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Robert Frank

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Transitions, 1962-1981 / Joel Meyerowitz: l’elemento misterioso dell’immagine

  Una bambina sta piangendo. Siamo a New York, in strada. Sono aperte due portiere di un’auto, e la bimba è inquadrata oltre il vetro del secondo finestrino. Mentre piange guarda in alto verso un uomo, che le tende la mano. Non si capisce se sia suo padre, o un autista o un estraneo. Non si capisce nemmeno se la bimba debba salire in auto o se sia appena scesa e non vuole andare con la persona adulta. S’è persa? È stata sgridata dal genitore? La fotografia scattata da Joel Meyerowitz nel 1963 lascia molto spazio all’interpretazione. Oltre ciò che si vede immediatamente, questa immagine può rivelare anche e soprattutto qualcosa di più espanso.   Joel Meyerowitz, New York City, 1963. Secondo le intenzioni del fotografo americano uno scatto non deve per forza dire tutto, e se in esso vi è custodito un elemento misterioso l’immagine riesce a sopravvivere agli anni e mantenere vivo un rapporto con i fruitori: «All’inizio non avevo questa abitudine a espandere ciò che si poteva vedere, registravo solo persone, o momenti, di qualcosa che semplicemente stava avvenendo. Questo mi ha dato modo di imparare, pensavo fosse necessario dare un centro alle fotografie ma dopo un po’...

The Man Who Saw America / Robert Frank: la vita nell'inquadratura

The Man Who Saw America: così titolava un approfondimento dedicato a Robert Frank (Zurigo, 1924), «il più influente fotografo vivente», a cura di Nicholas Davidoff sul “New York Times Magazine” nell'estate 2015. Il riferimento corre a The Americans, un racconto di viaggio, un libro di fotografie, una mostra. Progetto iniziato on the road, su una vecchia auto scalcagnata tra il 1955 e il 1956, si impone qualche anno dopo come un grande classico di 'letteratura visiva', una ballad per immagini, pietra angolare della storia della fotografia e del reportage, testimonianza di un'epoca che ha definitivamente segnato il nostro immaginario.  In cerca di una piena realizzazione professionale come fotografo e filmmaker, Frank dalla Svizzera emigra in America nel 1947, dove lavora a lungo come fotografo di moda per “Harper's Bazaar” e come reporter freelance per diverse testate, girando il mondo dal Sudamerica (Perù, Bolivia; 1948) in Europa (Francia, Inghilterra, Spagna, Svizzera; 1949) fino ad arrivare in Egitto e Libano (1991-1992). Già negli anni '50 alcuni suoi lavori furono selezionati da Edward Steichen, fotografo, curatore e allora direttore del MoMA, per la mostra 51 American...

June Leaf: la tenerezza del metallo

Scultrice di sentimenti e stati d’animo, narratrice di affetti con perizia da ingegnere meccanico, pittrice e disegnatrice delle emozioni profonde che percorrono la superficie della pelle eludendo la durezza del cuore. Il suo nome? June Leaf.   June Leaf, Donna che disegna l’uomo, 2014   Se gli appellativi potessero essere tradotti, nella nostra lingua si chiamerebbe ‘foglia di giugno’. E delle foglie di primavera questa artista – nata a Chicago nel 1929, oggi si divide tra New York City e l’Isola di Cape Breton, Nuova Scozia, insieme al marito, il fotografo Robert Frank – ha la tenacia fragile e vibrante. Poco nota fuori dagli Stati Uniti e dal Canada e ancora non del tutto riconosciuta nella sua schiva grandezza, Leaf ha dedicato la vita a tracciare con sguardo fermo e mano giocosa e austera una specie di verbale dell’inconscio, il proprio e l’altrui.   “Ho cominciato a lavorare nel 1948, a diciotto anni”, dice in un limpido autoritratto filmico realizzato nel 2007 presso la Mount Allison University (si veda questa lecture tenuta dall’artista nel 2007). “Da allora lavoro tutti...

Carrie Mae Weems: foto e video

Nonostante la sua lunga carriera, le apparizioni della grande fotografa Carrie Mae Weems nel nostro paese sono state, seppure di un certo spessore (come nel caso del Festival Internazionale di Film sull’Arte Contemporanea di Napoli nel 2009), molto sporadiche; oltre al Festival appena citato, è stata coinvolta nelle mostre Italian Dreams a Frascati nel 2007 e Urban/Suburban alla Temple University di Roma nel 2006, e inserita nel catalogo Blink: 100 fotografi, 10 curatori, 10 scrittori del 2002, tutte mostre peraltro non citate nella sua pur accurata biografia. Una lunga carriera alla quale, invece, il Guggenheim di New York ha reso omaggio con una ricca e articolata retrospettiva, dall’indicativo titolo Three Decades of Photography and Video. Oltre centoventi lavori prevalentemente fotografici, ma anche testi scritti, registrazioni audio e video, ripercorrono l’evoluzione artistica di Carrie Mae Weems degli ultimi trent’anni – a partire dal 1978 fino ai lavori datati 2010.   Carrie Mae Weems
 Untitled (Colored People Grid), 2009–10
11 inkjet prints and 31 colored clay papers, dimensions variable overall; individual components:...

Speciale Jeff Wall | Reportage Readymade

Photo/Pictures   E’ solo da una decina d’anni che le retrospettive sui fotografi contemporanei vengono finalmente ospitate nei musei d’arte contemporanea, accanto alle monografie sugli artisti visivi. Uno dei casi più celebri è quello del fotografo canadese Jeff Wall, esposto alla Tate Modern e al MoMA tra il 2006 e il 2007 (e oggi al PAC di Milano con una selezione circoscritta di opere).            I lettori italiani dispongono ora di un’ottima antologia degli scritti più importanti di Wall (cui avrei personalmente aggiunto “Depiction, Object, Event”, pubblicato su Afterall nel 2007), curata da Stefano Graziani (Gestus. Scritti sull’arte e la fotografia, Quodlibet). Vi si leggono alcuni tra i testi più incisivi scritti sulla fotografia contemporanea negli ultimi trent’anni, quali “Il Kammerspiel di Dan Graham” (1982) e “Segni di ‘indifferenza’: aspetti della fotografia nella (o come) arte concettuale” (1995). In quest’ultimo Wall – assieme fotografo e critico della fotografia – offre un’interpretazione...