L’atomo e la fame di energia

9 Luglio 2026

Tra tutti gli eventi che la storia dell’uomo ha generato, niente come l’esplosione della prima bomba atomica, ha definito per sempre un prima e un dopo.

Così, almeno fino ad oggi e all’affermarsi dell’A.I e dei relativi timori; timori che, per quanto in divenire, sembrano preludere a possibili scenari apocalittici.

Restando al presente, è stata certamente la promessa di un’apocalisse in formato tecnologico l’era che ha avuto inizio il 6 agosto 1945 a Hiroshima. Da allora e da lì i suoi effetti si sono irradiati in tutto il mondo e nei giorni a venire, e hanno contaminato ogni possibile pensiero e riflessione sulla natura della nostra contemporaneità. È stato un lungo “day after” che ancora alberga nelle menti di ognuno di noi.

Se quella potenza dell’atomo liberata istantaneamente è stata il traumatico ingresso nell’era atomica, quella stessa potenza, liberata lentamente e controllata costantemente

prometteva l’accesso a una nuova forma di energia ad uso civile e industriale. Le centrali nucleari potevano essere una fonte a basso prezzo di energia e in quantità fino ad allora impossibili da avere diversamente. Dalla teoria alla pratica: la prima centrale a scopi commerciali – Calder Wall, Windscale, Inghilterra, 1956 – aprì di fatto un’epoca nuova per l’energia.

È questo il duplice e contraddittorio quadro di riferimento in cui si snoda la storia dell’energia nucleare tra grandi aspettative e paure ancestrali, vincoli ecologici e morali, fideismi tecnologici e sempre la politica e l’economia a tentare di interpretare e mediare tra rischi e vantaggi.

In Futuri radiosi, ascesa, declino e rinascita del nucleare, Luiss University press 2026, Marco Visscher descrive l’altalenante e contraddittorio rapporto con l’energia nucleare vissuto dalle popolazioni e dalle élite dei paesi occidentali. Sì, perché in questi ottant’anni non è stata una linea retta quella che ha guidato la diffusione e l’utilizzo dell’energia nucleare. Tra tabù ed entusiasmi è stato ed è ancora un “viaggio” tra brusche frenate e accelerazioni quello dell’energia nucleare. Soprattutto nelle democrazie occidentali dove le decisioni politiche esigono un consenso e una distribuzione di responsabilità, quel viaggio è stato accidentato.

Del resto, non mancavano i motivi: lo spettro della bomba atomica era ancora lì, incombente mentre cresceva la consapevolezza che il materiale esaurito dalla fissione nei reattori nucleari restava tossico per generazioni; si doveva quindi nascondere in sicure profondità geologiche. E poi l’invisibilità delle radiazioni che acuisce il pericolo come il mistero e ancora l’incidente di Three Miles Island nel 1979 e soprattutto quello di Chernobyl nel 1986.

Dall’altra parte c’era e c’è un fabbisogno di energia in continua crescita. Dunque che pensare? Dunque che fare?

È un panorama completo e dettagliato quello che Marco Visscher traccia per chiunque voglia approfondire la storia dell’energia nucleare.

Così dalle origini allo sgomento post bellico; così dalle tensioni della guerra fredda alle implicazioni ecologiche; così per i rischi di incidenti nucleari, per il possibile ruolo nella mitigazione climatica, per la complessità delle scelte politiche.

É un quadro complesso e articolato quello raccontato dall’autore in circa 250 pagine e un’esauriente raccolta di note.

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Fotografia di Nicolas HIPPERT - Unsplash.

La lettura di Futuri radiosi porta a inevitabili riflessioni: forse che la storia dell’umanità non può essere “raccontata” anche come la storia verso la conquista e l’accesso a nuove e più efficienti forme di energia?

Per un tempo a lungo immobile ci sono state unicamente le società della forza animale e degli schiavi, quelle del vento e dell’acqua.

Poi con la rivoluzione industriale è stato il momento dei combustibili fossili, dell’energia meccanica e dei motori, quindi a fine Ottocento l’energia elettrica spalancava definitivamente a un presente che ancora riconosciamo. È una “fame di energia” quella che la specie umana ha sempre avuto appena si è incamminata sulla strada della civilizzazione.

Ed è una “fame di energia” estremamente attuale anche oggi sulla spinta dei paesi un tempo considerati “in via di sviluppo”, diventati nuovi protagonisti della scena mondiale. Lo stesso bisogno di energia che si origina dall’aumento di industrializzazione globale, dall’aumento dei consumi di larghe fasce di popolazioni, dalle esigenze di nuove tecnologie estremamente energivore.

Saranno comunque futuri radiosi quelli che si preannunciano?

Per molti dei lettori meno giovani, la scelta per la copertina del libro può richiamare le atmosfere del fumetto fantascientifico di Flash Gordon, ideato da Alex Raymond e diffuso negli USA a partire dal 1934. Negli anni del dopoguerra e fino agli anni sessanta ebbe una grande diffusione anche in Italia. Almeno a me lo ha ricordato, con le sue atmosfere sospese tra modernità ed echi di medioevo.

O forse la copertina del libro richiama sì la fantascienza di Flash Gordon ma soprattutto perché quella società che lo leggeva era quella “radiosa” della società dei consumi e del suo ottimismo. Sì, erano gli anni del positivismo economico e sociale e delle migliori sorti della scienza.

Vi è ritratta una famiglia degli anni del boom economico, americana o europea poco importa, se meno di dieci anni separavano da questo punto di vista i due lati dell’oceano. Li, i genitori e i figli hanno lo stesso sorriso, quello costruito su un orizzonte fatto delle certezze di un raggiunto benessere economico. Alle loro spalle, su un altro orizzonte, la sagoma dei reattori nucleari sa di moderna sicurezza più che come di minaccia.

È un’immagine che ancora oggi pare interrogarci tra medioevo e fantascienza, mentre i sorrisi lusingano i giorni del nostro presente.

Un presente, quello odierno, quanto mai incerto, la cui unica certezza, ora più che mai, è la costante fame di energia

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