AUTORI
Alessandro Raveggi
08.08.2015

Chapter Two

She’d make a fine basset hound, the classic mug of an elderly Nordic tourist come to fry her skin on the Mediterranean as if scattering her own ashes in advance. She comes up to the desk. Asks if we have tours here. I offer the Vasari Corridor. Popular, but pricy. The secrets of Palazzo Vecchio. Hard to say no. A walk with monks at San Miniato. Overly sophisticated. A historical reenactment at the Bargello. Too extreme: Florentine history steeped in gore. She’s dissatisfied, distracted: eyes roaming to the hair around my face, frizzy from my night out in the open. I tell her: listen, we’re here to make your tour—your spiritual experience, I slyly say—something off the beaten path. She’s not biting. This restiveness is something we have in common...

02.08.2015

Chapter One

If we really have to call this place an outdoor museum, then fine: you all remind me of Mueck. The works of Ron Mueck, those resin and polyurethane hyperrealist sculptures, just over life size, of ordinary human beings. This morning the air in Florence is thick with bodies made of resin, of matte vinyl. The weight of it pushes me dazed down the same streets I travel in winter. Via delle Casine, that abattoir for Asian tourists, has its own perverse appeal; I want to hate it, but let myself be carried along, sweat pasting my linen skirt to my thighs. I’ve bypassed the Lungarno della Zecca Vecchia, scuttling across like a fleeing reptile, with sour coffee breath sealed into my mouth by hastily applied lipstick.   You people are just like those sculptures: out of proportion, but...

02.08.2015

Capitolo primo

Se questo deve esser proprio un museo a cielo aperto, d’accordo: mi ricordate Mueck. Le opere di Ron Mueck, quelle sculture iperrealistiche, di poco sovraumane, di resina e polivinile, con gli esseri umani più comuni. L’aria fiorentina, è fatta di corpi di resina, di vinile opaco, stamani. La sua pesantezza mi spinge a percorrere intontita le stesse strade che attraverso d’inverno. Via delle Casine, il mattatoio dei turisti orientali, ha una strana perversione: vorrei odiarla, ma mi ci abbandono, col lino che si cinge alle cosce per il sudore. Ho evitato il Lungarno della Zecca Vecchia, l’ho attraversato come rettile in fuga, il caffè acido nell’alito in bocca sigillato dal rossetto applicato al volo.   ph. Francesco Natali...

12.06.2013

Vincenzo Latronico: prendere le api per il pungiglione

La mentalità dell’alveare, ultimo libro di Vincenzo Latronico, si potrebbe definire, se il termine non suonasse ad alcuni dispregiativo, un instant book o meglio una instant story. Questo per stessa ammissione dell’autore nella nota introduttiva (“Questo libro è stato scritto di getto in seguito alle elezioni politiche del febbraio 2013”, e più avanti definisce il libro una storia), ma soprattutto per una scrittura asciutta e precisa dal pugno ben saldo, come una partita a scacchi che avvinghia occhi e mente e non ti molla. È una storia instant dunque perché cadenzata all’instante, ritmata sul di-battito di questi tragicomici mesi post-elettorali italiani – e sul battito di cuore e mente, sempre più sballato...

19.09.2012

Yo Soy 132 e il futuro della democrazia messicana

Antonio Attolini, studente universitario di 22 anni, è uno dei leader giovanissimi del movimento Yo Soy 132, movimento sociale messicano scaturito prima e dopo le elezioni presidenziali del luglio 2012. Il loro percorso si sta strutturando a partire da una richiesta di base (la democratizzazione dei media), una fitta rete di relazioni con altri movimenti e intellettuali, manifestazioni pubbliche, oltre a concretissime proposte di legge per il miglioramento della democrazia messicana. Una democrazia corrosa dal narcotraffico e dalla corruzione, con alcune evidenti consonanze con la storia italiana... Queste sono le domande che in un piovoso pomeriggio di luglio ho proposto a Antonio, per offrire maggior luce sul movimento Yo Soy 132.       ALESSANDRO RAVEGGI...

03.07.2012

Primavera messicana | Matrioske, piramidi e parabole post-elettorali

Il nostro reportage dedicato alla Primavera messicana, curato da Alessandro Raveggi, arriva oggi alla sua terza puntata. Le precedenti le trovate qui.     Lo sport nazionale del dibattito politico messicano è un infaticabile gioco delle matrioske: scovare chi si cela dietro quel funzionario o candidato, chi lo paga, chi lo comanda, e così via. Tessere reti, strattonare fili rossi incessantemente, dubitare di tutto, far tremar ogni affermazione, destituire e svitare il guscio della matrioska. La tendenza generalizzata al complotto, peraltro il più delle volte giustificata, la rende però una grammatica che si sciupa proprio per diffusione di bocca in bocca, impedendo spesso un vero smascheramento. Parlare quindi di politica messicana...