La vera storia di Linus

Pubblichiamo di seguito l’introduzione di Alberto Saibene al libro Storie sparse. Racconti, fumetti, illustrazioni, incontri e topi di Giovanni Gandini ( Il Saggiatore, 2011, € 25.00).

 

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“Non c’è mai stato bisogno di telefonarsi”, così Anna Maria Gandini ricorda i primi anni della Milano Libri, la libreria che ha fondato nel 1962 insieme a Laura Lepetit, Vanna Vettori e Franco Cavallone. È lì, in via Verdi, accanto alla Scala, che un gruppo di amici comincia a ragionare di libri e fumetti attorno alle novità che arrivano da New York, Londra e Parigi.

 

 

Nel 1957 Anna Maria,figlia di Guido Gregorietti, direttore del Museo Poldi Pezzoli (“le prime notti a Milano, era il 1949, arrivavamo da Roma senza una casa, abbiamo dormito nel Museo ancora chiuso per i danni della guerra”), aveva sposato Giovanni Gandini, famiglia d’origine di Fontanellato, laureato in Giurisprudenza, un lavoro alla Ricordi di Nanni Ricordi, ma già con la vocazione dell’irregolare. Gli amici di Giovanni, Bruno e Franco Cavallone, Ranieri Carano, Francesco “Ciccio” Mottola, compagni della facoltà di Legge in via Passione, sono i primi frequentatori della Milano Libri che presto diviene anche casa editrice per tradurre i primi fumetti dei Peanuts in Italia. Arriva Charlie Brown! (1963), con prefazione di Umberto Eco, allora giovane redattore della Bompiani, ma già intellettuale a tutto campo in procinto di scoprire la semiologia, e Il secondo libro di Charlie Brown (1964) sono i primi due titoli. Il successo dei libri, subito ristampati, incoraggia l’idea di dar vita a una rivista. Gandini, insieme a Ranieri Carano, prende contatto con la United Feature Syndicate ottenendo un contratto di traduzione delle più importanti strips d’oltreoceano. Così, nell’aprile 1965, in una stanza di via Cernaia, negli uffici di Nanni Ricordi, nasce il primo numero di Linus. “Un divano verde e un registratore che funzionava male, Vittorini con l’iterazione, Eco da presentatore e Del Buono da protagonista. Sembrava tutto bello, intelligente, fino a quando qualcuno non disse che era retorico, vecchio, melenso. Forse ha ragione, ma era la prima pagina di una rivista nuova, uno dei tre o quattro momenti di editoria italiana di questo secolo”.

 

 

Così, vent’anni più tardi, Gandini ritornava con legittimo orgoglio sugli esordi della rivista, spinto da Fulvia Serra, insieme a Cettina Novelli, una delle colonne della redazione negli anni eroici. Val la pena di ricordare, anche se è già stato fatto più volte, il dialogo tra Elio Vittorini e Oreste Del Buono, sollecitati da Umberto Eco, che apre il primo numero di Linus e offre una piena legittimazione culturale ai Peanuts. I tre dialoganti non sono scelti a caso: Vittorini, già su “Il Politecnico” aveva dato spazio ai fumetti di Li’l Abner e Barnaby, inserendo poi, nella mondadoriana collana dei Nuovi Scrittori Stranieri, accanto a scrittori come Perec, Johnny Hart con L’antichissimo mondo di B.C. (1965). Del Buono, di una generazione più giovane, forma il suo gusto per la cultura popolare, come i coetanei Calvino e Fellini (che saranno vicini a Linus), alternando la visione dei film di Hollywood aFlash Gordon e Mandrake, oltre che agli autarchici Bertoldo e Marc’Aurelio. Eco, un po’ più giovane, sono gli anni di Diario minimo (1964), trova nelle nevrosi dei Peanuts uno specchio della società contemporanea (Schulz è accostato a Salinger).

