Khomeini, Neauphle Le Chateau, 1978

L’ho incontrato nelle settimane nelle quali dal suo esilio iracheno si era trasferito in questa cittadina dei dintorni di Parigi dalla quale lanciava le ultime cannonate mediatiche che preludevano al crollo dello Shah.

 

Figura di grande condottiero, contemporaneamente capo spirituale e capo rivoluzionario.

 

Freddissimo e micidiale. Gli incontri con i giornalisti nel cortile della casa in cui viveva circondato da guardie e imam erano teatralissimi rituali in cui si mescolava la preghiera con la conferenza stampa. Grande impressione di forza e determinazione.

 

In tutti i resoconti giornalistici si parlava sempre dei suoi metallici occhi azzurri. Ma li aveva marroni.

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04 Settembre 2012