AUTORI
Matteo Di Gesù

Matteo Di Gesù è nato a Palermo nel 1971. Si è laureato in lettere con una tesi sulla Neoavanguardia italiana e ha conseguito un dottorato di ricerca in italianistica sulla letteratura postmoderna. Si è occupato dell'invenzione letteraria dell'identità siciliana ed è stato per molti anni editorialista dell'edizione di Palermo de «la Repubblica». Attualmente è ricercatore di Letteratura italiana, disciplina che insegna nell'università della sua città.

19.01.2012

Tommaso Campanella / D’Italia

Se per tutto il Rinascimento cospicua è stata la produzione di testi ispirati alla nazione – specie nell’ambito del petrarchismo civile – , nel Seicento, sul versante della poesia, si rinvengono poche occorrenze significative del tema Italia. Tra esse spicca un sonetto di Tommaso Campanella, D’Italia (1622), nel quale torna il topos della personificazione femminile della nazione (La gran donna, ch’a Cesare comparse) e, dello stesso autore della Città del sole, una serie di otto madrigali Agl’italiani, che attendono a poetar con le favole greche, contro la pessima voga per la quale “gli Italiani cantano le bugie de’ Greci, e non le sue veritadi”.     La gran donna, ch’a Cesare comparse sul...

12.01.2012

Giosuè Carducci / Presso la tomba di Francesco Petrarca

“L’Italia è un’espressione geografica”, sanciva sprezzante Metternich, volendole negare dignità di nazione e indipendenza politica. Sebbene al giorno d’oggi, nell’Italia del tempo presente, una battuta come quella del celebre cancelliere asburgico la si potrebbe considerare lusinghiera e benevola, piuttosto che sprezzante (sarebbe rassicurante, al tempo della Lega nord e di scuole pubbliche etniche marchiate col sole delle Alpi, sapere che l’Italia è ancora quantomeno un’espressione geografica), vale ancora, per efficacia e senso della storia, la risposta di Giosuè Carducci, strategicamente pronunciata Presso la tomba di Francesco Petrarca.     Quando il principe di Metternich disse l’...

15.12.2011

Giovanni Boccaccio / Rime, XCIII

Anche il mondano Boccaccio si prese la briga, sulla scorta del maestro Dante Alighieri (un verso come “che fece Italia già donna del mondo” risente della lezione dantesca e sembra discendere direttamente da “non donna di province ma bordello”), di intonare un’appassionata invettiva in versi all’Italia. E sebbene l'autore del Decameron riconoscesse che lo scrivere in versi non era nelle sue corde, questo suo sonetto civile, scritto probabilmente intorno al 1375, è tutt’altro che disprezzabile.     Fuggit’è ogni virtù, spent’è il valore che fece Italia già donna del mondo, e le Muse castalie son in fondo, né cura quas’alcun del lor onore....

25.07.2011

Giovanni Muzzarelli / Italia mia, il tuo sì lungo pianto

Giovanni Muzzarelli, poeta rinascimentale, a causa della sua morte tragica (venne assassinato a trent’anni, in circostanze misteriose, nella rocca malatestiana di Mondaino, di cui era governatore) è noto più per le leggende fiorite sulla sua vicenda che non per i suoi meriti letterari. Tuttavia vale la pena ricordarlo anche per questa dolente canzone sulla sorte dell’Italia.       Italia mia, il tuo sì lungo pianto, coi sospir molti e gravi, racqueta omai, poi che ‘l secondo Giove, cui son del ciel commesse ambe le chiavi con l’onorato manto, perché ristauro a’tuoi danni ritruove, e per te stessa prove quant’era ogn’altro d’onor tal men degno, lieto...

25.07.2011

Alfieri / Rime

A proposito della questione nazionale, Giacomo Debenedetti definì Alfieri “il poeta della vigilia”. È arcinota, del resto, l'influenza che le sue opere ebbero sulle generazioni successive, da Foscolo a Leopardi, passando per Mazzini, proprio in chiave civile. Alfieri, infatti, non si esime dall’“Esortazione a liberar la Italia dai barbari”, nell’ultimo capitolo Del principe e delle lettere (a sua volta ripreso espressamente dall'ultimo del Principe machiavelliano), o di citare con trasporto Dante in un celebre passo dellaVita, allorquando può rientrare avventurosamente in Italia  (“Ci parve di rinascere il dì che ci ritrovammo nel bel paese qui dove il sì suona”). Ma anche di scrivere sonetti...

19.07.2011

Nelo Risi / Italia

Ecco tornare la personificazione della nazione, elegante ma senza sorriso, goffa e inadeguata nella posa tradizionale (“col manto blu del cielo per la foto / di famiglia”), sterile e prossima alla morte nell'allegorica Italia di Nelo Risi, tratta dalla raccolta dal titolo dichiaratamente leopardiano Le risonanze.     È una donna che ha il cuore a sud ma l’abito è ricco, roba del nord. Uomini d’affari la corteggiano, in balìa di gente dalla mano lesta ha perso il sorriso, il bel corpo macchiato in abbandono tra le lapidi.   L’atteggiano ancora a Madonna col manto blu del cielo per la foto di famiglia, le fanno corona governanti e preti, immobili in poltrona.   Non è pi...