Teatro

Viaggio nelle scene d’estate #3 / Santarcangelo 2050: nella mutazione

Di Santarcangelo 2050, seconda puntata del festival del cinquantenario diretto da Motus, solo alcuni sprazzi. Il programma, immenso, disegnava un “Futuro fantastico”, come si leggeva con lettere al neon collocate su un margine del pratone detto “nellospazio” dove si svolgevano parecchi spettacoli: un futuro di mutazioni. E il primo oggetto registrato come mutante è proprio il teatro, trasformantesi in clip, video, interventi musicali, performance, laboratori, giochi, dichiarazioni e azioni militanti, contaminazioni con altri linguaggi e rituali, come ormai avviene da decenni nelle scene più inquiete. Una mutazione per provocare a entrare in tempi complessi. In sostanza il programma si rivela un bombardamento di oggetti vari, multipli, insinuando il sospetto di un certo horror vacui e...

Campania Teatro Festival: una mostra e due apparizioni / Da Napoli a Sansepolcro. Per un teatro in levare

Distese di prati all’inglese e lunghi viali in mezzo al bosco accolgono gli spettatori in fuga dal caos violento della ripresa e dall’arsura cittadina nell’incantevole Parco di Capodimonte: è questo il primo “spettacolo” della quattordicesima edizione del Campania Teatro Festival (fino a un anno fa Napoli Teatro Festival). Già l’anno scorso, causa pandemia, la rassegna aveva finalmente abbandonato i teatri, cominciando a (ri)aprirsi alla città. Quest’anno si è definitivamente spostata nelle varie location del Real bosco che per secoli ha ospitato regnanti e nobiltà partenopea. Il festival come sempre ha la durata di circa un mese (giugno-luglio), con un programma fittissimo di prosa, letteratura, musica, una sezione “Osservatorio” quasi notturna, la scena internazionale calendarizzata a...

Viaggio nelle scene d’estate #1 / Il vulcano, il castello, fuori dalla laguna

Come è l’Italia post pandemia? Ansiosa di recuperare il tempo perso, di dare vita a cose per troppo tempo rimandate, rimaste in sospeso, tante. Nel teatro è così: tra giugno e luglio sembra tu possa vedere tutto quello che ti è stato negato durante l’autunno, l’inverno, la primavera. Viaggi, tra festival e prime di singoli spettacoli, da un capo all’altro della penisola. È un mordi e fuggi di immagini che si sovrappongono, ma è anche un modo per tastare il polso a un Paese che vuole riprendersi senza avere ancora imparato la lezione della necessità della lentezza, di fare meno e fare meglio; con qualche felice sorpresa che fa sperare.    Il murale al teatro Verga di Catania. Catania: Franco Scaldati, Pinocchio   La Grande Madre la chiamano, l’Etna: i marciapiedi e le...

Politico Poetico del Teatro dell’Argine / Chiaroscuri dell’adolescenza

Uno e trino è il progetto Politico Poetico del Teatro dell’Argine, piccola ma importante componente del più ampio programma Così sarà! La città che vogliamo, realizzato da ERT Fondazione / Comune di Bologna e co-finanziato a livello europeo (Programma Operativo Città Metropolitane 2014-2020). La sua unità sta nel fatto di usare il teatro come strumento per rivolgersi agli adolescenti della città di Bologna e della Città Metropolitana, i quali sono sia oggetto di riflessione civile ed estetica, sia coinvolti in quanto giovani cittadini attivi e artisti propositivi. La “trinità” del progetto risiede, invece, nelle azioni in apparenza divergenti che Politico Poetico compie sul territorio. Una prima consiste nell’attività di formazione. Gli adolescenti di Bologna e dintorni hanno frequentato...

