Cinema

Stephen Frears. Philomena

Philomena nel 1952 è una giovane donna, che conosce il piacere e mette al mondo un bambino. Quarant’anni dopo è una donna anziana, che legge romanzetti rosa, mangia dolciumi, guarda programmi d’intrattenimento alla televisione e vuole scoprire che fine ha fatto suo figlio. Perché il piccolo Anthony le è stato sottratto molti anni prima, dato in adozione a una coppia straniera dalle suore di Roscrea, un convento dove le ragazze madri come Philomena venivano rinchiuse per nascondere la pancia colpevole.     Siamo in Irlanda e sul peccato non si scherza. A ironizzare sul peccato ci pensa lo scettico Martin, ex giornalista dell'establishment di Blair, che accetta dopo una certa titubanza iniziale, di aiutare Philomena nella...

Roman Polanski. Venere in Pelliccia

Una sera piovosa Thomas assiste a un miracolo: dopo una serie interminabile di provini scadenti la volgare Vanda, arrivata in ritardo in teatro, fradicia e chiassosa, si rivela la perfetta interprete dell'omonima protagonista de La Venere in Pelliccia, romanzo del 1870 scritto da Leopold von Sacher-Masoch, il quale a causa della personale predilezione per i rapporti improntanti alla sottomissione vide definire col proprio nome in ambito clinico la rispettiva inclinazione sessuale. In realtà sembra perfino un sogno, tanto la donna rievoca perfettamente i toni del personaggio di cui conosce a memoria ogni battuta. Doppia incarnazione, poiché come all'autore compare l'attrice perfetta, al protagonista dell'opera, Severin, appare la personificazione della...

Woody Allen. Blue Jasmine

È quasi la fine, Jasmine entra in casa, stanca, struccata, sfatta. Il futuro marito ha scoperto la verità sul suo passato, il figlioccio ritrovato le ha detto di non volerla più rivedere, la finzione è crollata. Con gli altri, con il proprio corpo, ma per Jasmine non con se stessa. Di fronte alla sorella e al fidanzato, ha ancora la forza di fingere, ignara dello sfacelo degli occhi segnati, dei capelli spettinati, della tragica ironia di una messa in scena smascherata.     È Norma Desmond, non c’è altra affinità che tenga, il viale del tramonto per lei è arrivato anche troppo presto. Jasmine segue gli stessi passi della diva dimenticata, è intrappolata nella medesima gabbia interiore, condannata all...

Soderbergh. Dietro i candelabri

Nel 1977, in piena epoca disco music, il giovane Scott Thurson diventa l'amante e assistente di Liberace, pianista e showman, noto anche per i suoi costumi di scena vistosi e sfavillanti. Liberace, solo il cognome, per fare di sé un'antonomasia, era talmente popolare da essere citato in due canzoni molto famose, My baby just cares for me, che ne evocava il sorriso, e Mr. Sandman, dove le Chordettes cinguettavano: “Mr. Sandman, bring us a dream/Give him a pair of eyes with a come-hither gleam/Give him a lonely heart like Pagliacci/And lots of wavy hair like Liberace”. Il virtuoso del pianoforte era ben impresso nell'immaginario collettivo americano come oggetto del desiderio femminile, sufficientemente innocuo da piacere a tutti, e da diventare anche una...

D'Anolfi, Parenti. Materia Oscura

Oltre un anno fa, proprio su Doppiozero ci si rammaricava del fatto che uno dei migliori film italiani della stagione, Il castello, diretto da Martina Parenti e Massimo D'Anolfi, non avesse trovato la via per la sala, nonostante il sostegno produttivo di Rai Cinema e del successo raccolto nel circuito festivaliero (premio della Giuria al 29° Torino Film Festival, miglior fotografia agli International Documentary Awards di Los Angeles, per citarne solo un paio).   Dispiace oggi constatare come Materia oscura abbia seguito lo stesso sfortunato destino del suo predecessore: un ottimo riscontro nei festival internazionali (a cominciare dalla Berlinale 2013), nessuna distribuzione nel nostro Paese. Per i felici pochi che vorranno assistere a quello che è uno dei pi...

