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Una metafora dello stato del Paese / L'Italia e quel fatto di Firenze

I commenti sulle elezioni confinano i fatti di Firenze nelle pagine interne, con tendenza alla minimizzazione. Eppure il destino ha servito su un piatto d’argento, a chi vuole leggerlo, il commento antropologico più chiaro allo stato del paese, di cui i risultati delle urne sono una conseguenza. Cominciamo col conoscere Roberto Pirrone, lo sparatore. È un italiano piccolo piccolo, la cui ascendenza si può tranquillamente ascrivere al famoso personaggio di Cerami, e poi di Monicelli e Sordi. Lo chiameremmo borghese, se la lower middle class non fosse sparita con la globalizzazione. Ha una vita anonima, come ritualmente confermano i vicini dopo uno dei tanti fatti di “follia” che capitano nel paese. Non ha opinioni politiche conosciute, ma colleziona oggettistica ex-sovietica. Un uomo che, non solo per l’età (ha 65 anni), sembra essersi fissato sul passato. Il suo profilo Facebook è un mish-mash di acculturazione di massa, si passa da Buddha a Frida Kahlo alle citazioni delle canzoni pop: “La vita è un brivido che vola via…”. Pirrone una passione però ce l’ha, le armi. Non ossessiva: una cosa così, come i trenini, che spiega la presenza di una pistola e di un fucile in casa sua....

Dopo Macerata / Fascismo o Destra Radicale?

Scrive a un certo punto Enzo Traverso, nella sua interessante riflessione su I nuovi volti del fascismo (ombre corte, Verona 2017): «Credo che la minaccia totalitaria che si sta profilando, non abbia nulla a che fare con la rivoluzione comunista o fascista, ma piuttosto con la cancellazione della politica attuata da un processo globale di reificazione del mondo: un mondo nel quale tutte le relazioni sociali e umane diventano puramente mercantili, dove i nostri comportamenti e i nostri desideri sono modellati dal mercato». Effettivamente, la bislacca discussione in corso su «fascismo sì, fascismo no», ovvero «torna, non torna», se viene condotta in maniera del tutto avulsa dalla riflessione sui mutamenti culturali e identitari intervenuti nelle società post-fordiste, così come con la consunzione del bipolarismo geopolitico tra il 1989 e il 1991, rischia di rivelarsi come quella margherita alla quale si sottraggono, uno ad uno, i tanti petali, senza però addivenire ad alcuna decisione o conclusione di merito.   Con lo sgradevole riscontro, inoltre, che il fiore era già appassito in origine, quindi non potendo offrire nulla di sé, a prescindere. In altre parole, un tale...