Lettera sulla provincia

Il mondo è diventato tutta una provincia. Guardarlo come se ancora ci fosse un centro e un margine è un grande errore. Puoi mettere tutte le persone che vuoi dentro una città, puoi fare una città di sessanta milioni di abitanti, avrai comunque un luogo estremamente provinciale. Anzi, più ammassi persone in luoghi ristretti, più si evidenzia la miseria spirituale dell’epoca. Oggi dalle grandi città non arriva alcuna rivoluzione intima o civile. Si fanno le stesse cose che si fanno ovunque, solo con un passo leggermente più accelerato. Londra va di fretta per nascondere la sua fissità. La tecnologia ha accelerato il tempo e fermato il mondo.

 

Siamo dentro una danza furiosa e immobile. Il mondo è provinciale perché non crede alla grandezza, non crede al futuro. È un mondo di arbitri che pensano più agli errori degli altri che alle proprie prodezze. La provincia è un luogo dove non si gioca o si gioca in difesa. L’ignavia può darsi in purezza o nascosta da una frenesia inconcludente. 

Il mondo è provinciale perché si è dato ai social, cioè ai giochi olimpici del futile, anche quando si dicono cose serissime. La Rete doveva renderci più liberi e invece è sempre più la palestra dell’agonia morale, lo spazio ideale per i palestrati dell’ingiuria.

 

Fotografia di Francesca Calabrese.


Il mondo è provinciale perché ovunque si è fatto invidioso, incapace di gioire dei successi dei vicini. 

Il mondo è provinciale perché è smemorato. Dopo pochi giorni quasi non c’è più traccia dell’assalto al congresso americano, un assolto che è stato una tragica festa dello spirito più greve. 

Il mondo è provinciale perché ha perso il rapporto col suo passato e ogni tensione al futuro: ovunque si gioca a tirare avanti, a Tokio e in Brianza. 

Il mondo è provinciale perché le colpe sono sempre degli altri: gli americani incolpano i cinesi, i ricchi se la prendono con i poveri.

 

Il mondo è provinciale perché ovunque c’è una sfrenata dedizione alla furbizia, all’incoerenza. Quella che chiamiamo globalizzazione in realtà è una neo ruralizzazione. L’impero della finanza è più vicino di quel che sembra alle cittadine piccolo borghesi dove da sempre ha un ruolo centrale il portafoglio. 

Il mondo è provinciale perché è ossessionato dai confini, il muro tra Stati Uniti e Messico somiglia a certe palizzate che si facevano in campagna per scoraggiare i furti dei vicini. 

 

Il mondo è provinciale perché è tutto pieno di chiacchiere: le discussioni sulla politica che si fanno nelle televisioni non sono molto diverse dalle conversazioni che si facevano nei forni e davanti alle fontane. 

Il mondo è provinciale perché non è mai stato così bigotto. La liberazione sessuale si è fermata, il matrimonio serve più che altro ad alimentare le bulimie alimentari e in qualche caso le passioni omicide. 

Il mondo è provinciale perché non è mai stato tanto accanito al contingente, lontano da divagazioni metafisiche. 

Il mondo è provinciale perché è impaurito, come può esserlo un pastore sotto i fulmini.

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Fotografia di Francesca Calabrese.