AUTORI
Francesca Ruina
16.08.2019

Un: resto / Clarice Lispector. Un soffio di vita

Questo è un libro silenzioso, che parla piano, che esce dal nulla e va verso il nulla. È un libro accartocciato, un resto, un frammento. Un libro scritto “per fatalità di voce”, per un'urgenza di esistere, di essere corpo e parola, in un tempo che è adesso, non prima e non dopo. È un'implosione, come scrive Clarice Lispector, una bomba del non, che non urla, che non scalpita, che non ha una trama, che non si capisce; è un testo che si legge tutto d'un fiato, e non per l'attesa di un finale – che da subito risulta chiaro che non c'è – ma per la fame di parole impossibili, per quel desiderio “primitivo, grave e urgente” che traghettano.  Un soffio di vita (Adelphi, 2019) è il libro testamento di Clarice Lispector; iniziato nel 1974 e concluso nel 1977, uscito postumo a pochi mesi dalla...

27.01.2018

Yoram Kaniuk, Adamo Risorto / Nel campo chi è l'uomo?

“Non vi è nulla di comico al di fuori di ciò che è propriamente umano”, scriveva Henri Bergson in quel suo piccolo testo sul riso che, beffardo, apriva il secolo delle due guerre, delle lacrime e della più atroce disumanità.   Una risata che accompagnerà il fumo di migliaia di corpi, evaporati oltre i ghigni di labbra disciolte e dissolte nei gelidi venti dell'est Europa, cristallizzati in frammenti nevosi eternamente fluttuanti sul candore mancato di un'umanità da se stessa assassinata.   Il più grande nemico del riso è l'emozione, diceva Bergson. Non si può ridere di chi ispira compassione o affetto, bisogna “far tacere la pietà”, disidentificarsi dalla vittima, metterla a distanza. E disumanizzarla, anche, “introdurre qualcosa di meccanico in ciò che è vivente”.  ...

12.08.2017

Lingua madre / Agi Mishol. In volo

«La scrittura è la più tortuosa delle vie / per ricevere amore», è farsi spazio tra le rovine del passato, farsi strada, vicolo, sentiero, «è chinarsi sulle parole / finché non si trasformano in porta / e allora farvi irruzione».   Agi Mishol è una delle più note poetesse israeliane, autrice di sedici raccolte tradotte in molte lingue e vincitrice di diversi premi, tra cui, nel 2014, l'italianissimo Lerici Pea alla Carriera. Nello stesso anno le è stato assegnato un dottorato onorario (Dottore Philosophiae Honoris Causa) dall’università di Tel Aviv “in riconoscimento della sua posizione come uno dei più importanti e amati poeti di Israele [e] del suo immenso contributo all’arricchimento della cultura israeliana“. Dal 2011 insegna presso la Scuola di Poesia Helicon a Tel Aviv, dove...

20.10.2016

Le parole che non salvano / Antonia Pozzi. Poesia che mi guardi

È il 3 dicembre 1938 quando la bicicletta di Antonia Pozzi si ferma per l'ultima volta nei campi che costeggiano l'abbazia di Chiaravalle, alle porte di Milano. La neve ricopre il manto erboso e si mangia tutti i rumori per donarle, finalmente, quella pace tanto agognata, mentre un piccolo rigagnolo le scorre accanto, portandosi via la sua anima inquieta. “Suonano i passi come morte cose / scagliate dentro un'acqua tranquilla / che in tremulo affanno rifletta / da riva a riva / l'eco cupa del tonfo”.  Un tonfo che risuona in lei da 26 anni, il tonfo del non, “della mia casa non nata”, “il lamento dei non uccisi”, dei figli non avuti da un amore non vissuto.  Sedeva sui banchi del liceo Manzoni di Milano, Antonia, quando si innamora perdutamente del suo professore di latino e...

01.04.2016

Ritratto della grande scrittrice sudamericana / Clarice Lispector: dire l'indicibile

C'è qualcosa che deve essere detto, qualcosa che può esistere solo se nominato, con voce di carne, con parole mancanti, perdute. “Occorrerà del coraggio per fare ciò che sono in procinto di fare: dire. Ed espormi all'enorme sorpresa che proverò di fronte alla povertà della cosa detta. Non appena l'avrò detta, ecco che dovrò subito aggiungere: non si tratta di quello! non si tratta di quello!”   La scrittura è, per Clarice Lispector, uno scavo nell'indicibile, un rovistare tra resti di parole cadute che reificano pensieri ed emozioni e scompongono una realtà che rimanda sempre ad altro. Come se un pieno non potesse mai darsi, come se le cose non fossero oggetti afferrabili, ma trasparenze da trapassare con la mano alla volta di qualcosa che sta dietro, eternamente dietro. Una lotta...

09.12.2015

Annemarie Schwarzenbach: dalla parte dell'ombra

“Forse ho un destino. Forse è vicino e lo ignorerò”, lasciandolo volare via tra la polvere che le ruote della Ford fanno alzare in aria, su una strada qualunque di un paese qualunque, su un tempo eterno e immobile come quello dell'altrove.   Nel 1929, quando Annemarie Schwarzenbach scrive queste parole – tratte da La notte è infinitamente vuota – il destino le sta ancora strizzando l'occhio: un destino roseo, in tinta con lo sfarzo borghese della sua famiglia, una delle più facoltose della Svizzera di quegli anni. Figlia prediletta di Renée Schwarzenbach-Wille – discendente dei Bismarck – con la quale Annemarie avrà sempre un complicato rapporto simbiotico, la giovane cresce sotto l'egida...