Angine de Poitrine musica extraterrestre

21 Giugno 2026

L'apparizione degli Angine de Poitrine sulla scena globale, consacrata dal video virale di KEXP che ha polverizzato ogni metrica della musica di nicchia con milioni di visualizzazioni, rappresenta un fenomeno di contagio estetico e sonoro che sfida le categorie del contemporaneo. Khn e Klek, i due artefici di questo congegno creativo, si presentano come entità provenienti da un altrove spaziale e temporale. Dichiarano un'età di 333 anni e un'origine planetaria remota che giustifica la loro natura di alieni del rock. La loro ricerca, definita con l'altisonante formula di "Orchestra Mantra-Rock-Dada-Pythago-Cubista", è un una stratificazione di vent'anni di affiatamento, che esplode in una tecnica strumentale di trascinante. Il cuore pulsante della loro proposta risiede nell'uso di strumenti autocostruiti, come l'ibrido chitarra-basso double-neck che Khn manovra con una perizia quasi sovrannaturale, grazie anche al sapiente utilizzo della pedaliera. La tastiera della chitarra, dotata di un numero di tasti raddoppiato rispetto agli standard occidentali, permette l'esplorazione del regno microtonale: non più solo semitoni, ma quarti di tono che si insinuano tra le pieghe delle dodici note, per mettere in azione scale della tradizione indiana o turca senza scivolare nel citazionismo etnico. È una musica che si muove nel "non-luogo" tra i capotasti della chitarra, rendendo difficoltoso canticchiare un riff, poiché la nota stessa vibra in una frequenza che sfugge alla memoria uditiva convenzionale. 

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Klek de Poitrine, 2025.

Eppure, nonostante questa complessità strutturale che strizza l'occhio al math rock, al progressive più colto dei Gentle Giant e alla dissonanza della No Wave di New York, il risultato è incredibilmente accessibile, dotato di un groove che induce il corpo a un movimento involontario. Mentre la batteria di Klek, simile a un'astronave ritmica occultata da un tessuto nero costellato di pois bianchi, orchestra tempi dispari e poliritmi serrati, l'estetica del duo interviene a completare un quadro di caos programmato. Vestiti rigorosamente a pois, con una pelle che sembra trasudare una sostanza puntiforme - potremmo chiamarla con il neologismo “pois-atrine”, un alcaloide grafico che trasfigura l'epidermide in bianco e nero - i due musicisti appaiono come personaggi usciti da una visione lisergica o, più profondamente, come le maschere Kachina degli indiani d'America. Le testone ingombranti, i nasoni penduli o allungati e il cappello ipertrofico a piramide rovesciata e tronca, creano un cortocircuito tra l'ilarità del fumetto e la solennità del rito. Sono sacerdoti di una religione basata sulla geometria del triangolo e della piramide, che comunicano attraverso gesti simbolici e parole-suoni incomprensibili nella lingua del loro mondo. Questa scelta di celare l'identità dietro un guscio alieno è sia una strategia di marketing sia una critica criptata, forse, alla Società dello Spettacolo. 

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Angine de Poitrine. Photo by Constantin Monfilliette.

Nel loro pianeta d'origine, raccontano Khn e Klek, tutti sono famosi e nessuno è normale. Lassù tutti trasformano l'esistenza in un eterno e faticoso scambio di autografi. Per i due alieni atterrati sulla Terra la loro musica è intesa quindi come un atto di resistenza, contro l'iper-esposizione dei social media e un gesto di sfida verso l'industria culturale dominata dalle intelligenze artificiali. Gli Angine de Poitrine pongono una domanda muta ai creatori di algoritmi: “i prompt sono in grado di generare questa miscela di audacia tecnica e spensieratezza dadaista?” La loro forza risiede proprio nel non prendersi sul serio pur producendo una musica di alta qualità, dove vengono mescolate la nostalgia del rock anni Settanta e l'eccitazione di un futuro extraterrestre. Sebbene i critici musicali più esperti possano rintracciarvi echi dei Captain Beefheart, dei Los socios del desierto, dei Residents o della scena Load Records di Providence, il pubblico globale vi legge un misterioso barlume di speranza e di autenticità umana (sebbene i musicisti canadesi vogliano apparire o sembrare come due extraterrestri e nonostante la loro fama virale sia stata facilitata dal meccanismo innescato dalla coazione tra social, algoritmi, reel, etc.). Paradossalmente, però, questi due alieni mascherati risultano più "veri" di tante proposte architettate a tavolino, perché sono riusciti a offrire un senso di liberazione attraverso il ballo strano e il rito collettivo. Il successo dei loro album "Vol. I" e “Vol. II” conferma che il mondo, stanco di prodotti derivativi e scontati, è pronto ad accogliere questa "pois-atrine" sonora: una energia che agisce sul palco come un’emanazione di stelle geometriche rotonde, in grado di trasformare l'angina del petto in un'esplosione di energia psichedelica, in un territorio fertile dove la tecnica più estrema può finalmente mettersi al servizio del puro e alieno ritmo trascinante e ipnotico.

