Cinema

La grande illusione

In quanti modi si può iniziare un discorso su La grande illusione? Non ne ho idea. In ogni caso, per me può iniziare solo nel modo che segue.     Il capitano de Boëldieu (Pierre Fresnay) giace in un letto, agonizzante: si è preso una pallottola nel ventre per consentire la fuga ai commilitoni Maréchal (Jean Gabin) e Rosenthal (Marcel Dalio). L'ufficiale che l'ha colpito, il capitano von Rauffenstein (Erich von Stroheim), congedato il cappellano militare, si accosta al moribondo con aria affranta: “Vi domando perdono”. “Avrei fatto lo stesso”, risponde l'altro, “Francesi o tedeschi, il dovere è il dovere”. “Avevo mirato alla gamba...”, dice il tedesco, quasi per scusarsi. “Eravate distante, e c'era scarsa visibilità... E poi, io correvo”, replica il francese. Ma von Rauffenstein...

Lo sguardo femminile

Bergamo discreta, piacere di provincia. Eppure il Bergamo Film Meeting, con la sua portata internazionale, si respira nella città, non solo nelle sale. I registi venuti da tutta Europa si mescolano ai cultori di cinema, ai giornalisti, agli appassionati. Una piazza è l’anima architettonica dell’evento, Piazza Libertà. Uno spazio così italiano, così fascista. Ampia e assolata, in cui le ombre delle colonne squadrate della Casa della Libertà (in origine Casa Littoria) precipitano rigando la pavimentazione di marmo bianco. E l’Auditorium è al suo interno, con la sua platea ad anfiteatro e i 298 posti a sedere. Anche i cani sono ammessi, nonostante le immancabili azzuffate pre-proiezione. Qualcuno si lamenta, “lasciateli...

Essere Dirk Bogarde

Diventò famoso nel 1950, come il bastardo che, all’uscita di un cinema, aveva sparato al tenente Dixon, il bravo poliziotto di quartiere che tentava di redimere più che reprimere i giovani delinquenti. Il film s’intitolava I giovani uccidono (The Blue Lamp), ebbe un successo enorme ed era diretto da Basil Dearden, un regista che se ne intendeva di “problemi sociali” (tra il secondo dopoguerra e i primi anni Sessanta affrontò più volte il tema del disadattamento giovanile, come quelli della discriminazione razziale, della questione irlandese, del fondamentalismo religioso, dell’omosessualità).   Il bravo “bobby” George Dixon era interpretato da Jack Warner: ucciso a metà film, sarebbe stato presto...

Spike Jonze. Lei

Se fossimo ancora in tempo di cinema mitopoietico, Lei – Her di Spike Jonze potrebbe essere il nostro Casablanca, o Via col vento: una storia d'amore assoluta, talmente paradigmatica da comprendere tutti gli elementi del tempo che viviamo. Allora era il rapporto tra uomo e donna, mediato o ostacolato dalla Storia, oggi è il rapporto tra un uomo e un software, un'autentica storia d'amore fatta di gioie e dolori, mediati dalla tecnologia.   Lui, Theodore (Joaquin Phoenix), è una variante bizzarra di quei lavoratori prodotti dalla società dell'informazione fondata sulla tecnologia e sulle retoriche della creatività: detta lettere private a un computer che le trascrive secondo diverse calligrafie per conto dei clienti della sua...

Jim Jarmusch. Only lovers left alive

Only lovers left alive (2013) è un film in cui non succede granché: questo il commento più frequente dei suoi detrattori. A distanza di quattro anni dall’ultimo film di Jim Jarmusch (The limits of control, 2009), la poca azione che vediamo sullo schermo è probabilmente anche la causa che ha ritardato la realizzazione di questo film, da lungo tempo tra i progetti del regista americano.   In un’intervista al quotidiano francese Libération, Jarmusch racconta infatti con una certa ironia della difficoltà di trovare dei finanziamenti nonostante i vampiri siano da sempre materia cinematografica di sicuro richiamo, in particolare di recente, dopo l’invasione di tv series americane sui vampiri, libri e films per adolescenti a...

Alain Resnais mise en abîme

I film di Alain Resnais erano, anzi sono, oggetti stranianti, costruzioni inconciliabili con tutto ciò che stava loro attorno. In un modo o nell’altro, non si sapeva mai come prenderli. Le storie erano labirinti mentali, gli uomini e le donne coinvolti animali in trappola, i loro pensieri ossessioni.   Lo spazio era scenografia, il tempo ricordo, o immaginazione, l’azione, spesso, farsa; c’erano l’aura inesplicabile e riconoscibile del sogno, la geometria di un teorema, le infinite possibilità del reale. C’erano la razionalità e la follia, il tutto e il suo contrario, smoking e no smoking, dal titolo di un suo famoso dittico, un film che nasceva dalla negazione del precedente.   L’immagine che ritorna (viene da...

