Cinema

Pascal Plisson. Vado a scuola

Parlare di educazione significa anche ragionare sulle possibilità di accesso all'educazione. Lo fa con passione il regista francese Pascal Plisson nel documentario Vado a scuola, mettendo in luce il percorso fisico e geografico che i piccoli protagonisti devono affrontare ogni giorno per arrivare a scuola, nei più svariati angoli del pianeta.     Nell'opera di Plisson non si discute di politiche educative, di scolarizzazione, di conflitti religiosi, sociali o famigliari, di discriminazioni di genere in ambito educativo, della società e della cultura di cui sono intrisi i protagonisti, ma si mettono a fuoco solamente la grande determinazione e la volontà di sapere che i bambini, provenienti da famiglie molto povere e residenti in...

Sofia Coppola. Bling Ring

Paris Hilton, quando esce per andare ai party, lascia le chiavi di casa sotto lo zerbino. Una scoperta folgorante che chi non ha visto Bling Ring, il nuovo film di Sofia Coppola, rischia di non fare mai.   Novanta minuti che raccontano uno storia vera, che Sofia ha pensato di rendere sceneggiatura dopo aver letto, su Vanity Fair, un articolo di Nancy Jo Sales, The Suspects Wore Louboitins (I sospetti indossavano Louboutin). I sospetti, poi condannati, sono un gruppetto di adolescenti, che ossessionati dallo style delle non più giovanissime starlets di Hollywood, organizzano incursioni per rubare beni di lusso nelle loro case. Il bottino complessivo non è proprio quello di una bravata: oltre tre milioni di euro in scarpe, borse, vestiti, gioielli, orologi e...

Gianfranco Rosi. Sacro GRA

Il mito, per essere tale, deve fare torto alla realtà. È anzi suo preciso compito librarsi sopra la sostanza dura e netta della quotidianità strappando quei fili che poi ritesse in un corpo nuovo, ignaro della frammentarietà di composti cui deve le origini. “Sacro” dunque è il Grande Raccordo Anulare di Gianfranco Rosi, non luogo, ma Immaginario dove si depositano le istintive produzioni della mente riguardo la nostra idea di periferia romana, perché solo nei termini di viaggio mentale Sacro GRA può mantenere le originarie residue istanze documentaristiche. La realtà non c'entra, benché non si voglia qui credere possibile suggerire tanto facilmente i parametri del vero: certo è però che manca...

Emma Dante. Via Castellana Bandiera

Ci sono molti aspetti interessanti nell’esordio alla regia cinematografica di una regista di teatro attiva da almeno un quindicennio, acclamata all’estero, controversa ma di sicuro molto popolare in Italia, con una carriera fatta di alti (ricordo alcuni anni fa uno studio su Vita mia in un centro sociale a Palermo: la violenta fisicità degli attori, la netta impressione degli spettatori di essere di fronte a un dolore reale, vivo, che occupava letteralmente la scena) e di bassi (qualche anno dopo Cani di bancata: grande successo di pubblico, ma decisamente troppo didascalico).   Sono molti gli artisti, da Roberta Torre a Emma Dante allo stesso Cuticchio, per citare solo i più noti, che hanno – per scelta o per naturale elezione – scelto di...

Ron Howard. Rush

Ecco un film davvero godibile, dal primo all'ultimo minuto. E non sono pochi: 123 di cinema americano classico, equilibrio perfettamente sincronizzato di elementi di pura eccellenza. Ron Howard firma un grande film, decisamente uno dei suoi migliori.   Grande merito va allo sceneggiatore Peter Morgan, uno che ha cominciato a farsi conoscere collaborando alla stesura di The Last King of Scotland, ha proseguito firmando The Queen con Stephen Frears e ha incontrato Ron Howard con Frost/Nixon. Questo dopo una bella gavetta di scrittura televisiva.     Insomma: quando si dice la professionalità, una cosa che qua in patria abbiamo un po' perso di vista e che, quindi, stupisce sempre un po'. E quando si dice la scrittura.   Morgan...

