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Thomas Vinterberg

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Dalla "scoperta dell'infanzia" all'infanzia oggi / Pedofilia

Confesso di aver paura di scrivere o parlare di pedofilia – oggi, è come attraversare un campo minato. Il vespaio provocato dal romanzo di Walter Siti, Bruciare tutto, il cui protagonista è un prete che desidera i bambini ma casto, mostra bene che la pedofilia tocca certi nostri nervi scoperti. Siti in un’intervista (“Il caso Siti”, La Repubblica, 20 aprile 2017) si è sbagliato quando ha detto che desiderare i bambini senza farci nulla non è reato. Invece, si incrimina qualcuno anche solamente per aver visitato siti pedopornografici. Non solo gli atti pedofili, ma il desiderio pedofilo in sé oggi è criminalizzato. Come il decimo comandamento, il solo che proibisca un desiderio – dei beni altrui, compresa la donna altrui.   Anni fa una rivista di psicoanalisi mi chiese un intervento sulla pedofilia, e io scrissi un saggio in cui esaminavo alcuni casi di pedofilia presi dalla letteratura clinica. Con mia sorpresa il saggio fu rifiutato; il compianto amico Pietro Barcellona, membro della redazione, mi disse che quel mio scritto era apparso una lancia spezzata a favore dei pedofili. Caddi dalle nuvole. Il mio pezzo, almeno così credevo, era un’analisi scientifica, cioè distaccata...

Intervista a Susanne Bier

Quiz: quante registe donna riconosciute internazionalmente conoscete, di quelle che hanno vinto un Oscar con un loro film? Forse ai più verrà in mente un nome solo. Ecco, l’altro è quello della danese Susanne Bier, una delle più importanti registe contemporanee, vincitrice nel 2011 con In un mondo migliore dell’Oscar come miglior film straniero, di un Golden Globe e dell’European film Award, più di un’altra sfilza di riconoscimenti per i suoi film precedenti.     Perché non sia famosa come merita verrà fuori in qualche modo anche dalla conversazione che ho avuto il piacere di fare con lei a Roma, per il lancio del suo nuovo film, Love is all you need, una commedia romantica originale e non priva di risvolti drammatici, con Pierce Brosnan come protagonista insieme alla bella Trine Dyrholm, eclettica musa della Bier.   Susanne Bier arriva in una splendente camicia verde smeraldo e si capisce subito, dallo sguardo più brillante della seta che indossa, che è una persona fuori dal comune. Mentre ci presentiamo, proviamo il funzionamento del registratore e arriva il suo...

#140 cine: da giovedì 22 novembre al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Aspettiamo sui social network i vostri voti e i vostri commenti.   Da giovedì 22 novembre in sala. Il sospetto di Thomas Vintenberg (Danimarca 2012) #140cine Il vecchio film da cineforum, pieno di dilemmi morali, di temi scottanti, di cose che in un film ben fatto non ci dovrebbero stare. E la chiamano estate di Paolo Franchi (Itali 2012) #140cine E lo chiamano autore, Franchi, e lui ci crede, cita pure Marinetti, anche se lui solo sa perché e non viene voglia di chiederglielo. Dracula 3D di Dario Argento (Italia 2012) #140cine Eccone un altro che chiamano autore, uno che è stato un gigante, ok, ma che da tempo immemore è la macchietta di se stesso. O no? End of Watch - Tolleranza zero di David Ayer (End of Watch, Usa 2012) #140cine LAPD, cinema verità, poliziotti pre nulla bastardi, anzi buoni. Hollywood guarda all’underground nella forma, non nel contenuto. Il peggior Natale della mia vita di Alessandro Genovesi (Italia 2012) #140cine E dopo la peggior...

Lars von Trier. Melancholia

Nell’ultima intervista a James Hillman (pubblicata su Tuttolibri sabato scorso) il filosofo parla di coagulatio e dissolutio come di due momenti strettamente interconnessi. “Coagulatio in alchimia significa rapprendersi in un punto, diventare più solidi, più definiti, formati, dotati di morphe”, ma il punto estremo di questa concentrazione di materia coincide con la dissoluzione totale di questa. La vita si deflagra diventando altro, dissoluzione, morte. Ed è proprio questo il tema centrale di Melancholia l’ultimo film di Lars von Trier.     La struttura è come un dittico, i due capitoli sono intimamente connessi, si guardano, si riflettono. Il primo è dedicato a Justine, interpretata da Kirsten Dunst. Si è da poche ore sposata, sembra felice: una candida limousine, lo sposo sorridente, il ricevimento in una elegante villa, tutto sembra coincidere con l’espressione spensierata e felice di Justine, bella e radiosa reginetta sposina. Ma questa non è che la coagulatio il cui punto estremo coincide con la disgregazione totale. L’inizio della fine viene inaugurato dai genitori di...