 

 

La redazione di Linus si sposta dopo pochi mesi in due stanze in un cortile di via della Spiga 1, ospite di Baldo e Carla Pellegrini. La via allora non aveva l’aspetto da duty free che ha oggi, e accanto al fruttivendolo, al panettiere, alla scuola elementare frequentata da Gandini negli anni trenta, c’era la casa editrice di Livio Garzantie nascevano le prime boutique del prêt à porter come Cose, Adriana, Dorothée Bis o Gulp! (nome sintomatico) in via Santo Spirito. Sfogliando le prime annate colpisce la funzionalità della grafica che riesce a trovare un linguaggio comune tra il fumetto americano contemporaneo (Peanuts, B.C, Jeff Hawke), storico (Braccio di Ferro, Li’l Abner, Krazy Kat), le strisce e l’illustrazione d’artista francese (Copi, Roland Topor, Jean-Michel Folon, Jean-Claude Forest), il Bristow di Frank Dickens, l’omaggio ai classici dell’illustrazione italiana (Antonio Rubino o il Il Corriere dei Piccoli), gli autori italiani (Neutron di Guido Crepax da cui nasce Valentina, il primo vero fumetto “adulto” di casa nostra), oltre a che una serie di articoli di ottimo livello, spesso con funzione pedagogica, sulla storia e sui problemi del fumetto firmati da Vittorio Spinazzola (nel gruppo anche la moglie Renata in qualità di traduttrice), Franco Cavallone e Oreste Del Buono che stigmatizza,per esempio, la moda del fumetto nero alla Diabolik. Temi e autori con tratti molto diversi ma che riesconoa coesistere, grazie alla grafica sobria e funzionale di Salvatore Gregorietti (fratello di Anna Maria Gandini), formatosi a Zurigo e a quel tempo socio junior di Bob Noorda e Massimo Vignelli nella Unimark International. Oggi siamo abituati alla compresenza di testo e immagini, ma la messa in pagina di Gregorietti e Gandini era nuova e immediatamente “classica”, anche per l’uso dell’Helvetica come carattere passepartout. Indimenticabili i colori delle copertine, riservate a un personaggio dei Peanuts, con qualche eccezione, solo a partire dal 1969, per Bristow e pochi altri.

 

La rivista va prendendo una linea anche attraverso un referendum tra i lettori (1966) da cui si apprende che i fumetti preferiti sono Peanuts e B.C, le riviste più lette sono L’Espresso, Epoca, L’Europeo, i film più visti quelli di 007 e di Sergio Leone. Nel 1967, attraverso un secondo sondaggio, si viene a sapere che “il linusiano medio ha 24 anni, ama l’Inghilterra, è radical-socialista o liberale”. La capitale ideale è la swingin’ London, i punti di riferimento sono Dylan, Bob Kennedy, i Beat e i Beatles.

 

Nel 1966 muore Elio Vittorini e Umberto Eco, scrivendone su Linus, si rivolge così ai giovani lettori: “vorrei che leggendo le storie di Charlie Brown sapessero che qualcuno, un giorno, aveva saputo stupirsi e riflettere anche su queste cose, perché tutto può diventare importante se è visto con interesse e spirito critico, unito a una ilare e curiosa serenità”. La morte di Vittorini è un passaggio di stagione. A Milano ora si colgono i prodromi della società di massa: una nuova generazione di artisti, scrittori, funzionari editoriali, grafici, giornalisti, pubblicitari, che spesso viene dalla provincia (la citazione d’obbligo è La vita agra), produce una nuova cultura in cui si mescolano l’alto e il basso, la fascinazione per gli Stati Uniti e la riscoperta della cultura popolare italiana. I luoghi del divertimento sono il Santa Tecla, il primo Derby di Cochi e Renato, il cabaret di Franco Nebbia. Poi ci sono gli artisti che danno una nuova impronta alla musica leggera come lo stralunato e geniale Jannacci degli esordi, Nanni Svampa, i cantautatori della scuderia di Nanni Ricordi come Luigi Tenco, Giorgio Gaber, Gino Paoli, il giovanissimo Ricky Gianco (di cui Gandini organizza una memorabile festa per i 16 anni) o i nuovi talenti della CGD diretta da Franco Crepax. Cresce intanto il pubblico degli spettacoli di Dario Fo e Franca Rame.

 

Nelle pagine di Linus Emilio Tadini (personaggio chiave come crocevia tra i diversi ambienti culturali milanesi) scrive dell’Orti Film Studio di Giulio Cingoli, Nicola Falcioni, Giancarlo Carloni e Margherita Saccaro. Loretta Strong di Copi è rappresentato al Teatro Gerolamo diretto da Umberto Simonetta. Per tacere di una nuova generazione di artisti, le “ultime avanguardie” che mettono in discussione gli insegnamenti dell’Accademia di Brera dove ancora insegna Achille Funi. Quasi tutte le persone citate sono amiche della coppia Gandini, frequentano la libreria, a volte scrivono su Linus. Qualcuno un po’ più anziano (il discrimine è la Seconda guerra mondiale) come Eric Linder, il grande agente letterario, li osserva divertito e curioso e si chiede cosa combineranno questi giovani. Nel 1965 non è ancora così chiaro.

