Scritture

A vent’anni dalla morte / Bufalino e l’uomo invaso

Vent’anni dalla morte di Gesualdo Bufalino: sembrano tanti, se pensiamo a una civiltà così diversa da allora, e dal mondo tutto novecentesco di un uomo che, dal suo estremo lembo di provincia, non aveva fatto in tempo a emozionarsi per le “Tristezze di San Luigi” (così racconta che veniva ipercorrettivamente tradotto St. Louis Blues dai giovani siciliani che furtivamente e golosamente scoprivano quei neri ritmi d’America banditi dall’autarchia fascista) e già veniva folgorato dagli abissi di Charlie Parker; o, se preferite, s’era appena innamorato d’una madeleine inzuppata nei ricordi e già doveva fare rapidamente i conti con le più algide vertigini bibliotecarie d’un argentino cieco.  E cos’avrebbe pensato degli anni Doppiozero – o, meglio, 2.0 – quest’uomo del Novecento che s’...

Da Matilde Serao a Pier Paolo Pasolini / Scrittori italiani a Gerusalemme

«All’alba del XX secolo Mosè si ferma in Alessandria d’Egitto, come Cristo ad Eboli». Invero un po’ poco, in un’età che invece vede diffondersi e confermarsi il viaggio sia in quanto catarsi, o esperienza iniziatica, sia come percorso di conoscenza e condivisione. L’oggetto manifesto del volume al quale stiamo dedicando la nostra attenzione è dichiarato fin dalle primissime pagine, trattandosi del tema del viaggio a Gerusalemme nella cultura letteraria italiana a cavallo tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi sessant’anni del secolo successivo. La data limite è il 1967, con la Guerra dei sei giorni, quando l’intero scenario regionale sarebbe mutato, da subito con gli effetti della vittoria militare d’Israele ma anche sul lungo periodo, con processi in atto i cui risultati dobbiamo...

Di volatili e regimi / Le creature di Alejandra Costamagna

Durante un conflitto a fuoco raramente si ha l’occasione di fermarsi a riflettere sulle sorti dei volatili di piccola taglia, quelli che, come i passeri, ben si adattano alla prossimità dell’uomo, locatari di tetti, muri, tegole e comignoli. Tuttavia, nel caso in cui lo scontro avvenga in zone ad alta densità abitativa, i primi a lasciarci le penne pare siano proprio loro, colpiti dalle raffiche dei mitra nel cielo o carbonizzati nei nidi sulle case che bruciano. In un quartiere di una metropoli cilena, forse la capitale, mentre gli uccellini si trasformano in pezzi di carbone che puzza, un uomo sparisce al passaggio dei camion blindati della polizia che terrorizzano tutti, comprese le bestiole domestiche e quelle semidomestiche.    È il padre della protagonista del testo “C’era...

Una favola sul secondo novecento / Giuliano Scabia: l’azione perfetta

Si è data tre compiti nella vita, Sofia. Sconfiggere la morte; ritrovare il padre Lorenzo, morto quando era piccola, un violoncellista magico che aveva suonato per il sole e incantato con la sua musica le bestie nella giungla della lontana India; scoprire se il partigiano giustiziato come assassino di un prete negli ultimi convulsi mesi di guerra era il giovane ricciuto cui lei, bambina, aveva aperto la porta quando erano sfollati nella canonica di campagna.    È questo il filo che muove L’azione perfetta, ultimo romanzo del Ciclo dell’eterno andare di Giuliano Scabia, uno dei grandi sperimentatori del teatro tra gli anni sessanta, settanta e oltre, l’inventore di Marco Cavallo, simbolo della liberazione dai manicomi, colui che tirò fuori dal bosco delle tradizioni contadine la...

