Speciale: Aqua

Prima che sia troppo tardi / Come acqua nella sabbia

L’acqua mancherà. Come leggende portate da viaggiatori stanchi cominciamo a sentire che l’acqua sta mancando, ma sta mancando in posti così lontani che le nostre docce continuano a scorrere come fontane e i nostri prati in giardino sono lucenti e floridi. Queste leggende tristi e fantasiose raccontano di falde inquinate, di deserti che avanzano, e alcune storie assurde sembrano l’eco di distopie e complotti, in cui i prìncipi del profitto e gli oligarchi della notte si stanno accaparrando tutte le fonti della terra. Alcuni di loro starebbero costruendo delle dighe immense, che asciugano a valle le terre dei popoli poveri. Altri starebbero chiudendo come casseforti l’accesso a immensi laghi sotterranei, in attesa di aridità future, per spillare col contagocce e a caro prezzo l’elemento essenziale della vita. Ma non adesso, vero? Forse domani, o in un remoto dopodomani che non ci tocca. Invece sta accadendo adesso, e non c’è nemmeno bisogno di imbavagliare Cassandra, perché quasi tutto nel nostro presente ci ha educato alla Grande Ucronia. La macroeconomia, che un tempo ragionava in termini di decenni, si accontenta oggi di prevedere un trimestre, il consumismo neoliberista ci...

Speciale Aqua / Era il vedere

Era il vedere era il guardare a legarmi qui, i riflessi sulla laguna le finestre fino all’acqua l’acqua fino alle ginocchia.   Poi è divenuto odore, il tanfo della bassa marea le alghe ghiacciate umido negli armadi.   Oggi sono gli abbracci, ai campi dell’ultimo saluto ai muri scena di sempre alla cenere nella laguna cercando le tue mani, i tuoi occhi. La polvere dei ricordi. 

Speciale Aqua / Acqua che sale

Acqua che sale, acqua che spinge, acqua che riaffiora. Acqua che cerca e trova la luce. Anzi: la ritrova. Pochi metri in altezza, che sono comunque, moltiplicati per la superficie di quel mare sotterraneo, una massa smisurata. Milioni di tonnellate in movimento. Pesi e contrappesi di un territorio vastissimo che si modificano. Falde stracolme, che tornano a gonfiarsi dopo un secolo di prelievo forsennato, quotidiano, come se qualcuno avesse levato da una vena l’ago parassita che la dissanguava.   Il silenzio è un vuoto al termine di un suono e sull’orlo del suono successivo. Nelle cavità incalcolabili degli stabilimenti vuoti, nell’immobilità dei macchinari inerti, nell’assenza impressionante di quelli smantellati, nella fine del lavoro industriale, se si aguzzano le orecchie è possibile udire la remota, profonda vibrazione delle acque sotterranee che risalgono, inesorabili. È un oceano scuro, perché la luce non lo illumina mai, ma la sua natura è chiara, limpida. È un oceano ossimoro, nero come la notte e trasparente come i sogni. Indifferente alle stagioni, alle volubili correnti di superficie, al gelo invernale e alla canicola estiva, l’acqua di falda ha temperatura...

Speciale Aqua / Qualcuno e i suoi passi

Qualcuno e i suoi passi dentro il suono che fa l’alba una specie di rumore una sorta di stupore un momento dopo l’altro un piede dopo l’altro:   il gabbiano fermo a San Tomà l’odore di caffè che viene da un bar il gatto alla Scuola Grande di San Rocco il ponte dove mi hai aspettato la prima volta;   credevo di sbagliare strada e invece l’ho trovata così mi trovano i canali che spuntano e non so se l’acqua applauda ma mi accompagna.

Acqua 2 / Il sapere fluido

Se “l’accenno eracliteo” avesse potuto svilupparsi, scriveva il Gadda filosofo della Meditazione milanese (1927), “si sarebbe risparmiato pena e cammino e l’idea di sostanza, disseccando sé e inaridendo più liete fontane, non avrebbe di sé coperto ogni cosa, così come la sabbia coprì le città cirenaiche”. Anche il pensiero forma pieghe nel corso della sua storia, pieghe che tracciano i cammini entro cui scorrono le idee: così, condannata la suggestione cara al “convoluto Eraclito di via san Simpliciano”, quella per cui “la realtà si presenta come il fiume eracliteo pieno di gorghi e di forze aggrovigliate e intersecantisi”, l’Occidente ha tematizzato il primato ontologico della solidità. Il Platone erede di Parmenide invita a rivolgere gli occhi alla stabilità del mondo ideale, alla statica perfezione delle Forme, prendendo distanza dal fuggevole palcoscenico delle parvenze del mondo sensibile; i corpi che abitano quest’ultimo sono sedi di flussi continui, cavità condannate alla sterile riproduzione dello sforzo per appagare senza fine i bisogni carnali. Nelle metafore abituali del conoscere, ha osservato Michel Serres, le distinzioni solido-fluido, separato-mescolato, seppur...

Speciale Aqua / Elogio dell’acqua

Trono Ludovisi, Afrodite sollevata dalle acque (Roma, Palazzo Altemps). Siamo “della razza di chi rimane a terra”, come canta Eugenio Montale in Ossi di seppia. Pur se il poeta dice di Esterina: “L’acqua è la forza che ti tempra,/ nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi:/ noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo/ come un’equorea creatura/ che la salsedine non intacca/ ma torna al lito più pura”, poi conclude: “Ti guardiamo noi della razza/ di chi rimane a terra”. Strana genìa quella di homo sapiens sapiens: non solo sappiamo, ma sappiamo di sapere, eppure una volta sulla terra, dimentichiamo due volte le nostre origini. Veniamo dall’acqua come specie e ogni individuo della specie inizia la propria esistenza nel liquido amniotico, dove rimaniamo per nove mesi. La quantità di liquido amniotico in cui siamo immersi fin dal primo periodo di gestazione aumenta fino al sesto-settimo mese di gravidanza, prima di diminuire lievemente; alla fine della gravidanza la quantità di liquido sarà pari a circa 800 ml. La presenza del liquido consente libertà di movimento al feto durante gli ultimi stadi della gravidanza, riducendo, allo stesso tempo, il rischio di danni e traumi. Il...