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estate

(26 risultati)

L'estremo Nord non è fatto per Homo sapiens, eppure. / Lettera dall'Islanda

Sono stato in Islanda, per la prima volta, in questa estate del 2018. L’estate più fredda che abbia mai conosciuto questo paese dal 1914.  Sapete che da qualche anno l’Islanda gode di un formidabile boom turistico. Nel 2010 c’erano solo mezzo milioni di visitatori, due milioni la stanno visitando nel 2018. È il paese al mondo che negli ultimi anni ha avuto il più alto incremento turistico. In ogni stagione, su sei persone che si incontrano per strada in Islanda, cinque sono stranieri. Così la maggior parte degli islandesi si sono trasformati in addetti turistici; tutte le seconde case, e spesso anche le prime, si sono trasformate in B&B… Hanno adattato a residenze da affittare anche garage, abbaini, trailers, rimesse, qualsiasi cosa; bisogna stare attenti quindi quando si prenota un B&B, perché ti possono rifilare cose del genere per 250 euro a notte. In Italia ci si lamenta dell’immigrazione, ma l’Islanda è di fatto in mano agli stranieri. E molti autoctoni ne sono orrificati.   L’Islanda – Island, “terra dei ghiacci” –  è poco più grande dell’Italia settentrionale nel suo insieme, ma non arriva nemmeno a 350.000 abitanti. Ha poco più degli abitanti di Bari...

Libreria Griot / Afro-letture per l'estate!

Uno, due tre… dieci! È stato difficile scegliere, ma anche quest'anno le libraie di GRIOT, libreria romana dedicata all'Africa e al Medio Oriente, hanno una lista di imperdibili afro-letture per l'estate! Un viaggio nello spazio e nel tempo, da nord a sud del continente, dal passato coloniale al presente, accompagnati dalle parole di scrittori e scrittrici che rendono sempre più complesso e variegato il panorama letterario africano. Buona lettura!   Hisham Matar Il ritorno. Padri, figli e la terra fra di loro (Einaudi, 2017)     Abbiamo amato questo libro da tempi "non sospetti", prima che si aggiudicasse meritatamente il premio Pulitzer 2017 nella sezione biografie. Un'etichetta – quella di biografia – che sta decisamente stretta a un'opera che è al tempo stesso romanzo e diario, cronaca giornalistica e thriller, resoconto storico e poema in prosa. Protagonisti un figlio, l'autore, e un padre, Jaballa, uomo d'affari, intellettuale e attivista libico, per decenni implacabile oppositore del regime di Gheddafi e per questo punito con l'unica pena peggiore della morte: la scomparsa. Il libro è il racconto di una ricerca durata decenni e di fatto mai conclusa, che ha...

E chi recise all’oleandro un ramo? / Oleandro

Chiamano il mare, gli oleandri. Lo annunciano. Ridono a mazzi, nel mezzo delle autostrade, con colori solari: bianchi rosa rossi (anche gialli) sul verde cupo delle lance fogliari. Ti dicono che sei in arrivo, laggiù tra poco vedrai le dune, le spiagge con i gigli della sabbia (Pancratium maritimum), e il blu. Certo, se si vuole, anche le sdraio e gli ombrelloni oni oni…     Alfieri dell’estate mediterranea, l’accompagnano con lunga fioritura da maggio ad agosto. Rustici, sopportano qualche grado sottozero, cosicché anche al nord li possiamo coltivare in giardino. Facili e generosi – basta un rametto in acqua perché mettano radichette – sono un’essenza decorativa diffusa e vistosa. I fiori, raccolti in corimbi ai vertici delle frasche, sono tubolosi con girandole, semplici o doppie, di cinque petali dal cuore cigliato. A fine ciclo producono un bruno follicolo fusiforme che a maturità si apre liberando i semi, di pappi dotati per il volo. Le foglie, verticillate in serie ternaria con saldi piccioli ed evidenti nervature centrali, sono persistenti e fanno una macchia di lame coriacee che ispira un vigore elastico, specie nei giovani rami assurgenti.    ...

