Cinema

Tom Ford, “Animali Notturni” / La solitudine e la vendetta

Fin dalla sequenza d'apertura, Susan Morrow esibisce la sua triste e rassegnata solitudine. È una donna di successo, bella e colta, lavora come curatrice museale di arte contemporanea, e all’ennesima inaugurazione la trovi lì in disparte, a fissare il vuoto, o forse a specchiarsi. La sua vita assomiglia all’arredamento dell’ufficio e dell’abitazione, visivamente imponente, stilisticamente perfetto, delineato da una bellezza inarrivabile, fredda, glaciale. Il suo matrimonio sta lentamente naufragando, la distanza tra lei e il marito aumenta di giorno in giorno, ma lei sembra accettarlo passivamente. Lo scarto tra i sogni di gioventù e la realtà attuale non le presenta il conto salato che più o meno tutte le persone di mezza età affrontano. A svegliarla da questo torpore emotivo arriva un...

Bellocchio. Fai bei sogni / Sbatti il “Buongiorno” in prima pagina

In Episodio II – L'attacco dei cloni (2002), secondo capitolo della trilogia-prequel di Guerre Stellari, George Lucas ci mostra come il giovane jedi Anakin Skywalker sia diventato l'arcicattivo Darth Vader. La spiegazione sa di freudismo d'accatto: da quando gli è morta la mamma, il promettente cavaliere ha cominciato a diventare un adolescente problematico in guerra col mondo, e da lì non si è mai più rimesso.   Non c'è bisogno di mobilitare i fasti della Hollywood classica per ricordare che dallo pseudo-Freud di paccottiglia possono nascere fior di meraviglie cinematografiche. La carriera di Bellocchio è lì per dimostrarlo, come del resto quella del suo “vicino di casa” Bernardo Bertolucci.  Non sarà un sottovalutatissimo capolavoro assoluto come Sangue del mio sangue –...

La serie TV più filosofica degli ultimi anni / Il segreto di Stranger Things

C’è una lettura filosofica di Stranger Things, la serie televisiva dei fratelli Duffer disponibile su Netflix, che vorrei provare a proporre. Se non l’avete vista e fate conto di vederla non leggete questo articolo, perché ci sono degli spoiler.   Due parole sull’intreccio. Ambientata in un paesino dell’Indiana nel 1983, Stranger Things racconta di un ragazzino, Will, che viene rapito da una creatura misteriosa sfuggita da un laboratorio dello US Department of Energy; insieme alla creatura che rapisce Will, dal laboratorio fugge anche Eleven, una bambina su cui sono stati condotti esperimenti sul potenziamento neurale e che dunque si trova in possesso di superpoteri come la telecinesi. Eleven aiuterà gli amici di Will nella ricerca del ragazzino scomparso, mentre Will continua a...

La Rete sogna? / Werner Herzog: “Lo and Behold”

Lo and Behold è un documentario di Werner Herzog sull’impatto di Internet, della robotica e dell’Intelligenza Artificiale sul futuro delle società post-industriali di oggi. Herzog spazia dalla nascita di Internet alla società del data mining (l’estrazione di dati, ma anche abitudini di consumo e stile di vita dall’informazione prodotta dagli utenti delle tecnologie digitali); dall’Internet delle cose (che promette di rendere smart e connessi gli oggetti che usiamo) alla ricerca scientifica condotta in cooperazione tra scienziati e cittadini; dal rapporto tra hacking, potere e sorveglianza (si vedano le rivelazioni di Edward Snowden) agli scenari presenti e futuri di privacy panic e guerra di intelligence ; dalla vita su Marte delle multinazionali che si sostituiscono alle nazioni nella...

