Scritture

Alessandro Tassoni / Filippica prima

Che tutti i letterati italiani del Rinascimento fossero rimasti beatamente indifferenti alle sorti dell’Italia e della sua indipendenza dal dominio delle potenze straniere, è un luogo comune ancora duro a morire. Può tornare utile a smentirlo questa filippica dell’autore della disimpegnata Secchia Rapita, vibrante di passione civile contro l’occupazione spagnola.   E fino a che segno sopporteremo noi, o prencipi e cavalieri italiani, di essere non dirò dominati, ma calpestati dall’alterigia e dal fasto de’ popoli stranieri, che, imbarbariti da costumi affricani e moreschi, hanno la cortesia per viltà? Parlo ai prencipi ed ai cavalieri; ché ben so io che la plebe, vile di nascimento e di spirito, ha morto il...

Matteo Speroni. Brigate Nonni. I ribelli del tramonto

“Zolfo curry orina zafferano sudore”. È con questa sensazione olfattiva che inizia il romanzo Brigate Nonni. I ribelli del tramonto (Cooper, p. 255, euro 14) di Matteo Speroni. E poi con una raffica di kalashnikov esplosa all’impazzata in uno squallido supermarket di periferia. Eppure nulla è come sembra. Niente banditi, niente ladri, nessun criminale. Solo un gruppo di ribelli, una banda che ricorda le sgangherate accozzaglie di reduci, che popolano i romanzi di James Crumley.   Loro sono la formazione denominata Stella del mattino, capeggiata dall’ultrasessantenne Vincent Guerra, la frangia esecutiva più pericolosa delle Brigate Nonni, sorte in seguito al collasso del sistema previdenziale, che non ha più fondi per pagare...

Alberto Savinio / Immortalità degli italiani

Dalla ricca e colpevolmente negletta produzione del Savinio saggista, ecco un passo da un breve e strepitoso scritto sul carattere degli italiani, che scantona dalle ovvietà e dai luoghi comuni per consegnarci al nostro destino di immortali e incombustibili come tegamini di coccio refrattario.   Anche mortalmente colpito, l’Italiano non muore. Non riuscirebbe a morire anche se lo volesse. L’Italiano è nella medesima condizione in cui era il centauro Chirone, e che a costui era tanto venuta a fastidio: è immortale. Per poter morire, anche l'Italiano, come Chirone, dovrebbe chiedere licenza. Ma oggi a chi si chiede licenza di morire? Del resto nulla dimostra che l'italiano abbia desiderio di morire. E se l'italiano, diversamente da...

Norman Manea. Il rifugio magico

Il nuovo romanzo di Norman Manea, Il rifugio magico (Il Saggiatore) offre al lettore una vertigine di stupore e intelligenza e al recensore regala anche la scelta della chiave di lettura da individuare. Si tratta infatti di un libro dalla complessa stratificazione tematica, in cui la biografia dell’autore e la sua profonda sensibilità si intrecciano con la storia contemporanea e con una vasta cultura letteraria; fin dall’esordio si entra al cospetto di un’opera di grande respiro che ha tutte le caratteristiche di un capolavoro.   L’autore, rumeno di origine ebraica nato nel 1936, è stato internato da bambino in un lager per poi essere perseguitato come dissidente dal regime di Ceauşescu. Nel 1986 la via dell’esilio lo porta negli...

Marco Codebò. La bomba e la Gina. Intorno a Piazza Fontana

La bomba e la Gina. Intorno a Piazza Fontana (Round Robin Editrice, 2011) è un romanzo sull’attentato del 12 dicembre 1969 a Milano, sulla figura dell’anarchico Pinelli, sulla continuità tra fascismo e Repubblica (valga per tutti la figura di Marcello Guida, vicedirettore del confino di Ventotene durante il ventennio e questore di Milano nel 1969), su un buco nero della nostra memoria storica. Un romanzo-inchiesta: non documento storico, né denuncia, né collezione di testimonianze. La struttura è funzionale a ingarbugliare storia e invenzione, a produrre l’effetto di emergenza della realtà nella finzione che Perec ricercava nella scrittura, identificandolo come responsabile del potere dell’arte del trompe l’oeil...

