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Toto Cutugno

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La lingua in cui viviamo / Un italiano vero

La prima cosa che mi è risuonata in testa, riflesso pavloviano, appena ho letto il titolo dell’ultimo libro di Giuseppe Antonelli Un italiano vero è stato il refrain di una canzoncina di molti anni fa di un cantante di cui, lì per lì, non ricordavo il nome: Lasciatemi cantare Con la chitarra in mano Lasciatemi cantare Una canzone piano piano Lasciatemi cantare Perché ne sono fiero Sono un italiano Un italiano vero   Ma oltre al nome del cantante non ricordavo neppure un solo verso delle strofe che di sicuro dovevano esserci dopo il ritornello. Perché mai quel cantante doveva essere “fiero” di essere un “italiano vero”? Per fortuna ora basta andare in rete e si trova, oltre al testo integrale, che il cantante è Toto Cutugno, la canzone è del 1983, scritta con il paroliere Cristiano Minellono espressamente per Adriano Celentano, che però si rifiutò di cantarla a Sanremo. La canzone, interpretata da Cutugno, fu un successo e vendette milioni di dischi in Italia e all’estero. Ecco alcuni dei motivi per cui secondo le strofe della canzone si dovrebbe essere fieri di essere italiani: “gli spaghetti al dente, un partigiano come Presidente, l'autoradio sempre nella mano destra...

Svetlana Aleksievič e Vladimir Putin

È stato in primavera, quando Alessandro Della Casa per conto del Festivaletteratura di Mantova mi scrisse per propormi di intervistare Svetlana Aleksievič, che sentii parlare per la prima volta di una sua ipotetica designazione al premio Nobel. Non esistono candidature in quel settore, ma la voce continuò a circolare anche in settembre, durante le giornate del Festival.   La notte precedente l’incontro, Homo Sovieticus era stato il titolo scelto per l’evento, fu per me molto agitata. La lettura sistematica di Tempo di seconda mano su cui avevo deciso di concentrami, le molteplici pagine di appunti presi per registrare possibili domande, mi avevano portato a identificare una troppo ricca serie di argomenti, problematiche, ambiti di irrinunciabile interesse. Il timore era di non essere all’altezza, di non riuscire a concentrare nel tempo a disposizione la varietà di discorsi che si sarebbero potuti intessere con un compendio di storia culturale, sociale e politica come quello a cui mi trovavo di fronte. A questo si aggiungeva un’ulteriore inquietudine: che l’incontro con l’essere umano Svetlana non corrispondesse alle...

La seconda volta

Zhannat fu la prima persona che vidi appena sceso dal treno. In 8 ore di tragitto da Kyzylorda ad Aral, attraverso tutto il Kazakhstan occidentale, il panorama non era mai cambiato, sempre e solo steppa. Zhannat mi fece fare un primo giro di Aral, una cittadina di 40.000 persone che una volta era su un lago.   Aral è ancora dov'è sempre stata, ma il lago non c'è più. Si è ritirato progressivamente negli ultimi 70 anni, la sua superficie si è ridotta del 90 per cento, ed ora le sue sponde si trovano ad un centinaio di chilometri da Aral, che nel frattempo è rimasta com'era negli anni ‘50, con le insegne dei ristoranti di pesce, con il porto, con un deserto al posto del lago. E con le navi, abbandonate da decenni e ridotte a relitti, ancora in piedi nel deserto. Tutto questo non è accaduto per cause naturali, ma a causa di un gigantesco piano di irrigazione delle aree intorno al lago, per il quale fu realizzata negli anni 50 una fitta rete di canali che partivano dai due fiumi immissari del lago, l'Amu Darya e il Syr Darya. Il piano voleva incentivare la coltivazione del cotone, ma il...

Popoli in lattina

Dragan Zabov: Durante un incontro al Campus tra i partecipanti e gli studenti della Al-Quds University, di fronte ai 15 refugee palestinesi, una studentessa palestinese di Al-Quds mi pose, senza interloquire con loro, questa prima domanda: “come internazionale e visitatore dei campi profughi, non ti sei mai sentito in pericolo? Cos’è per te il concetto di civilizzazione?”. Lì per lì sono rimasto un po’ allibito, scambiando sguardi veloci e un po’ sanguigni con i refugee. Poi ho azzardato: “Non ne ho la minima idea... penso si possa speculare storicamente su quando abbiano avuto inizio le prime forme di intelligenza collettiva per la costruzione di beni comuni, ma il concetto di civilizzazione contiene in sé molte proposte. E i campi profughi ti possono offrire molti sguardi sul possibile, anche partendo da condizioni estreme, eccezionali e drammatiche. La pratica dell’architettura per esempio, la forma urbana, accompagna perfettamente questo ventaglio imprevedibile. Loro... [indicando i partecipanti, nds] sono le mie guide in tutto questo. E la gente che incontro al campo mi fa sentire, ognuno a modo suo,...

La Costituzione e Fahrenheit 451

Sembra una versione estrema di Fahrenheit 451 quella messa in scena da queste manifestazioni in cui si sfila per difendere la Costituzione. Non ne manco una, credo siano momenti di politica importanti, ma dopo un po’ mi sembra di vivere in una sorta di incubo: un mondo in cui tutti, ovunque, bambini, vecchi, declamano a memoria articoli della Costituzione, donne con le Hogan ai piedi e il collo avvolto di fucsia che si avvampano per Calamandrei – una retorica da popolo viola che sta contagiando ogni possibile opposizione politica. L’ideologia dell’autoreferenzialità: ribadire l’ovvio, sottolineare il sottolineato, un discorso molto spesso copiativo, e difensivo.   La resistenza, il Risorgimento, la storia d’Italia tutta sta diventando in quest’anno di celebrazione una specie di grande mito fantasmatico che nessuno ha mai raccontato prima. Metterlo in crisi, attraversarlo, rielaborarlo, non pare possibile. Se lo si discute lo si violenta: il leghismo da una parte; dall’altra questo meridionalismo improvvisato di un Pino Aprile o di un Giordano Bruno Guerri, che sta diventando un altro piccolo filone memorialistico tutto...