Ross McElwee

In occasione della retrospettiva che FilmMaker dedica quest'anno a Ross McElwee, pubblichiamo un estratto da News from Home. Il cinema di Ross McElwee a cura di Luca Mosso, Daniela Persico e Alessandro Stellino (Agenzia X, 2013)   Segnaliamo l'incontro/brunch dalle 10.45, sabato 7 dicembre con Gianfranco Rosi e Ross McElwee a Milano in Via Sarpi     Quando Robert Kramer nel 1975 girò Milestones, uno dei più incredibili e sottovalutati film degli anni Settanta, fu in grado di mostrare, nella sua forma più efficace e appropriata, uno dei momenti più importanti della storia americana degli ultimi decenni. La generazione degli anni Sessanta, protagonista di un decennio di lotte che cambiò in profondità gli stili di...

Gianikian e Ricci Lucchi. Pays Barbare

Dopo essere stato presentato in concorso al Festival di Locarno, dopo essere approdato nelle sale di numerose capitali europee (Berlino, Parigi, Vienna, Londra, Lisbona) Pays Barbare, l'ultimo magnifico film realizzato da Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi approda finalmente anche in Italia. Se non siete riusciti a vederlo a Torino nelle tre proiezioni del Torino Film Festival (sezione Doc – la migliore in assoluto), gremite di pubblico, avete ora la possibilità di intercettarlo a Milano, il 4 dicembre – sala Oberdan, sede del Filmmaker Festival: in attesa che altre città e altre sale decidano di proiettarlo.   Prodotto dalla francese Les Films d'ici (porte chiuse, per loro, qui in Italia), Pays Barbare continua e prolunga il discorso che...

Laura Chiossone. Tra cinque minuti in scena

La stagione appena conclusa sembra fortemente segnata dalle connessioni e dagli attraversamenti tra cinema e teatro. Accanto al discusso Sangue di Pippo Delbono, presentato lo scorso agosto a Locarno, e al debutto veneziano di Emma Dante con Via Castellana Bandiera, anche una piacevole opera prima si colloca nello stesso solco: si tratta di Tra cinque minuti in scena, firmato dall’esordiente Laura Chiossone (già autrice di cortometraggi, ma alla prima prova con un lungo).     Il film si colloca, per molti aspetti, sul versante opposto delle due pellicole sopra menzionate. Se i lavori di Dante e Del Bono utilizzano linguaggi e visioni propri del teatro fino a contaminare le specificità del mezzo, Chiossone mette il palcoscenico al centro della sua...

Philibert. La Maison de la Radio

Finalmente qualcuno torna a fare film sulla radio, che di per sé è un ossimoro, perché per fare un film su un medium invisibile ci vuole, come minimo, tanta fede. Bisogna crederci, insomma. Il film alla fine lo ha fatto Nicholas Philibert, che in Italia ricordiamo soprattutto per Essere e Avere, la storia di un maestro elementare in una scuola di montagna e dei suoi alunni. Philibert in Francia, dove il documentario è ancora un genere popolare, è molto conosciuto e apprezzato e il suo nome ha contribuito molto alla diffusione di questo film, che apparentemente è un prodotto molto francese, difficile da esportare.     La maison de la radio (60 giorni di riprese distribuite nell'arco di 6 mesi) è un documentario di...

Paul Schrader. The Canyons

In Holy Motors, la bellissima riflessione meta-cinematografica dell’anno scorso di Leos Carax, vi è una sequenza particolarmente significativa che ci può aiutare a pensare lo statuto contemporaneo del cinema. Il protagonista Monsieur Oscar, il vecchio uomo cinematografico tutto fare che viene dalla storia del cinema e dal Novecento, si ritrova faccia a faccia con un misterioso “boss delle telecamere digitali”. “Sei stanco! Molti non ti credono più quando ti vedono sullo schermo” dice quest’ultimo; a cui Monsieur Oscar risponde: “Mi mancano le macchine da presa; un tempo pesavano più di noi, poi sono diventate più piccole delle nostre teste, ora non le vedi nemmeno più”.   In effetti oggi,...

Television

Il Festival Asiatica di Roma dedicato al cinema asiatico più recente è stato chiuso dal bellissimo film Television di Mostofa Sarwar  Farooki, un giovane trentenne del Bangladesh. Il film, recensito entusiasticamente su Variety e su Hollywood Reporter è un modo intelligente e sottile per affrontare un argomento che i migliori antropologi fanno fatica a dipanare. Farooki ha fondato un movimento di registi d’avanguardia, Chabial, che trattano con realismo ed ironia le situazioni urbane e semiurbane del Bangladesh.   In questo caso siamo in una comunità prevalentemente islamica in una isoletta sul delta immenso del Gange. L’isolamento, il controllo da parte degli anziani fa sì che il mondo circostante filtri con lentezza. L...

