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Tim Parks

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Italian Life / Tim Parks: l'infelicità in Italia è l'esclusione

Perché all’università il voto più alto che si può prendere a un esame è trenta, mentre alla discussione di laurea è centodieci, lodi a parte? Non avrebbe più senso che entrambe le valutazioni fossero espresse, che so, su una scala che va da zero a cento, o da uno a dieci? Queste sono domande che probabilmente molti di noi, nativi italiani, non si sono mai posti, forse perché è sempre stato così, e le cose che sono così da sempre sembrano naturali, come devono essere. Ma se uno è nato e cresciuto in un altro paese e ha frequentato altri sistemi scolastici, questo bizzarro modo di valutare salta subito agli occhi, così come a un italiano sembra illogico e inutilmente complicato il sistema di misurazione anglosassone fatto di pollici, piedi, iarde e miglia. Sono le tipiche domande che scaturiscono dalla curiosità stupita dello straniero, curiosità che lo spinge a chiedersi il perché delle cose, un po’ come fanno i bambini, quando cominciano a interrogarsi sul mondo, e partono con la sequela interminabile dei perché che mette alle corde i genitori.   Tim Parks, nel suo ultimo libro, Italian Life (2021) – uscito a distanza di pochi mesi in inglese da Vintage (2020), e da Rizzoli...

Università, italiano, anglicismi / L’italiano non è sexy

A volte, lo confesso, mi lascio prendere dallo sconforto. Non sempre, intendiamoci. La maggior parte del tempo, di fronte a questo fenomeno, la mia reazione è più contenuta. Un sordo fastidio per espressioni correnti e andanti come “open day” o “summer school”. Un principio di irritazione per diciture quali “job placement”, “problem solving”, “incoming student” (spesso semplificato in “incoming”). Un’irritazione più marcata per “welfare”, “mission” e “customer care”. Una desolata rassegnazione alla pronuncia anglicizzante di parole come tutor o media (tiútor, mídia) – che peraltro si tramuta immediatamente in orticaria all’emergere occasionale (ma capita, eccome se capita) di “tutoraggio” pronunciato tiutoraggio. (Personalmente dico solo “tutorato”; di tanto in tanto mi sorprendo perfino a chiedermi come suona a un orecchio inglese tutorage, rispetto a tutoring – ma questo ovviamente è un altro discorso).   Non so se devo essere considerato un purista. A me non pare. D’accordo, “taggare” non cessa di dispiacermi, “spoilerare” mi disgusta, “card” mi stucca o mi esaspera. Ma, per dire, troverei insensato andare alla ricerca di un equivalente italiano non dico di software o di...

Italia: un’analisi di Tim Parks

In un articolo apparso di recente sul “New Yorker”, Tim Parks, scrittore e giornalista inglese, professore allo IULM di Milano, si sofferma sul disagio che ha accompagnato le celebrazioni dell’anniversario dei centocinquant’anni dell’Unità di Italia, testimoniato dai conflitti intorno alla decisione del governo di dichiarare il 17 Marzo giornata di festa nazionale (peraltro festività senza diritto alla retribuzione). Al di là delle realtà esplicitamente ostili all’unificazione o quantomeno lontane dall’intenzione di celebrare un evento potenzialmente capace di rinfrancare l’orgoglio nazionale, la Lega Nord in testa, lo scrittore inglese registra una generale scarsa propensione ai festeggiamenti, che connette da un lato al difficile momento storico - c’è ben poco da festeggiare! - dall’altro a qualcosa di più profondo, come se il sentimento legato al progetto di unità nazionale fosse compromesso sin da principio.   Nel suo articolo, significativamente intitolato Booted, insieme stivale (e dunque Italia) ma anche, in gergo, calcio nel sedere (inteso come “...