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Gaetano

«Fai una foto dell’esame istologico e me la mandi su uatsapp». È Gaetano, che parla al telefono con la sua amante Valentina. Chi è Gaetano? E si vede, però, che non leggete le mie poesie. «Alloggi della ferrovia, coi muri sottili… Mirko di Tecnocasa…», vi ricordate? Buio. Allora ricominciamo: beati voi che avete le case al Gianicolo o le villette a Formello e che i muri isolanti con tre rampe di scale proteggono dalla vita degli altri condomini. Io, da oltre dieci anni, da quando cioè abito nella mia casa di un quartiere di Roma impiegatizio e terrone, condivido i pomeriggi di studio e di lavoro con due punti virgolette Gaetano. Di lui so che fa il dentista, e dato che il suo studio allocandosi nella palazzina contigua alla mia risulta annesso alla camera in cui praticamente vivo, so anche al dettaglio il resto della storia, che passo a raccontarvi. Gaetano ha un figlio, dunque presumo una moglie, ma di lei no, non parla. Perché, come potete immaginare (oppure no, per via delle case al Gianicolo, le rampe di scale etc.) di Gaetano io posso riferirvi solo le cose che racconta, con deduzioni varie e...

Elvira Seminara. Scusate la polvere

A trentacinque anni si è appena ragazzi, a quaranta giovani, a quarantacinque fieramente immaturi, a cinquanta si preferisce sdoganarsi da ogni sorta d’allusione anagrafica. Se la mezz’età non si sa più bene a che punto stia è perché quei ragionevoli trentacinque del “mezzo del cammin di nostra vita” ormai stridono e infastidiscono. Eppure il colle c’è ed Enza, la protagonista dell’ultimo romanzo di Elvira Seminara, Scusate la polvere (nottetempo, pp. 206, € 12), si trova appena oltre quel segmento di vita. Ha un lavoro non proprio legale, per scelta non ha figli, ha due amiche fin troppo presenti, ha una madre con l’Alzheimer. E aveva un marito; che aveva un’amante; che aveva a sua volta un marito. I due concubini se ne vanno abbandonando i rispettivi coniugi. Ma nessuna fuga, né all’inglese né da ladri. Bensì un salto, giù nel fosso di Santa Filomena sulle colline agrigentine, tra le braccia della patrona delle cause impossibili. Una sterzata, un volo e uno schianto. Enza si trova tutto d’un colpo vedova, cornuta, fantasma solitario nella terra...

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