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Disegnare mostri è facile

17 Settembre 2026

Del disegnare, per molti, è importante l'abilità. Il disegno viene percepito come funambolico e spettacolare, dove chi è bravo riesce a catturare la realtà con delle linee. Non proprio una cosa facile.
I ritrattisti che, seduti, disegnavano in piazza Trinità dei Monti, trasponendo su carta, in pochi minuti, l'immagine del tuo viso, sorprendevano i turisti con la loro abilità. E perciò ci si faceva ritrarre volentieri a buon prezzo, aspettando che si alzasse dalla seggiolina pieghevole l'ennesima ragazza americana.

Disegnare ritratti non è affatto facile. A scuola ci fanno provare a fare dei ritratti, ma il risultato è sempre piuttosto "brutto", fino, in alcuni casi, a rasentare il mostruoso, il che significa che l'insegnante e i compagni di classe espliciteranno con più o meno forza, il loro disgusto verso il disegno, in alcuni casi provando un lieve disagio guardandolo.

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Disegno di Alessandro Bonaccorsi.

Rimaniamo all'infanzia. A fine anni settanta, noi bambini maschi, ci si dilettava nel disegnare i grandi robot che vedevamo nei cartoni animati giapponesi. Non tanto quelli di Atlas Ufo Robot, quindi del famoso Goldrake, piuttosto i cattivi della saga di Mazinga, ben più cupa e popolata di divinità malefiche che combattevano contro l'eroico protagonista, Tetsuka. Erano ispirati alle divinità greche, tanto da chiamarsi Mikenes, e avevano un corpo robotico da cui, al centro del petto, spuntava una faccia umana. Alcuni erano davvero impressionanti e comandavano una pletora di mostri ben più terrificanti.
Ecco, noi ci dilettavamo a disegnare questi cattivi, così fantasiosi nelle forme che il maestro Go Nagai dava loro. Essendo più abile degli altri nel disegno, un mio caro compagno di classe, figlio biondo di famiglia alto-borghese, mi pagava con un album intero di fogli se gli disegnavo una sola pagina di mostri, dove lui poi avrebbe aggiunto spari e tracce colorate di razzi, vocalizzandoci sopra e, a volte, sputacchiando il foglio simulando i rumori della battaglia.
Gli adulti non amavano quei nostri disegni e ci dicevano che disegnavamo dei "mostri". Entrava così, a scuola, quella parola nel nostro lessico di bambini.

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Uno dei Sette Generali del regno di Mikenes che combattono contro il Grande Mazinga, nell'anime omonimo.

Mostro era quell'essere che si mostrava nella sua crudele e vile nefandezza, esempio di creatura abietta e terrificante: il suo aspetto deforme, inguardabile e insopportabile, rivoltante e orribile, era espressione della sua interiorità turpe, crudele e profondamente malvagia. Imparavamo che dei mostri bisogna avere paura e che i mostri, appunto, si mostrano per come sono. E in quegli anni, la parola serpeggiava nei tg e sulle bocche di tutti. Ad esempio, in Toscana dovevamo stare attenti al Mostro di Firenze (o di Scandicci per esattezza geografica) e Pinocchio doveva affrontarne diversi di mostri, il più temibile dei quali era il pescecane. E mostri ne aveva visti Dante all'Inferno, e Ulisse perigliando nel Mar Mediterraneo.
La ripugnanza per queste creature è un fatto fisico, come se il corpo si allarmasse e ci suggerisse la fuga. Ma imparammo presto, per via della vita, del cinema o della letteratura, che non è l'aspetto esteriore a determinare la pericolosità di una creatura, e quindi di non fidarsi delle reazioni primarie, anzi, spesso il mostro è debole, sensibile, intelligente. E capimmo che potevamo addirittura amarlo questo altro così estremamente lontano, e alieno, da noi.

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 Identikit del Mostro di Firenze, eseguito e diffuso nel 1981 (fonte Wikipedia).

