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Ronald Reagan

(13 risultati)

Domani sera al Circolo dei lettori di Torino / La disuguaglianza nelle società capitalistiche contemporanee

Domani 25 ottobre 2018, alle ore 18.30 al Circolo dei Lettori di Torino, Andrea Brandolini - Capo del Servizio Analisi statistiche, nel Dipartimento Economia e statistica della Banca d’Italia - per il ciclo Parole del contemporaneo: salario.   Nel 2015 appena 62 individui disponevano della stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone – la metà più povera dell’umanità (Oxfam, 2016). La disuguaglianza dei redditi e della ricchezza è tema di grande attualità. Non passa giorno senza che il rapporto di un’organizzazione internazionale, un’inchiesta giornalistica, un blog ne sottolineino il valore elevato o l’inesorabile tendenza crescente, nei paesi avanzati e a livello globale. L’espressione “1 per cento” è entrata nel lessico quotidiano per indicare i ricchissimi, in contrapposizione alla massa assai più povera costituita dal rimanente 99 per cento della popolazione. Il successo di pubblico, oltre che accademico, del monumentale volume di Thomas Piketty Il capitale nel XXI secolo è l’esempio forse più rappresentativo di un’attenzione impensabile fino a un decennio fa.    È in larga parte una conseguenza della Grande Recessione del 2008-09 e della difficoltà...

Il linguaggio al centro / Morte della democrazia: è tutta colpa della retorica

L’ondata di articoli e dibattiti su post-verità e fake news ha ricondotto l’attenzione del pubblico su una questione dirimente. Che quella delle democrazie occidentali fosse una crisi di valori e di vedute, dunque più generalmente di cultura politica, lo si era già capito. Ma che fosse principalmente una crisi di linguaggio, lo si scopre solo recentemente. Nonostante la storia ci insegni che a ogni crisi di civiltà corrisponde anche una crisi di linguaggio politico, il decadimento del dibattito pubblico continua a sembrare una conseguenza e non la causa fondamentale del declino dell’intero sistema liberal-democratico. L’ardito compito che si pone un trascinante M. Thompson in La fine del dibattito pubblico (Feltrinelli, 2017) è esattamente l’inversione del nesso di causalità tra linguaggio, cultura e politica. L’autore difatti vuole ribaltare tale prospettiva mettendo al centro dell’analisi la retorica. Scienza un tempo nobile, che però ha subito una sorta di declassamento intellettuale proprio quando, paradossalmente, la pervasività del dibattito politico, la sua ubiquità e illimitatezza temporale (dalle reti all news di cui parla in diverse occasioni a Twitter), hanno reso tale...

Dono e obbligo

È l’istinto a suggerirci che l’essere umano è un animale sociale. Lo stesso istinto che, però, si è appannato sotto il mostruoso anonimato dell’urbanizzazione e della società di massa. Ormai non solo molti episodi di cronaca, ma anche ricerche accademiche hanno dimostrato che istinto di cooperazione, di compassione e solidarietà diminuiscono con l’aumento delle dimensioni dell’agglomerato di cui facciamo parte. Se una persona cade o non si accorge che sta per esser travolta da una macchina, quanti più sono quelli che assistono, tanto meno sarà probabile che qualcuno intervenga. Sembra un paradosso, ma è proprio così: maggiore il numero di presenti, minore la disponibilità ad aiutare. La massa fa perdere il senso di responsabilità. Razionalizziamo la nostra mancanza di reazione dicendoci: «Siamo in tanti, ci penserà qualcun altro, perché proprio io?». In realtà sono gli impulsi naturali di compassione a essere inadeguati: il nostro apparato psicofisico e gli istinti che possiede si sono evoluti fino all’incirca al Neolitico, e ci...

Foxcatcher, an American Horror Story

Come accade spesso, anche per Foxcatcher la distribuzione italiana ha pensato di aggiungere al titolo originale un sottotitolo, al fine di guidare e informare meglio lo spettatore rispetto agli argomenti trattati nel film. Al di là del gesto in sé – che tanto quanto la traduzione dei titoli stranieri (forse ancora di più) nasconde sempre un atto violento – è curioso notare come in un film che usa lo sport per toccare temi profondi e delicati come l’ineluttabilità dei rapporti di classe, l’esercizio egemonico del potere e del denaro e la forza sottile e crudele del ricatto, quello che viene messo in evidenza è che questo film sia più di ogni altra cosa “una storia americana”. E certo non si può negare che lo sia: per come molti di noi vedono e si immaginano gli Stati Uniti. Ma se Foxcatcher usa un pezzo della storia dell’America degli anni Ottanta per raccontarne la Storia intera e dare risalto all’anima nera di un paese che mai come nel decennio contraddistinto dall’ascesa di Reagan era invece pieno di autostima e convinto che tutto fosse possibile, è forse vero che...

