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Cellulare in auto: Sbengh!

Nel 2012 ci sono stati negli Stati Uniti più di 5 milioni e mezzo di incidenti stradali. Il National Safety Council ha calcolato che il 21% degli incidenti, ovvero circa un milione e duecentomila eventi, siano da attribuire a conversazioni al cellulare, in modalità vivavoce o tenuto in mano. Un ulteriore 5% (280 mila casi) è stato causato da interazioni video, come l'invio di messaggi o la consultazione di siti su smartphone. Alcuni studi recenti indicano che la proporzione di incidenti dovuti all'interazione con gli schermi sia in aumento (negli USA, 6% nel 2013), e spiegherebbe per esempio l'inversione di tendenza recente che si registra in Paesi come la Francia: da dieci anni in costante diminuzione, nell'ultimo anno le cifre della mortalità hanno registrato un'impennata (3412 morti all'anno contro il 3060 “attesi”).   Tanto le percentuali che i valori assoluti sono semplicemente enormi. Bisogna fare un piccolo esercizio di immaginazione e chiedersi come reagiremmo a numeri paragonabili riguardanti attentati terroristici o rapimenti di bambini (“Quest'anno sono stati rapiti soltanto 3000 bambini in...

Donne, motori e rock 'n' roll

Nel 1993 Speed Kills, una fanzine di Chicago (attiva tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90, e dedicata alle vecchie auto sportive, alle corse automobilistiche e alla musica indie rock, gli interessi principali del fondatore Scott Rutherford), pubblica la serie “DC musicians with their cars” di Cynthia Connolly, una giovane fotografa di Washington, D.C. La serie di fotografie in bianco e nero (che sarà ripubblicata da numerose fanzine e riviste) ritrae musicisti e musiciste della scena punk hardcore locale accanto alle loro vetture, spesso vecchi e strambi catorci: Kathi Wilcox delle Bikini Kill con la sua Plymouth Valiant del 1965, Ian Svenonius (Nation of Ulysses, The Make-Up) con la sua Plymouth Sport Fury del 1969, Christina Billotte delle Slant 6 con la sua Datsun 210 del 1981, Ian MacKaye (Minor Threat, Fugazi ecc.) con la sua Toyota Corolla Station Wagon del 1978, Allison Wolfe delle Bratmobile con la sua Pontiac Catalina del 1979, e così via. Cynthia Connolly, pur non avendo mai suonato in una band, è considerata un pilastro della leggendaria scena punk hardcore di Washington, D.C. Ex compagna di Ian MacKaye, autrice di...

Bersani, il benzinaio

Nel Belpaese, come sempre, domina l’industria dell’auto. Non foss’altro che per additarla come diavolo imprescindibile. Tutti se la prendono con Marchionne perché sbeffeggia l’Italia, e lui minaccia di rifare quanto ha già fatto: andarsene all’estero, tacciando per giunta Firenze, simbolo universale dell’italianità, d’essere una “piccola città”. Fatto sta che in questa campagna elettorale permanente che è la politica italiana, nel bene come nel male il problema dell’automobile, e con essa degli spostamenti in lungo e in largo per la penisola, continua a essere centrale. Come viaggiano i politici? Jet privato, aereo presidenziale, auto blu con autista in divisa, volo lowcost, frecciarossa, camper, bicicletta? L’identità dell’uomo politico medio, scafato o rampante che sia, passa anche da questa scelta circa l’asse viario da imboccare e il relativo mezzo di trasporto su cui balzar su. Così Grillo, in un rovesciamento di tendenza che finisce per rafforzarla, decide di attraversare a nuoto lo stretto di Messina, con un’impresa che manco il Duce,...

Nicholas Winding Refn. Drive

La leggenda vuole che sia stato Ryan Gosling a cercare Nicholas Winding Refn, dice lui: “come Steve McQueen scelse Peter Yates (per Bullit NdR), Ryan ha scelto me”. Perché questo film è già leggenda, è già mito. Del resto da uno che a ventiquattro anni esordisce con un film come Pusher, che nel giro di dieci anni è diventato una trilogia di culto, e che nel 2009 dirige due dei film più perturbanti del panorama cinematografico mondiale come Valhalla Rising e Bronson, non ci si aspetta niente di meno della leggenda e del mito. Quindi leggenda vuole che Gosling, letto il libro di James Sallis, abbia voluto che fosse Refn a dirigere il film che lo avrebbe visto immenso protagonista. E quanto c’ha visto lungo è ancora difficile quantificare. Sicuramente, molto.   Hossein Amini ha buttato giù una sceneggiatura asciutta, perfettamente calibrata, mai sbavata, mai compiaciuta, sempre e solo funzionale alla regia di Refn, sempre incalzante, capace di avvincere fino all’ultimo minuto. Sull’ottima struttura di Amini, Refn scivola con Gosling come un pattinatore solitario in uno stadio...

#05 Pezzi pazzi

Alle 4 del pomeriggio svolto a destra sul Sunset Boulevard per andare da Michael Benevento. Guardo subito se c’è parcheggio e, oltre l’incrocio sulla mia sinistra, mi appare uno scarafaggio nero e basso, un maciste cafone con l’aria super aggressiva, insomma un mostro. Non riesco a fermarmi subito, devo arrivare al prossimo incrocio per fare la svolta ad U e tornare indietro. Appena inverto il senso di marcia, alla fermata che aspettava l’autobus che ti vedo? Un omaccione pure lui di colore nero, vestito da Zorro: spada,mantello e maschera compresa. Non sapevo che fare... se fermarmi subito a fotografare questa apparizione dal mantello svolazzante, o continuare, come poi ho fatto, per fotografare l’altro fenomeno. Che rabbia mi è venuta quando ho realizzato che se riuscivo a fotografarli entrambi, uno di fronte all’altro come due duellanti avrei fatto bingo! Ah che roba! Avrei avuto un #5 eccezionale.

#04 Vecchia Pazza

  Mia cara Chevy che cavolo c’è?   Curata e lavata quanti meccanici ti han visitata!   Non abbiam chiesto il Mercedes Blù, né abbiam preso la rossa BMW. lasciato ti abbiamo riposare, invece tu ci fai camminare.   Ah vecchia pazza! vecchia scassona!   Un nuovo meccanico molto bellino, ti ha messo pure un bel computerino. Ma tu te ne freghi, ti spegni pianino.   Perché fai cosi? Riparti e ti fermi oramai tutti i dì!   Ancora borbotti e ti lamenti. E ci lasci per strada ai quattro venti!