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cittadinanza

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Doppiozero al Circolo dei lettori / Parole del contemporaneo

  Ci sono parole che circolano sui mass media, nei giornali e nel web, parole che rinviano a loro volta ad altre parole e suggeriscono campi semantici. Questo ciclo di incontri, in collaborazione con il Circolo dei lettori, sceglie alcuni di questi termini che sono il nostro vocabolario quotidiano e cerca di capire non solo quello che significano, ma anche i riferimenti che implicano, i rimandi impliciti. Le parole non sono mai neutre, segnano il nostro rapporto con il mondo: indagarle è una delle vie per fare chiarezza sul mondo contemporaneo e sul nostro collocarci in esso.   Condivisione Ugo Morelli 25 gennaio 2018, ore 18.30.   Follower Tiziano Bonini 22 febbraio 2018, ore 18.30.   Poliamore Marta Dore 29 marzo 2018, ore 18.30.   Cittadinanza Gustavo Zagrebelsky (in dialogo con Marco Belpoliti) 18 aprile 2018, ore 18.30.   Sfruttamento Marco Revelli 23 maggio 2018, ore 18.30.   Stellati Gianfranco Marrone 31 maggio 2018, ore 18.30.   Salario Andrea Brandolini 25 ottobre 2018, ore 18.30.   Periferie Luca molinari 28 novembre 2018, ore 18.30   Torino – via Bogino 9 +39 011 432 68 27 info@circololettori.it   Novara – via F....

Individui in rete / La società orizzontale e l’assenza di orizzonti

In Disorder dei Joy Division, un cupissimo Ian Curtis cantava poeticamente: “Aspettavo che venisse una guida e mi prendesse per mano”. Quella strofa ha rappresentato il punto di svolta per un’intera generazione e ha messo in discussione, anche solo per un momento, la questione del conflitto generazionale che aveva animato la cultura giovanile sin dagli anni cinquanta. Il tema della libertà assoluta, tanto agognata dalla generazione dei baby boomer, protagonisti degli anni sessanta, viene ribaltato in una nuova mistica dell’autorità. Mentre all’assassino del padre, immortalato dalla celebre “Father I want to kill you” di Jim Morrison in The End, subentra invece un senso di smarrimento, di richiesta d’aiuto, a cui si vuole dare risposta con la ricerca di una guida (con tutto il cotè di deriva nazi-fascista di cui difatti la band fu accusata). Da allora a oggi molte cose sono cambiate e come spesso accade alcuni elementi chiave delle subculture e della controcultura, sono diventati mainstream. Ancor più da quando la nuova politica – dal blairismo in UK al renzismo in Italia – ha recuperato il tema del conflitto generazionale per definire un posizionamento identitario netto e di...

Ius Soli / Il Manzoni non capì la grandezza del suolo patrio

Cosa vede uno scrittore nel mese santo di giugno, in cui si è celebrata pure la festa italiana più importante, quella della Repubblica?   Le stesse cose che vede un bagnino, e le medesime che vede un dentista. Quelle cose che vedrebbero tutti i semplici cittadini di una nazione degna di questo nome, se evitassero di ascoltare le nenie o le flatulenze della politica. Scriveva il premio Nobel Derek Walcott: “Io sono solamente un negro rosso che ama il mare/ ho avuto una buona istruzione coloniale/ ho in me dell’olandese, del negro e dell’inglese/ sono nessuno o sono una nazione”.   Ecco, appunto: nessuno o una nazione. Di questo parla pragmaticamente la legge sullo Ius Soli, che oggi tanti si affrettano a contrastare. A questi azzeccagarbugli che mirano soltanto a solleticare le stupide e ignoranti emozioni degli umili di spirito (per i quali sarà anche aperto il regno dei cieli, ma dei quali interessa soltanto il voto nella cabina elettorale), non frega niente delle valide ragioni di dare la cittadinanza italiana a chi nasce in Italia. A loro serve soltanto aizzare i cani. Sono infinite le ragioni a favore dello Ius Soli: un portafoglio pensionistico futuro sostenibile,...

