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Rolling Stones

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Il concerto di Dylan, Stones, Young e McCartney nel deserto / The last trip: Dylan, Stones e Co.

Sono stata al Desert Trip a Indio California, una sera Bob Dylan e i Rolling Stones, l’altra Neil Young e Paul McCartney, secondo weekend della maratona Woodstock Revisited 50 years later, con la prima esibizione di Dylan premio Nobel, che non ha detto una parola (come previsto) e sullo schermo in b/n dava le spalle al pubblico. Faccio parte della generazione che ha imparato l’inglese per capire le strofe complesse di Bob D (e chi ha mai imparato l’italiano per leggere Baricco?), quella che si è persa per un soffio Woodstock o l’Isola di Wight. Questa volta era tutto organizzato alla perfezione, senza il fango e la pioggia del ‘69, pubblico di tutte le età tranquillo, relaxed alla californiana, fine concerto a mezzanotte, tasso di droga imparagonabile agli anni d’oro… un po’ di fumo di canne qua e là. Ma neanche il merchandising e la paccottiglia da ex hippies.     Rolling Stones e McCartney come previsto: show molto ben architettato, perfetta messa in scena, è teatro sulla loro storia. McCartney un grande classico che ha avuto l’esperienza musicale più incredibile del ‘900, e tenta l’impossibile armonia del tutto, folla e deserto, vecchi e giovani, si riconcilia...

Andrés Caicedo. Viva la musica!

María del Carmen Huerta, la regina del Guaguancó, la sempreviva, così come lei stessa ama definirsi,  è un’immagine cinematografica, il ritmo sincopato di una melodia incalzante, una traccia d’inchiostro, il sintomo di un malessere generazionale, un gesto teatrale, insomma, un esperimento culturale vivente. Instancabile ballerina, festaiola sfacciata, curiosa consumatrice di droghe, she comes in colors ev’rywhere e attraversa la notte, sommersa dal piacere d’essere ammirata. Perché è bionda, biondissima, dello stesso colore del mango maturo. I suoi capelli hanno una lunga storia che lei racconta al lettore in prima persona, in un manoscritto che conclude nel dicembre del 1974, dopo avere lasciato il bel quartiere residenziale dove viveva con la famiglia per girovagare negli insani bassifondi di Cali e destreggiarsi nella sua nuova vita da nottambula. Non ha un’infanzia, perché la nostalgia è un capriccio reazionario che non ha mai capito. Invischiata in una disperante coazione a ripetere, il suo passato è un ammucchiamento caotico di pomeriggi trascorsi nella rassegnazione...

Rolling

Cosa legge una fotografa di professione, una che insegue in giro per il mondo architetture, oggetti, spazi, persone, quando legge un libro illustrato? Cosa vede con il suo obiettivo davanti agli occhi, quando guarda un libro del genere? La nuova rubrica di Giovanna Silva inaugura un nuovo modo di recensire i libri, leggendo e guardando, non solo parole ma anche immagini, immagini che sono parole: leggere, guardare, scattare.     Il libro recensito è Jim Marshall, The Rolling Stones, 1972, Gallucci Editore; l'inviato di Life visse con il gruppo musicale una settimana e li ritrasse con le sue fotografie.  

Intervista a Jennifer Egan

C’è una certa somiglianza fisica tra Jennifer Egan e il suo ultimo romanzo: una radiosità contagiosa, una speciale attrattiva derivante dalla scelta di parole elettrizzate dal gusto di esprimersi nel modo più aderente possibile ai propri pensieri, che non essendo i pensieri di altri non vogliono parole abusate, ma al tempo stesso si tengono alla larga dalla tentazione di scivolare in una qualche ricercatezza. Chi avrà la possibilità di ascoltarla, venerdì 9 marzo al Teatro Parenti di Milano, e sabato 10 all’auditorium di Roma, nell’ambito del Festival “Libri Come”, lo verificherà di persona.   Il romanzo di Jennifer Egan, Il tempo è un bastardo (Minimum fax, traduzione impervia e riuscita di Matteo Colombo, pp. 391, euro 18) è una consistente scossa tellurica al paludato terreno della narrativa contemporanea: non a caso si chiude il libro con ammirato stupore, uno stupore che sarebbe difficile far risalire a qualcosa di specifico, mentre è facilissimo addebitarlo alla sommatoria delle novità che introduce e che sono ascrivibili all’ordine della struttura...