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Robert Barry

(3 risultati)

Sara Benaglia. Casting the circle

Credo che l’assunto di partenza a cui tutti possiamo in qualche modo aderire è che l’arte ha a che fare con un modo diverso di pensare, non fosse che passa attraverso il visivo piuttosto che altri linguaggi. Non si storca dunque il naso di fronte al rimando di questo ciclo di opere di Sara Benaglia alla telepatia, e vi si scorga invece subito, sotto il velo della parapsicologia, il gioco sottile tra l’esoterismo e la dimensione popolare, diciamo pure “tele-visiva”, che lo amplifica. Non è così, televisivamente, che sembrano passare la maggior parte dei messaggi oggi?     Benaglia doveva passare per il Giappone per raggiungere questo ultimo esito: lì la disciplina è una forma misteriosa che sembra appunto rispondere a una trasmissione del pensiero, ma anche la loro lingua ideogrammatica dice ancora oggi quanto di visivo resta per loro nel verbale. Ma quanto questo appartenga sottotraccia anche a noi, Benaglia sappiamo già che sta per dimostrarci con altre serie di opere che sono in preparazione. I nostri rituali, il ricorso al rituale simbolico, perfino all’esoterismo, ogni volta che si...

Brian O’Doherty. Inside the White Cube

È uscito in libreria il libro di Brian O’Doherty, Inside the White Cube. L’ideologia dello spazio espositivo (traduzione italiana di I. Inserra e M. Mancini, Johan and Levi editore, Milano 2012, pp. 146, € 20). Il volume raccoglie e traduce per la prima volta in italiano i saggi pubblicati dall’artista irlandese sulla rivista Artforum a partire dal 1976. Presentiamo qui il testo attraverso due contributi di Alessandra Sarchi e Riccardo Venturi e ne anticipiamo la postfazione.       Lo spazio dell’arte   “Una scena ricorrente dei film di fantascienza mostra la Terra che si allontana dall’astronave fino a diventare un orizzonte, un pallone, un pompelmo, una pallina da golf, una stella. Questo cambiamento di scala si accompagna a un passaggio dal particolare al generale. All’individuo si sostituisce la razza, rispetto al quale noi siamo un’inezia, un brulicare di bipedi mortali ammassati quaggiù come un tappeto steso per terra. Vista da una certa altezza, generalmente la gente appare buona. La distanza verticale favorisce questa generosità, mentre l’orizzontalit...

A (new) history repeating

La produzione artistica contemporanea sembra essere sempre più infatuata del passato. Non è un fatto nuovo, anzi è abituale che il presente dialoghi con il passato: la conoscenza è del resto basata sulla memoria, su qualcosa di anteriore quindi. Ciò che sorprende oggi è un rapporto con il passato non più mimetizzato nel processo di realizzazione dell'opera d'arte ma così predominante da diventarne il soggetto. Basti pensare al format del re-enactment e alla sua definitiva istituzionalizzazione in tutte le arti. Più singolare la scelta di quegli artisti che hanno deciso di interagire con il passato per renderlo presente, quindi significativo, non attraverso la semplice riproduzione o rappresentazione, ma con una rielaborazione più personale. Non considerando pertanto la storia come un corpo morto da riesumare, ma come un corpo vivo sul quale intervenire per modificarlo e modellarlo a piacimento. Tra i numerosi lavori esemplificativi di tale approccio ho selezionato quattro opere di altrettanti artisti: Adam Chodzko, Renée Green, Jonathan Monk, Mario Garcia Torres. Nel 1998, a 23 anni dall...