Togliete l’ubriachezza, e avrete il filosofo analitico

1. “Mi è capitato varie volte – scrive Diego Marconi in Il mestiere di pensare (Einaudi 2014, p.48) – che amici non filosofi mi dicessero di aver letto e apprezzato libri di Deleuze, Derrida, Foucault, Habermas, Lacan, o di altri loro affini, che io avevo trovato quasi impenetrabili. Eppure io sono un lettore professionale di filosofia e loro no. Come si spiega?” E’ la domanda che un filosofo “analitico” rivolge a se stesso, e ai propri lettori, per manifestare il proprio fastidio nei confronti di un modo di pensare che caratterizza, pur nelle differenze, i filosofi “continentali”. Marconi ha scritto un saggio interessante sulla difficoltà che la filosofia (e soprattutto una certa filosofia) incontra oggi per uscire dagli spazi specialistici e universitari. Lo specialismo è il suo cruccio: il grande pubblico non si appassiona, e presumibilmente non si appassionerà mai, per gli scritti di Carnap, di Quine o di Davidson, mentre continua ad appassionarsi per i testi di Deleuze, di Lacan, e più recentemente di Žižek. Come è possibile? perché loro hanno successo, e noi no? Marconi...

A di Città: un progetto di Rigenerazione urbana

Accesso, partecipazione, rappresentazione non sono formule vuote con cui indicare la via maestra della democratizzazione della cultura, come fossero delle ricette magiche di sicuro effetto o un dogma assunto acriticamente che garantisca la salvezza della buona azione culturale. Eppure, è sempre più chiaro che la vita culturale di un territorio passa necessariamente da modalità che tengono conto dei pubblici e della cittadinanza, riconoscendoli come interlocutori attivi.   Nell'ultima edizione di cheFare abbiamo ricevuto un numero straordinario di progettualità forti e consapevoli legate alla rinascita di spazi urbani e rurali grazie a processi partecipativi di varia natura. La stessa effervescenza è evidenziata dal rapporto Symbola “Io sono cultura” sullo stato dell'economia della cultura in Italia, nel quale un intero capitolo è dedicato alle formule “dal basso” di rigenerazione urbana. E non è un caso se in questi mesi di grande attivismo nei circoli dell'innovazione culturale continuiamo a incontrare molti dei protagonisti di questa scena nascente: Spazio Grisù, il Teatro Verdi o...

La felice e coraggiosa avventura di diventare sé. Cagliari

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Cagliari, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Enrica Puggioni, Assessore alla Cultura, Pubblica Istruzione, Sport, Spettacolo e Politiche Giovanili - Comune di Cagliari.       Di quale struttura organizzativa intende dotarsi la città per la governance della candidatura e del proprio programma? Vorrei, prima di rispondere alla domanda, fare una breve premessa che faccia capire il senso e il significato della candidatura di Cagliari e che spieghi anche il modello di governance adottato. Per noi la candidatura non è un progetto, ma un processo, che si innesta, costituendone in un certo senso una sintesi a livello superiore, su un percorso di sperimentazione, produzione e formazione che individua nella cultura, e quindi nella creatività e nell’innovazione dei saperi, un motore di sviluppo urbano, economico e sociale.   Per tale motivo, e anche perché stiamo ragionando in termini di legacy per il territorio e per le comunità, di...

Venezia-Asseggiano, 30 gennaio 2012

  Scommettiamo che Beppe Grillo all’Istituto Tecnico di Asseggiano non sarebbe capace di ripetere quel che ha maldestramente sostenuto sullo ius soli?   Ma andiamo con ordine, e ripartiamo da dove ci eravamo fermati. Ovvero dal fatto che dopo gli incontri preparatori di ottobre, si sono formati due gruppi con i quali abbiamo lavorato tutte le settimane, ogni lunedì all’Istituto Tecnico Edison-Volta di Asseggiano, il martedì al Liceo Classico Marco Polo di Venezia. Entrambi i gruppi contano un numero di partecipanti attorno ai 20-25.     Stiamo lavorando su Mistero buffo di Vladimir Majakovskij, scritto nell’estate del 1918. La trama è semplice, misto di realtà e fantasia: c’è un diluvio, una sorta di diluvio universale, pochi esseri umani si salvano convergendo al polo boreale, unico luogo rimasto asciutto. Majakovskij li divide in “puri” e “impuri”, dove i primi sono i rappresentanti del potere (aristocrazia e alta borghesia), i secondi sono i lavoratori. Poiché l’alluvione minaccia anche il polo costruiscono un’arca e insieme procedono a una...

