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Cibo biodinamico e cibo biologico

Tra le promesse di benessere a cui è possibile affidarsi in questo scorcio di modernità, il cibo biodinamico e quello biologico sembrano essere possibilità attraverso cui proteggersi dagli insulti di un ambiente e di un agricoltura vissuta come potenzialmente "tossica", modi di concepire il nostro rapporto con l'ambiente, punti di vista da cui guardare il mondo, almeno quello più prossimo, come in fondo sono i "pezzi di natura" che attraverso l'alimentazione diventano parte di noi stessi. Eppure la differenza tra "biodinamico e biologico" va oltre gli alimenti e le loro ancora misteriose interazioni con l'organismo – "materia alimentosa che si sustanzia nel corpo" – si poteva leggere nei testi medici rinascimentali – e sembra abbracciare "altro" appunto, un diverso modo di concepire l'agricoltura, la natura, il cibo, un altro modo di vedere il mondo che non sia solo quello alimentare...   L'agricoltura e il cibo biologico sono la scelta più semplice da comprendere. In pratica e per sommi capi si tratta di tutti i prodotti agroalimentari e zootecnici...

Gesù Cristo e Woodstock in spot

«Le grandi domande sono cambiate», afferma con risolutezza l’attrice in un recente spot della Ing Direct. Che qualcosa stia cambiando – non tanto le «grandi domande» cui lo spot allude – lo mostrano con chiarezza proprio le immagini dei mass-media, anche se non le «grandi domandi» cui lo spot allude.   Per seguire questi grandi cambiamenti ritorniamo a un altro spot della stessa azienda. In questo caso, la Ing Direct si è spinta a trasformare il palcoscenico di Woodstock nella location più propizia per pubblicizzare un conto corrente dalle qualità «rivoluzionarie». Difficilmente ci si sarà dimenticati di questo spot, in ogni caso vale la pena leggere il comunicato stampa della Ing Direct che presentava la campagna pubblicitaria:   «Lo spot rivisita un momento memorabile di cambiamento: il festival di Woodstock del 1969. Nel bel mezzo del concerto, in un clima di rinnovamento e speranza per il futuro, sale sul palco e prende la parola Marco, un cliente Ing Direct, che incita la folla a farsi delle domande, a chiedersi sempre il perché delle cose, dal momento che...

Biocapitalismo

Il capitalismo contemporaneo si caratterizza soprattutto perché tende a non accontentarsi di utilizzare i corpi degli esseri umani come semplici strumenti di lavoro. Cerca invece di estrarre valore economico da tutte le componenti biologiche e da tutte le dimensioni mentali, relazionali e affettive degli individui.   Ne deriva che si trasforma in quello che è stato chiamato da Vanni Codeluppi «biocapitalismo» nel libro omonimo. Si può sostenere infatti, che nel sistema capitalistico è recentemente comparso il «biocapitale», una nuova forma di capitale che si basa a sua volta su una nuova forma di valore economico – il «biovalore» – il quale può essere estratto dalle proprietà vitali delle creature viventi.   Il passaggio del capitalismo alla sua fase «bio» sta avvenendo anche perché le imprese non possono più accontentarsi di ricevere prestazioni funzionali dai corpi dei loro dipendenti, ma devono sfruttare in misura crescente le idee creative e i pensieri di questi. Devono sfruttare cioè il cervello, che però è strettamente legato...

Trend

L’idea di trend è un perfetto passepartout che permette di attraversare gli anni ottanta, mettendone in luce il carattere trasformativo. Questo perché di trend si può parlare in almeno due modi e il discrimine fra questi due modi proprio negli ottanta diventa sempre più evanescente. Prima di tutto un trend è una linea che schizza sugli assi cartesiani, è il risultato di un lavoro di intelligence che scandaglia il passato, con i metodi delle scienze esatte, alla ricerca di costanti che possano illuminare sul futuro. Quella linea tracciata sul foglio, il trend di mercato, diventa allora uno stereotipo visivo, in grado di assumere su di sé la sintesi di un intero sistema, costellato da yuppies e manager in carriera, devoto al calcolo razionale, completamente assorbito da un’etica della scommessa in cui il rischio, arginato dai bastioni della ragione, non riesce davvero a fare paura. L’analista di mercato non ha nulla di particolarmente fascinoso, il suo mood non si nutre dell’alone mistico degli aruspici, le sue previsioni sono, piuttosto, il frutto del calcolo di un mondo pensato come una sommatoria di variabili assolutamente misurabili, solo data una certa potenza di calcolo. Un...

Farmaggedon

Capitol Hill, Washington DC. Una jeep parcheggia di fronte a un negozio senza insegna. La conducente inforca gli occhiali da sole, apre il portabagagli, prende due grandi congelatori e scambia qualche battuta con la donna davanti al negozio che sembrava attendere la sua visita. Poi scompare dietro un cancello laterale e si dirige verso il retro dell’immobile. Al riparo da sguardi indiscreti, tira fuori dal congelatore una decina di bottiglie di plastica vuote. Riposti i refrigeratori pieni nel portabagagli, riparte accennando un saluto alla donna. Il racconto urbano di un’alcolista nell’America degli anni venti, quelli del proibizionismo? Non proprio, perché questa scena ricorre puntualmente ogni settimana in sedici siti di Washington e perché il prodotto in questione non è alcool ma nient’altro che… latte. Non il milk plus, il latte-più servito dal Korova Milk Bar in Arancia meccanica arricchito con la mescalina, ma il latte crudo o non pastorizzato. Da quando la vendita di latte crudo è stata vietata nel District of Columbia e nel limitrofo Maryland, la donna misteriosa anima una cooperativa di cibo locale,...

Acqua

Che fare con l’acqua? Oggi e domani andremo a votare per il referendum che chiede di non privatizzare l’acqua pubblica, quella degli acquedotti e delle fontanelle, di non darla in gestione ai privati. Ma intanto quale acqua bere? Per ora ci sono varie possibilità: l’acqua del rubinetto, le caraffe filtranti, gli impianti casalinghi di purificazione e l’acqua minerale. Corrispondono a quattro tipi diversi.   Gli ecologisti-risparmiosi: bevono l’acqua del rubinetto perché costa pochissimo, perché è comoda (sgorga direttamente in casa), perché sono contro l’acqua che arriva da lontano. I risparmiosi-che-non-si-fidano: bevono l’acqua dal rubinetto, ma decantata nelle caraffe filtranti, l’acqua costa poco e non sa di cloro. I risparmiosi-che-si-attrezzano: la bevono solo filtrata da impianti domestici ad hoc; si spende una volta sola (dai 1200 ai 3500 euro), ma poi l’acqua del rubinetto è pura. I diffidenti-lussuriosi: bevono solo acqua imbottigliata, come se fossimo in Africa, anche se costa (quasi 500 volte più dell’acqua del rubinetto), la gradiscono...