) che insisteva a darti da bere del vino stupendo dentro bicchieri bellissimi. Negli angoli, tutti gli angoli, per ogni tipologia di oggetto c’era un’intera collezione, affascinante. Dalle grandi finestre si vedeva persino una collezione di giardini, un parco suddiviso in tante parti ciascuna tipizzata con piante e arredi caratteristici. Alle pareti pezzi d’autore, di grandi autori. Un paio di opere già le conoscevo, dai libri. Qualche chiacchiera di nessuna consistenza con alcune delle tante persone, mi spostavo come stordito, l’arredamento era completato da un certo numero di volti piuttosto noti. Lo stordimento veniva soprattutto dallo sbigottimento per me stesso: che cosa diavolo ci facevo lì?    Me ne sono uscito – il vino era davvero buonissimo – ripetendo tra me che no, così non va, lì c’era troppo poca malinconia. C’è chi pare vivere in un continuum di serenità complessiva, in uno stato di appagamento globale. Persone che vivono come in un microclima ideale staccato dalla realtà che li circonda. Lì c’è il denaro che aiuta...

Imm’ Expo. Studio ed esposizione / Ad una certa ora del mattino

Come i lettori di doppiozero sanno Imm’ è una collana editoriale che si occupa dell’immagine in tutte le sue accezioni e ambiti (arti, cinema, fotografia, filosofia...), partendo dal presupposto che occuparsi di immagine non vuol dire soltanto prenderla ad oggetto del proprio studio e operare, ma che questo comporta anche di adattare ad essa i propri strumenti e argomenti, il proprio pensiero. Ogni volume è composto da contributi di diversi autori di diverse discipline, ordinati, ovvero “montati”, dalla regia dei curatori Elio Grazioli e Riccardo Panattoni. La singolarità della collana consiste in particolare nel progetto di legare ogni volume al seguente in un percorso che non si interrompe e cresce su se stesso, intrecciando di mano in mano questioni teoriche a motivi di attualità. Così dal “not straight” del primo volume, che indagava il rapporto tra “documento, piega e inganno”, secondo l’ottica del “non diretto”, come indica il titolo, della non presunta oggettività della registrazione, si è passati nel secondo volume alla “sovrapposizione”, modalità complessa e pur peculiare dell’immagine del rapporto non solo tra due o più immagini ma anche dell’immagine in se stessa,...

Tra pensiero e visione / L’immagine metafisica

Un’immagine non è che un insieme di stratificazioni. Guardarla significa saper passare da un livello all’altro; saper distinguere, senza distruggerli, tutti gli infiniti strati che la compongono. Se nel pensiero metafisico classico comprendere ha significato andare al fondamento, a ciò che “sta sotto” e regge l’intera struttura dell’essente, nell’immagine metafisica vedere significa saper conservare ogni singolo strato; passare da uno strato all’altro senza nulla distruggere. Ogni strato, sovrapponendosi e compenetrandosi agli altri, costituisce il visibile. Non si dà scavo verso l’origine, ma coappartenenza di piani temporali e spaziali sulla superficie stessa del visibile.   Così, se il Novecento ha creduto, con buone ragioni, che per raccogliere l’eredità di un pensiero metafisico in rovina occorresse un’opera di destruktion (Heidegger) o déconstruction  (Derrida), a noi oggi, nel mondo delle arti figurative, nel senso più ampio dell’espressione, o, se si preferisce, nel campo delle visual cultures, occorre un sapere, un sapere figurativo, capace di sfogliare l’immagine, di saper, cioè, cogliere la sua stratificazione senza nulla distruggere né decostruire:...

Le scarpe di Van Gogh

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli   Questa storia comincia con L’origine dell’opera d’arte che Martin Heidegger stila alla metà degli anni ’30: che cos'è un'opera d'arte? Quale la sua origine? Heidegger si interroga a partire da un quadro di Van Gogh che raffigura delle scarpe. Uno storico dell’arte americano, Meyer Schapiro, gli contesta l'interpretazione dell'opera e inizia un dibattito che sottende da allora in poi il rapporto tra arte e filosofia, ripreso dai grandi del pensiero della seconda metà del XX secolo e qui ricostruito e ripercorso: Jacques Lacan, Jacques Derrida, Fredric Jameson, Massimo Cacciari, Gottfried Boehm... Le scarpe di Van...

1913. L’anno prima della tempesta

Bella idea, di quelle che fanno invidia, scrivere un libro su un anno, e un anno d’effetto come quello che precede una grande guerra, abbastanza lontano da essere ammantato di storia, ma anche abbastanza vicino da evocare situazioni che interessano a tutti, cento anni fa, così è anche un anniversario tondo.   È l’idea di 1913. L’anno prima della tempesta di Florian Illies (trad. it. Marsilio, Venezia 2014). Un libro piacevolissimo, scritto con eleganza, senza pedanteria, pieno di fatti, narrazioni, aneddoti, citazioni, curiosità, incentrato sui fatti artistici, letterari e visivi, ma anche storici naturalmente e con finestrelle che aprono su ogni altro aspetto del vivere sociale. Un anno fantastico: la Vienna di Freud, Schnitzler, Kokoschka, Krauss, Trakl, Hitler e Stalin; la Parigi di Picasso, Duchamp, Diaghilev, Proust; la Monaco di Marc, Macke, Kandinskij; la Berlino di Kirchner, Corinth, Liebermann, Benn, i Mann, Jünger, e delle esitazioni di Kafka con Felice, il girovagare di Rilke, il viaggiare di molti altri. Capolavori di ogni genere, avanguardia e no, psicanalisi e impero, nevrastenie e grandi amori...  ...

John Berger

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     “Il numero delle vite che entrano nella nostra è incalcolabile”, ha scritto John Berger in una pagina di Qui, dove ci incontriamo. Intorno a queste parole non ha voluto altro, se non la cornice bianca del foglio, per mettere meglio in risalto quella che potrebbe sembrare una semplice constatazione ed è invece un riconoscimento emozionato e emozionante. L’io di ciascuno di noi è il prodotto in continuo divenire della relazione che abbiamo con gli altri, con chi è entrato ‘materialmente’ nella nostra vita – per amicizia, amore, legame politico o professionale – e con tutte e tutti coloro che l’hanno...