Diario (10) / Dante: dal tramonto all'alba

Sono le 6.12 del mattino di sabato 26 giugno. L’attraversamento della notte di verso Paradiso è appena terminato, dopo essere iniziato ieri sera alle 20.45 nei giardini pubblici di Ravenna. Ho ancora un po’ di sangue nelle vene e di energia nel cervello. Spero di non collassare. Ma devo spedire questo ultimo diario alla redazione di doppiozero, in modo da permetterle di organizzare l’uscita del pezzo per domani. Della giornata di prova del 24 avevo già scritto ieri, diciamo che mi ero fatto avanti, così. “La “generale” è andata. Generale? Si chiama così l’ultima prova prima del debutto, ma quella di oggi è stata in realtà l’unica prova che abbiamo fatto tutti insieme. Tutti e settanta, contando solo le attrici e gli attori impegnati. Quindi una “generale” e un soldato semplice insieme, un...

Fanny & Alexander a Ravenna Festival / Mario Draghi nel regno delle fate

Siete pronti a entrare tra gli incantesimi? Un suono molto basso, un pizzicato, un accordo, un violino, poi un flauto sottile. Sospensione. Tre attori e due attrici prendono possesso con larghi gesti, misteriosi, di uno spazio bianco, lungo e stretto, circondato da oggetti che sembrano strani leggii. Questi si illuminano di cangianti luci nette, blu, verdi, gialle, rosse, come occhi quadrati. Gesti ieratici, sospesi; sospensione della gestualità quotidiana. Gli attori si schierano di fronte al pubblico. Si rimpallano le “regole per riuscire a vedere una fata”: “deve essere un pomeriggio caldissimo… troppo caldo per fare qualsiasi altra cosa… devi avere un po’ di sonno, ma non tanto da non riuscire a tenere gli occhi aperti… e ti devi sentire, come dire?... incantato… eerie dicono gli...

Diario (9) / The Sky over Kibera

Nel 2017 sono stato a Kibera, il più grande slum di Nairobi, e forse del Kenia, per mettere in scena la Divina Commedia con 150 bambini e adolescenti, che non solo Dante Alighieri non lo avevano mai sentito nominare, ma dell’Italia stessa non avevano (i più grandicelli) che una vaga conoscenza, legata esclusivamente ad aspetti di carattere calcistico. Football. A invitarmi là erano stati Riccardo Bonacina, direttore della rivista “Vita”, e Sandro Cappello di AVSI, una Ong che lavora in tutto il mondo, dopo aver letto Aristofane a Scampia, il libro pubblicato da Ponte alle Grazie in cui racconto le avventure della non-scuola, da Ravenna a Dakar, da Mons a New York, passando appunto per la periferia napoletana. Immaginatevi Kibera come uno dei tanti slum del mondo: una distesa infinita di...

Latella al Piccolo Teatro / Hamlet, la misura del fallimento

“Di fronte ad Amleto”, annotava Arbasino nel 1965, “mi pare che il problema critico essenziale non sia se lo spettacolo sia riuscito o no, ma se si perde onorevolmente oppure con vergogna”. Antonio Latella, giunto al suo terzo Hamlet, può oggi accostarsi alla questione con la consapevolezza del veterano. Nel libretto di sala – che accompagna il debutto al Piccolo Teatro di Milano dopo il triste walzer di chiusure e riaperture – si legge infatti che per il regista “dirigere Hamlet significa misurarsi con il testo del fallimento”. Dietro questa affermazione, solo apparentemente retorica, si nasconde invero la cifra dello spettacolo: un vero e proprio atto di umiltà registica nei confronti del testo-sirena che ha ammaliato tutti i giganti della storia del teatro. Dopo oltre trent’anni di...

Mostre e anniversari / DadaDams: una storia dimezzata

Sono passati cinquant’anni da quando il grecista Benedetto Marzullo a Bologna inventò il Dams, Corso di laurea in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo, cui si aggiunsero in seguito indirizzi di comunicazione e cinema. Chiamò a insegnare figure allora fuori dall’accademia, protagonisti dell’industria culturale, del disegno industriale, dell’urbanistica, delle nascenti scienze semiotiche e dello spettacolo, delle arti, della musica, registi e protagonisti dell’avanguardia, ossia, citando in modo incompleto: Umberto Eco, Franco Donatoni, Luigi Squarzina, Renzo Tian, Giuliano Scabia, Ferruccio Marotti, Fabrizio Cruciani, Tomás Maldonado, Pier Luigi Cervellati, Lamberto Pignotti, Furio Colombo, Anna Ottani Cavina, Renato Barilli, Gianni Celati, Guido Neri, Guido Guglielmi,...

