Bisi Bisi, Bau Bau

Siamo un Paese dove sempre di più il verosimile pare prendere il posto del vero. Pensate a Bisignani, l’uomo di pubbliche relazioni che viene presentato come il manovratore massimo della pubblica ribalta italiana: non c’è direttore di ministero e generale, capo dei servizi segreti e amministratore delegato che – dicono – non debba passare al suo vaglio. Si sono rivolti a lui persino per organizzare il prossimo meeting interconfessionale di Assisi, dove sarà presente il Papa.

Ufficialmente il Bisi, così lo interpellano le affollate schiere dei frequentatori, è un manager della Ilte Spa. Vale a dire l’industria tipografica dove si stampano le Pagine Gialle, quelle alle quali ci rivolgeva, prima di google, per cercare il ristorante giusto. L’elettricista per l’improvvisa emergenza. L’esperto in derattizzazione da fiondare nella casa di campagna. E infatti a Bisignani, stando alle conversazioni che emergono, i potenti di rango si rivolgono per ogni esigenza, quasi fosse un volume delle Pagine Gialle. La ministra dell’Ambiente ha il problema dei cinghiali che assediano il giardinetto della scuola della figlia? Non chiama la Forestale, chiama il Bisi che con tatto le consiglia la Forestale. Esattamente come quello della Cricca di Bertolaso & Company che quando gli perdeva il rubinetto del bagno non chiamava l’idraulico sotto casa ma il direttore generale dei Lavori Pubblici che chiamava Anemone, l’impresario, che chiamava un idraulico.

 

I potenti della nuova classe dirigente italiana non hanno tempo per selezionare percorsi, mappare competenze, vagliare specializzazioni. Non è questione di pigrizia: per loro il potere è disporre ora e subito di un superman che ad ogni insorgere di problema, di emergenza, di inciampo, appiani il percorso. Sciolga la difficoltà. Soprattutto dimostri loro che essere potenti è vivere in un mondo tutelato, protetto, fatto di percorsi differenziati rispetto alle vite degli altri. Altrimenti che gusto c’è ad essere potenti? Possibile che il potere – come insegnava Max Weber, o più semplicemente Le président, il romanzo che Simenon ha dedicato all’obsolescenza del potente – consista nello studiare dossier, competere in carisma e competenza, astuzia e determinazione sino a mettere in gioco tutto? Che sia camminare sul filo del rasoio che corre tra la vita e la tragedia, tra il cuore che batte e il sangue che scorre?

 

In una ribalta pubblica come quella italiana che da vent’anni ha deciso che la morte, la tragedia, il dolore e la sfida in cui ci si gioca il tutto per tutto non dovevano più esistere, l’uomo più potente, e l’unico che vede oltre il palcoscenico in cui tutti si affollano, è Lucignolo. Bisi è il Lucignolo che ai Pinocchi di casa garantisce innanzitutto l’“easy life” nel Paese dei Balocchi. Si china su ogni nicchia, anfratto, spigolo informativo e aspira informazioni: Bisignani è onnivoro, divora comunicazione alta e bassa. Cucina news interne e internazionali. Assapora delibandoli con gusto dossier strategici e faldoni sugli appalti, informative sui processi e pissi pissi pao pao su letti, uffici, inginocchiatoi, spiagge e tenute.

 

La sua è una fatica immensa, sicuramente ben remunerata, ma immensa. Deve garantire che gli abitanti felici del Paese dei Balocchi continuino a baloccarsi: per questo incoraggia ogni increspatura di dissenso e poi lo placa. Accende e spegne ambizioni. Bagna e asciuga le polveri degli scandali presenti e venturi. Il Bisi tiene occupati in tutti questi lunghi anni i Pinocchi che calcano la scena pubblica e che fanno finta di governare. Nel frattempo utilizzando la disinformatia – quasi fosse andato a scuola da Misha Wolf, l’ex–capo della Stasi che della manipolazione informativa aveva fatto nella DDR lo scettro invisibile sulle vite degli altri – lui davvero deve farsi carico del vero e del verosimile, della recita e della ruvida realtà. Deve soprattutto tenere il collegamento che questa Italia, anche se non è più la prima linea della Guerra Fredda tra i Blocchi, deve pur avere con il Mondo che gira, che guarda al futuro.

 

Qualcuno, dal Bel Paese, deve pure parlare ai circoli durevoli che da una settantina d’anni, dal Tamigi al Potomac, si sono trovati in carico questa penisola. Mentre i ragazzi del Paese dei Balocchi continuano la ricreazione altrove ci si applica a partite essenziali come la finanza globale, l’approvvigionamento dell’energia, le innovazioni tecnologiche e i flussi informativi, l’impatto dei media che modellano le cittadinanze del futuro, l’impiego degli apparati della forza e dell’intelligence. Lucignolo – si chiami Gelli o Bisi – lo sa ma ha il compito di badare che il Paese dei Balocchi continui ad essere tale.

 

Sino a quando la ribalta sarà dei Pinocchi un Lucignolo, un Mangiafuoco, una Fata Turchina non mancheranno mai. Muteranno costumi e colori. Come cipolle cederanno strato dopo strato – come sta facendo il Bisi con i giudici di Napoli – il madreperlaceo stratificarsi dei loro segreti così intrecciati da essere pressoché palesi. E per questo indicibili. Lo sbucciarsi lento e calcolato della cipolla del Bisi farà spunterà qualche lacrima in chi pensava di essere dentro “easy life”. E di non dover mai piangere, nel Paese dei Balocchi.

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