Malick e l'inafferrabile leggerezza dell'esistente / "Knight of Cups"

22 maggio 2011: nella serata conclusiva del 64° Festival Internazionale del Cinema di Cannes, la giuria del Concorso internazionale lungometraggi, presieduta da Robert De Niro, assegna la Palma d'oro per il miglior film a The Tree of Life, quinto lungometraggio di Terrence Malick in 38 anni di carriera. Quella data e quell'evento rappresentano uno spartiacque nella vita artistica del regista di Ottawa, Illinois. Da un lato, infatti, segnano una nuova fase della sua carriera, caratterizzata da un'inedita iperattività che fa da perfetto contrappunto ai lunghi silenzi creativi del passato: cinque anni tra La rabbia giovane (1973) e I giorni del cielo (1978), venti fra questo e La sottile linea rossa (1998), altri sette prima di arrivare a The New World (2005), sei per il succitato The Tree...

Thierry Demazière e Alban Teurlai / Rocco Siffredi. Eppur si gode

Che la pornografia sia non solo un'altra cosa rispetto all'erotismo ma addirittura il suo opposto è opinione ripetuta da vari nomi illustri almeno a partire da Baudrillard, e che gode oggi di discreta fortuna. È come se dopo decenni passati a combattere contro la censura, a rivendicare il diritto alla rappresentazione sempre più esplicita del sesso, si assistesse (soprattutto in Europa, perché la riflessione dei porn-studies nei paesi anglofoni e specie nell'ancora puritana America insiste ancora largamente su questi punti) a una sorta di assuefazione alla pornografia e a un crescente compianto di ciò che con la pornografia sarebbe andato perduto: il mistero dell'eros, il desiderio propedeutico e necessario al godimento. Quella pornografica sarebbe un'industria che offre un prodotto...

Una visione kafkiana / Ken Loach. Working class

C'è ancora un gran bisogno di autori come Ken Loach, con la sempre più rara dote d'immergere lo sguardo tra gli strati sociali più umili, e di non perdere il contatto con una realtà che per il regista britannico ha il sapore famigliare. C'è ancora un gran bisogno che un ottantenne socialista figlio della working class ci racconti la storia di un operaio, perché a dispetto del senso comune imperante, la classe operaia non è andata in Paradiso, per citare Petri, ma è rimasta appesa in un limbo avvilente e pernicioso, indebolita da una sequela di provvedimenti politici che la stanno spogliando di molti di quei diritti che non assicurano agio e ricchezza, soltanto dignità.   Daniel Blake è inglese ma la sua storia potrebbe essere quella di qualsiasi esodato nostrano, persone che vivono...

“One of us! One of us!” / “Freaks” di Tod Browning

Da tempo, ormai, storici come Tom Gunning o Vanessa Schwartz hanno rintracciato le origini dello spettacolo cinematografico in quel peculiare intreccio fra il positivismo dei gabinetti scientifici e le trovate spettacolari dei circhi, dei vaudeville, delle Esposizioni Universali. È un'epoca in cui, come ricorda Gian Carlo Roscioni, trionfa «quel gusto per il laboratorio come spettacolo», dove «dietro la facciata della divulgazione – ostentata in ossequio alla nuova fede nella tecnica e nel progresso – si nasconde la rinascita di una “curiosità” che poco o nulla ha di scientifico». Come nell'American Museum (1841-65) di P.T. Barnum, nel quale ci si sforza di “re-incantare” una Natura ormai quasi del tutto “disincantata” dalle scoperte scientifiche. È un luogo in cui vengono esibite...

In the window, a candle / Nick Cave. One More Time with Feeling

Siamo nel 1977. In ottobre Parigi odora di pioggia e Roland Barthes ha appena perso sua madre. All'indomani «del grande, del lungo lutto» avrebbe incominciato a scrivere, su foglietti ricavati da un foglio standard piegato in quattro, il suo personalissimo «Journal de deuil». Talvolta “i biglietti” non hanno data, sono pochi quelli che hanno una lunghezza maggiore delle quattro righe, di quando in quando invece prendono l'aspetto di una domanda senza risposta o di una frase lasciata incompiuta. Questo diario viene pubblicato in Italia da Einaudi con il titolo Dove lei non è.    «Come l'amore, il lutto colpisce il mondo, la mondanità, d'irrealità, d'importunità. Io resisto al mondo, soffro di ciò che mi domanda, della sua domanda. Il mondo accresce la mia tristezza, la mia...

