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William Friedkin

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#140 cine: da giovedì 11 ottobre al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Aspettiamo sui social network i vostri voti e i vostri commenti.   Da giovedì 11 ottobre in sala. Killer Joe di William Friedkin (id., Usa 2011) #140cine Friedkin is back (seppur con un anno di ritardo), ma pure black: il suo noir è fuori di testa e i fan sono andati in delirio. Tutti i santi giorni di Paolo Virzì (Italia 2012) #140cine Un film leggero come Virzì non ha mai fatto, un amore d'altri tempi per fortuna fatto solo di cinema, romantico e possibilissimo. On the Road di Walter Salles (id., Usa 2012) #140cine È un lavoraccio, ok, ma qualcuno dovrà pur farlo, no? Con tutti sti romanzi famosi a disposizione, vuoi mica non farci su un film. Iron Sky - di Timo Vuorensola. (id., Fin-Ger-Aus 2012) #140cine Ecco la trama che fa impazzire gli amanti del trash: i nazisti tornano sulla Terra dopo essersi rifugiati per anni sulla Luna! Total Recall - Atto di forza di Len Wiseman (Total Recall, Usa 2012) #140cine Tra le cose belle del prototipo c'era l...

#140cine: da venerdì 25 maggio al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Aspettiamo sui social network i vostri voti e i vostri commenti.   Da venerdì 25 maggio (e anche un po’ prima) in sala: Cosmopolis di David Cronenberg (id., Canada-Francia 2012) #140cine Cronenberg che fa De Lillo! Una cosa così ovvia e naturale che ci si chiede perché arrivi solo ora. La fuga di Martha di Sean Durkin (Martha Marcy May Marlene, Usa 2011) #140cine Tre nomi, una donna, una setta, la controcultura, Manson nella memoria e la New Hollywood negli occhi. Silent Souls di Aleksei Fedorchenko (Ovsyanki, Russia 2010) #140cine Un road movie con cadavere. Ma è russo, non è Little Miss Sunshine, e gioca su tempi e silenzi infiniti. Killer Joe di William Friedkin (id., Usa 2011) #140cine Friedkin is back, ma pure black: il suo è un noir fuori di testa che sa tanto di serissimo cazzeggio. Un été brûlant di Philip Garrel (id., Francia-Italia-Svizzera 2011) #140cine C’era una volta Garrel, forse il più grande della sua...

Nicholas Winding Refn. Drive

La leggenda vuole che sia stato Ryan Gosling a cercare Nicholas Winding Refn, dice lui: “come Steve McQueen scelse Peter Yates (per Bullit NdR), Ryan ha scelto me”. Perché questo film è già leggenda, è già mito. Del resto da uno che a ventiquattro anni esordisce con un film come Pusher, che nel giro di dieci anni è diventato una trilogia di culto, e che nel 2009 dirige due dei film più perturbanti del panorama cinematografico mondiale come Valhalla Rising e Bronson, non ci si aspetta niente di meno della leggenda e del mito. Quindi leggenda vuole che Gosling, letto il libro di James Sallis, abbia voluto che fosse Refn a dirigere il film che lo avrebbe visto immenso protagonista. E quanto c’ha visto lungo è ancora difficile quantificare. Sicuramente, molto.   Hossein Amini ha buttato giù una sceneggiatura asciutta, perfettamente calibrata, mai sbavata, mai compiaciuta, sempre e solo funzionale alla regia di Refn, sempre incalzante, capace di avvincere fino all’ultimo minuto. Sull’ottima struttura di Amini, Refn scivola con Gosling come un pattinatore solitario in uno stadio...

Venezia 68. Visita guidata al cantiere Lido

A pochi passi dal red carpet assediato dalle telecamere e dal solito, noioso gossip festivaliero (ma ormai sembra che ai quotidiani italiani non interessi altro, visto che alcuni si dispensano addirittura dall’inviare in laguna un critico degno di questo nome), giace il misconosciuto protagonista di questo festival: è il cratere che sta al posto dell’abortito nuovo Palazzo del Cinema, ricoperto da un funereo ‘white carpet’, un sudario che nasconde e isola (speriamo!) i resti di amianto scoperti durante gli scavi. Ingombrante ostacolo agli affannosi percorsi degli spettatori, è rimasto invisibile ai più (solo gli occupanti del Teatro Marinoni, raggiunti da quelli del Teatro Valle di Roma per alzare la voce sulle magagne dell’industria culturale, si sono impegnati a strapparne i veli e mostrare la piaga), ma sintomaticamente presente e tangibile come l’immobilismo e la decadenza delle istituzioni culturali italiane. Eppure, nonostante la crisi, i blocchi, le polemiche, nonostante gli intoppi logistici, i prevedibili compromessi e il gigantismo di una selezione che sfida ogni sintesi, al suo ottavo e ultimo anno di mandato,...