raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

AUTORI
Fulvio Carmagnola
17.09.2020

Un nuovo volume della collana Riga / Kitsch Kitsch Kitsch, hurrah!

Silvia Bottani   Che cos’è il Kitsch? come potremmo definirlo? vira più verso il cattivo gusto (ossia un gusto differente che a noi non piace) o è semplicemente una mancanza di gusto (una indifferenza verso il gusto)?    Il kitsch continua a evolversi nella forma ma mantiene il suo carattere originale. Possiamo intenderlo come una menzogna che diventa una verità accettata e condivisa ma anche come una strategia di mimetizzazione e di sabotaggio messa in opera dallo scarto, da ciò che è fallato nei confronti di ciò che è compiuto, una forma di contaminazione che fonde high e low brow per creare un prodotto di massa. Possiamo ancora considerarlo come l'opposto speculare dell'arte? Forse no, almeno nei fatti, se una parte consistente di arte established ne è stata parassitata...

23.03.2020

Žižek, Virus / Slavoj il folle, Slavoj il saggio

A – Buon giorno, B, come stai? Io sto in casa e mi tengo impegnato leggendo l’ultimo repentino libro di Žižek, Virus (trad. it. V. Salvati e F. Ferrone, Ponte alle Grazie, 2020, p. 46). B – Sì, anch’io. A proposito dei “cinque stadi” di cui parla, all’inizio – dalla “negazione” iniziale all’“accettazione” finale –, mi ci ritrovo a proposito della situazione attuale, ma non capisco bene a quale stadio ci troviamo, direi la “negoziazione” … tra il nostro bisogno di uscire e il senso della realtà che forse non abbiamo ancora accettato…   A – Hai detto bene, la parola “realtà” mi pare la questione chiave di questo libretto. Ma devo superare un dubbio a proposito della posizione del nostro. Hai presente Deleuze quando parla dei ragni? Osserva che il ragno ha un solo senso...

06.03.2017

A 10 anni dalla sua scomparsa / “Vita di Baudrillard”

Perché tra virgolette? Le virgolette, come a suo tempo aveva osservato Umberto Eco, sono la cifra del postmoderno. L’indice di un atteggiamento che consiste nel non prendere sul serio, di petto, frontalmente, gli enunciati o le grandi narrazioni del Moderno. Una posizione di enunciazione laterale, disimpegnata, e che in fondo secondo i suoi critici tradurrebbe l’impotenza o la noia per la serietà delle ossessioni di fondazione. Una predilezione per le superfici, una strategia da cover che presuppone la sfiducia nell’originale, il gusto di tradire la verità, la storia. Si capisce che il grande scrittore del postmoderno sia stato Borges, con la sua passione per il falso e il simulacro. “Questo libro nasce da un testo di Borges, dal riso che la sua lettura provoca (…) facendo vacillare e...