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Rocco Siffredi

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Pornage

Inizialmente la pornografia non mi era simpatica. Non per moralismo o perché mi scandalizzasse, ma perché per lungo tempo mi sono ritrovata a patirla. Capita infatti spesso, soprattutto confrontandosi tra donne, di sentire che la pornografia genera disistima, una competizione (ad armi impari) con modelli irraggiungibili, con performance sessuali decisamente al di sopra della normale portata di una persona. La pornografia porta avanti un’idea di mercificazione, vede la donna come oggetto del desiderio maschile, del suo sfogo sessuale. La donna del porno ci sembra sempre inginocchiata o piegata, sottomessa, reificata. Un adolescente, inesperto, magari ancora privo di esperienze sessuali, spinto dalla curiosità, vedrà nel porno una donna da cui trarre esclusivamente piacere, da dominare. Uomini superdotati, prestazioni fantascientifiche, durate illimitate; forse si sentirà persino inadeguato, “non all’altezza”, di fronte a tutta questa irreale potenza. Spesso, però, questa antipatia e l’idea di etichettare a priori la pornografia come sessista, è generata proprio dal fatto che quest’ultima è davvero poco conosciuta, soprattutto dal “pubblico” femminile. Ad un certo punto della mia...

Thierry Demazière e Alban Teurlai / Rocco Siffredi. Eppur si gode

Che la pornografia sia non solo un'altra cosa rispetto all'erotismo ma addirittura il suo opposto è opinione ripetuta da vari nomi illustri almeno a partire da Baudrillard, e che gode oggi di discreta fortuna. È come se dopo decenni passati a combattere contro la censura, a rivendicare il diritto alla rappresentazione sempre più esplicita del sesso, si assistesse (soprattutto in Europa, perché la riflessione dei porn-studies nei paesi anglofoni e specie nell'ancora puritana America insiste ancora largamente su questi punti) a una sorta di assuefazione alla pornografia e a un crescente compianto di ciò che con la pornografia sarebbe andato perduto: il mistero dell'eros, il desiderio propedeutico e necessario al godimento. Quella pornografica sarebbe un'industria che offre un prodotto standardizzato mentre il sesso vero avrebbe a che fare con corpi reali, fatti di carne, certo, ma anche e soprattutto di “anime” (un termine antiquato con cui comunque si identifica il nucleo di individualità: ciascun corpo quindi con il suo personale corredo di desiderio, ognuno più o meno pudico, più o meno attivo, più o meno trasgressivo e così via).   Queste individualità sarebbero proprio ciò...

Il web non esiste

Una delle cose più sconcertanti di questi giorni è il parlare della rete. Grillo, partendo da un blog, è arrivato al 25%, e quindi tutti giù adesso ad analizzare “il web”, come lo chiamano quelli che non lo frequentano.   Alcuni hanno fatto analisi molto precise, e acute (Vincenzo Cosenza, Serena Danna, Fabio Chiusi, Evgenij Morozov). Altri, considerazioni giuste, ma di routine (Gianni Riotta e Riccardo Luna, per dire). I più, però, tendono a una ottusa (e fuori tempo massimo) generalizzazione su “il web” (uno fra i tanti, Michele Serra).   “Il web vince le elezioni”, cosa si è detto “sul web”, “il web influenza il voto”, “non si fa politica sul web”, “la comunicazione sul web”, eccetera eccetera. Oceani di righe generaliste, che hanno tutte un unico problema principale, e un presupposto sbagliato: la rete è un mass medium.   Chiunque minimamente la frequenta, capisce che il punto di partenza è insensato. La rete non è la tv, o i giornali, o i libri, la rete è una tecnologia in cui si trovano...