Sassi e altri animali / Lettera a un sasso

Busso alla porta della pietra. Sono io fammi entrare.   Così comincia Conversazione con una pietra, poesia in cui Wisława Szymborska esercita uno dei suoi talenti più caratteristici: il passaggio, senza soluzione di continuità, dal sé più prosaico alla metafisica. Come entrare in un taglio di Fontana con le borse della spesa. Dalla materia al suo mistero insoluto. Quel che si dice in medias res.    Con gli stessi due versi si aprono sei delle undici stanze di cui la poesia è composta: una lunga perorazione da parte della poetessa alla pietra affinché questa disserri il segreto che la abita, spalancando il suo dentro, il palazzo che nasconde, le sue grandi sale vuote. La pietra oppone per cinque volte un secco rifiuto:    – Vattene – dice la pietra – Sono...

Henry Gee, La specie imprevista / Fraintendimenti sull’evoluzione umana

Da bambino – dovevo essere in terza elementare – mi è capitato di formulare una previsione a suo modo ingegnosa, anche se nella sostanza vertiginosamente ingenua, sullo studio della storia. In futuro, sentenziai, occorrerà dare più spazio alla storia nell’orario scolastico, perché man mano che il tempo passa il passato si allunga, e quindi ci saranno sempre più cose da imparare. A mezzo secolo di distanza possiamo ben dire che quella previsione è stata smentita su tutta la linea. Non tanto perché nella scuola italiana lo spazio per la storia, lungi dal crescere, sia stato, semmai, ridotto; e nemmeno perché nel frattempo non si siano verificati eventi storici importantissimi – con buona pace di chi aveva annunciato la «fine della storia», idea che rimarrà appesa al collo di Francis...

Nel ventennale del capolavoro / Infinite Jest per principianti

Metodo   – Viviamo un'epoca in cui è più semplice parlare di un romanzo senza averlo letto che riuscire a mantenere saldo un punto di vista critico sull'oggetto stesso della lettura.   – È il paradosso di un sistema mediatico complesso qual è quello in cui ci troviamo a vivere: ad un numero di informazioni in crescita esponenziale non corrisponde necessariamente un aumento delle possibilità di conoscenza. Ma è un dato storicamente verificabile: è già successo, sta succedendo, succederà ancora.   – Questo è un punto cardine su cui far ruotare le pale di un piccolo esperimento. Ignorare il flusso costante di parole e immagini ed evitare la perdita di concentrazione che ne deriva; non prendere in considerazione gli elementi biografici; sforzarsi di determinare con sicurezza il...

Le maschere di Ungaretti / Cento anni di "Porto sepolto"

Giorgio Manganelli non amava i centenari, gli anniversari, le ricorrenze, le celebrazioni. Al posto delle commemorazioni proponeva, con polemica ironia, le “scommemorazioni”. In questo 2016, sommersi come siamo dal diluvio cerimoniale shakespeariano e cervantino, è difficile dargli torto. Eppure, facciamoci forza e facciamo un’eccezione per i cento anni del Porto sepolto di Giuseppe Ungaretti. Quell’esile volumetto, uscito in appena ottanta esemplari, or è un secolo, ha cambiato, si sa, la faccia della poesia italiana.   Ci voleva un italiano nato ad Alessandria d’Egitto, in un quartiere periferico (Moarrembei), al limite del deserto, in mezzo ad arabi, greci, inglesi, altri immigrati italiani come lui; ci voleva un italiano di formazione francese (école suisse Jacot, Sorbonne,...

I falsi riflessivi / Ci amiamo noi o mi amo io

Nella sintassi italiana c'è un piccolo neo, un delizioso difetto che rende ambiguo il titolo del celebre film di Ettore Scola. Un'ambiguità forse mai notata o, se notata, rimasta sotto silenzio. Faccenda grammaticale: può parere noiosa ma è divertente. Un esempio chiarisce di cosa si tratta. Allo zoo. Gabbia delle scimmie. Due provvedono alla reciproca spulciatura. Commento appropriato: “Le scimmie si stanno spulciando”. Finita la spulciatura vicendevole, ciascuna continua spulciando se stessa. Commento appropriato: “Le scimmie si stanno spulciando”. Parole uguali per dire di azioni tanto reciproche quanto riflessive.    Star lì a spiegare come ciò accada in italiano (e in lingue sorelle) sarebbe pedante. Normalmente la cosa passa inosservata: per informazioni sulle ambiguità,...