La parola e la realtà. / Neruda di Pablo Larraín

Cile, fine degli anni Quaranta. Pablo Neruda è già un poeta famosissimo ma in quegli anni è anche e soprattutto una figura pubblica di primo piano e un senatore del Partito Comunista. Nella prima scena di Neruda – il nuovo film di Pablo Larraín presentato lo scorso maggio a Cannes alla Quinzaine des réalisateurs e da questa settimana in sala in Italia – lo vediamo in una toilette (probabilmente quella del parlamento cileno) compiere un’arringa particolarmente teatrale e dall’esplicito sapore letterario nei confronti dei alcuni antagonisti politici, al termine della quale manda i propri interlocutori a quel paese e se ne va. Neruda si apre insomma all’insegna di una tipologia ben specifica di parola, che è quella politica. Il poeta – cioè colui che si occupa di costruire la parola – sembra...

Suwałki, 6 marzo 1926–Varsavia, 10 Ottobre 2016 / I démoni di Andzej Wajda

“Wer der Dichter vill verstehen Mus in dichters lande gehenn” (Chi vuol capire il poeta deve recarsi nel suo paese)               W. GOETHE   Autore di quaranta film e di quasi altrettante regie teatrali ANDRZEJ WAJDA (Suwałki, 6 marzo 1926–Varsavia, 10 Ottobre 2016) è un artista difficilmente comprensibile senza conoscere la Polonia e la sua drammatica storia. Questo è il motivo per cui i suoi capolavori (come I dannati di Varsavia, 1957; Ceneri e diamanti, 1958; Tutto in vendita, 1968; Il bosco di betulle, 1970; Le nozze, 1970; Paesaggio dopo la battaglia, 1970; La terra della grande promessa, 1974; Le signorine di Wilko, 1974; L'uomo di marmo, 1976; Senza anestesia, 1978; Korczak, 1990; Katyn, 2007) sono stati...

Dagli anni ’30 a oggi / Il paesaggio italiano al cinema

Per ricostruire le trasformazioni del nostro paesaggio il cinema è uno strumento formidabile fino ad ora poco utilizzato. Ho preso in considerazione il cinema italiano dagli anni ’30 a oggi, conoscendo troppo poco il cinema muto che, secondo una vecchia classificazione, si divide tra gli eredi di Lumière, il cinema documentario, e di Méliès, il cinema fantastico, di invenzione. E in particolare mi riferisco al cinema di finzione, non al documentario, per la ragione principale che è uno specchio inconsapevole, quindi tanto più ricco di segni che entrano nell’inquadratura, della nostra società. Dal Romanticismo, quando cioè l’idea attuale di paesaggio arriva nella nostra Penisola, fino ai primi del Novecento, gli italiani hanno guardato al nostro paesaggio attraverso la storia dell’arte. Da...

Festival sull'Umorismo - Livorno, 23/25 settembre / Laurel & Hardy. Accoppiamenti giudiziosi

  La coppia comica più famosa della storia del cinema “spiegata” in otto coppie di parole. Qui le prime quattro.   Azione/antiazione   L'ebbrezza della velocità attraversa come una febbre la produzione comica americana degli anni Dieci e Venti. Dalle farse di Sennett alle più complesse architetture narrative di Keaton, Chaplin e Lloyd, l'azione regna sovrana, restituendo, come in uno specchio deformante, l'immagine di una società che cambia a ritmo vertiginoso. D'altra parte, negli Stati Uniti del primo dopoguerra non sembra esserci alcun limite alla conquista dello spazio: i nuovi mezzi di trasporto (automobili, treni, navi, aeroplani) hanno accorciato le distanze in modo incredibile e, grazie ai grattacieli, persino le nuvole sembrano a portata di mano. «Negli anni...