Conversazione con Michele Di Stefano / Per una danza “normale”

Tra teatri e spazi espositivi, riprende l’attività di danza anche a Roma. Abbiamo intervistato Michele Di Stefano, curatore del progetto Buffalo per il Teatro di Roma, istituzione presso cui il coreografo cura la rassegna di danza Grandi Pianure. Realizzata in collaborazione con Palaexpo, la seconda edizione di Buffalo si svolge dal 10 al 13 giugno 2021 negli spazi del MACRO, Museo d’Arte Contemporanea di Roma, e dell’Istituto Svizzero. La rassegna internazionale, articolata attorno al titolo Il corpo aperto, prevede la partecipazione di numerosi artisti e artiste tra cui Yasmine Hugonnet, Nicola Galli, Panzetti/Ticconi, Jérôme Bel, Industria Indipendente, Cristina Kristal Rizzo, Francesca Grilli, Daniele Albanese, Collettivo C.G.J., Jamila Johnson-Small, Alexandra Bechzetis e le...

Frosini/Timpano / Autopsia della Rivoluzione

Grandi bandiere tricolori bianco-rosso-bleu stinte, cadenti, bordeggiano l’ampia scena vuota, al Fabbricone di Prato. Un grande freddo racconta Ottantanove, l’ultimo spettacolo di Elvira Frosini e Daniele Timpano, con il supporto immedesimato di un attore capace di notevole finezza interpretativa come Marco Cavalcoli: quello dell’idea e della pratica della rivoluzione, delle rivoluzioni che hanno attraversato l’Occidente, dalla presa della Bastiglia alla caduta del muro di Berlino e oltre. “Il mercato sopra di me, la legge del mercato dentro di me”, si sentirà a un certo punto, verso la fine, quando i giochi saranno ormai scoperti e ci si accorgerà che lo spettacolo, con gli attori in bianco e nero come fotografie di un altro tempo, come ricordi lontani di altre epoche, in realtà ci hanno...

“Tremita l’aria quando sorge amore”

L’ultima volta che ho visto Giuliano Scabia, il 5 maggio scorso, fiaccato dalla malattia che lo avrebbe portato alla morte, gli ho chiesto di leggere il finale della Commedia Olimpica, rappresentata nel 2019 al teatro Olimpico di Vicenza (pubblicata da Laboratorio Olimpico/Atti). La poesia per Giuliano non era solo scrittura, ma era voce, corpo, immagine, pensiero profondo… È stata l’asse di tutto il suo lavoro artistico, un’interrogazione alle lingue del tempo, una trasposizione del presente nei sentieri dell’immaginazione, fuori dalle strade e dalle autostrade dei generi riconosciuti, in cerca delle profondità della foresta e degli sprazzi di luce delle radure.   Aveva appena finito di raccogliere tutta la sua opera poetica, da Padrone & Servo  del 1964 ai suoi ultimi...

Un’altra stagione / Il teatro, ritorni in sala

“A coloro che, innumerevolmente innumerevoli, non capiscono molto né della mancata apertura di alcuni teatri, né dei movimenti di protesta che li occupano, né di ciò che a loro si oppone, né di ciò che li unisce”. A tutti costoro il drammaturgo Wajdi Mouawad, direttore del Théâtre National de la Colline di Parigi, dedica il suo Manifesto pubblicato il 20 maggio 2021.  È trascorso un anno da quando, su queste pagine, riportando qualche pensiero sul diario di quarantena di Mouawad, scrivevo come la parola condivisa avrebbe potuto rappresentare la chiave della ripartenza delle scene teatrali e, più in generale, della condivisione culturale. Era quasi estate, siamo tornati nelle sale e nelle arene all’aperto, è stata questione di qualche mese, poi il virus ha fermato tutto, ancora....

