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Thomas Kuhn

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Le cose che non si vedono / Il virus invisibile

La sua forma è seducente: un piccolo pianeta grigio su cui crescono alberelli dalla chioma rossa. Così l’hanno fotografato con un microscopio elettronico al Center for Disease Control and Prevention. In altre immagini invece, pubblicate da poco su Nature Medicine, appare come una sfera violacea coperta da piccole forme verdi dalle teste tondeggianti simili a piccoli chiodi. Da queste protuberanze deriva il nome, Coronavirus, poiché sembrano una corona attorno al virione. Questa è la forma che ha scatenato la pandemia. I virus hanno tutti delle forme affascinanti, spesso sono esagoni, perché questo è il modo migliore per impacchettare unità identiche minimizzando al contempo l’energia. Il tipico rivestimento esterno di un virus è costituito di molte coppie della stessa unità proteica assemblate come i vertici di un poliedro, spiega Ian Steward, matematico e studioso delle forme. Steward cita l’architetto Buckminster Fuller, inventore e futurologo, che, ispirato dalle forme matematiche degli oggetti naturali, ha costruito le sue celebri cupole geodetiche, così come due scienziati, un chimico americano e uno spettroscopista inglese, che lavorano sulle forme dell’icosaedro e nel 1985...

A proposito di Nondimanco / Il caso, i casi

Parlerò della via, lunga e tortuosa, che mi ha portato a scrivere il mio ultimo libro: Nondimanco. Machiavelli, Pascal, pubblicato da Adelphi. Mi auguro che coloro che mi ascoltano siano invogliati a leggerlo.    1. Partirò dal titolo che ho scelto per questa lezione: Il caso, i casi. L’omonimia che esiste in italiano tra “casualità” e “caso”, in quanto genere letterario, rinvia al verbo latino cadere. In altre lingue l’omonimia non esiste, oppure appare in forma attenuata. In inglese, per esempio, il titolo della mia lezione suonerebbe così: Chance and Cases. In francese, Le hasard et les cas. In tedesco, Der Zufall und die Fälle. In spagnolo, La casualidad y los casos. Nella traiettoria di ricerca di cui parlerò sia la casualità sia i casi sono stati, come si vedrà, decisivi. Carlo Dionisotti, il grande storico della letteratura italiana, scrisse una volta: “Per mero caso, ossia per la norma che presiede alla ricerca dell'ignoto (1)”. È un’osservazione perentoria, com’era nello stile di chi l’ha pronunciata. Ma il caso può essere prodotto? E se sì, come? E in che misura, e in che modo, si intreccia eventualmente al caso in quanto genere letterario? A questa, e ad altre...

La fragilià della scienza / Le illusioni della certezza

Il nuovo saggio di Siri Hustvedt rilancia l’eterno dibattito mente-cervello, ricostruendo il percorso storico e culturale sulle errate certezze scientifiche, frutto di ostinate convinzioni.   Natura e cultura, mente e corpo, gene e ambiente: sono termini da unire completamente o distinguere nettamente? Se provassimo a estrarre l’intelligenza umana dal corpo, l’elemento immateriale, cosciente e generativo, potrebbe aver luogo in altre forme? Quando parliamo di aree del cervello specializzate in funzioni, stiamo dicendo il vero o mentiamo per semplificare la trasmissione della conoscenza nei confronti di un’opinione pubblica in cerca di verità dogmatiche, rischiando di produrre false convinzioni?  Ognuno di noi potrebbe stilare una lista di cruciali interrogativi dopo aver letto l’ultimo libro di Siri Hustvedt – scrittrice, ricercatrice ed esperta di neuroscienze – intitolato Le illusioni della certezza e pubblicato in Italia da Einaudi nel 2018.  Limitiamoci, per il momento, all’approfondimento esplorativo di questi primi tre quesiti, per darvi l’abbrivio alla lettura di un saggio che capovolge il modo consueto di considerare la scienza. Se avessimo il coraggio di...

Su Piero Manzoni / L’artista? Il brand che crea un’atmosfera

Cosa succede se si consacra un grande dissacratore? La recente retrospettiva milanese per i cinquant'anni dalla morte di Piero Manzoni ha dimostrato che da un paradosso non possono che seguire paradossi. Se era giusto far scoprire anche al grande pubblico che l'artista “milanese, ma geniale” (copyright Skiantos) non era solo “quello della merda d'artista”, le celebrazioni fin troppo ufficiali e il contorno di pubblicazioni uscite per l'occasione (come Piero Manzoni. Vita d'artista e Breve storia della merda d'artista di Flaminio Gualdoni; Diario (1954-1955), di Piero Manzoni a cura di Gaspare Luigi Marcone; Piero Manzoni e Albisola. Una visione internazionale di Francesca Pola; Il ribelle gentile. La vera storia di Piero Manzoni di Dario Biagi e Su Piero Manzoni di Germano Celant) hanno finito per imbalsamarne l'immagine e seppellirla nell'archivio dei classici dell'avanguardia italiana.   È insomma successo a lui quello che è successo a una delle sue opere meno commentate e meno glamour, la Base magica, posta al centro di un'aulica sala di Palazzo Reale. Manzoni la chiamò così perché “qualunque persona, qualunque oggetto vi fosse sopra era, finché vi restava, un’...

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