 

 

Che direttore è Gandini? Pochissimi gli articoli firmati, ma sua è la scelta delle copertine, l’impaginazione, la revisione delle traduzioni – è Cavallone il traduttore “principe” che conia per i Peanuts il neologismo “toffolette” per marshmallows o “Santa polenta” per Good Grief, piuttosto che grande cocomero per great pumpkin –,si occupa della posta dei lettori che, attraverso rispostemolto ironiche, spesso brevissime, è una chiave per comprendere il tono della rivista. Già dal 1966 escono numeri speciali, prevalentemente di fumetti, come Linusestate, Linusgiallo, ProvoLinus, Asterlinus (col debutto dell’eroe di Goscinny e Uderzo), mentre nel 1968, in un Linusrosa, fa la sua comparsa Tintin. I numeri allegati o speciali proseguono per tutta la direzione Gandini.

 

Al terzo anno di vita, nel 1967, vengono introdotti racconti di Italo Calvino (accompagnati da bei disegni di Tadini), Luigi Malerba e Giorgio Soavi con illustrazioni di Folon di cui lo scrittore è stato un po’ il mentore italiano.

 

 

Il fatidico 1968 non passa indenne nemmeno per Linus: Gandini si trova casualmente a Parigi nei giorni del joli mai e salva Copi dalle ire della polizia, ma nel numero di agosto, in una risposta a un lettore afferma che “traducendo dal cro-marcusismo e dal levitico straussismo si ottiene: Linus non è una rivista rivoluzionaria. Si accontenta di ironizzare sul costume e forse anche sulle strutture sociali cercando di divertire”.

Non abbastanza per Oreste Del Buono che, qualche anno dopo (1976), imputa alla scarsa propensione di Gandini per la politica la perdita di una nuova generazione di lettori che, dopo il ’68, avrebbero voluto una rivista più schierata politicamente. Afferma Del Buono: “Ci toccava imparare. Imparare ad aver coraggio. A non accontentarci del divertimento dei fumetti che pubblicavamo, a nonaccontentarci dell’anticonformismo che ci ostinavamo a perseguire, a non accontentarci del gusto delle scelte che veneravamo”. Lo ritiene poi responsabile di una chiusura verso gli autori italiani “tranne qualcuno come Guido Crepax, suo amico sino dall’infanzia o amico dei suoi amici d’infanzia” e fa il caso di Alfredo Chiappori che è pubblicato su Linus solo attraverso lo sforzo congiunto suo e di Ranieri Carano (redattore semifisso della rivista). Del Buono, che diverrà nel 1972 direttore di Linus, dopo che la rivista è stata ceduta a Rizzoli, conclude: “riconoscerò sempre che senza la genialità di Gandini non si sarebbe esistiti mai, ma la tirannia dello snobismo a volte è maggiormente paralizzante di quella del capitalismo”. Sono parole forti, da condividere solo in parte. Se si prendono in considerazione le iniziative editoriali di Gandini: Linus (senz’altro la più importante), Il Giornalone, Uffa o anche quelle solo progettate,il tratto comune mi pare sia la complicità, il lavoro che diventa gioco tra un gruppo di persone che si conoscevano dai tempi dell’università (i Cavallone, Mottola, Carano, Manlio “Califfo” Villari) o anche da prima come i fratelli pittori Guido e Sandro Somaré.

 

La politica per Linus era al massimo l’America radical di Jules Feiffer, ma nello stesso 1968 si rende piuttosto omaggio all’eleganzadi Sergio Tofano – Gandini cercò invano di convincerlo a risuscitare il Signor Bonaventura – e all’eterna giovinezza di Cesare Zavattini, mentre Guido Crepax, intervistato da Marisa Rusconi, è ormai un personaggio e il primo volume di Valentina esce in quell’anno da Milano Libri. Non risulta però che la rivista abbia perduto copie. Negli ultimi anni della direzione Gandini si introducono nuovi autori come Ralph Steadman, Bob Blechman, il classico Sempé, Doonesbury di Garry Trudeau, si indaga il fiorente fumetto argentino attraverso gli articoli di Marcello Ravoni, sono invitati a collaborare Cochi e Renato, allora comici surreali della televisione in bianco e nero; esce perfino un singolo numero (1970) di un’edizione inglesedi Linus con Frank Dickens come editor e Steadman (che di lì a poco avrebbe dato manforte ad Hunter Thompson nel gonzo journalism) come art editor. La redazione (una stanza) era in King’s Road, indirizzo strategico nella Londra di allora.

