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ascoltare

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Origliare

Leggere è faticoso, lo è sempre, lo è sempre stato per me. Invidio la gente che, non dirò in coda alle poste e in treno ma alla fermata dell’autobus o in metropolitana, tira fuori un libro dalla tasca della giacca (e che tasche hanno, oltretutto), ne sfoglia qualche pagina, legge. Io non ci riesco: non riesco a staccare la voce dello sguardo dal bisbidis dell’indistinto, il quale tende poi a ridefinirsi come entità singola, comunque disturbante: la conversazione al tavolo, nel sedile accanto. C’è quel momento in cui le storie disperse s’incuneano nelle nostre: l’inizio della cura è stato far rientrare nei libri quelle frasi di straforo, recuperare il brusio alla letteratura, alla poesia, finanche (lo chiamano eavesdropping). È la sola religione possibile per un ateo e l’unico esercizio praticabile per un egoista narciso come lo scrittore: non puoi avere cultura di te se non in mezzo a chi vuole e può impedirtelo, oppure, semplicemente, è fuori da te, che esiste, e lo impone col suo prevaricare te, ipocrita, che pensi altro, sei oltre, e non ti muovi da lì, da loro.

Le sirene delle dodici

Anziché andare al teatro dell’Opera, John Cage preferiva ascoltare il traffico dal suo appartamento newyorchese su Sixth Avenue. I rumori nei quali siamo quotidianamente immersi ci disturbano finché li ignoriamo, scriveva, ma diventano intriganti non appena ci mettiamo ad ascoltarli. Bisogna prendere Cage alla lettera quando dice: “If you listen to Beethoven or Mozart, you see they are always the same. But if you listen to traffic, you see it’s always different”. Il traffico è uno spartito lacunoso pieno di variazioni e dinamiche inattese, di crescendo e diminuendo, di mezzopiano e mezzoforte, di tempi lunghi e corti, di timbri e accenti diversi, di precipitati e miracolose sospensioni. Le città sono degli sterminati soundscape, depositi di sons trouvés, macchine che producono ambient noises, ovvero nient’altro che suoni senza alcun contenuto liturgico, celebrativo, esortativo, introspettivo, espressivo. Suoni de-psicologizzati che non significano niente.   Che questo valga solo per Sixth Avenue?, comincio a sospettare quando mi accorgo che nello spartito di Parigi, dove Cage ha trascorso da giovane...