Progetto Jazzi / Sotto le stelle. Film Compilation

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).  Gli Jazzi (da iacere, giacere) erano dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo, punto di connessione tra tratturi e paesi: luoghi dell’indugio, della presa di contatto con le cose. Il progetto intende recuperare questo modo di abitare la natura, raccontando percorsi da attraversare con lentezza, riappropriandosi di spazi e luoghi e della loro storia, rinnovando esperienze – come l’osservare le stelle o il nascere del giorno – capaci di ripristinare il contatto con la natura, con il ciclo delle cose e delle stagioni. La sfida è anche quella di produrre innovazione e rigenerazione sociale, recuperando strutture e architetture rurali, mettendo in moto un circolo virtuoso di ospitalità diffusa che si nutra delle realtà esistenti e delle reti di relazione con i ‘nuovi viaggiatori'.   Chi, durante le sere d'estate, non ha mai trovato il tempo per fermarsi a guardare le stelle? Ai più fortunati basta distendersi nell'erba di una...

Capitolo Sesto

Apparentemente, ci sono delle divergenze tra quella me prima di annegare, quella me che annega, e quella me ripescata. Non so quale versione sia la più aggiornata del software. Qual è il legame con Sandra Jorgensen, ingegnera pensionata, volo delle 18:40 Göteborg - Firenze, 28 luglio, domicilio provv. Hotel Ritz (sporge denuncia contro di me, il renaiolo, persino il museo.) Qual è il legame con Massimo Ciatti, elettricista, renaiolo per hobby, residente v. Milton, denunciato rissa Calcio Storico 1997 (sporge denuncia contro di me, la fu-danese svedese, più bestemmie). Non ho perso la memoria: ricordo la triste brigata sotto il sole, la caduta rovinosa, l’acqua che non fa mai splash, se ci cadi male.   Francesco Natali, Narrarno   L’ho detto al carabiniere che vuole accompagnarmi indefesso all’uscita dall’ospedale. I brividi, di certo, ricordo i violentissimi brividi. Il nome di Andrea ripetuto a cavallo dei brividi. Gli ho spiegato che il mio non è stato un atto intenzionale, che una roba come il suicidio non mi passa per la testa. Ho testimoni. (Ma la fiumana versatile dei turisti avrà...

Un mundo absolutamente maravilloso

Mi avete chiesto di scrivere un testo sulle mie letture estive per Doppiozero. Lo faccio, seppure in ritardo, molto volentieri. Ma procederò in maniera disarticolata e per digressioni, me lo perdonerete. Mi sento così, e la disarticolazione è l’unica forma che riesco a portare fuori di me. Quest’estate ho letto e sto leggendo soltanto libri in spagnolo. Ovvero: Los detectives selvajes, Amuleto, Putas asesinas e El gaucho insufribile di Roberto Bolaño; Después del invierno e Octavio Paz. Las palabras en liberdad della messicana Guadalupe Nettel; Una vida aboslutamente maravillosa. Ensayos selectos di Enrique Vila-Matas, El aprendizaje del escritor e Ficciones, di Jorge Luis Borges; i racconti di Cristina Fernández Cubas, La habitación de Nona. La mattina al bar, ad Amsterdam, dove sono in residenza su invito della Dutch Foundation for Literature, leggo esclusivamente El País. In tutto questo: io non so lo spagnolo. Prima digressione sullo spagnolo.Nel maggio del 2012, al Salone del libro di Torino, ho partecipato ad una conversazione con lo scrittore spagnolo Andrés Barba, autore di alcuni libri, tra cui il bellissimo La sorella di Katia, che Instar Libri ha pubblicato nella...