Kechiche. La vita di Adele

In Febbre (1998) di Sarah Kane un monologo delirante interrompe l'alternarsi dei quattro personaggi archetipici, A, B, C e M. È un flusso di coscienza ad opera di A, teso a esprimere i suoi sentimenti per C in una lunghissima enumerazione secondo una lista ben particolareggiata di gesti specifici che si desiderano attuare nei confronti della persona amata, “E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti (…) e andare da Florent e bere caffè a mezzanotte e farmi rubare le sigarette e non trovare mai un fiammifero...”.   Al posto di una descrizione generica delle proprie emozioni l'autrice entra nel personale noto solo ai due interlocutori, occupando due pagine nel tentativo di enunciare tutti i gesti minimi con cui si può...

Costanza Quatriglio. Con il fiato sospeso

È un film-esperimento Con il fiato sospeso, un distillato di sguardi in macchina, di piani evocativi, di voci fuori campo che inchiodano lo spettatore alle ansie del presente, alla deriva di un paese mancato. Costanza Quatriglio ribadisce la vocazione verso un cinema etico, necessario, libero dai condizionamenti del mercato, un cinema senza formato, capace di condensare in appena trentacinque minuti i veleni di un’Italia allo sbando, che cede all’incuria, dimenticando le regole del bene comune.     Sulla scorta dell’esempio registico di Kieslowski, della sua «drammaturgia della realtà», Quatriglio sceglie di confrontarsi con una serie di dolorosi fatti di cronaca (le morti per cancro di alcuni ricercatori dell’...

Sebastian Lelio. Gloria

“Gloria, manchi tu nell'aria”. Usciti dal cinema, dopo aver visto “Gloria” di Sebastian Lelio, non sarà facile togliervi dalla mente la hit di Umberto Tozzi. Non solo perché un'affascinante versione cilena del pezzo accompagna la luminosa scena finale e i titoli di coda, ma anche perché Gloria, la protagonista ultracinquantenne del film, vi mancherà veramente.     Vi spiacerà non sapere più niente di lei, anche se durante il film avrete maturato una fiducia tale nelle sue possibilità di rialzarsi dopo ogni caduta che la separazione non sarà affatto angosciosa. Gloria non ci fa mai veramente preoccupare per lei perché è una donna matura, matura nel senso più...

Alfonso Cuarón. Gravity

Quando si parla di libertà bisogna sempre fare molta attenzione. Si tratta di una parola particolarmente scivolosa e sfuggente; uno di quelli che Lacan avrebbe definito “significanti fluttuanti”. Più che avere una vera e propria definizione condivisa, individua un campo semantico (e quindi ideologico) di contestazione. La definizione di “che cosa sia” la libertà, quanto meno nella modernità, è diventata una delle poste in palio più rilevanti della lotta e del dibattito politico. Non stupisce allora che da quando il capitalismo è diventato davvero “the only game in town”, come dicono gli americani, la libertà sia stata definita quasi esclusivamente nella sua accezione liberale, ovvero come libert...

Pascal Plisson. Vado a scuola

Parlare di educazione significa anche ragionare sulle possibilità di accesso all'educazione. Lo fa con passione il regista francese Pascal Plisson nel documentario Vado a scuola, mettendo in luce il percorso fisico e geografico che i piccoli protagonisti devono affrontare ogni giorno per arrivare a scuola, nei più svariati angoli del pianeta.     Nell'opera di Plisson non si discute di politiche educative, di scolarizzazione, di conflitti religiosi, sociali o famigliari, di discriminazioni di genere in ambito educativo, della società e della cultura di cui sono intrisi i protagonisti, ma si mettono a fuoco solamente la grande determinazione e la volontà di sapere che i bambini, provenienti da famiglie molto povere e residenti in...

Sofia Coppola. Bling Ring

Paris Hilton, quando esce per andare ai party, lascia le chiavi di casa sotto lo zerbino. Una scoperta folgorante che chi non ha visto Bling Ring, il nuovo film di Sofia Coppola, rischia di non fare mai.   Novanta minuti che raccontano uno storia vera, che Sofia ha pensato di rendere sceneggiatura dopo aver letto, su Vanity Fair, un articolo di Nancy Jo Sales, The Suspects Wore Louboitins (I sospetti indossavano Louboutin). I sospetti, poi condannati, sono un gruppetto di adolescenti, che ossessionati dallo style delle non più giovanissime starlets di Hollywood, organizzano incursioni per rubare beni di lusso nelle loro case. Il bottino complessivo non è proprio quello di una bravata: oltre tre milioni di euro in scarpe, borse, vestiti, gioielli, orologi e...