Wong Kar Wai. The Grandmaster

Ci sono film che vengono da lontano, che hanno il passo cadenzato dei classici, che ai classici guardano e il classico incarnano. The Grandmaster è uno di quelli, a lungo pensato e sognato da Wong Kar Wai, realizzato in un arco di tempo molto ampio, montato e rimontato in mille versioni (ne esisterebbe anche una di quattro ore che nessuno comunque vedrà mai, mentre la copia distribuita nei cinema da ieri è dieci minuti più corta di quella vista lo scorso febbraio alla Berlinale), atteso e agognato da festival e spettatori cinefili di tutto il mondo.     
E per cosa, poi? Per un film di arti marziali, un wuxiapian, la biografia di un maestro di kung fu, Yip Man, che avrebbe avuto tra i suoi allievi anche Bruce Lee… Ammettiamolo, qui...

Mauro Santini. Attesa di un'estate

“E' un piccolo film”, mi dice Mauro Santini prima che inizi a vedere il suo splendido Attesa di un'estate (frammenti di vita trascorsa), presentato al Festival di Locarno nella sezione Fuori Concorso. Che cosa lascia intendere questa frase? Col tempo, mi sono fatto l'idea che anche un film di un minuto possa presentare complessità tali da sovrastare l'opera omnia di qualunque Autore canonizzato (lascio qui lo spazio che il lettore potrà riempire, inserendo chi preferisce). Dunque, è possibile che non esistano “piccoli film”, anche se somigliano – come questo – a un diario, a un journal intime. Per chi abbia un poco dimestichezza con i film realizzati da Mauro Santini, Attesa di un'estate (frammenti di vita...

Pippo Delbono. Sangue

Nell'era dei megabudget, Pippo Delbono pratica una cinematografia low cost: “Faccio l'attore di cinema per produrre i miei film... Che non sono low budget, ma zero budget”, e sottolinea l'origine ligure. L'attrezzatura? Un telefonino con obiettivo ad alta definizione e una telecamera da poche centinaia di euro: “L'uso del cellulare non è un dogma, o un'ideologia. Mi serve per cogliere quei momenti di intimità in cui ci togliamo la maschera. La bellezza del cinema sta in questi momenti straordinari.” Con il suo telefonino, è stato l'unico a filmare l'acciaieria Thyssen-Krupp dopo la strage del dicembre 2007 e ha inserito la sequenza nello spettacolo che ha dedicato all'episodio, La menzogna (2008)....

The Conversation: né libertà né sicurezza

“Un popolo che rinuncia alla libertà per la sicurezza non merita né libertà né sicurezza”. Benjamin Franklin non aveva dubbi sulla scelta che gli Stati Uniti avrebbero dovuto compiere: la sicurezza, se implica il sacrificio della libertà, è un vantaggio a cui dire “no grazie”. Le recenti rivelazioni di Edward Snowden sul Prism, il programma di sorveglianza elettronico segreto dell'Agenzia di sicurezza nazionale americana, oltre a mettere in crisi l'amministrazione Obama, ripropongono il problema della compatibilità di sicurezza e libertà. Un popolo spiato è un popolo libero? No, non lo è. E sospettarlo o scoprirlo non migliora le cose, anzi, può farle deflagrare. Lo sa bene la...

Il dubbio che mette in ombra Stoker

Hollywood. Due registi che hanno profondamente innovato il cinema del proprio paese giungono carichi di belle speranze. C’è un film da girare. Nel 1943 il regista era un Alfred Hitchcock poco più che quarantenne, già al sesto lavoro americano in tre anni dal suo arrivo e il film è Shadow of a Doubt (L’ombra del dubbio). Nel 2013 Chan-wook Park gira Stoker, esplicitamente ispirato al film del maestro del brivido. Stoker non è un remake. La sceneggiatura è scritta dall’attore protagonista della serie Prison Break, Wentworth Miller, e la casa di produzione è la Searchlight Picture, la divisione indipendente della 20th Century Fox.     Il fil rouge è la comparsa di uno zio torpido e seduttivo,...

Judd Apatow. Questi sono i 40

“E vissero felici contenti”: di solito è così che finiscono le storie d’amore nelle favole o nelle commedie romantiche. Dopo aver attraversato mille peripezie, dopo essere passati per i dubbi e le incertezze, dopo aver superato anche l’ultimo ostacolo, i due innamorati possono finalmente congiungersi nell’idillio della propria vita insieme. Fine della storia. Anche quando la fine è tragica per i due innamorati, è l’eternità del proprio sentimento che in definitiva viene celebrato nelle grandi storie romantiche. Di che pasta sia fatta questa eternità tuttavia non ci viene detto e i contorni dell’infinità dell’amore – perché l’amore per definizione, non può che essere...