Festival sull'Umorismo - Livorno, 23/25 settembre / Laurel & Hardy. Accoppiamenti giudiziosi

  La coppia comica più famosa della storia del cinema “spiegata” in otto coppie di parole. Qui le altre quattro.   Grasso/magro «Basta vederli, anche se non fanno niente», ha detto di loro Pierre Etaix. Ora, non so se capiti anche ad altri, ma guardando Laurel e Hardy finisco sempre per provare una sorta di godimento infantile, un puro piacere estetico che va al di là del semplice divertimento. Perché tutto ciò? Secondo Jean-Pierre Coursodon la radice del fenomeno, che è anche la ragione del perdurante successo della coppia, risiederebbe in «un fatto morfologico indiscutibile: erano piacevoli da guardare […] Il loro contrasto era così totale che si sarebbero potuti credere due personaggi dei fumetti cui fosse stata magicamente donata la vita». Il critico francese non manca di...

Babel (Bellinzona, 15 - 18 settembre) / Il cinema del campo profughi

Inizia domani Babel. Festival di letteratura e traduzione (a Bellinzona fino al 18 settembre). L’edizione 2016 è dedicata agli scrittori di ogni lingua e provenienza che risiedono a Londra, una città dentro la città e fuori dal Brexit. Pubblichiamo un estratto inedito del romanzo di Sulaiman Addonia, scrittore eritreo cresciuto in un campo profughi in Sudan, ora a Londra.   La notte in cui il messo del tribunale del campo annunciò il processo contro Saba, ero seduto davanti allo schermo del mio cinema: Cinema Silenzioso. La luna piena splendeva sul campo che io osservavo dal mio schermo. Vidi il messo avanzare tra le viuzze polverose in groppa a un asino. La sua silhouette si librava tra le capanne. Con il megafono, proclamava l’inizio del processo più importante di tutta la storia...

Lav Diaz Leone d'Oro a Venezia / Diario veneziano (parte terza)

Il festival è ormai agli sgoccioli, e si vede. L'aria è quella della smobilitazione generale, con sempre più accreditati che crollano addormentati nel buio della sala, stanchezza diffusa e qualche scatto d'irritazione al momento di occupare i posti al momento della proiezione. I più contenti sembrano i camerieri dei bar del Movie Village. Una di loro mi ha porto con insolito slancio la solita brioche al cioccolato: «È quasi finita!», dice sorridendo. Il concorso prosegue senza scossoni, ma soprattutto continua a dimostrare una sconfortante mancanza d'identità: oltre all'ultimo italiano in competizione, Questi giorni di Giuseppe Piccioni, è stato davvero impossibile non rimanere imbarazzati davanti all'ultimo Kusturica, On the Milky Road, che ripropone il suo immaginario ormai frusto,...

Sergei Loznitsa è giunto qui / Austerlitz

Non si guardano neppure intorno. Non osservano. Se guardano, guardano lo schermo del loro smartphone, o della macchina fotografica, o dell'ipad. Non guardano, ma scattano foto. Il braccio metallico del “selfie stick” è quasi una protesi. I più arditi filmano tutto con una GoPro. Gironzolano e ascoltano la voce meccanica dell'audioguida, a capo chino. A volte, una guida in carne ed ossa li intrattiene. Sembra di essere tornati ai tempi delle scolaresche: c'è chi ascolta e chi svicola, oppure scherza, tormenta il vicino. Una donna con occhiali da sole dà prova di equilibrio tenendo sulla testa una bottiglia d'acqua.  Siamo a Sachsenhausen, uno tra i più antichi campi di concentramento costruiti in Germania. Ora funge da sito commemorativo, proprio a due passi da Berlino. Costruito nel...

Festival del Cinema di Venezia / Diario veneziano (parte seconda)

Superato il primo fine settimana, si può dire che la Mostra sia ormai entrata nel vivo. All'uscita dalle sale si cominciano a stilare classifiche e pronostici, mentre i giudizi sui singoli film, passata la timidezza (o forse era il torpore?) dei primi giorni, si fanno sempre più apodittici e risoluti. Ogni incertezza va progressivamente sfumando: trionfa la logica binaria dell'approvazione o del rifiuto, impossibile schierarsi diversamente. Anche la retromania che aveva caratterizzato il concorso nei primi giorni sembra essere sbollita. Gli ultimi sussulti, credo, sono arrivati da Brimstone, firmato dall’olandese Martin Koolhoven, ma americano fino al midollo nel suo ibridare il western con il melodramma gotico, con tanto di clin d’oeil a La morte corre sul fiume (il pastore psicopatico e...