Diario (5) / Il furto delle ossa di Dante

Chi la conosce la storia delle ossa di Dante? Di come furono abilmente trafugate e nascoste dai frati della basilica ravennate di San Francesco, in una notte del 1519, per non consegnarle alla delegazione del papa Leone X e dei fiorentini che volevano riportarle in patria? La vicenda ha il sapore di un thriller politico-religioso, con risvolti burleschi: i francescani contro il Vaticano! I francescani ladri delle ossa! Delle “brave persone”, così li definiva sogghignando mio padre, divertendosi e divertendomi nel raccontarmene la storia, quando ero poco più che un bambino.    Storia che cominciava così: a metà del Trecento, Firenze e Ravenna nutrono verso il poeta sentimenti opposti, per la prima Dante rimane un fuorilegge, la seconda lo venera come lo scrittore che ha onorato...

Teatrante e scrittore / Ciao Giuliano Scabia, poeta luminoso

Se n’è andato poco prima di compiere 86 anni Giuliano Scabia, poeta luminoso, inventore di teatro fuori dai ranghi, narratore fantastico. Il papà di Marco Cavallo, simbolo della liberazione dalle mura dei manicomi, è morto stamattina nella sua casa di Firenze, conservando, quasi fino alla fine di una lunga malattia, uno spirito divinamente fanciullesco. Qualche giorno fa mi aveva raccontato lo schema del suo quinto romanzo di Nane Oca, che rimarrà purtroppo incompiuto, la storia della Vaca Mora a Stoccolma per il Nobel, che incontra il Toro Incorna, insieme a tutti i fantastici personaggi della sua saga del Pavano Antico, Ruzante più Teofilo Folengo, alla ricerca di una stralingua padana (e poetica) e di quella della capacità di fantasticare che troppo spesso in tutti noi si assopisce....

Abstract di Silvia Rampelli / Il reale ineludibile di Habillé d’eau

Quando nel lontano 1956 Il settimo sigillo venne presentato al festival di Cannes, François Truffaut scrisse che Bergman e il suo cinema erano “molto al di sopra dei nostri papillons”. Tutti gli spettacoli di Silvia Rampelli, in qualunque spazio avvengano e qualunque pubblico vi assista, vengono accolti da una reazione che ha a che vedere con questo. Con il rispetto. Il che non significa che non coinvolgano lo spettatore (al contrario sono sempre rubricabili nella categoria dell’esperienza) o che lo tengano a distanza, ma che lo invitano ad abitare una distanza. Forse è per via del silenzio che instaurano, del suo rivelarsi via via screziato di rumori – di lontani fischi, di impreviste interferenze sull’orlo della casualità, come il lieve beep che attraversa come un colpo di vento le...

Verso Paradiso / Dante: poesia come "gloria della lingua"

“Non intendono gli uomini questo Discorso (logos) che è sempre né prima di udirlo né quando una volta lo hanno udito, e per quanto le cose si producano tutte seguendo questo Discorso (logos), è come se non ne avessero alcuna esperienza, essi che di parole e di opere fanno pure esperienza, identiche a quelle che io espongo distinguendo secondo la sua natura ogni cosa e mostrando come è: ma agli uomini sfugge quello che fanno da svegli, e di quanto fanno dormendo non hanno il ricordo.” Eraclito   Supino sul letto, intorno alle cinque del mattino, cercavo di riaddormentarmi. Attribuivo l'insonnia ai tanti pensieri di quel periodo particolarmente duro per me, perciò mi sforzavo di non pensare a nulla. Ma dopo innumerevoli tentativi mi accorsi di non riuscirci. Con stupore, e con un certo...

Diario (8) / La bellezza del mondo

“Educa e spera”. L’ho trovato disegnato a lettere ottocentesche sulla facciata a mezzogiorno del palazzo comunale di Pieve di Soligo. Quel palazzo è stato in origine una scuola e tale origine spiega il perché di quel motto sapienziale. È carico di utopia pedagogica: suona affine all’“aspetta e spera”, che – al di là della nascita funesta in Faccetta nera – nel parlare comune è diventato lo sberleffo cinico a una speranza che mai si realizzerà, ma ne è invece il radicale rovesciamento: semina e spera. È sapienza contadina: fatica e spera. È il senso stesso del fare cultura, del far germogliare: coltiva il terreno, le vite dei ragazzini che ti trovi davanti, suda, mettici il tuo tempo e il tuo sforzo, e poi lascia fare al mistero. Al sole, alla pioggia dal cielo. E prega che il mal tempo,...