Calin Netzer. Il caso Kerenes

Uno dei maggiori luoghi comuni sul cinema è che nei film non esistano tempi morti. Nel caso fosse una verità accertata non si saprebbe cosa fare della parte di noia presente in tante opere cinematografiche, noia intesa come eterna aspettativa di una non ben definita azione che entri in scena movimentando le acque. Non che lo spettatore medio crucciato in poltrona debba vedere le proprie ragioni confutate da una completa assoluzione delle parti più difficili di un racconto, ma ciò non sottintende che abbiano origini casuale. Certamente talvolta non c'è altro che il nulla nel tentativo di riempire le fondamenta di un'idea già scarsa di suo; ma se invece vi si scorge del significato, non si può buttare tutto alle ortiche per colpa di...

Terrence Malick. To The Wonder

Dopo The Tree of Life e il clamore mediatico legato al film, dopo la Palma d’oro, le discussioni, le difese a oltranza, gli attacchi divertiti, le urla al capolavoro o alla bufala, le disquisizioni sulla deriva estetica di un autore o sulla sua grandezza inimitabile, dopo tutto il baccano suscitato da un regista noto anche per la sua ritrosia (poche apparizioni pubbliche, cinque film in quarant’anni di carriera), tutto ci si poteva aspettare da Terence Malick tranne che se ne arrivasse immediatamente con un altro progetto.   E invece così è stato, e insieme a To the Wonder, presentato lo scorso settembre alla Mostra di Venezia e solo ora distribuito nelle sale, Malick ha annunciato altri due progetti, a quanto pare già terminati e pronti per...

Ernst Lubitsch. To Be or Not to Be

E poi succede che Vogliamo vivere!, tornato in sala settantuno anni dopo (grazie a Teodora!), realizzi nel primo fine settimana di programmazione la seconda media per copia (cioè l’incasso diviso per le sale in cui è stato distribuito), alle spalle solo di Una notte da leoni 3 (sic!). Fermandosi a riflettere ci sarebbe da esultare, far festa, lasciarsi andare. Perché il capolavoro di Lubitsch è un classico, perché è un film intramontabile, perché l’effetto nostalgia richiama ancora folle di cinefili (meglio se d’antan) in sala e perché in fondo il bel cinema invecchia come il buon vino? No! Sbagliato! Scordatevi i luoghi comuni, le tirate da salotto borghese e gli slogan da pagina culturale dei quotidiani...

Indagine su un cittadino

Più che una recensione, quelle che seguono sono alcune osservazioni suscitate dalla visione su grande schermo di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, che dopo un breve passaggio nei cinema italiani lo scorso aprile, viene riproposto lungo tutto il mese di giugno presso lo Spazio Oberdan della Cineteca Italiana di Milano.     Cosa rimane di un film così profondamente ancorato all'attualità dell'epoca in cui fu girato?Innanzitutto, è singolare il destino critico di un regista come Elio Petri, detestato in vita tanto dalla critica filo-maoista (celebri le stroncature di Goffredo Fofi), quanto da quella più strettamente cinefilo-autorialista. Un'ostilità della critica che non pregiudicò...

Leo Carax. Holy Motors

“La copia della copia della copia”: così Verónica, moglie di René, il pubblicitario che in No - I giorni dell’arcobaleno di Pablo Larraín gestisce la campagna referendaria contro Pinochet, definisce la dinamica di uno scontro che da politico si è trasformato in mediatico. Nel film siamo alla fine degli anni ’80, il postmoderno è già in marcia, la pubblicità definisce da tempo l’idea di realtà e ogni suo messaggio può tranquillamente coincidere con il suo opposto, poiché a contare non sono le cause o le conseguenze di un’azione, ma l’attimo, l’infinito tempo presente della comunicazione.   Holy Motors di Leo Carax, in maniera inattesa e sorprendente (come...

Paolo Sorrentino. La grande bellezza

Questa non è una recensione di La grande bellezza. Non è nemmeno il tentativo di difendere un regista controverso. È un modo per capire come la bellezza sia diventata un argomento decisivo del nostro tempo, non più come modello estetico a cui tendere, ma come chimera da compiangere.     A Cannes, dove il film di Sorrentino è stato presentato in concorso, c’era un altro titolo centrato sulla bellezza e sul suo vano inseguimento: Behind the Candelabra di Steven Soderbergh (trasmesso pochi giorni fa negli Stati Uniti dalla HBO), storia della relazione omosessuale tra il celebre pianista Liberace e il suo aiutante-amante Scott Thornson. Liberace, che la generazione delle nostre nonne forse ricorda, musicista e showman celebre negli...