Guido Ceronetti / Abbiamo una patria

Senza dubbio, una delle caratteristiche più tenaci e diffuse che contraddistingue gli italiani è assumere la posa di antitaliani: la retorica dell’antitalianità, saldi alla mano, è una topica dell’italianità. Tra le innumerevoli salmodie sul tema, vale la pena se non altro optare per Ceronetti, unico per stile e coerenza.   L’Italia è stata molte patrie che avevano nomi di città; ha tentato anche di diventare una patria unica, per un po’ di tempo abbiamo creduto che lo fosse; il sortilegio di una città adriatica che per un misterioso capriccio voleva farne parte c’entrò in modo determinante e soddisfare questa voglia costò troppo caro. Col rientro di Trieste, nel 1954, ogni...

Duka e Marco Philopat. Rumble Bee

Rumble è una parola onomatopeica inglese che significa “rimbombo”, “boato”, “frastuono”, “fracasso”, ma è anche riferibile ai movimenti interni del corpo e delle sue viscere: “brontolio (di stomaco)”, “gorgoglio”. Il romanzo di Duka e Marco Philopat Rumble Bee (Agenzia X, pp 301, 15€) è il racconto di un rumble, la registrazione fedele dei rumori e sommovimenti impressi nel cervello di Malcolm, un “ragazzo” quarantenne romano, dipendente precario di una piccola casa editrice e standista presso le moltiplicantesi fiere del libro. Gli autori non ci vogliono presentare un’anima con una storia e pensieri definiti; quello di Malcolm è un cervello fatto di tessuti,...

Niccolò Machiavelli / Il principe

Accantonando gli usi politici che delle pagine del Segretario fiorentino sono stati fatti nel corso dei secoli (giusti e sbagliati, per dirla con Calvino: da Gramsci ai corsi per manager, dai teorici della ragion di stato alla Biblioteca dell'utopia di Silvio Berlusconi editore), di questo ultimo capitolo del Principe stupisce lo slancio appassionato. Dopo pagine venate di pessimismo della ragione – indotto oltretutto da un contesto politico a dir poco turbolento – Machiavelli, auspicando il riscatto dell'Italia, nell' exhortatio cede, se non all'ottimismo, all'incitamento vibrante. Valgano allora le parole di un celebre passo della Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis: "Siamo dunque alteri del nostro Machiavelli. Gloria a lui,...

Laura Pariani. La valle delle donne lupo

La valle delle donne lupo (Einaudi, pp. 242, euro 19,50) è il luogo dove Fenísia C. trascorre quasi tutta la sua vita. L’autrice del romanzo, Laura Pariani, inventa uno spazio labile e brumoso dove i ruscelli scorrono impetuosi, la nebbia rende incerti i contorni delle cose e la terra, come la vita, è dura e difficile.   Fenísia vive ai bordi del cimitero del Paese Piccolo, è la figlia di una famiglia di sotterramorti, suo padre Marziano e suo zio Biâs, come suo nonno e il bisnonno, hanno sempre vissuto e lavorato a ridosso delle tombe. Per lei e la cugina Grisa non c’è niente di strano, imparano presto a giocare e nascondersi fra le lapidi, per loro non vi è differenza tra la vita e la morte.   Ma la...

Thomas B. Reverdy. L’ombra vuota

La storia raccontata da Thomas B. Reverdy in L’ombra vuota (traduzione di Gaia Amaducci , Sironi editore, Milano 2011) non ha la forma del noir nonostante verta attorno ad un’inchiesta per omicidio e non ha nemmeno la costruzione del romanzo nonostante l’intreccio che coinvolge i personaggi principali. La storia si sovrappone nella forma come nell’ambientazione ad un cantiere - siamo a Ground Zero - come un palazzo in costruzione ancora non chiaramente visibile e comprensibile. Brevi pezzi narrativi si alternano a lunghe disquisizioni sulla città, sul suo carattere e sulle sue strade: tutto è ridotto all’essenziale e la sensazione è di ritrovarsi tra le pagine di una guida capace di raccontare l’immaginario incrinato di una citt...

John Berger. Fotografia e verità

Esce questa settimana il nuovo volume della collana “Riga” (pp. 350, € 25) dedicato a John Berger, scrittore, saggista, disegnatore, poeta, collaboratore di giornali, sceneggiatore, e altro ancora, una delle figure più importanti della cultura europea contemporanea. Lo cura Maria Nadotti, da anni sua traduttrice; contiene saggi e testi inediti di Berger, oltre a conversazioni, dialoghi, commenti dello scrittore inglese. Numerosi i collaboratori del numero edito da Marcos y Marcos, da Salman Rushdie a Elena Poniatowska, da Arundhati Roy a Michael Ondaatje; l’indice del numero oltre ad altri materiali, tra cui una bibliografia completa dei testi di Berger, si legge in www.rigabooks.it .   Il testo che qui presentiamo, compreso nel volume di “...