Lars Von Trier. Nymphomaniac vol. 1

Presentato alla 64esima Berlinale anche se fuori concorso, Nymphomaniac vol. 1 ha sollevato il morale di tutti, reduci da quattro giorni di un festival che, perlopiù, ha regalato poche sorprese. L'ultimo lavoro di Lars Von Trier, che il pubblico danese aveva già visto la vigilia di Natale, è stato offerto al festival di Berlino in versione integrale. Ma le due ore e mezza non pesano, e anzi, si concludono con la voglia di vedere il seguito. E al più presto.     Voglia, in un film sulla ninfomania, potrebbe sembrare la parola chiave, ma ciò che più balza all'occhio è qui il tono umoristico, che bilancia e sostiene meravigliosamente il contorno cupo e drammatico della vicenda. È molto cupa, sì, ma “...

Va’ pensiero. Storie ambulanti

Girato tra Milano e Firenze, è uscito in varie città italiane Va’ pensiero-Storie ambulanti, l’ultimo documentario del regista Dagmawi Yimer, nel quale i tre protagonisti raccontano le loro esperienze di vita e le aggressioni razziste subite nelle due città, dove da anni risiedono.   A Milano seguiamo Mohamed Ba, 50 anni, griot, attore e educatore, residente in Italia da 14 anni, che fu accoltellato il 31 maggio del 2009 in pieno giorno, nel centro della città. A Firenze invece scopriamo le storie di Mor Sougou e Cheikh Mbengue, gravemente feriti nella strage del mercato di San Lorenzo, avvenuta 13 dicembre 2011, dove morirono i loro connazionali Samb Modou e Diop Mor. All’interno del panorama giornalistico italiano (e in alcuni casi...

Coen brothers. A proposito di Davis

“Non si fanno soldi con questa roba” sentenzia impietoso Bud Grossman, dopo aver ascoltato la struggente ballata di Llewyn Davis. È il 1961 e solo due anni dopo sarebbe uscito The Freewheelin’ Bob Dylan, il secondo album di Bob Dylan, quello di  Blowin' in the Wind, per intenderci.         È il momento della seconda rinascita del folk, che sporcandosi con il rock e con l'electric folk, raggiunge il suo apice proprio negli anni '60, proprio in quel Greenwich Village da cui Bob Dylan s'impose come cantore del Movement, il movimento di protesta americano per la pace e per i diritti civili. Ma non basta essere un folk singer, nel Greenwich Village degli anni '60, per diventare Bob Dylan.    ...

Una conversazione con Francesco Ballo / Keaton: l'occhio che interroga

«Perché essere difficili quando con un minimo sforzo si può essere impossibili?», recitava un cartello appeso nello studio di Buster Keaton all'inizio degli anni Trenta. Si direbbe che lo stesso principio abbia guidato l'ultima impresa di Francesco Ballo: invece di limitarsi a confezionare una semplice, ennesima monografia sul grande autore-attore comico, ha realizzato un volume monstre (oltre settecento pagine, duecento delle quali di sola biblio-filmografia) in cui, muovendo dal film Sherlock Jr. (noto in Italia come La palla n.13), vengono passate al microscopio, con l'acribia del cinefilo e la precisione dello studioso, la carriera e l'opera del più moderno fra i cineasti statunitensi degli anni Venti. Ne abbiamo parlato con lui nella sua casa-studio di Milano, città dove vive e...

Margarethe von Trotta. Hannah Arendt

Era il 1962. In una via centrale di New York un taxi viene tamponato da un autocarro. La donna che si trova all'interno del taxi è ferita. Sull'ambulanza la donna muove le gambe per capire se non ha subito gravi danni. Poi inizia a passare in rassegna la sua vita, anno dopo anno.   Ricorda la sua infanzia, la giovinezza trascorsa a Könisberg. L'università a Marburgo e a Heidelberg. Ricorda la fuga dalla Germania; l'esilio a Parigi dove ha incontrato suo marito; il campo di internamento per donne di Gurs; la fuga dall'Europa e l'arrivo in America. Ricorda che avrebbe dovuto scrivere un libro a cui teneva molto, troppo: un libro sul processo a un nazista.   Ricordava tutto. Ma qualcosa la turbava. Più tardi raccontò a un...