In Treatment in Italy

Arrivano ed entrano, si siedono sul divano di fronte al terapeuta mentre i cellulari suonano ancora, anche se il bicchiere d’acqua, già pronto sul tavolo, indica che è possibile prendere fiato. Ma è faticoso cambiare ritmo, rallentare, entrare in contatto con quel tempo altro che la stanza d’analisi è pronta ad accogliere. In Treatment in versione italiana si annuncia con la stessa colonna sonora e con lo stesso titolo della serie televisiva statunitense della Hbo, prodotta da Rodrigo Garcia nel 2008. Il contenitore è quello, il suo contenuto, nonostante la sceneggiatura riprenda fin troppo l’originale, non può non cambiare. Perché se soggetto dell’analisi è l’umano, dunque l’universale, la realt...

Pablo Larraín. No - I giorni dell'arcobaleno

Cile, 1988. Sono passati quindici anni esatti dal colpo di stato militare che ha deposto nel sangue il governo socialista di Salvador Allende e dall’insediamento della giunta militare del generale Augusto Pinochet. Il mondo attorno al Cile però è cambiato: il blocco sovietico è in via di disfacimento e non si sente certo più l’atmosfera dell’incombente minaccia comunista che aveva attratto le attenzioni della CIA nel 1973. Per Pinochet è dunque il momento giusto per portare a termine ciò che da anni stava tentando di fare: dare una veste costituzionale a un potere militare che aveva vissuto fino ad allora in un continuo stato d’eccezione. Il referendum del 1980 con cui venne ratificata la nuova costituzione della giunta...

Steven Soderbergh. Effetti collaterali

Esiste l'anima, o siamo soltanto il prodotto di impulsi neuronali/elettrici? Si dice che il futuro della psicoanalisi sia deposto nelle mani della neurologia: felicità a grandi dosi di serotonina e la modifica meccanica dello stato d'animo umano. Se scoprire la natura materiale, quasi tecnica delle emozioni costituisca oggi un trauma culturale ben peggiore di quello provocato dalla nascita della psicoanalisi non è ancora ben chiaro, ma il dilemma basta a far da canovaccio al nuovo film di Steven Soderbergh.     In Effetti Collaterali il controllo esterno dell'anima si oppone alla piena padronanza di sé. Emily (Rooney Mara), una moglie in crisi dopo il ritorno a casa dal carcere del marito (Channing Tatum) ipoteca la consapevolezza...

Alina Marazzi. Tutto parla di te

Certo che la maternità è anche questo. E’ anche l’identità di madre che traligna, che ostruisce il corso naturale delle cose e che infine defluisce nella tragedia di donne schiacciate da un altro destino. Donne travolte dal fatto di aver da poco partorito e che non vanno lasciate sole con tutti i problemi che sorgono, tra i quali il principale è l'essere espropriate del proprio tempo e delle proprie usuali attività, magari creative e gratificanti come quella di Emma, brava e riconosciuta danzatrice. Può insorgere infatti, con l'arrivo dell'esserino urlante e completamente dipendente da chi lo accudisce, la cosiddetta sindrome post-partum, coi suoi sintomi di tristezza, fatica, insonnia, inappetenza, ansia, depressione e...

Leonardo Frosina. L’ultima foglia

Percorro Milano-Roma, Roma-Milano in meno di 24 ore. Ho atteso a lungo il momento in cui avrei visto per la prima volta sul grande schermo il film di Leonardo Frosina: la proiezione è al festival RIFF, al Pigneto. Finalmente in sala. Leonardo, in piedi al centro davanti allo schermo, ringrazia tutte le persone che direttamente e indirettamente hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo del progetto de L’ultima foglia. Racconta di un progetto indipendente, reso possibile dalla collaborazione e dall’impegno di molti professionisti che hanno creduto nel film, della fatica di portarlo a termine perché in condizioni di basso budget è facile perdersi, smettere in corso d’opera. Invece, dopo due anni di lavoro e molti momenti in cui si è...