Renzi e i gesti

Di ritorno dalla sua recente visita di Stato in Africa, il Presidente del Consiglio si rivolge agli italiani direttamente dalla cabina dell’aeroplano che lo riporta in patria. Un’auto intervista, inframmezzata da immagini del tour, gli incontri con i presidenti dei paesi visitati, i cerimoniali e gli scambi di saluti. Matteo Renzi indossa l’inconfondibile camicia bianca. Ha i primi bottoni aperti, in alto. Parla a braccio, in modo spontaneo. Non si vedono molto le mani, perché l’inquadratura non li include. Sono perciò le espressioni del viso ad accompagnare le parole, e a commentarle.     Quando si concentra, Renzi socchiude gli occhi per un breve istante, alza il sopracciglio e aggrotta la fronte. A colpire sono i movimenti del labbro, che accompagnano le frasi: alza quello superiore quando la frase che pronuncia è particolarmente forte; in quel caso anche il tono della voce è più elevato; mostra i denti, ma per poche frazioni di secondo. Un vero peccato che non si vedano le mani, perché sono la parte del corpo che meglio esprime la sua personalità. Sottolinea sovente le frasi con convinzione...

Nel secolo di Alzheimer

Quando nel 1987 Rita Hayworth morì a sessantaquattro anni paralizzata e offuscata di mente nel suo appartamento di New York, i medici rivelarono che non si era trattato di un caso di alcolismo, come la stampa mondana aveva scritto per anni riguardo al suo stato di salute, ma che da oltre un decennio l’attrice era affetta dal morbo di Alzheimer.    La stessa dichiarazione la rilasciò sette anni dopo l’ex presidente americano Ronald Reagan, da tempo non più in grado di riconoscere le persone che gli facevano visita, né di ricordare gli otto anni della sua presidenza. A quel punto, fine anni Ottanta, l’opinione pubblica prese atto che di quel male dal nome impronunciabile soffrivano da 40 a 50 milioni di persone in tutto il mondo.  Oggi in Italia ne sono colpiti circa mezzo milione di individui, mentre a livello mondiale si reputa che nel 2050 ne soffrirà un individuo su 85.   Ma chi è e come è vissuto l’uomo che ha dato il suo nome a questa malattia? Alois Alzheimer è il discendente di una famiglia originaria della Germania centrale, lo Spessart. Figlio secondogenito di un notaio, nasce nel 1864. In quegli stessi anni il ginecologo ungherese Ignaz Semmelweis, di...

Storytelling

Nel giugno del 2005 Steve Jobs fu invitato dall’Università di Stanford per la cerimonia di consegna dei diplomi. Guru informatico e del design, il fondatore di Apple non aveva mai ricevuto alcun diploma nel corso della sua carriera. Intrattenne gli studenti con un discorso imperniato su tre storie della sua vita. La sua performance, che si concludeva con il celebre invito, “Stay hungry, stay foolish”, era un esempio perfetto di storytelling, stile introdotto dieci anni prima nel settore management dell’industria americana.   Ben prima di lui un presidente americano, Ronald Reagan, aveva sperimentato con successo la medesima tecnica. Secondo James Carville e Paul Begala l’ex attore hollywoodiano è stato il più grande raccontatore della storia politica degli ultimi cinquant’anni, anche se la maggior parte delle sue storie, dicono i due autori, erano false.   Nel 1992 Bill Clinton era così convinto dell’importanza dello storytelling che assunse come direttore della comunicazione alla Casa Bianca David R. Gergen, che aveva avuto il medesimo posto con Reagan, repubblicano e avversario. La sua...

Germania al bivio: Kiefer e Feldmann

La storia culturale della Germania è punteggiata da piccoli e grandi contrasti irriducibili, tesi e antitesi che camminano fianco a fianco, rincorrendosi, sparendo a tratti per poi ritornare ciclicamente. Queste polarità non sono mai destinate, apparentemente, a sposarsi in una sintesi ideale, e raramente quel che c’è in mezzo assume un significato autonomo, o costituisce una reale alternativa; si sta fermi al bivio per pochi istanti prima di gettarsi anima e corpo da una parte, o dall’altra. Tra le tante coppie d’opposti che hanno dato un carattere particolare, e un ritmo specifico, alla storia dell’arte tedesca, la più longeva e facile al rinnovamento, è di sicuro il contrasto quasi esasperato tra indugio nel turbamento e ostentazione d’allegrezza, cupezza contro (spesso amara) ironia, gravità materica contro levità di concetto.   Il libro di Massimo Minini, Kiefer e Feldmann. Eroi e antieroi dell’arte tedesca contemporanea (Johan & Levi), tratta un particolare momento della storia dell’arte tedesca, che inizia quando lo sciamano Beuys è già diventato vecchio nume...

