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Valerio Zurlini

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28 gennaio 1972 / Dino Buzzati, una vita tra libri e montagne

“Ricordiamoci che la natura sta diventando una autentica ricchezza. Di tale ricchezza le Dolomiti sono una miniera prodigiosa che il mondo sempre più ci invidierà. Ma se la si sfrutta ciecamente, per la smania di pomparne i soldi, un bel giorno non ne resterà una briciola. Sono montagne delicate, basta poco a deturparle, un giorno pagheremo il conto. Un giorno, quando le Dolomiti saranno tutte un autodromo, la loro poesia andrà a farsi benedire”. Così Dino Buzzati scriveva sul Corriere della sera il 5 agosto del 1952 nell’articolo Salvare dalle macchine le Tre Cime di Lavaredo, contribuendo a preservarle da uno scempio irreparabile. Qualche avido sciagurato, con la scusa delle Olimpiadi previste a Cortina nel ’56, aveva infatti proposto di realizzare una strada che collegasse il lago di Misurina al rifugio Locatelli, passando sotto le Tre Cime e arrivando poi al rifugio Zsigmondy-Comici. Con le stesse ciniche motivazioni con le quali si sono perpetrati negli anni tanti altri scempi, e si immagina oggi di realizzare impianti che colleghino il passo Giau e il Civetta, il Monte Rosa e Cervinia, Pila e Cogne, devastando quanto rimane della bellezza delle nostre montagne: per sciare...

19 gennaio 1919-19 gennaio 2019 / Pietrangeli Touch

Avrebbe cento anni Antonio Pietrangeli, se non fosse annegato al largo di Gaeta, neanche cinquantenne, nel luglio del 1968. Un banale incidente, verso la fine delle riprese di un film “su commissione”, Come, quando, perché (1969), che sarà portato a termine da Valerio Zurlini, un altro irregolare del cinema italiano morto troppo presto. Pietrangeli muore in quel ’68 di cui il figlio Paolo sarà uno dei cantori, con canzoni-simbolo come Contessa (“Compagni dai campi e dalle officine,/ prendete la falce e portate il martello…”), prima di seguire con minor fortuna le orme del padre. Soprattutto, Pietrangeli muore proprio nel momento in cui vengono al pettine parecchi nodi irrisolti della caotica e talvolta sconvolgente modernizzazione italiana: nodi che nei suoi film aveva saputo cogliere e raccontare, in filigrana, con rara sottigliezza.    Pietrangeli (al centro) sul set di “Come, quando, perché”. Sarebbe stato interessante vedere Pietrangeli al lavoro ancora nel decennio successivo, alle prese con l’acuirsi del conflitto sociale, il terrorismo, l’erodersi della dialettica democratica. A riprova di un occhio instancabilmente puntato sull’attualità, fra i suoi progetti...