 

 

Ma la città più vicina all’indole di Gandini è Parigi dove, insieme ad Anna Maria, incontra regolarmente gli amici Topor, Copi, Arrabal e la colonia di artisti e scrittori d’origine argentina che aveva in Julio Cortázar il punto di riferimento, e ancora Jérôme Savary, Jean-Claude Forest (Barbarella). Visite spesso ricambiate a Milano o nella casa in Sardegna dove la coppia Gandini trascorreva una parte dell’estate e dove nascevano iniziative un po’ folli come un fotoromanzo organizzato da Savary con Copi come attore pubblicato sulle pagine di Ali Baba, rivista che nasce come supplemento di Linus. Responsabile ne è Oreste Del Buono: attorno a lui Gandini, Carano, Cavallone e Giuseppe Trevisani, il grafico che lavorava conDel Buono fin dai tempi de Il Politecnico. Il primo numero è del dicembre 1967 e pone i lettori di fronte a una doppia testata per scegliere il nome della rivista: Ali Baba o Robinson? La scelta cade sul primo e nel numero d’esordio, molto cosmopolita, sfilano i nomi di Topor, Fernando Arrabal, Folon, Cortázar, Wolinski, Nicola Biggelow, nuovo personaggio di Frank Dickens, Dick Tracy, Jeff Hawke e Valentina di Crepax, unico autore italiano di una rivista a metà tra letteratura e fumetto che dura un paio d’anni a cavallo del 1968 e offre inoltre al lettore un’inchiesta di Lietta Tornabuoni sulla censura cinematografica, il teatro di Poli presentato da Ida Omboni, fumetti di Crepax, Feiffer, Wolinski, un racconto di Carlo Villa, Krazy Kat. Un esperimento interessante, in cui si scorge soprattutto l’iperattivismo di Del Buono, ma che non riesce.

 

Nasce dalle costole di Linus, anche Ubu. È il 1970 e Gandini aiuta il giovane ma già rodato Franco Quadri, a progettare una rivista che, come recita lo slogan, “esce una volta al mese, non è un giornale underground, non è un giornale monografico, non è un giornale indipendente, non è soltanto un giornale sullo spettacolo”. Quadri la dirige ed è soprattutto attento alle controculture nel teatro – sono gli anni del Living Theatre in Italia – ma anche nel cinema e sulla scena rock. Ubu dura pochi numeri, ma il direttore porta con sé un nome così ben trovato nelle future iniziative editoriali.

 

 

Meno effimera l’attività della casa editrice Milano Libri che prima di essere ceduta nel 1972, insieme alla rivista, alla Rizzoli, produce un catalogo ricco di una trentina di titoli che meriterà di essere studiato più approfonditamente: colonna portante sono i volumi dei Peanuts, a cui si aggiungono un paio di volumi di Topor, un’Enciclopedia del fumetto a cura di Oreste Del Buono, il teatro di Fernando Arrabal e quello di Copi, Al Capp (Gli Shmoo), il prodigioso PaoloPoli che, con la collaborazione di Ida Omboni, firma Rita da Cascia (1968) e CarolinaInvernizio (1970), due libri tratti dai suoi spettacoli, Jules Feiffer con Piccoli assassini (1970), Frank Dickens con Bristow, l’eterno Sempé con Complicato, ma non semplice (1969). Linus diventa un (mica tanto) piccolo fenomeno editoriale, la tiratura raggiunge le 110.000 copie. Se ne accorge Mario Formenton, direttore generale della Mondadori, che manda i contabili a spulciare i bilanci in vista di un acquisto, ma il vecchio Arnoldo si oppone. Non capisce una rivista che gli è ostica fin dal nome. Sarà la Rizzoli ad acquistare Linus e la Milano Libri.