Oltre Wikileaks e l’emergenza della partecipazione

A dispetto del titolo, il libro di Micah L. Sifry Oltre Wikileaks, Il futuro del movimento per la trasparenza tratta solo marginalmente di fughe di notizie. “Leak” in effetti si traduce con “fuga di notizie”, e viene usato come suffisso per il nome di molte piattaforme di raccolta, verifica e condivisione di dati segreti nate dopo il boom di Wikileaks, come OpenLeaks e GlobalLeaks. Ma lo scenario tratteggiato da Sifry (co-fondatore di Personal Democracy, forum che si occupa della nuova partecipazione politica attraverso le tecnologie digitali) è molto, molto più ampio.   I due concetti cardine del libro sono l’Open Government - nuove strategie di organizzazione della pubblica amministrazione, secondo i criteri di trasparenza ed accessibilità - e gli Open Data - il libero accesso ai dati della Cosa Pubblica. Vista dall’esterno, la questione potrebbe sembrare limitata ad oscure problematiche tecniche di standard e piattaforme. In realtà è tutto il contrario: si tratta di un panorama culturale completamente nuovo, che mira a trasformare e rivitalizzare la cittadinanza nell’epoca dei media...

Intervista con Noam Chomsky: le parole in politica

Riportiamo alcuni stralci di un’intervista video di Frank Barat a Noam Chomsky svoltasi nel mese di marzo. L’intervistatore di Red Pepper, un bimestrale inglese indipendente di area socialista, si avvale di alcune domane poste da intellettuali, attivisti e artisti, tra cui John Berger, Ken Loach e Amira Hass.   Qui tutta l’intervista in inglese (non perfettamente redatta). In basso il video completo dell'intervista.   John Berger   La pratica politica spesso sorprende il vocabolario politico, per esempio si dice che la recente Rivoluzione nel Medio Oriente chiede democrazia, possiamo trovare parole più adeguate? Usare vecchie parole spesso fraintese, non è un modo per assorbire lo shock invece che accoglierlo e ritrasmetterlo?   Innanzitutto, penso che la parola rivoluzione sia un po’ un eccessiva. Magari lo diventerà, ma per il momento si tratta della richiesta di una riforma moderata. Ci sono elementi, come il movimento dei lavoratori, che hanno provato ad andare oltre, ma rimane ancora tutto da vedere. Tuttavia la questione è giusta e non c’è modo di uscirne. Non...

Un possibile grande paese

Un grande paese: si presenta così il nuovo libro di Luca Sofri (Rizzoli, pp. 250, € 10), con un titolo netto e positivo. Persino risibile, come egli stesso sottolinea spesso nel libro, perché è un auspicio, più che un dato di fatto. Un augurio.   Dentro, fra le tante cose, fra Obama, Michael Jackson, Baricco, fra la moglie (le cui frequenti citazioni, è bello dirlo, sottendono una amorosa gratitudine), fra amici, esperienze e digressioni sul presente, ci sono due idee di fondo: la collettività e il cambiamento. Ma queste due parole sono troppo piccole per dire tutto.   La prima è il tentativo di dare un nuovo nome, una nuova forma, a quello che troppo spesso chiamiamo semplicemente patria. E che invece contiene qualcosa in più che è l’io. Il passaggio, non detto ma evidente, sta nel fatto che la nuova identità collettiva contemporanea non passa per l’idea di nazione (vacua e incomprensibile) ma per una più lucida forma di empatia fra se stessi e i propri compagni di viaggio. Non passa per l’idea astratta di un’identità totemica (la patria) ma...