Diario (7) / Cordula, dantista femminista

Ma cosa ci fa una donna, e per di più vestita da uomo, nel tempio maschile del dantismo? Attenzione, stiamo parlando di oltre un secolo fa, non dei nostri anni di transgender: 9 maggio 1920, Cordula Poletti varca la soglia della Biblioteca Classense, a Ravenna, per tenervi la sua “lectura Dantis”. Nessuna prima di lei. Non ha paura: camicia bianca e cravatta, una camelia appuntata sulla giacca, scarpe a tacco basso e larga suola spessa, colei che Sibilla Aleramo anni prima aveva chiamato “la fanciulla maschia”, avanza nella Sala di Dante, dove leggerà e commenterà il XXXIII del Paradiso, canto arduo e complesso, la vetta più alta della Commedia. Sembra lo abbia fatto apposta, a sceglierlo: sa che deve competere al massimo livello di difficoltà possibile. Non sente, o finge di non sentire...

Diario (6) / Dovete morire!

“Dovete morire!”. Così ha risposto un’adolescente, senza pietà, a una signora anziana che rimproverava lei e i suoi compagni di non portare la mascherina e di stare abbracciati. La signora anziana, dall’alto del balcone, si lamentava guardando i giovani lì in basso che non rispettavano le regole, “non siete responsabili!”, gridava. I ragazzi sono stati per un poco ad ascoltarla, sorridendo tra loro, poi la più sfrontata, una testa di riccioli biondi e il dito puntato verso il balcone: “Dovete morire!”.   La scena è avvenuta a Ravenna, non lontano dalla tomba di Dante Alighieri, quella tomba di cui abbiamo raccontato domenica scorsa le tumultuose vicende, legate alle ossa del poeta. Sempre di morte si tratta…   Già. Le regole, il covid: tutto giusto. Dobbiamo essere responsabili...

1936 - 2021 / L'icona Carla Fracci

Carla Fracci, ballerina assoluta, è stata musa, mito e per sempre sarà icona. La salutiamo oggi, 27 maggio 2021, in questo anno in cui già troppi, tristemente, se ne sono andati. Nei suoi 84 anni di vita, Carla Fracci ha incarnato la quintessenza del balletto con una grazia, un rigore e un’eleganza esemplare. Scrivere parole d’addio dedicate a questa grande artista che per sempre vivrà al di là del tempo, ne siamo certi, non è semplice. Le parole non basteranno mai, per dire tutta la bellezza di questa immensa ballerina. Inoltre, sovrapporre l’emozione di queste ore e il ricordo, già storico per la sua monumentale portata culturale e artistica, di una carriera infinita, sarebbe a dir poco limitativo. Lascerò allora che queste parole prendano forma, in punta di penna, e cercherò di farlo a...

Verso Paradiso / Sulle orme di Dante: da Ravenna a Timisoara

L’ombrosa Zona dantesca (o Zona del Silenzio) attorno alla tomba del poeta e alla Basilica di San Francesco è diventata fin da subito il mio rifugio dal sole preferito durante le incantevoli visite a Ravenna. Naturalmente la tomba stessa è una meraviglia, un simbolo degli omaggi al Sommo Poeta di cui ricorre quest’anno il settecentenario dalla morte. Soltanto guardare il piccolo giardino a destra del monumento mi riempie di pace. Essendo cresciuta in Romania e avendo poi vissuto più della metà della mia vita in Austria, i versi della Divina Commedia non mi erano familiari. Inutile dire che conoscevo il contenuto del capolavoro dantesco, ma non lo avevo mai studiato a scuola, come per esempio il Faust di Goethe o La stella della sera di Mihai Eminescu, un poema narrativo in 98 strofe – che...