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Thedor W. Adorno

(8 risultati)

La scuola di Francoforte 4 / Max Horkheimer, Teoria tradizionale e teoria citica

“Il pensiero borghese si configura in modo tale chenella riflessione sul proprio soggetto riconosce con necessità logica l’ego che si presume autonomo. Per natura esso è astratto, e l’individualità chiusa all’accadere, che si atteggia vanagloriosamente a causa prima del mondo o si identifica addirittura con l’universo tout court, è il suo principio. Sua immediata antitesi è la mentalità che si concepisce come espressione non problematica di una comunità già esistente, come ad esempio l’ideologia nazionalpopolare (völkisch). Il «noi» retorico è qui usato con assoluta serietà. Il discorrere pensa di essere organo della generalità. Nella società lacerata del presente questo pensiero, soprattutto nelle questioni sociali, è armonicistico e illusionistico.   Il pensiero critico e la sua teoria si oppongono ad entrambe le specie. Esso non è la funzione di un individuo isolato, né quella di una generalità di individui. Piuttosto ha consapevolmente per soggetto un individuo determinato nelle sue effettive relazioni con altri individui e gruppi, nel suo confronto con una determinata classe e infine nell’intreccio così mediato con la totalità sociale e la natura. Esso non è un punto...

Adorno / Moralia della favola

C’è sempre concitazione nella redazione d’un giornale. Facile immaginarlo, anche se non se n’è mai frequentata una. Chi scrive queste note scrive nel suo studio. I libri intorno non gli mettono premura. Semmai, il contrario. Lo ammoniscono. Da loro, inviti a tacere più che a esprimersi. Talvolta inascoltati, come si vede. Chi si guadagna la vita nella stampa (o nei suoi più recenti succedanei) non ha di norma tale privilegio. Ha fretta. Se è accurato e preciso è ancora più ammirevole.    Ci si figuri allora la preparazione del numero di fine 2018 dell’inserto culturale settimanale di un diffuso quotidiano italiano (qualificazione linguistica e non politica): dai collaboratori, pezzi a decine da rivedere e da impaginare senza indugio. Uno di essi si presenta col titolo “I Moralia di Adorno”. Il testo precisa di cosa si tratta: i Minima moralia del filosofo francofortese, di cui si raccomanda la lettura. Ma c’è il tempo di leggerlo, il testo? E se di latino si sa poco e dell’esistenza di un libro con quel nome ancor meno, non si è autorizzati a pensare a una svista di chi ha scritto l’articolo? E, nella furia, non è sempre la regolarità, la banalità a fare da guida? Una...

A venti anni dalla scomparsa del sociologo / Niklas Luhmann. “Solo la comunicazione può comunicare”

Il Nietzsche del XX secolo non è stato Foucault o Deleuze, ma un oscuro alto funzionario della pubblica amministrazione tedesca, approdato in pochi anni e un po’ incidentalmente, dopo un soggiorno di studi alla Harvard University, alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Bielefeld, nella Renania-Vestfalia settentrionale, nel 1966, da dove non si sarebbe mai allontanato, tranne che per una breve parentesi a Francoforte, come supplente di Adorno. Il suo nome è: Niklas Luhmann. Nacque a Lüneburg, vicino ad Amburgo, nel 1927, e scomparve il 6 novembre del 1998, nella sua casa Oerlinghausen, vicino a Bielefeld. Lo stile asettico e ridondante, nonché il lessico incline ai tecnicismi, lo hanno condannato ad avere meno popolarità di quanto meritasse, ma il suo quadro teorico è stato avvertito come imprescindibile anche da quegli avversari storici, come Jürgen Habermas, che lo hanno criticato, accettandone però il perimetro concettuale nuovo e la potenza descrittiva in esso contenuta. Se Nietzsche vedeva “cose umane, troppo umane”, cioè la vita con le sue pulsioni e i suoi bisogni, dove noi vediamo ideali, tanto da definire la religione, la morale, la metafisica (e la scienza stessa,...

Alla Tate Modern fino al 10 settembre / Giacometti: all'inizio del mondo

Somiglianza e differenza: siamo più simili o più diversi rispetto agli altri esseri umani che ci circondano? L’interrogativo ha affascinato filosofi e artisti di tutte le epoche e tutte le culture, ma universalismo e unicità restano i due poli entro i quali si muovono le relazioni umane: continuità e identità ci mettono in contatto e ci distinguono. È questa, forse, la migliore linea-guida per ripensare oggi – dopo Adorno, dopo Canetti, dopo Deleuze: da dove siamo noi, suoi postumi di cinquantun’anni – all’arte di Alberto Giacometti. Il particolare distintivo era la sua ossessione, perché non poteva tollerare la riduzione dell’esperienza alla riproduzione del mondo: guardare significava per lui cogliere l’elemento irriducibile alle logiche della somiglianza formale.   Guardare era, perciò, prima di tutto un fatto materiale: significava capire come le cose sono fatte per farle parlare attraverso la materia. Gli occhi, diceva, attirano la nostra attenzione, quando guardiamo una faccia, perché sono fatti di una materia diversa dal resto della faccia. Ciò li rende speciali, che è altra parola-chiave dell’universo di Giacometti: apparentemente alla ricerca di ciò che è distintivo...

