Chris Offutt, Mio padre, il pornografo

“«Scusami», disse.

«Come sarebbe a dire?», risposi.
«Non sapevo di averti dato un’infanzia così terribile da farti diventare uno scrittore».”

Un uomo muore di cirrosi epatica, il suo nome è Andrew Jefferson Offutt, è sposato e ha quattro figli. Due maschi e due donne, tutti tornano a casa, in Kentucky, per i funerali. Il primogenito si chiama Chris ed è lo scrittore straordinario che abbiamo imparato a conoscere con Nelle terre di nessuno e Country dark, entrambi editi da minimum fax e tradotti da Roberto Serrai; ed è grazie al suo talento e alla sua determinazione che veniamo a conoscenza di una storia molto particolare, quella di un uomo chiuso, molto riservato. Andrew ha sempre parlato poco con i figli, si è barricato nello studio ricavato in casa per anni, ha amato con devozione la stessa donna per tutta la vita. Andrew Offutt ha scritto sotto vari pseudonimi (una ventina circa) centinaia di romanzi porno, con qualche divagazione nella fantascienza e nel fantasy. È per molti versi uno scrittore fuori dal comune. Andrew lascia in eredità a Chris tutto ciò che ha scritto; al figlio scrittore riconosciuto, i cui racconti sono usciti sulle riviste che contano, i cui libri sono considerati letteratura. Il figlio segretamente ammirato e, forse, un po’ invidiato. Queste sono le basi su cui è costruito Mio padre, il pornografo (minimum fax 2019, trad. R. Serrai) il molto riuscito memoir di Chris Offutt.

“All’inizio pensavo di essere una specie di archivista, ma quando l’ambito del mio lavoro si allargò, diventai un vero e proprio burocrate del porno.”

Andrew a un certo punto della vita decide di rinunciare al proprio lavoro di assicuratore e di diventare uno scrittore professionista, riuscirà a scrivere romanzi in tre giorni, un ritmo impressionante. È meticoloso, ha una preparazione scientifica e storica, il suo metodo è rigoroso. Quando scrive non deve essere disturbato, nessuno deve entrare nel suo regno. Offutt scrive di essere stato accolto in quella stanza una sola volta, quando era ragazzino, non accadde niente di particolare, eppure quel ricordo è per lui ancora commovente. Andrew intratterrà fitte corrispondenze con i fan, sarà la star delle convention di settore (queste pagine sono degne di uno dei celeberrimi reportage di Foster Wallace).

Convention alle quali andare con i figli, abbandonarsi ad avventure, sia sue sia di sua moglie; avventure discrete di una notte o di qualche ora, concordate tra di loro. Nel suo campo, Andrew, ha un certo successo, la nicchia del porno è nascosta ma è vasta, il mercato è florido. Scrive i suoi romanzi a mano, sua moglie li dattiloscrive. Questo dettaglio ci fu raccontato da Offutt, in anteprima, a un incontro pubblico alla Libreria Marcopolo di Venezia, poco meno di un anno fa. La madre di fronte allo stupore del figlio gli diceva che quei soldi servivano anche per pagargli il dentista, perciò erano soldi buoni. Andrew si rivela come un brav’uomo ma difficile e scostante, uno che non cambia mai idea, che non torna sui suoi passi, che non esita quando c’è da polemizzare o litigare con gli editor, gli altri amici scrittori, con gli editori.

 

 

“Nella mia auto adesso c’erano i suoi fucili, le mazzette di contanti che avevo trovato nascoste in giro per casa, e scatoloni di pornografia d’epoca. Se mi avessero fatto accostare e perquisito, probabilmente sarei finito in galera. Se avessi avuto un incidente, avrei sparso banconote e materiale pornografico per tutta l’interstatale, insieme al mio completo da funerale, alla carabina di mio nonno, a un fucile da caccia, trecento cartucce, i resti delle ceneri di mio padre e tutto ciò che restava di me.”

 

Chris Offutt, stavolta con il suo metodo, di taccuino in taccuino, di libro in libro, di lettera in lettera, diventa il filologo di suo padre. Si carica di un lavoro immane che non riesce a interrompere. Mentre studia il lavoro di Andrew, aiuta sua madre a cambiare casa, a riprendere in mano la propria vita.

Sostare a lungo nella scrittura di suo padre è, per Offutt, un modo per recuperare qualcosa che sembrava perduto e di ricostruirne la figura e, infine, per raccontare sé stesso. La valigia dello scrittore del Kentucky è carica di rabbia, dolore, silenzi e stupore; è carica di amore e di cose non dette.

“La morte, alla fine, riduceva qualunque disputa a un pareggio.”

Chi è nostro padre? A quali conseguenze conduce un difficile rapporto padre e figlio? Che uomini diventiamo sotto la guida di un buon padre? Cosa ce ne faremo dei silenzi, delle assenze, delle cose non dette, delle carezze non ricevute? Quali sono le domande che ci poniamo quando nostro padre non c’è più? Quali sono le cose che avremmo dovuto chiedergli per tempo? E se avessimo provato a comprenderlo di più? E se lui ci avesse detto in quel preciso momento la parola di cui avevamo bisogno?

Sono domande che la letteratura si pone di frequente, ancora più spesso negli ultimi tempi; basti pensare a Il posto di Annie Ernaux (L’orma editore, trad. Lorenzo Flabbi) o a L’uomo che trema di Andrea Pomella (Einaudi) o, ancora, a La straniera di Claudia Durastanti (La nave di Teseo) per citare tre bellissimi memoir di questi anni. Sono le domande di Chris Offutt che mettendo in ordine gli scritti del padre tenta di risolvere il conflitto di sempre, quello tra padri e figli.

“Era il mondo che portava dentro di sé in ogni momento pieno di dolore e sofferenza. Non avevo idea di quanto fosse stato davvero infelice.”

 

Emergono poi nelle belle pagine di Offutt altri conflitti, quello tra letteratura e produzione di massa. La rabbia di Andrew, il suo dolore si possono riassumere anche così: l’aver vissuto sapendo di essere un bravo scrittore e con il dubbio latente di non esserlo abbastanza. L’ambizione bloccata in un piccolo studio, il tentativo di mettere della buona scrittura al servizio del porno. Farcela non è stato abbastanza.

L’altro conflitto è quello tra territorio selvaggio e isolato e le grandi città. Sono splendide le pagine in cui Chris Offutt racconta dell’infanzia in Kentucky, degli anni della scuola, delle sbronze, delle amicizie, delle paure, delle ore passate a leggere libri. Nascere e crescere in quelle terre porta con sé sempre un carico di violenza sommersa, di ribellione. Sono luoghi in cui i silenzi, da sempre, dicono più delle parole; luoghi in cui è più facile che un padre per dire a un figlio: “Ragazzo, ti voglio bene”, gli insegni a sparare col fucile invece di fargli una carezza.

La carezza Offutt figlio la regala a sua madre, e lo fa per tutto il libro. Una donna brillante e simpatica, dalla battuta pronta. Una donna che ha amato Andrew con tenacia, battendogli a macchina i romanzi porno, accontentandolo. Una che non ha mai dato l’impressione di rinunciare a qualcosa, pur avendolo fatto. Una donna che dopo la morte di Andrew trova l’occasione e la determinazione di rinascere in un altro posto, in un’altra casa, con dei fiori nuovi nei vasi.

Per scrivere un memoir che interessi davvero i lettori bisogna essere scrittori molto bravi, capaci di scavare a fondo nel proprio passato e dentro di sé. Lo scrittore formidabile restituisce ciò che trova in una lingua pura e feroce e vince.

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