Festival del Cinema di Venezia / Opfergang di Veit Harlan

Non siamo sicuri che in molti al Festival se ne siano accorti, ma ieri a Venezia, in Sala Volpi, si è tenuto all’interno della sezione Venezia Classici, quello che è senza ombra di dubbio un piccolo evento cinematografico: la proiezione del restauro di Opfergang, un vecchio film che a molti probabilmente non dirà nulla; un melodramma tedesco del 1944 a firma di un regista ai più sconosciuto di nome Veit Harlan. Ma perché questo film – passato in una sezione così marginale del Festival com’è quella dei restauri – sarebbe così importante? Che cosa ha di speciale questo film che lo rende diverso dai molti restauri che vengono presentati tutti gli anni a Venezia?     L’ultima volta che un film di Veit Harlan venne proiettato a Venezia era il 1942. Crediamo che non ci sia bisogno di...

Festival del Cinema 2016 / Diario veneziano

Ogni anno, sbarcando al Lido per la Mostra del Cinema, la sensazione è sempre quella d’immergersi lentamente in una sorta di “bolla”, un guscio protettivo che separa il festival dal resto del mondo. Qui, per almeno una decina di giorni, l’unica realtà possibile è la Mostra stessa: cinema, tappeti rossi, conferenze stampa (ma anche pranzi al sacco, bagni chimici, notti in tenda…). “Il nostro mondo è meno doloroso del mondo reale”, dice giustamente un personaggio di Nocturnal Animals, il non memorabile opus n.2 di Tom Ford presentato in concorso l’altroieri. Al Lido, infatti, la realtà trapela solo di quando in quando, e quasi sempre in forma ovattata. Per il resto, a rafforzare l’impressione di rassicurante immutabilità sono gli stessi luoghi, gli stessi orari, gli stessi amici. Quest’anno...

Com'è andato il festival / Locarno 69

L'edizione numero 69 del festival di Locarno si è da poco conclusa. Anno segnato dal forte slancio verso il futuro della manifestazione, con un mandato rinnovato fino al 2020 per il direttore Carlo Chatrian, e l'arrivo nel 2017 del tanto atteso Palazzo del Cinema. Chatrian in questi primi quattro anni alla direzione ha saputo posizionare in modo perfetto il suo festival fra lo strapotere (strabordante) di Cannes e lo storico prestigio di Venezia, lavorando su una mediazione fra le esigenze del pubblico e delle istituzioni locali e la necessità di collocare il profilo artistico della manifestazione in modo molto netto rispetto ai grandi festival generalisti. Il risultato è una manifestazione che, in continuità con quanto fatto in passato ad esempio da direttori come Marco Müller, ha...

Conversazione con Franco Piavoli / 'Festa' a Locarno

Quello di Franco Piavoli, scriveva tempo fa Tommaso Isabella su Doppiozero, è un cinema «orgogliosamente marginale». Definizione azzeccatissima, per un regista che opera al di fuori dei grandi circuiti produttivi, che costruisce i propri lavori a partire da spunti occasionali, elaborandoli man mano, un giorno dopo l'altro, una stagione dopo l'altra, con una cura e una pazienza più simili a quelle di un botanico o di un agricoltore che a quelle di un regista cinematografico. Anche quest'ultimo Festa è nato così, «quasi spontaneamente» dice lo stesso Piavoli, che per alcune estati ha seguito e filmato sagre e feste di paese. Il risultato è un poemetto visivo (meno di un'ora la durata) che è anche una sorta di originale “viaggio intorno all'uomo” in cui si mescolano senza problemi il sacro e...