Su “Girls” e “American Bitch” / Scrittori misogini e groupie femministe

I. Girls è giunta a conclusione, si direbbe in coerenza con il resto della serie, con un calare smorzato. Le vicende aperte e quelle chiuse rimangono esterne al momento finale, che strascica e chiude l’ultima giovinezza, rimasta per tutta la serie di un certo tipo, cioè comunque sempre cool, economicamente instabile (ma a quanto ne sappiamo incredibilmente equilibrista) e spregiudicata nelle azioni, ma sempre pronta a deliberare sulle norme di condotta. Come Hannah, la protagonista, ci ricorda in una delle prime puntate dell’ultima stagione, abbiamo a che fare con un prodotto seriale che opina su qualsiasi argomento. I personaggi esprimono pareri a piede libero – e questo non è male, significa visibilità e articolazione di questioni che non potrebbero altrimenti venire a rappresentazione. Ma mettere in scena un problema significa articolarlo il modo soddisfacente?   Alcuni di questi problemi sembrano essere più centrali rispetto agli altri, come se rappresentassero cioè una sorta di fuoco dell’orbita di Girls. In alcune puntate chiunque si accorgerebbe dei marchi pedissequi che suggeriscono: «Guardate che questa cosa è davvero molto molto importante per noi!». Così noi ci...

Domani a Ravenna alla Festa di doppiozero / Primo Levi: molto più che un testimone

Domani Aldo Zargani sarà con noi a Ravenna, alla Festa di doppiozero.   “Gli esseri viventi hanno evoluto considerevoli adattamenti complessi, ma siamo ancora vulnerabili alle malattie. Una delle più gravi – e forse la più enigmatica – è il cancro. Un tumore canceroso si è adattato alla sopravvivenza in modo straordinario e grottesco. Le sue cellule continuano a riprodursi anche quando le cellule “normali” si sarebbero già fermate da tempo: distruggono i tessuti circostanti per farsi spazio e ingannano l’organismo in modo da farsi fornire energia per crescere ancora di più. Ma i tumori non sono parassiti esterni che hanno acquisito sofisticate strategie per sferrare un attacco al nostro corpo. Sono fatti delle nostre stesse cellule che ci si rivoltano contro”.   Questo è l’inizio di un articolo di Carl Zimmer, giornalista scientifico del NY Times. L’evoluzione delle specie fu descritta da Spencer assai prima di Darwin e Darwin la conobbe prima di scrivere il suo capolavoro, intitolato appunto L’evoluzione delle specie, nel quale l’originalità di Darwin, che è anche la nostra salvezza, consiste nell’inserire la casualità nell’evoluzione. L’evoluzione predestinata, oltre...

Uwe Pörksen. Parole di plastica

La prima domanda che ci si si pone, leggendo questo saggio di Pörksen, pubblicato ora in edizione italiana dall’editore Textus, ma scritto nel 1988, quando ancora esisteva il muro di Berlino, è come possa un pamphlet sulle degenerazioni della lingua del proprio tempo conservare un potere diagnostico e addirittura un valore predittivo tanto efficaci da sembrare scritto oggi. Se da allora il mondo è radicalmente cambiato non sono forse anche cambiate le parole che lo esprimono? La ragione della sorprendente attualità di questo libro sta nell’individuazione di un processo che ha avuto inizio con l’avvento della Modernità, ha interessato in forme diverse l’Ottocento e il Novecento ed è destinato a dispiegare i suoi effetti peggiori nei decenni a venire. Un processo che potremmo chiamare di lenta e perdurante disumanizzazione, dovuto alla perdita della ricchezza delle relazioni umane, che da sempre si riflettono nella varietà semantica delle parole della lingua discorsiva. Un impoverimento che ha avuto inizio con la nascita degli stati nazionali, che “sfoltiscono le lingue” e che si rivelano come...

Altri criteri

È il 17 giugno 2001. In un campo appena fuori l’abitato di Orgreave, un paese del South Yorkshire in Inghilterra, si sono radunate centinaia di persone. Da un lato, poliziotti in uniforme antisommossa con caschi, scudi, manganelli, a piedi o a cavallo. Di fronte, un folto gruppo di uomini vestiti in abiti da lavoro, jeans, scarpe pesanti, giacconi. La voce roca di un altoparlante dà un segnale, e tutto ha inizio. Cori, slogan, lanci di sassi, mischie, scontri. La polizia carica e insegue i dimostranti, le azioni si susseguono veloci e violente. Si levano dense volute di fumo mentre il puzzo acre di copertoni bruciati invade la zona. In una strada vicina delle automobili vengono rovesciate e date alle fiamme. Poliziotti a cavallo passano al galoppo bersagliati da pietre; dei manifestanti sono trascinati via, altri, feriti, giacciono a terra. D’improvviso, a un altro segnale dell’altoparlante, tutto finisce. Gli uomini smettono di correre, si rialzano aiutandosi l’un l’altro, si scambiano sorrisi e pacche sulle spalle.     In quello stesso luogo, e nello stesso giorno, quattromila minatori in sciopero tentarono nel 1984 di fermare una spedizione di carbone a...