Al di là del significato morale ed educativo del mostro, disegnarli si addiceva alle nostre mani bambine, incerte nell’uso della linea: il mostro aveva asimmetrie, esagerazioni, rigonfiamenti, inestetismi che erano facili da cogliere, tanto che anche sbagliando a disegnarlo, il mostro sempre emergeva trionfante.
Gli eroi, d'altronde, erano difficili da disegnare: poiché buoni, dovevano essere simmetrici, ben proporzionati, con i muscoli in evidenza, i lineamenti ben delineati. Perfettamente belli. La loro rappresentazione non si addiceva alle nostre capacità. E allora giù a disegnare mostri, inventandoli di sana pianta, cercando di farli sempre più spaventosi… fino a che non ci spaventavano davvero. L’unico modo di combatterli, giunti a quel punto di mostruosità facile, era imparare a disegnare meglio.
Pian piano i mostri sparivano e lasciavano spazio a corpi storti, malfatti, erronei, ma mai davvero mostruosi. Erano solo lo specchio della nostra incapacità.

Posso affermare, quindi, che disegnare mostri è facile, se si ha il coraggio di farlo. Perché disegnarli è come affrontarli, significa farli comparire davanti ai nostri occhi e deciderne il grado di mostruosità. Quanto possiamo farlo mostruoso davvero?
A me, disegnare mostri riesce facile, da sempre. Non li faccio vedere, di solito, perché le persone tendono a pensare che siano frutto di una psiche addolorata, se non contorta e malata, piuttosto che della mano e di una fantasia vivida (perché ci vuole fantasia a inventarsi mostri). Così, è meglio non farli vedere.
Un giorno, ne ho disegnati alcuni e uno in particolare mi ha scosso, tanto era mostruoso. Ho dovuto piegare il foglio per nasconderlo alla vista e, ancora oggi, temo di trovarlo quando rovisto tra i vecchi disegni. Era il mostro più terribile che abbia mai disegnato.

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Saturno, disegno di Alessandro Bonaccorsi.

Dicevo, che ci vuole fantasia per inventare mostri. Molti dei mostri che conosciamo sono frutto della fantasia degli antichi, ma ogni epoca ne ha creati di nuovi. Molti scrittori hanno preferito lasciare incompiuta la descrizione del mostro, adducendo una indicibilità che non può descriverli. È maestro nel suggerirli Lovecraft, ma lo era già stato Arthur Machen restituendoci un metamorfico obbrobrio quando descriveva l'orrore del grande dio Pan. La fine del diciannovesimo secolo si popolò di mostri che mettevano in pericolo la benpensante società edoardiana dando vita a incubi che si sono incistati nell'immaginario fino ad oggi: Mr Hyde, Jack the Ripper, Frankenstein, Dracula, l'isola del Dr. Moreau, i marziani di Wells e così via.
Meno i mostri sono descritti, più la nostra fantasia lavora e immagina.

Quando li disegniamo, siamo invece costretti a descriverli, dettagliarli, farli vedere per intero. Bisogna impegnarsi, andare a fondo con casualità e coraggio perché siano davvero mostruosi, al pari di un incubo. Non è questione di saper disegnare, ma di saper uscire dalla normalità rassicurante, dalla sicurezza delle regole, dal comfort di ciò che si è imparato, abbandonandosi alla apparente feralità bestiale del caos.

Come sapevano gli antichi, ogni mostro è un monito: deve “mostrarci” un aspetto del mondo che non conosciamo o che evitiamo di conoscere. Imparare a disegnare mostri ci permette di scendere pian piano nella loro profondità, senza rimanerne vittime.

In copertina, Un mostro, disegno di Alessandro Bonaccorsi.

Disegnare mostri è facile - Festival Scarabocchi. Lezione interattiva per adulti con Gianfranco Marrone e Alessandro Bonaccorsi, domenica 20 settembre 2026 | ore 15:00 - Galleria Giannoni (Sala 10), Novara.

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