Tommaso Campanella / D’Italia

Se per tutto il Rinascimento cospicua è stata la produzione di testi ispirati alla nazione – specie nell’ambito del petrarchismo civile – , nel Seicento, sul versante della poesia, si rinvengono poche occorrenze significative del tema Italia. Tra esse spicca un sonetto di Tommaso Campanella, D’Italia (1622), nel quale torna il topos della personificazione femminile della nazione (La gran donna, ch’a Cesare comparse) e, dello stesso autore della Città del sole, una serie di otto madrigali Agl’italiani, che attendono a poetar con le favole greche, contro la pessima voga per la quale “gli Italiani cantano le bugie de’ Greci, e non le sue veritadi”.     La gran donna, ch’a Cesare comparse sul...

Elena Ferrante, L’amica geniale

Le due bambine si tengono la mano su per la scala buia e polverosa della vita. Il loro mondo è quello di un rione povero di Napoli, pare un paese sperduto, la città è appena dietro la collina ma sembra già un’altra realtà. Nelle strade, fra i palazzi la voce della violenza impesta l’aria, memorie di tempi lontani che affondano le radici ben prima della nascita delle due protagoniste di quest’ultimo libro di Elena Ferrante, L’amica geniale (edizioni e/o, pp. 329, € 18). L’infanzia di Lila e Lenù è un’infanzia di brutalità, di pietre in faccia, di sangue, di urla contro i genitori, di voli fuori dalla finestra scaraventate da padri imbufaliti. I bambini riproducono i comportamenti degli adulti...

Giosuè Carducci / Presso la tomba di Francesco Petrarca

“L’Italia è un’espressione geografica”, sanciva sprezzante Metternich, volendole negare dignità di nazione e indipendenza politica. Sebbene al giorno d’oggi, nell’Italia del tempo presente, una battuta come quella del celebre cancelliere asburgico la si potrebbe considerare lusinghiera e benevola, piuttosto che sprezzante (sarebbe rassicurante, al tempo della Lega nord e di scuole pubbliche etniche marchiate col sole delle Alpi, sapere che l’Italia è ancora quantomeno un’espressione geografica), vale ancora, per efficacia e senso della storia, la risposta di Giosuè Carducci, strategicamente pronunciata Presso la tomba di Francesco Petrarca.     Quando il principe di Metternich disse l’...

Nir Baram. Brave persone

La domanda è nota, se la sono posta in molti, Primo Levi, Hannah Arendt, Jean Améry e più recentemente Christopher Browning, Daniel Goldhagen: chi erano i carnefici? Uomini o demoni? E quanti erano? Un’élite del male che si è impossessata del potere nella Germania degli anni Trenta e nella Russia sovietica o una massa di anonimi e diligenti servitori dello Stato – padri di famiglia, bravi ragazzi volenterosi, giovani in carriera, nonni amorevoli, intellettuali colti e raffinati – tutti vittime di un sentimento di paranoia collettiva, che individuava senza tentennamenti il nemico da abbattere, il male da estirpare alla radice, le idee da distruggere, le cospirazioni da sedare?   Anche le risposte sono note, le ricerche...

Francesco Permunian. La Casa del Sollievo Mentale

La Casa del Sollievo Mentale (Francesco Permunian, Nutrimenti, 2011, pp. 176) è il luogo dove celebrarne l’assenza, il limbo allucinato in cui sostare senza riposo tra il rimpianto della follia perduta e l’incontrollato abbandono. Le pareti sono di carta e parole, solide quanto occorre per imprigionare le anime incendiarie e voluttuose che la abitano, ma non abbastanza per trattenere il contagio. Sui bordi del lago di Garda, come tra le quinte polverose di un teatro abbandonato, maschere deformate e sconvolte compaiono sul palcoscenico: Alfonso Maria Manotazo, nobile e romantico discepolo di Guido Ceronetti; il parassita Alfreduccio, necrofilo profanatore di cadaveri, libri, bambole e termosifoni; Donna Maria Reginalda, presidentessa delle Dame di San Vincenzo, che...

