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Carteggi amorosi / Sonata a tre. Cvetaeva, Pasternak, Rilke

Dal castello di Muzot, l’8 giugno 1926, Rainer Maria Rilke scrive a Marina Cvetaeva una lettera alla quale acclude una poesia, Elegia, a lei dedicata. Ecco l’inizio: «Le perdite nell’universo, Marina, le stelle precipiti! / Non l’accresciamo noi, dovunque mai ci scagliamo, / in quale mai stella! Nel cerchio sempre già tutto è contato. / E anche chi cade non scema il numero sacro. / Ogni rinuncia precipite cade all’origine e sana. / Sarebbe dunque tutto un giuoco, vicenda d’eguale, / non un nome mai, né forse un segreto frutto? / Onde, Marina, noi mare! Abissi, Marina, noi cielo!» (SSG, pp. 94-95). Dal tono estatico e stregato, simbolico ed enigmatico, dei versi rilkiani, possiamo partire per una breve conversazione su quell’involontario e commovente romanzo epistolare che tre poeti, essenziali nella storia della poesia del Novecento europeo (Marina Cvetaeva, Boris Pasternak, Rainer Maria Rilke), intessono nel corso dell’anno 1926 e che in Italia viene pubblicato con il titolo di Il settimo sogno. Lettere 1926 (Editori Riuniti, Roma, 1980).    Quel magico anno è la storia di una “Sonata a tre” dove la musica delle parole sostituisce, nella pienezza dell’impulso lirico, la...

La corrispondenza di una vita / Camille Claudel e Auguste Rodin: parole come pietre

“Monsieur Rodin, ho appena iniziato un appunto per M. Gauchez, impantanandomi totalmente, come può vedere, e mi pare senza alcun dubbio il più stupido del mondo. Voglia usarmi la cortesia di correggerlo e di aggiungervi una bella tiritera sul movimento e sulla ricerca della natura, ecc. mi è stato impossibile trarmi d’impaccio. Mi rimandi l’appunto corretto al più presto, altrimenti M. Gauchez mi sgriderà di nuovo, lei lo sa.”   Questa sembrerebbe la prima lettera inviata da Camille Claudel ad Auguste Rodin, o almeno la prima a noi pervenuta, risale al maggio o giugno del 1886. Claudel e Rodin si sono incontrati cinque anni prima quando lei aveva 17 anni e lui 45: lei piena di passione per la scultura da poco trasferita a Parigi con la famiglia, lui ormai riconosciuto come scultore ma ancora a un passo dalla grande notorietà. Camille a 11 anni già mette le sue sculture di terracotta nel forno di casa, manifesta un temperamento entusiasta verso la natura e lo studio, così tanto che di fronte a una madre piuttosto severa riesce a farsi sostenere dal padre nel suo desiderio e impegno verso l’arte, con l’aiuto del fratello, Paul Claudel, anch’esso desideroso di lasciare la casa...

Virginia Woolf e Vita Sackville-West

Meno male ci sono state Virginia e Vita. Meno male hanno avuto un’esistenza pubblica, grazie a un livello di snobismo talmente estremo da risultare oggi pressoché insultante. Meno male si sono accoppiate, non certo come fosse un gesto normale, ma al contrario una gioia riservata a pochi esseri che si ritenevano intellettualmente superiori. Né borghesucci dalle vedute ristrette, né perverse creature ai margini della società. Ma divini cervelli che avevano pur sempre un corpo. Meno male, soprattutto, che non si sono limitate ad accoppiarsi, con quel corpo, ma lo hanno anche scritto. Con quel cervello. Lasciandone traccia per i posteri: altrimenti come avremmo fatto? Noi, dico, povere lesbiche che siamo venute dopo.    Per questo dobbiamo ringraziare Vita e Virginia. Per aver scelto, circa un secolo fa, di diventare un’immagine: «Da qualche parte ho visto una pallina che continuava a saltare su e giù sul getto di una fontana: tu sei la fontana, io la pallina». Così scrive Virginia Woolf in una lettera a Vita Sackville-West del 7 ottobre 1928, concludendo: «È una sensazione che mi dai solo tu». L’immagine della pallina che salta su e giù, spinta a essere viva dal mobile...