La nuova traduzione di “Io sono vivo, voi siete morti” / Emmanuel Carrère e Philip K. Dick

La prima volta che ho letto questo libro, da poco tradotto per Theoria con il titolo di Philip Dick. Una biografia (1995), è stato solo per Dick, e confesso, da frequentatore alquanto deficitario del genere biografico, di averlo letto volentieri ma un po’ disorientato, perché non aveva molto delle classiche biografie da una parte, ma nemmeno di una tradizionale monografia critica dall’altra: la vita mi sembrava troppo narrata, con intrusioni del narratore che peraltro non mi dispiacevano, mentre il discorso critico era troppo incline al biografico e alla psicologia, cioè a usare disinvoltamente il dato fattuale per l’interpretazione dei testi e viceversa i testi come materiale per la ricostruzione della complessa psiche dell’autore e dei suoi conflitti.   La seconda volta invece, pur...

A Reggio Emilia «Dedicato a Gianni Celati» / Mondonuovo

  Oggi e domani a Reggio Emilia «Dedicato a Gianni Celati»: due giorni di incontri in occasione dell'uscita del Meridiano Mondadori. 

Il debutto di Andrea Bottalico / Il fuoco a mare

Negli anni Cinquanta, quando ancora era forte l'urgenza di dire, di testimoniare il presente e il passato prossimo, ci fu una collana editoriale, "I Gettoni" di Einaudi, che assolse più di tutti questo compito. Elio Vittorini battezzò grandi scrittori che poi fecero carriere anche molte diverse come Lucentini, Fenoglio, Lalla Romano, Anna Maria Ortese, Testori, Ottieri e altri nomi, alcuni dei quali oggi sepolti nell'oblio. Mi sono venuti in mente "I Gettoni" leggendo Il fuoco a mare (Monitor, p.216 15 euro), debutto di Andrea Bottalico, un Gettone dei nostri tempi, volume passato tra le mani di editori importanti e poi tornato al punto di partenza: la redazione di Napoli Monitor in uno scantinato dei Quartieri spagnoli.   Pur essendo meritevolissima, l'attività di Napoli Monitor (...

Meacci: Il cinghiale che uccise Liberty Valance / Si può dire amore in cinghialese?

Siamo nella primavera del 1917, e Igor Stravinskij, come leggiamo nelle sue memorie, dopo aver soggiornato a Napoli e a Roma sta viaggiando verso la Svizzera; presso la frontiera, a Chiasso, gli succede un’avventura che non dimenticherà mai più:   Portavo con me il ritratto che Picasso mi aveva disegnato a Roma. Quando le autorità militari ispezionarono il mio bagaglio i loro sguardi caddero su questo disegno, che per nessuna ragione al mondo vollero lasciar passare. Mi chiesero che cosa rappresentasse, e quando dissi loro che era il mio ritratto disegnato da un eminente artista, non vollero assolutamente crederci: «Non è un ritratto, ma un piano» mi si rispose. «Sì, il piano della mia faccia, non altro» replicai io. Ma non riuscii a convincere quei signori. Questa discussione mi...

A Reggio Emilia «Dedicato a Celati» / A passeggio con Gianni

Oggi e domani a Reggio Emilia «Dedicato a Gianni Celati»: due giorni di incontri in occasione dell'uscita del Meridiano Mondadori.   Estate di venti anni fa. Aspettavo Gianni, alla stazione delle Appulo-Lucane. Nella “littorina” intravvidi una figura allampanata: era lui. Ma scese dalla parte sbagliata; gli andai incontro, incespicò in una rotaia e non ci fossi stato io sarebbe finito steso tra i binari. Sorrise di quell’aiuto provvidenziale. Quel sorriso inerme  mi riportò ai suoi racconti, perché le sue storie erano inermi. E tali sono rimaste, le sue storie, dalla prima all’ultima. Non fanno mai nulla per coinvolgerti. A casa dormì in un letto dove ci andava appena: doveva rannicchiarsi. Mi è sempre piaciuta la sua aria da padre delle stanze che abita e che si sorprende di...

