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Romy Schneider

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Fassbinder fuori tono

Quello della biografia è un genere letterario difficile, soprattutto quando tratta di personaggi che furono “scandalosi” in tempi lontani dai nostri. È complesso riuscire a restituire l'impressione dello “scandalo che fu” e che oggi è riassorbito nella storia come un episodio diventato ormai necessario e non più sconvolgente.   In altre parole: la biografia si troverà indecisa se adottare la voce autorevole del presente che racconta il (superato) moralismo del passato, oppure cedere al fascino della narrazione antica, mascherandola da raccontino attualizzato. La biografia ideale, a mio avviso, dovrebbe rimanere in equilibrio tra i due poli, fornendo un contenuto aggiornato (possibilmente non giudicante) senza dimenticare la “forma critica” che ha costituito la storia quando accadde. Insomma, un meccanismo letterario contorto, ben difficile da spiegare senza esempio.   Arriva in aiuto la recente e approfonditissima biografia di un regista che cambiò diverse cose nel cinema e che – in molti lo pensano e anche io – morì prima di cambiarne molte altre. Un giorno è...

Fantasma d’amore

L’Italia è un paese di vecchi. E non da oggi. Sono anni che il paese invecchia avvitandosi in patetiche abitudini elevate a tradizioni. Già negli anni Ottanta i sintomi di quella che sarebbe diventata una nazione ad alto tasso geriatrico erano evidenti. E allora come è possibile che gli anni Ottanta vengano ricordati nella retorica nazionale come un periodo di ringiovanimento, tentata modernizzazione, e sostanziale mutazione dei vecchi stili di vita? Molto è stato illusione, un gioco di prestigio. Una tossica scorribanda punk nella nebbia, come ha mostrato Federico Fellini ne La città delle donne del 1986. Una seduzione indotta, per certi aspetti, da una classe dirigente di vecchi, o di chi era ormai sul punto di diventarlo. Una generazione che nulla aveva capito del decennio precedente, quello dei Settanta (definito non a caso «grigio» e «di piombo»), si apprestava all’orgia liberatoria che, in particolare in Italia, riguarderà esclusivamente denaro e potere.     Il cinema italiano, arte popolare per eccellenza, subisce in questo decennio un colpo fatale: nelle mani di pochi autori sempre...

Il sabato del villaggio / Kate Moss dal vero

La galerie de L’instant di rue Poitou a Parigi ha da poco inaugurato una mostra dedicata a Kate Moss. Ci vado in un giorno feriale intorno all’ora di pranzo. La mostra presenta foto di vari autori, da Mary McCartney a Paolo Roversi, da Bert Stern a Bettina Rheims. Alcune appese, alcune appoggiate alle cassettiere, altre senza cornice, racchiuse in grandi albi da sfogliare, proprio come album di famiglia.   Mi aggiro nella piccola galleria osservando con gli occhi, ora di Corinne Day ora di Marc Hispard, sempre lo stesso soggetto, la stessa donna. Fino a quando dietro le pose appoggiate al pavimento intravedo una fotografia con ritratti Romy Schneider e Alain Delon: sono abbracciati, giovani, entrambi sorridenti in uno scatto in bianco e nero. Scosto qualche “Kate Moss” e afferro la foto con Romy Schneider per osservarla meglio, ma a mia volta mi sento osservato. Come uno sguardo sulle spalle. Un poco infastidito rimetto a posto la fotografia e voltandomi mi ritrovo in un racconto di Cees Nooteboom come ci descrive Elio Grazioli.   Assuefatto forse alla sua immagine stento a riconoscere di fronte a me non l’ennesima fotografia ma il...