Portrait of the tramp as a young man / Charlie Chaplin 1914-2014

Quella di sfruttare un evento di richiamo (una parata militare, per esempio, o una manifestazione sportiva) come sfondo di qualche scena comica più o meno improvvisata, magari utilizzando gli spettatori come interpreti inconsapevoli, sembra fosse una pratica frequente nelle produzioni di Mack Sennett fin dagli esordi. D'altro canto, quando bisogna sfornare due comiche da un rullo ogni settimana, un simile espediente – sorta di ibrido fra le vues dei Lumière e le attuali candid camera – permette di ritrovarsi in mezza giornata con un film bell'e pronto per la distribuzione.   Fra il dieci e l'undici gennaio 1914, un gran numero di spettatori si reca a Venice, nei sobborghi di Los Angeles, per assistere alla Junior Vanderbilt Cup , versione in miniatura della celebre gara...

Ernst Lubitsch. Ninotchka

Una “bella sorpresa” è fortunatamente diventata, nel giro di poco tempo, “una fantastica abitudine”. Come si auspicava qui su Doppiozero pochi mesi fa, ecco che dopo Vogliamo vivere!, un altro film di Lubitsch approda nuovamente sul grande schermo. Merito, questa volta, della Cineteca di Bologna, che ha deciso di proporre, per la stagione 2013/14, dieci titoli restaurati nei laboratori de “Il Cinema Ritrovato”, al ritmo di uno al mese: Delitto perfetto, Il Gattopardo, Amanti perduti, Risate di Gioia ed ora, appunto, Ninotchka.         La sceneggiatura dei leggendari Billy Wilder e Charles Brackett (in collaborazione con Walter Reisch) fa perno, com'è noto, attorno ad una partita di gioielli confiscati...

David O. Russell. American Hustle

“Il carnevale era il mio sogno di bambino. Ma avevo questo incubo che continuava a ripetersi. Sognavo di avere una serie di maschere sul viso. Ogni volta che ne toglievo una, ce n’era sempre un’altra… e poi un’altra ancora, e poi un’altra ancora. Non riuscivo più a ritrovare il mio viso”. È una testimonianza che riporta la psicoanalista Eugénie Lemoine-Luccioni in un libro, vecchio di trent’anni ormai, dedicato alla psicoanalisi della moda. Si sa che la maschera infatti, così come il velamento dell’abito, allude sempre al fatto che vi sia qualcosa sotto. Ma siamo sicuri che sotto ci sia davvero qualcosa? E se il nostro viso non fosse nient’altro che l’effetto di una maschera? E se dietro alla...

The Wolf of Wall Street

Oggi esce The Wolf of Wall Street, il nuovo film di Martin Scorsese che riporta il grande regista ai temi e allo stile dei suoi film più noti, in particolare Quei bravi ragazzi e Casinò: ambizione personale, autodistruzione, follia, divertimento grottesco, tragedia che scivola nella farsa, narrazione in voce off, espressionismo visivo, foga narrativa, rilettura in chiave antropologica della storia americana. In mezzo al fiume di parole e interpretazioni già scritte e ancora da scrivere sul film (che ha sostanzialmente entusiasmato la critica di tutto il mondo, salvo qualche significativa distinzione), abbiamo provato a parlare di Wolf of Wall Street a partire da alcune suggestione dettate da immagini di questo e altro film, saltate alla mente durante la visione....

Ridley Scott. The Counselor

Lo dice il Jefe, l’autorità messicana rassicurante e spaventosa alla quale si rivolge l’avvocato protagonista di The Counselor (l’avvocato, per l’appunto, visto che poi nel doppiaggio italiano il procuratore del titolo non viene mai citato) per salvare la moglie sequestrata: «quando il mondo cede il passo alle tenebre diventa sempre più difficile negare la consapevolezza che di fatto il mondo sei tu». Non c’è film, non c’è genere, che possa prescindere da questa frase, da questa consapevolezza: sono i personaggi le uniche realtà di un racconto, oltre la trama, oltre le concatenazioni di eventi, oltre la radice di un male che sta alla base di ogni noir. Sono i personaggi, fallibili, inutili, malvagi,...