Gheddafi, non solo un capo di stato

Conversazione e fotografie estratte da Libya: Inch by Inch, House by House, Alley by Alley di Giovanna Silva, Mousse Publishing       Poiché gli americani stanno facendo la conoscenza dello spazio, sarei molto lieto se ci cercassero un pianeta in cui noi, arabi, iraniani e latino americani potessimo andare a vivere. Trovateci un altro pianeta, poiché questo lo volete tutto per voi. Gheddafi 22 gennaio 1986   GS. Ad oggi la Libia è un paese uscito da una guerra civile e internazionale, un paese che per quarant’anni ha vissuto un regime, il regime di un leader, Gheddafi, che ha portato agli onori della cronaca questo paese, nel bene e nel male. Sto lavorando ad un libro sulla Libia come parte di una serie di pubblicazioni sui paesi in guerra, o in situazioni di crisi. Sto costruendo una narrazione, dei racconti su questi paesi, attraverso le fotografie dei loro paesaggi.   Nel caso della Libia quello che ho cercato di tracciare è un ritratto delle architetture del regime - il regime di Gheddafi - distrutte dalla recente rivoluzione. Sono partita da ovest, da Benghazi, città da sempre ‘...

Milo De Angelis. Millimetri

Sono passati trent’anni dalla pubblicazione di Millimetri, il secondo libro di Milo De Angelis, nella collana di poesia dell’Einaudi. Una nuova edizione celebra degnamente l’anniversario arricchendo quel capolavoro, esile e definitivo, con la riproduzione di alcuni dattiloscritti originali e una postfazione firmata a quattro mani da Giuseppe Genna e Aldo Nove (Il Saggiatore).   All’epoca, i due scrittori milanesi avevano più meno sedici anni, e leggevano Millimetri sull’autobus che li portava a scuola. Era ancora un tempo, quello, nel quale chissà come, chissà perché, i libri di poesia trovavano il modo di finire nelle mani dei lettori più intensi, inaffidabili, e difficili da conquistare: ragazzini di periferia insaccati nei loro giubbotti, con tutti i desideri affilati come lame, a scintillare nell’anomimato dell’inverno.     Genna e Nove in fondo scrivono una variazione sul famoso tema di Stendhal: «Ariosto ha formato il mio carattere». Con la differenza che qui siamo in pieno Novecento, si potrebbe dire che il secolo trasuda ancora da tutte le cose. E i...

Sano disaccordo in rete

Nel 1979 Christopher Lasch in una delle pagine del suo libro più noto, La cultura del narcisismo, usò l’espressione «camera dell’eco» per descrivere quella che a suo parere era diventata l’America dopo la diffusione di strumenti di riproduzione come i registratori portatili, le piccole macchine fotografiche, le fotocamere, e in particolare le Polaroid. Lasch vedeva in questi strumenti visivi e sonori delle piccole superfici in cui l’ego delle persone poteva specchiarsi.   Sono trascorsi trent’anni e la metafora della «camera dell’eco» torna in un altro saggio, La stanza intelligente di David Weinberger (Codice Edizioni, traduzione italiana di N. Mataldi, pagg. 272, 22,90 euro), dedicato alla conoscenza come proprieta della rete. L’espressione indica i gruppi che nel web contengono solo persone che concordano tra loro, mentre l’idea dell’autore, ricercatore della Harward Law School, è che sia invece proprio la diversità di opinione, la differenza, il confronto e persino lo scontro d’idee e d’interpretazioni, a costituire la ricchezza della rete. Come non...

Reds

L’elezione alla presidenza degli Stati Uniti di Ronald Reagan, rappresentante della destra repubblicana, segnerà la diffusione in tutto il mondo occidentale dell’ideologia ultra liberista i cui guasti sono alla base della crisi economica attuale. Quelli di Reagan, è il caso di dirlo, furono gli otto anni che sconvolsero il mondo.   Reagan era stato preceduto dall’inconsistente Carter, e prima ancora da Ford e dal poco raccomandabile Nixon, tuttavia il risveglio quella mattina per l’America liberal e dissidente fu traumatico. Quelli erano ancora gli anni di John Lennon e Yoko Ono, della New Hollywood e di film come Manhattan in cui Woody Allen metteva in scena esplicitamente un rapporto di coppia tra un maturo intellettuale ed una ragazza minorenne (impensabile anche oggi), e infiniti potrebbero essere gli esempi di vivacità culturale, di lotta sociale, di attenzione alle minoranze che in quegli anni scorrevano nelle vene della, seppur conservatrice, società americana.   Con Reagan il colpo sarebbe stato letale perché non solo i reazionari restavano saldamente al potere, ma perché la sua politica da ex...

Deyan Sudjic. Architettura e potere

Si fronteggiano a breve distanza, meno di un chilometro in linea d’aria. Il primo ha la forma di due grandi parentesi contrapposte nella parte convessa, una più alta e una più bassa; il secondo è invece una sorta di nastro di vetro che si srotola partendo da una cuspide posta più in alto. Si tratta delle nuove torri milanesi. In quella edificata su progetto di Henry Cobb ha sede la Regione Lombardia, nell’altra, opera di Cesar Pelli, si trasferirà tra poco UniCredit, la più grande banca italiana.   La torre di Henry Cobb, Milano.                                                          La torre di Cesar Pelli, Milano.   Come ha notato Silvia Micheli in un testo dell’atlante di architettura contemporanea MMX Architettura Zona Critica (a cura di M. Biraghi, G. Lo Ricco, S. Micheli, Zandonai, pp. 297, € 26), le nuove architetture evidenziano i due poteri della capitale morale: il...