Gianfranco Rosi. Sacro GRA

Il mito, per essere tale, deve fare torto alla realtà. È anzi suo preciso compito librarsi sopra la sostanza dura e netta della quotidianità strappando quei fili che poi ritesse in un corpo nuovo, ignaro della frammentarietà di composti cui deve le origini. “Sacro” dunque è il Grande Raccordo Anulare di Gianfranco Rosi, non luogo, ma Immaginario dove si depositano le istintive produzioni della mente riguardo la nostra idea di periferia romana, perché solo nei termini di viaggio mentale Sacro GRA può mantenere le originarie residue istanze documentaristiche. La realtà non c'entra, benché non si voglia qui credere possibile suggerire tanto facilmente i parametri del vero: certo è però che manca...

Emma Dante. Via Castellana Bandiera

Ci sono molti aspetti interessanti nell’esordio alla regia cinematografica di una regista di teatro attiva da almeno un quindicennio, acclamata all’estero, controversa ma di sicuro molto popolare in Italia, con una carriera fatta di alti (ricordo alcuni anni fa uno studio su Vita mia in un centro sociale a Palermo: la violenta fisicità degli attori, la netta impressione degli spettatori di essere di fronte a un dolore reale, vivo, che occupava letteralmente la scena) e di bassi (qualche anno dopo Cani di bancata: grande successo di pubblico, ma decisamente troppo didascalico).   Sono molti gli artisti, da Roberta Torre a Emma Dante allo stesso Cuticchio, per citare solo i più noti, che hanno – per scelta o per naturale elezione – scelto di...

Ron Howard. Rush

Ecco un film davvero godibile, dal primo all'ultimo minuto. E non sono pochi: 123 di cinema americano classico, equilibrio perfettamente sincronizzato di elementi di pura eccellenza. Ron Howard firma un grande film, decisamente uno dei suoi migliori.   Grande merito va allo sceneggiatore Peter Morgan, uno che ha cominciato a farsi conoscere collaborando alla stesura di The Last King of Scotland, ha proseguito firmando The Queen con Stephen Frears e ha incontrato Ron Howard con Frost/Nixon. Questo dopo una bella gavetta di scrittura televisiva.     Insomma: quando si dice la professionalità, una cosa che qua in patria abbiamo un po' perso di vista e che, quindi, stupisce sempre un po'. E quando si dice la scrittura.   Morgan...

Wong Kar Wai. The Grandmaster

Ci sono film che vengono da lontano, che hanno il passo cadenzato dei classici, che ai classici guardano e il classico incarnano. The Grandmaster è uno di quelli, a lungo pensato e sognato da Wong Kar Wai, realizzato in un arco di tempo molto ampio, montato e rimontato in mille versioni (ne esisterebbe anche una di quattro ore che nessuno comunque vedrà mai, mentre la copia distribuita nei cinema da ieri è dieci minuti più corta di quella vista lo scorso febbraio alla Berlinale), atteso e agognato da festival e spettatori cinefili di tutto il mondo.     
E per cosa, poi? Per un film di arti marziali, un wuxiapian, la biografia di un maestro di kung fu, Yip Man, che avrebbe avuto tra i suoi allievi anche Bruce Lee… Ammettiamolo, qui...

Mauro Santini. Attesa di un'estate

“E' un piccolo film”, mi dice Mauro Santini prima che inizi a vedere il suo splendido Attesa di un'estate (frammenti di vita trascorsa), presentato al Festival di Locarno nella sezione Fuori Concorso. Che cosa lascia intendere questa frase? Col tempo, mi sono fatto l'idea che anche un film di un minuto possa presentare complessità tali da sovrastare l'opera omnia di qualunque Autore canonizzato (lascio qui lo spazio che il lettore potrà riempire, inserendo chi preferisce). Dunque, è possibile che non esistano “piccoli film”, anche se somigliano – come questo – a un diario, a un journal intime. Per chi abbia un poco dimestichezza con i film realizzati da Mauro Santini, Attesa di un'estate (frammenti di vita...