Paolo Virzì. Il capitale umano

Ecco la Brianza Felix de Il capitale umano. Film di Paolo Virzì, tratto dal thriller di Stephen Amidon, ambientato in origine nel Conneticut (sceneggiatura dello stesso Virzì, Francesco Piccolo e Francesco Bruni). Siamo a Ornate, cittadina dell’hinterland milanese. Villa su poggio, con piscina e campo da tennis. Auto di grossa cilindrata, SUV che vanno e vengono. Sono i Bernaschi. Lui in finanza con un suo fondo che fa speculazioni (un Berlusconi in minore), lei ex attrice (una Veronica Lario che invece di avere il suo impegno culturale in un giornale, il Foglio, compera con i soldi del marito un teatro dismesso per rilanciarlo). Poi Dino Ossola, brianzolo, con il suo mouche, la mosca di peli sotto il labbro, quasi laido.     Di professione...

Come il vento

È  una similitudine il titolo del nuovo film di Marco Simon Puccioni, nelle sale dal 28 Novembre: Come il vento, il film sulla vita di Armida Miserere, tra le prime donne italiane a essere direttrice di carcere. Diversi, per la verità: Milano-Opera, Parma, Pianosa, Palermo e infine Sulmona, dove muore suicida nel 2003. È una storia struggente e forte, interpretata da una Valeria Golino che, dopo aver vestito i panni di una detenuta in semilibertà in Giulia non esce la sera, ora si trova a rivestire un ruolo opposto.     Sono anni “caldi” per la giustizia italiana quelli in cui trova ambientazione il film: si tratta del periodo compreso tra la fine degli anni '80 e l’affacciarsi del nuovo millennio. Anni consacrati...

Un quaderno di zombie

Quando Pedro Costa parte per Capo Verde, nel 1994, sono passati ormai cinque anni dal suo primo film, O sangue, una storia per certi versi faulkneriana, tra fratelli e padri morti, da seppellire, più una certa intenzione cinefila, che spesso fa capolino nei primi film, dove è facile rintracciare omaggi, citazioni sotterranee a registi e film amati. In questo primo film girato in un bianco e nero molto contrastato è facile ritrovare Charles Laughton (The Night of the Hunter), certa libertà molto nouvelle vague, l'influenza di Paulo Rocha. È insomma un esordio degno di nota, di cui, nondimeno, lo stesso Costa misura certe ingenuità, proprio legate a questi omaggi: è un film completamente immerso nel cinema. Cinque anni dopo,...

Stephen Frears. Philomena

Philomena nel 1952 è una giovane donna, che conosce il piacere e mette al mondo un bambino. Quarant’anni dopo è una donna anziana, che legge romanzetti rosa, mangia dolciumi, guarda programmi d’intrattenimento alla televisione e vuole scoprire che fine ha fatto suo figlio. Perché il piccolo Anthony le è stato sottratto molti anni prima, dato in adozione a una coppia straniera dalle suore di Roscrea, un convento dove le ragazze madri come Philomena venivano rinchiuse per nascondere la pancia colpevole.     Siamo in Irlanda e sul peccato non si scherza. A ironizzare sul peccato ci pensa lo scettico Martin, ex giornalista dell'establishment di Blair, che accetta dopo una certa titubanza iniziale, di aiutare Philomena nella...

Roman Polanski. Venere in Pelliccia

Una sera piovosa Thomas assiste a un miracolo: dopo una serie interminabile di provini scadenti la volgare Vanda, arrivata in ritardo in teatro, fradicia e chiassosa, si rivela la perfetta interprete dell'omonima protagonista de La Venere in Pelliccia, romanzo del 1870 scritto da Leopold von Sacher-Masoch, il quale a causa della personale predilezione per i rapporti improntanti alla sottomissione vide definire col proprio nome in ambito clinico la rispettiva inclinazione sessuale. In realtà sembra perfino un sogno, tanto la donna rievoca perfettamente i toni del personaggio di cui conosce a memoria ogni battuta. Doppia incarnazione, poiché come all'autore compare l'attrice perfetta, al protagonista dell'opera, Severin, appare la personificazione della...

Woody Allen. Blue Jasmine

È quasi la fine, Jasmine entra in casa, stanca, struccata, sfatta. Il futuro marito ha scoperto la verità sul suo passato, il figlioccio ritrovato le ha detto di non volerla più rivedere, la finzione è crollata. Con gli altri, con il proprio corpo, ma per Jasmine non con se stessa. Di fronte alla sorella e al fidanzato, ha ancora la forza di fingere, ignara dello sfacelo degli occhi segnati, dei capelli spettinati, della tragica ironia di una messa in scena smascherata.     È Norma Desmond, non c’è altra affinità che tenga, il viale del tramonto per lei è arrivato anche troppo presto. Jasmine segue gli stessi passi della diva dimenticata, è intrappolata nella medesima gabbia interiore, condannata all...