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Khn e Klek del Poitrine, 2025 || Autore anonimo, Shulawitsi, 1940-1950 circa, Zuni Firegod Kachina Collezione privata.
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Autore anonimo, Ewiro Katsina Hopi, Arizona, 1900 ca.  |   Autore anonimo, Zuni Pueblo Shulawitsi, Fire God Katsina, 1930 ca.
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Kachinas rappresentanti il dio del fuoco Zuni.

Dimenticate il consueto feticismo da guitar-hero o la posa sgangherata del rock post-industriale. L'universo degli Angine de Poitrine è una collisione frontale tra il rigore della geometria sacra e il delirio lisergico di una danza rituale extratemporale. Marc-Antoine Mackin-Guay e Charles Thibeault, trasfigurati rispettivamente in Khn e Klek de Poitrine salgono sul palco per suonare e per attivare un dispositivo di comunicazione interdimensionale attraverso un "trucco alla Andy Kaufman", che annulla l'identità civile in favore di una presenza totemica. Questi avatar, sospesi tra lo spirito dei nativi canadesi e spettri del tardo capitalismo con gli occhi marchiati dal simbolo del dollaro, rievocano immediatamente la potenza ieratica delle Kachina degli Hopi e degli Zuñi. In particolare, Klek appare come una versione cibernetica di Shulawitsi, il dio del fuoco dal corpo nero e costellato di pois colorati, custode di un elemento primordiale che qui si manifesta attraverso bacchette roventi capaci di incendiare il tempo musicale. La costellazione ossessiva di pois che ricopre ogni superficie, dagli strumenti alla pelle nuda, agisce come una pittura corporea astratta, dove il punto bianco su fondo nero smette di essere un vezzo decorativo per farsi atomo originario, stella di un universo grafico ipnotico, che trasfigura l'anatomia umana. Come nelle cerimonie del solstizio d'inverno, dove lo spirito si incarna nella maschera per sospendere il tempo profano, Khn e Klek scompaiono dietro la ripetizione infinita del modulo geometrico e trasformano il math rock microtonale in una vibrazione ottica, che simula il movimento incessante dell'energia universale. C'è una qualità totemica innegabile in questo rito, in cui il dolore del petto, evocato dal nome clinico del gruppo, si stempera nella danza dei segni simbolici. 

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Angine de Poitrine.

L'abito-maschera, che oscilla tra il pigiama infantile e la membrana biologica modificata, funge da guscio liminale che media tra il mondo tangibile e la dimensione sovrannaturale. Persino il nome del duo, in un cortocircuito di omofonie che richiama la tradizione francese dei mots-valises e dei calembours, si scompone rivelando un senso surreale: "engine de pois trine", ovvero un congegno fatto di pallini su tessuti leggeri e decorativi. Questa operazione di alchimia verbale sposta l'attenzione dal sintomo cardiaco della angina pectoris alla presenza seriale dei pois e trasforma una patologia soffocante in un gioco di segni ripetitivi e liberatori. Gli Angine de Poitrine abitano il proprio nome come un travestimento sonoro-materico, dove ogni sequenza microtonale è sintonizzata sul pattern ottico dei pallini e crea una superficie di senso, in cui la musica viene emanata da una pelle-membrana trasudante cristalli geometrici circolari. In questa sovrapposizione di rimandi che inglobano riecheggiamenti pitagorici, indigeni o esoterici, il duo canadese ci consegna un’esperienza che è al contempo ironica e rituale, un rito collettivo in cui l'immagine e il suono si fondono in una inafferrabile presenza extraterrestre.

In copertina, Angine de Poitrine playing at La Cartonnerie, Reims, France.

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