Auschwitz e la cura della memoria / Goldkorn. Il bambino nella neve

La zia Nachcia, sua madre e la figlioletta Rut furono deportate assieme, ad Auschwitz. Nachcia teneva Rut tra le braccia. Quando scesero dal treno la madre capì tutto. Aveva un aspetto giovanile e dimostrava meno dei suoi anni. Così disse a Nachcia: “Dammi la bambina”. Pensava di farsi passare per la madre di Rut. “Va avanti da sola, ti salverai. Io vado con la bambina: penseranno che sia io la madre”. Nachcia rispose: “Non è un mondo degno di essere vissuto. Non è un mondo degno di me”. E andò nella camera a gas con Rut tra le braccia… Questo racconta il giornalista polacco-italiano Włodek Goldkorn, figlio di ebrei sopravvissuti alla Shoah, nel suo straordinario libro Il bambino nella neve (Feltrinelli).   Bisogna e si deve raccontare l’irraccontabile. “La vendetta è il racconto”,...

I novant'anni di Franco Ferrarotti / Pavese una lontana amicizia

“So che cercò al telefono altri amici, credo anche Felice Balbo, ma era un agosto tremendo, caldissimo, e chi poteva scappava in montagna, andava al Plateau Rosà oppure in Valle d'Aosta o al mare. Erano tutti in vacanza. E anche lui decise di partire. Aveva solo 42 anni.” Queste sono le ultime righe di Al santuario con Pavese (EDB 2016), firmato da Franco Ferrarotti. E rappresentano l'inevitabile punto di caduta per lettori appassionati, studiosi e, tanto più, per gli amici dello scrittore di Santo Stefano Belbo. Ferrarotti racconta nei primi capitoli, dove la propria biografia viaggia in parallelo a quella di Pavese, l'incontro tra un men che ventenne e un uomo fatto, trasformatosi presto, misteriosamente, in amicizia, forse per la comune ascendenza contadina che li faceva un po'...

Sinapsi dell’anormale / Campioni # 18: Alessandra Carnaroli

Alessandra Carnaroli da Ead., elsamatta (Roma, «Syn. Scritture di ricerca» ikonaLíber, settembre 2015, pp. 62,  € 7), p. 9   Elsa matta quattrocento sessanta sette membri   il lavoro si basa sui commenti postati all’interno di un gruppo fb, «quelli che una volta gli ha fatto fare la fuga l’elsa matta». Svago e tragedia normale, quotidiano di una donna matta e dei suoi seguaci fedeli, quasi [cani.   Alessandra Carnaroli (1979) ci ha abituati già da tempo a una scrittura in versi che «fa le fughe», che ci mette in fuga dando voce ai vari volti implicati nella violenza sociale. Di volta in volta quella voce sa adattarsi al bagaglio culturale, all’immaginario e di conseguenza al registro linguistico del soggetto scelto. Chi scrive esemplifica un esercizio di estraniazione...

Che ne è stato di Sophie Podolski? / La misteriosa poetessa di Bolaño

  “In effetti, leggere è molto più importante che scrivere”. Questa potrebbe essere una frase di Roberto (Bobi) Bazlen, l’illustre scrittore sconosciuto senza libri, consulente graffiante degli editori italiani Adelphi, Einaudi e Bompiani nel suo periodo glorioso. Se fosse stata scritta da Bazlen, la coerenza e il senso della frase sarebbero certamente garantiti. Accade che il suo autore sia un altro Roberto, Bolaño. In un’altra occasione, lo stesso Roberto ha affermato che “leggere è molto più divertente che scrivere”. La dichiarazione suona paradossale, data la vasta letteratura scritta e pubblicata dall’autore, ma per i suoi fedeli lettori, ha perfettamente senso.   Una poetica della lettura incarna e dà forza alla letteratura di Bolaño - è qualcosa che si percepisce fin...