 

Gandini, che ha poco più che quarant’anni, si getta in una nuova avventura, un giornale per bambini di tutte le età, ma in particolare per i bambini di quella borghesia, bollata come radical chic (definizione antipatica ma abbastanza esatta), che ha ormai la consistenza di una classe sociale. Nel 1972, una polemica sul Corriere della Sera tra Indro Montanelli e Camilla Cederna nei giorni che seguono la morte di Gian Giacomo Feltrinelli spacca la borghesia cittadina in due: una parte, la più tradizionale, è la “maggioranza silenziosa” ma in quegli anni sembra minoritaria, l’altra, che in quegli anni sembra prevalere, guarda verso nuove forme di organizzazione della società, ma alla fine si accontenta di inventare nuovi stili di vita o di seguire le mode più recenti. Le fotografie sui vernissage milanesi di Carla Cerati, raccolte in Mondo cocktail (1971), sono in questo senso più eloquenti di qualunque discorso su quegli anni. Linus nasce in quel brodo di cultura, anzi ne è parte costitutiva,ma la sua influenza si farà sentire anche ben lontano da Milano: tra i suoi lettori ci saranno molti degli scrittori, registi e, va da sé, illustratori e fumettisti che esordiscono nella seconda metà degli anni settanta. Un nome per tutti è Nanni Moretti che in Ecce Bombo (1978) usa dialoghi che ricordano la sintesi delle strips americane. Gandini e compagni riescono a trasmettere un umorismo nuovo per l’Italia in cui la tagliente tradizione milanese (specie in dialetto) si mescola al sense of humour anglosassone.

 

Il Giornalone, rivista che ha l’aspetto di un quotidiano di grandeformato, nasce nell’aprile 1973 con l’appoggio della Fabbri e la grafica di Gregorietti: nel primo numero si trovano tra l’altro Boffo di Franck Dickens, un gioco di guerra di Guido Crepax, un disegno di Tadini, e memorabili, almeno per chi scrive, sono l’Identikit di mamma e papà e le avventure dei Fratelli Mantovani “che non son alti e non son nani” di (Margher)Ita Saccaro. L’avventura dura quattro numeri e sconta il difetto di essere fin troppo innovativa.

 

 

Per Gandini la sconfitta è uno scacco e, anche se impegnato in molte iniziative nel corso degli anni settanta – i Diki Books, la collana per bambini di Garzanti, la collaborazionea Il Giorno, la creazione della Giovanni Gandini Editore che pubblica il solo RolandTopor, L’inquilino stregato (1976), la direzione del Giornale della Lombardia, mensile “di informazione politica e regionale” –, fatica a ritrovarsi in una città che sta cambiando. Cominciano a Milano gli anni di Craxi, antico compagno di studi nella facoltà di Legge, e il gruppo di amici che frequentano i Gandini si divide tra chi è sensibile alle sirene socialiste, con evidenti benefici di carriera e visibilità, e chi, forse più per ragioni più di stile che ideologiche, preferisce scelte più scomode. Un ulteriore rilancio è Uffa, “libro periodico per bambini e famiglie negli anni dei bottoni” che esce nel maggio 1981 per la Emme Edizioni di Rosellina Archinto. A collaborare il solito giro di amici: Copi, Topor, Dickens, Folon. Tra le cose più riuscite una casa immaginata da Giancarlo De Carlo con la collaborazione della figlia Anna. La rivista vive per un solo numero e la vena creativa di Gandini, che, seppur sempre più incline alla malinconia, resterà inesauribile, si riversa verso la prosa d’invenzione e di memoria, l’osservazione del dettaglio quotidiano che trova gli esiti più alti in Caffè Milano (1987) e nel liminale Un milione di copie (2006).

 

 

Note:

Le testimonianze di Anna Maria Gandini e Salvatore Gregorietti sono state fondamentali per ricostruire vicende note ma di cui ancora non si è fatta la storia. Il ricordo di Gandini risale a Linus, aprile 1984, p. 80. Oreste Del Buono, Via col vento del ’68. E la politica entrò a “Linus” è ora in Almanacco Guanda, Satyricon. La satira politica in Italia, a cura di Ranieri Polese, Guanda, Parma, 2009, pp. 54-55, ma risale a Storia privata della satira politica dall’“Asino” a Linus”, De Donato, Bari, 1976. Umberto Eco, Ricordo di Vittorini in Linus, marzo 1966, p. 8. Da considerare anche Il notaio Cavallone. Testo di Franco Cavallone sulla sua professione. Introduzione di Corrado Stajano. Una testimonianza del fratello Bruno. Fotografie di Giovanna Borgese, Libreria Milano Libri, Milano, s.d. (ma 2005). Utile inoltre, Giampaolo Dossena, Il giovanotto Charlie Brown, in la Repubblica, 20 gennaio 1990, p. 21.

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