Lamezia Terme, 3 marzo 2011

È così che è cominciata. Nella primavera del 2010 il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza (un nome che è tutto un programma, e una scommessa), chiede a un suo vecchio amico, Tano Grasso, presidente onorario della Federazione nazionale dell'antiracket, di diventare assessore alla legalità nella giunta di Lamezia. Lamezia è una città che tempo prima lo stesso Grasso aveva additato tra le tre roccaforti del pizzo in Italia (le altre due erano Gela e Napoli), ma che negli ultimi anni aveva visto crescere al suo interno una forte associazione antiracket. E questo è il motivo che convince Grasso ad accettare: accetto, risponde al suo amico sindaco, ma preferirei fare l'assessore alla cultura. Se c'è un terreno sul quale sperare di battere il crimine, questo il suo ragionamento, è la cultura, e in particolare la relazione con le nuove generazioni.
Diventato assessore, mi chiama. Ci incontriamo a Napoli in maggio, al Gambrinus, sotto gli occhi della scorta: Tano ce l'ha da vent'anni. La sua è una storia esemplare, commerciante di scarpe e laureato in filosofia, è tra i primi negli anni 90 a opporsi al pizzo, e a riunire attorno a sè altri ribelli: Tano è un simbolo della lotta alla mafia. Nel sole che fa scintillare piazza del Plebiscito, Tano mi travolge col suo entusiasmo, i suoi occhi chiari spalancati, il suo eloquio trapuntato messinese al miele: iddu, bedda, eccetera. Mi propone di andare a Lamezia ad “arrevuotarla”. Arrevuotarla?
Tano sa, ha visto tutto quel che abbiamo combinato a Scampia, dal 2005 ad oggi: lo riassumo qui. Dal 2005 abbiamo portato a Scampia e Napoli la non-scuola maturata in quindici anni a Ravenna. La non-scuola, ovvero un “metodo” che mette in corto circuito gli adolescenti, la loro barbarie, il rifiuto istintivo di un teatro-museo, con la forza sempreverde dei classici. Tutto era nato da una provocazione di Goffredo Fofi: facile fare la non-scuola a Ravenna, perchè non andate a Scampia? E mette in mezzo il Mercadante, il teatro stabile di Napoli allora diretto da Ninni Cutaia, perchè organizzi la cosa, il progetto che prende il nome di Arrevuoto. Arrivammo a Scampia che era ancora insanguinata dalla lunga guerra (appena terminata-mai terminata) tra i Di Lauro e gli “spagnoli”. Portammo sul palco centinaia di adolescenti, a cantare recitare fare a pezzi e reinventare Aristofane, Jarry, Molière. Fu un evento nazionale: arrivarono a Scampia tutti i critici teatrali della penisola, intellettuali di vario genere e interessi, Saviano, Matteo Garrone (che scelse alcuni adolescenti dallo spettacolo e li inserì nel cast di Gomorra). Ma l'eccezionalità di quell'arrevuoto (in napoletano: metto sottosopra), era che avevamo dato la parola a centinaia di adolescenti (tra cui anche tanti rom) in un non-luogo come Scampia; era che avevamo rimesso in vita l'Auditorium, un centro polivalente costruito nel cuore di Scampia nel 1980 con i fondi del terremoto, e mai aperto! Era lì, in mezzo alle Vele, ai palazzi dove si produce lo zucchero (così mi dicevano i bambini, dei luoghi dove si raffina la cocaina), una sala per 400 spettatori, costruita 25 anni prima e mai aperta! Un simbolo in negativo (uno tra tanti) dell'Italia!
E poi da Arrevuoto avevamo fatto nascere Punta corsara: con il sostegno di Rachele Furfaro della Regione Campania, affiancato da Debora Pietrobono avevo scelto dalle centinaia e centinaia di ragazzini di Arrevuoto un manipolo di venti (i più tenaci e talentuosi) e avevamo loro fornito delle borse di studio per confrontarsi con “maestri” come Danio Manfredini e Ermanna Montanari, Armando Punzo e Virgilio Sieni. Sono stato a Napoli fino al dicembre 2009 e lì ho considerato la mia missione conclusa. Ho passato la direzione artistica a Emanuele Valenti, che mi aveva seguito fin dal primo anno di Arrevuoto, e gli ho anche passato una compagnia, Punta corsara, capace di porsi sul mercato come un gruppo agguerrito di giovani professionisti.
Questo aveva colpito Tano, vedere come era nata una compagnia da un deserto. Non per un decreto dall'alto, ma attraverso un lavoro paziente, un lavoro di squadra, con tanti protagonisti e nessuna comparsa, durato cinque anni. Perchè non provare a fare lo stesso a Lamezia? Tano mi chiede di scendere regolarmente a Lamezia. Convengo che l'idea mi piace, ma le Albe sono impegnate per tutto il 2011. Con le Albe potremmo venire solo nel 2012. Non se ne parla, risponde irruento e sorridente Tano, dobbiamo partire in autunno. Deve essere questo il mio primo progetto da assessore. Come fare? Va bene, verrò a Lamezia, ma non con le mie guide ravennati, verrò con i corsari napoletani. Sarà una linea Ravenna-Napoli-Lamezia, che legherà l'Italia disunita.

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