La lingua del Paradiso / Adamo ed Eco

Chi vuole accostarsi alla lingua senza pregiudizi e con il desiderio di capirci qualcosa trova una fiera resistenza nel senso comune dei dotti. La lingua vi ha infatti un gran rilievo ed è tema di molte idee ricevute. Non solo tra profani che son dotti perché praticano dottamente altre contrade dell'umano, ma anche tra dotti specifici. Del resto, quando è questione della lingua, una distinzione tra profani e specialisti è già essa stessa un'idea ricevuta. In proposito vale un criterio aureo. Sulla lingua, provare a capire ciò che fa chi la parla è in linea di massima più ragionevole che provare a capire le speculazioni che la riguardano (questa inclusa). Sempre che si sia sufficientemente magnanimi, per dirla col Dante del Convivio, da intendere ciò che fa chi la parla. La faccenda è...

28 e 29 maggio Gianni Celati a Reggio Emilia / Esercizio autobiografico in 2000 battute

  Nato nel 1937, a Sondrio,  due passi dalla Svizzera. – Sei mesi di vita a Sondrio. – Padre usciere di banca,  litiga col proprio direttore. – Padre condannato per punizione a trasferimenti da un capo all’altro della penisola a proprie spese. – Famiglia viaggiante. – Tre anni a Trapani. – Sette anni a Belluno. – Tre anni a Ferrara – Liceo a Bologna. – Fine della vita in famiglia. – Viaggio in Germania e quasi matrimonio. – Ritorno a Bologna, studi di linguistica. – Passa il tempo. – Servizio militare. – Grazie a un amico psichiatra si concentra a studiare le scritture dei matti. – Nevrosi da naja, ospedale militare. – Tesi di laurea su Joyce. – Epatite virale, isolamento. – Raptus di scrivere come un certo matto che lo appassiona. – Italo Calvino legge il testo su una...

Fine del carabiniere a cavallo. Saggi letterari / Sciascia cruciverba barocco

«Perché questo è da tener presente: delle cose scritte da Savinio non c’è briciola che non splenda d’intelligenza, che non solleciti – per dritto o per rovescio – a riflettere, a pensare; e a dare quel godimento che pensiero e riflessione danno a chi sa pensare e riflettere». Lo scriveva, nel 1988, Leonardo Sciascia, in un articolo pubblicato da “Tuttolibri” che viene adesso riproposto dal curatore Paolo Squillacioti in Fine del carabiniere a cavallo. Saggi letterari (1955-1989) (Adelphi, 2016, 23 euro). E sono parole che si potrebbero adattare tranquillamente alle “cose scritte da Sciascia” sì da spiegare perché è molto utile, a più di 25 anni dalla morte dello scrittore, la pubblicazione di questi saggi letterari che erano stati pubblicati sulle più varie pagine ebdomadarie o in forma...

Un'anteprima dei libri in lavorazione / Fratelli

Inauguriamo con Marco Balzano - vincitore del Premio Campiello 2015 con L'ultimo arrivato - il nuovo speciale «Cantiere»: le opere che saranno. Una anteprima dei libri in lavorazione: incipit di libri futuri di scrittori, saggisti, filosofi e conferenzieri.     I   Quando è squillato il telefono ero a casa a tradurre. Fuori il sole abbrustoliva la città deserta. Il silenzio delle vie lo faceva rimbalzare più forte contro i muri, l’asfalto, i cartelli stradali. Mi sono affacciato alla finestra a fumare e il fiato mi si è accorciato ancora di più. Ho guardato per tutto il tempo della sigaretta la saracinesca del bar di Sergio. La notte prima l'aveva abbassata fino a farla sbattere sul marciapiede, facendo sfollare dai tavoli di plastica gli ultimi ubriachi, me compreso...

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