Un osceno tran tran

Auden: “Ciò che realmente invidio è che tu stai ancora lavorando”. Britten: “Tu non lavori?” Auden: “Ogni giorno, ma non faccio nulla. Ho il vizio dell’arte; scrivo poesie di una gradevole domesticità, tentando di catturare le poche carbonizzate emozioni che vagano nel mio passaggio stralunato. In ogni caso, scrivere è apparentemente terapeutico”.   The Habit of Art (Il vizio dell’arte) è una delle commedie recenti di Alan Bennett: è andata in scena al National Theatre di Londra nel 2009 con Alex Jennings nei panni di Britten e Richard Griffiths in quelli Auden. All’ultimo Prix Italia si è vista una produzione televisiva di Channel Four, diretta da Adam Low, in cui Bennett...

Domenico Starnone. L’autobiografia erotica di Aristide Gambìa

Aprendo una pagina a caso del nuovo romanzo di Domenico Starnone, pubblicato da Einaudi (p. 460, E 20), con una copertina di rara eleganza, ci sono buone probabilità di imbattersi in parole oscene, in descrizioni puntuali che disegnano il sesso senza troppe concessioni al linguaggio metaforico o soltanto allusivo. Si tratta dunque di un libro pornografico? No, se per pornografia intendiamo uno scrivere finalizzato unicamente alla produzione di uno stato di eccitazione sessuale attraverso un’esibizione che nulla lascia alla fantasia e all’ambiguità. Ambiguità che è invece la chiave per comprendere questo romanzo, la cui struttura, che crea cornici e confini incerti, permette al racconto di procedere su più binari, architettati ad arte...

Giovanni Boccaccio / Rime, XCIII

Anche il mondano Boccaccio si prese la briga, sulla scorta del maestro Dante Alighieri (un verso come “che fece Italia già donna del mondo” risente della lezione dantesca e sembra discendere direttamente da “non donna di province ma bordello”), di intonare un’appassionata invettiva in versi all’Italia. E sebbene l'autore del Decameron riconoscesse che lo scrivere in versi non era nelle sue corde, questo suo sonetto civile, scritto probabilmente intorno al 1375, è tutt’altro che disprezzabile.     Fuggit’è ogni virtù, spent’è il valore che fece Italia già donna del mondo, e le Muse castalie son in fondo, né cura quas’alcun del lor onore....

William Gaddis. L’agonia dell’agape

L’agonia dell’agape (Alet edizioni, Padova 2011, 144 pp., Traduzione di Fabio Zucchella) è qualcosa di più di un capolavoro, è un tentativo di capolavoro. William Gaddis decripta in poco più di novanta pagine la sua ossessione per la “meccanizzazione delle arti”. Un lungo monologo ricchissimo di citazioni e spesso dichiaratamente autobiografico con cui Gaddis tenta di riappropriarsi della propria posizione di autore, un modo per tentare di esaurire la propria ossessione coltivata per più di quarant’anni: il tempo sfugge all’autore ormai destinato alla morte.   La voce monologante è quella di un vecchio scrittore ormai morente che tenta di riannodare i fili del discorso sdraiato su un letto d’...

Giorgio Fontana. Per legge superiore

L’intento di Giorgio Fontana nel romanzo Per legge superiore (Sellerio, pp. 245, 13€) è chiaro: mettere in luce la tensione inevitabile che esiste fra giustizia e verità mostrandoci come essa non dimori fra i concetti, ma negli uomini che li frequentano, li applicano e li praticano. È il caso di Roberto Doni, sostituto procuratore di Milano, personaggio malinconico come la città in cui abita, alle prese con il caso di Khaled Ghezal, ragazzo tunisino ingiustamente accusato di aver partecipato a una violenta aggressione in cui una ragazza ha perso l’uso delle gambe.   Non è la prima volta che Doni entra in contatto con il male: per anni era riuscito a occuparsene dal sicuro scranno della giurisprudenza, dal quale amministrava la...

Nicholson Baker. La Casa dei Buchi

L’aggettivo più appropriato per l’ultimo libro di Nicholson Baker è impudico. Lo scrittore americano infatti si diverte a creare una macchina del piacere senza ammiccamenti, metafore nascoste, astrusi doppi sensi. No, nella Casa dei Buchi (Bompiani, euro 18,90, pagg. 304) tutto è in bella mostra, volutamente esibito, sfacciatamente offerto alla voracità dello sguardo. Nessun gioco di svelamento erotico. Nessuna sottigliezza psicologica che vada a scavare nei turbamenti del nostro inconscio. Qui il sipario è stato strappato e al di là della scena, istrionicamente occupata dalle nostre più sconce voluttà, non c’è più niente che conti davvero.   Tutto avviene sotto la luce abbagliante dei primi...