Lo chansonnier russo / Aleksandr Vertinskij: carteggi di amori sovietico-decadenti

Aleksandr Vertinskij in posa da viveur. L’epistolario a cui si fa riferimento in queste pagine è un misto d’amore e di politica, dove pure la componente storico-governativa rientra nella categoria degli affetti. Amore di patria, parallelo a quello per una donna (e per le figlie), provato con lo struggimento e la passione di cui soltanto gli emigrati russi sono stati capaci. Colui che sarebbe diventato un idolo dei palcoscenici, prima nella Russia prerivoluzionaria, poi in giro per il mondo sulle scene della diaspora e, infine, su quelle sovietico-staliniane, nacque a Kiev nel lontano 1889. Il destino gli riservò un’infanzia difficile, figlio illegittimo di una coppia clandestina (ben nota e chiacchierata in città), rimase orfano di madre a tre anni. Il padre morì a sua volta di disperazione e il piccolo, separato dalla sorella, fu affidato a una zia molto dura di carattere. Alunno del prestigioso ginnasio kieviano N. 1, compagno di Paustovskij e Bulgakov, ne fu presto espulso per ragioni di cattiva condotta. La severità della matrigna lo spinse alla ribellione fino a portarlo sulla via del teppismo. Fu sorpreso in flagrante furto delle offerte lasciate dai pellegrini al...

Carteggi amorosi / Boccioni e la Principessa: un amore interrotto

Un minuscolo isolotto su un aristocratico lago alpino, un vero e proprio parco galleggiante attorno a un'antica villa. Una principessa romana che, dopo aver conquistato le capitali della mondanità europea, si innamora dell'isolotto e va a passarci l'estate da sola. Un marito assente, anch'egli rampollo di un altro potente e austero casato dell'aristocrazia romana. Un giovane, affascinante pittore, uno dei più talentuosi artisti della prima grande avanguardia del Novecento. Un incontro fatale, su cui incombe il rischio di uno scandalo irreparabile e l'ombra di una morte precoce in un momento terribile per l'Europa, quello in cui la Belle Epoque affonda nel sangue della prima guerra mondiale. Un crescendo di passione travolgente ma trattenuta, raccontato in una ventina di lettere nascoste per quasi un secolo e ritrovate in un vecchio baule.   Sembra la trama ideale di un romanzo rosa d'antan, grondante di romanticismo a ogni pagina e sempre sul punto di affogare nel Kitsch. Eppure è tutto vero. I protagonisti sono Umberto Boccioni e Vittoria Colonna; il luogo, l'isolino di San Giovanni, la più piccola delle isole Borromee sul lago Maggiore; il tempo, l'estate del 1916; le...

1932 - 1940 / Benjamin e Scholem: lettere di un'amicizia

“In tempi antichi tutte le strade portavano in qualche modo a Dio e al suo Nome. Noi non siam devoti. Restiamo nel profano E dov’era Dio ora c’è: Malinconia”   Sono i versi conclusivi di una poesia di Gershom Scholem che leggiamo in calce a una lettera a Benjamin. La data: 19 settembre 1933, l’anno della presa di potere di Hitler.  La malinconia di cui parla Scholem non è uno stato d’animo passeggero ma una condizione dello spirito, l’esito di un’intelligenza del mondo che ha perso la fede in Dio, la conseguenza fatale della Entzauberung der Welt, il disincantamento del mondo di cui aveva parlato Max Weber.  Scholem, lo studioso di mistica ebraica, figlio di un tipografo ebreo, cresciuto nella Berlino di inizio Novecento, militante sionista fin dagli anni giovanili, emigrato nel 1923 a Gerusalemme, osserva dalla distanza la svolta politica in Germania: la progressiva ‘perdita di Dio’ aveva generato un nuovo idolo, nuove ritualità collettive caratterizzate dall’odio verso gli avversari politici – i comunisti in primo luogo – e poi gli ebrei, l’eterno emblema del male, e in generale gli Untermenschen, la variegata moltitudine di coloro che non sono degni di vivere....

Le Lettere a Luisa / Claudio Parmiggiani. Le porte invisibili

Sono uscite presso le edizioni d'arte Magonza le Lettere a Luisa di Claudio Parmiggiani (pp. 160 su carta piegata a mano in astuccio rigido confezionato a mano, € 78): un carteggio quantitativamente esiguo ma di straordinaria intensità, intrattenuto dall'artista con l'amica Luisa Laureati Briganti fra il 2004 e il 2014. Il testo è corredato da una presentazione di Laura Cantone e da una postfazione di Andrea Cortellessa, che riproduciamo qui per gentile concessione dell'editore.     Tutto ciò che è manifestato è luce. Efesini 5,13     Un’opera è come una porta invisibile attraversando la quale usciamo da un mondo ed entriamo in un altro mondo dove si cominciano ad intravedere la bellezza, la sofferenza e la verità.   Così suona la definizione che – della Porta Speciosa da lui realizzata, alla fine del 2013, per il millenario dell’Ere­mo di Camaldoli – dà Claudio Parmiggiani in una let­tera inviata, il 1 novembre di quell’anno, a Luisa Laureati Briganti. E che è lecito leggere come una dichiarazione di poetica valida per tutto il suo percorso. Per comprendere Parmiggiani è da questa porta, insomma, che dobbiamo passare. La lettera fa parte di un carteggio...