Un bene prezioso: il futuro

Ottobre mese di iscrizioni all'Università. Quello che l'Università, le Accademie, i centri di formazione formale, informale e non formale vendono è un bene così prezioso che è impossibile misurarne il valore. Un bene che vale qualsiasi prezzo: l'identità.

 

Ogni anno giovani diplomati delle scuole superiori si accalcano nei test d'ingresso dei vari istituti; i blog dei candidati testimoniano timori e speranze. Il test si carica di significati, diventa un cambiamento che porta con sé una profezia. Quella di un miglioramento, una crescita, umana e professionale. E questo nella società post-fordista succede anche per il lavoratore affermato. Vuole migliorarsi e/o salvarsi dalla crisi, e ha bisogno di una speranza, che la profezia di un corso di aggiornamento gli fornisce.

 

Ecco un sistema fondato sulla gratificazione di un individuo in perenne trasformazione: il soggetto postmoderno, colui che è perenne studente. Perché alla profezia della religione e delle ideologie si è sostituita (sarebbe meglio dire è rimasta) la cultura. Le religioni e i socialismi sono crollati di fronte alla potenza della tecnica, perché la verità non può più esistere nella tecnica, perché la democrazia ha bisogno di libertà, perché il mezzo del progresso, la tecnica, ne è diventato il fine.

 

Così il mezzo stesso dello studio è oggi il fine del destino individuale. Per questo le società di consulenza usano il marketing per invitare i candidati a iscriversi. Sono nate due linee di profitto parallele: i test d'ingresso e i corsi preparatori. I test hanno un costo, e passati i migliori, producono sempre una maggioranza indifferenziata di seconde scelte, le quali necessitano di corsi di sostegno e preparazione al test. Entrambe queste industrie guadagnano basandosi sulla preoccupazione, di giovani e lavoratori, che qualcuno cancelli i loro sogni. Le società che preparano fanno pagare i corsi di formazione continua. Chiedono agli studenti cifre sempre più alte e cercano di instillare agli alunni delle elementari, che anche loro devono avere sogni.

 

Nel terzo millennio l'età evolutiva si è dilatata così a tutto l'arco della vita e il perenne studente viene innescato in un sistema di 'capitalismo accademico'. Il furto dell'identità sta avvenendo, e si fonda sul controllo degli immaginari e delle aspettative al miglioramento. L'università sembra assomigliare sempre più a un istituzione mercantile senza scrupoli, che dichiara che essa è la soluzione a tutti i problemi e che attraverso un uso interessato della profezia mette a tacere i dubbi delle persone, costruendo un'agenda setting la cui priorità sembra essere il sapere.

 

Un'istituzione a cui consegniamo noi stessi e i nostri figli, armati solo di un assegno in bianco sul futuro. Ma il business non è quindi il sapere bensì un bene comune come il futuro, oggi territorio di monetizzazione e ricavo: futuro, sogni, identità. Questo è, probabilmente, oggi, il vero capitalismo cognitivo.

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16 Ottobre 2013