Vacanza in città

In estate tutti in vacanza. Anche i collaboratori di Doppiozero e di Odeon. Non così, però, Doppiozero o la stessa Odeon, che nel mese d'agosto non perderà la puntualità delle uscite settimanali grazie a una serie di video di argomento, ovviamente, cinematografico e vacanziero. L'abbiamo chiamato l'Intervallo di Doppiozero, quattro video che richiamano alla memoria il mai dimenticato Intervallo della Rai d'un tempo e riuniscono immagini e luoghi di celebri film ambientati in località vacanziere e agostane.  Dopo vacanza al mare, vacanza in montagna, vacanza al lago e in campagna, non potevamo non chiudere con le vacanze più atipiche, vuote, desolata, a volte bellissime: quelle in città. E agosto in città fa subito pensare a Caro diario, a Il sorpasso, a Pranzo di ferragosto. Per non contare Vacanze romane, e Fa' la cosa giusta e Summer of Sam e...   L'intervallo finisce qui, dalla prossima settimana Odeon ritorna e si ricomincia.        

Gli Orizzonti mediterranei di Chiusi

Mustiola ha le mani giunte in preghiera e gli occhi bassi, penitenti e remissivi, guardano il bambino Gesù. Sulla tavola conservata nel Museo della Cattedrale di Chiusi, in provincia di Siena, e attribuita al pittore Marco Bigio (XVI secolo) la giovinezza della Santa è un pallore olivastro e schivo: mai penseresti che abbia esploso una fede che è corsa dalla Roma anticristiana fino a noi. Lo capisci in barca sul Lago di Chiusi, là dove si tramanda che il 3 luglio del 274 d.C. Mustiola abbia fatto del suo mantello una zattera e di Dio il suo sposo: Silvia Frasson ha alzato gli occhi della futura patrona della città all'altezza dei suoi carnefici e non li ha abbassati fino all'ultimo silenzio, contro un sole come ricoperto di rabbia e vergogna.   La Santa, ovvero quando Mustiola volò sul Lago, della 'narratrice immaginifica' nata chiusina e formatasi alla Paolo Grassi di Milano, ci ha condotto per mano dentro Orizzonti Festival delle Nuove Creazioni nelle Arti Performative (31 luglio – 9 agosto); dentro MediTERRAnea2015, il tema di questa XIII edizione, seconda dell'era Andrea Cigni, e prima a essere...

L’Italia si ricorda del Sud quando va in vacanza

Mi piacerebbe intervenire nel dibattito tipicamente estivo sul Mezzogiorno d’Italia. Non a caso ci si ricorda che l’Italia ha un Sud quando si va in vacanza, il Sud è la pausa estiva per politici, governanti, giornalisti e opinion makers. Eppure ben venga un’attenzione rinnovata nei confronti di questa metà del paese. Non voglio entrare nel merito delle polemiche. Certamente c’è molta banalità circolante, purtroppo anche in chi ci governa. Il “piagnisteo” di cui viene tacciato chi si preoccupa del Sud fa parte di una maniera elegante di fuggire i problemi trasformandoli in retorica. A me interessa entrare nel merito della posizione particolare in cui si trova oggi il Meridione a partire dalla mia esperienza diretta della Sicilia e dell’enclave palermitano in particolare. Chi mi conosce sa quali emozioni contrastanti mi muovono quando tratto, scrivo, filmo, mi occupo della mia terra e come mi è difficile non solo viverci ma anche tornarci. E però mi sento chiamato in causa quando se ne parla.   Qual è la situazione umana, culturale, civile siciliana e in particolare quella della...

Dialogo di due milanesi (in vacanza) sull'Expo

In un agriturismo del centro Italia, ai bordi della piscina, due signori milanesi, all'inizio dell'età di mezzo, conversano ai bordi della piscina. A: Devo dire che quest'anno il caldo è stato tremendo. Non ha mai smesso. B: Non lo dica a me. Mi fermo solo una settimana e poi si ricomincia. A: Anch'io ho preso meno ferie ad agosto perché avevan detto che la città sarebbe stata piena di gente per via dell'Expo e invece... B: No, ma guardi. Gente ce n'era. Magari non si vedeva tanto. Comunque la città era più viva del solito. Volendo ogni sera c'era una cosa diversa da fare e poi c'era lo stesso Expo. Con 5 euro, la sera ti fai una girata e ti diverti. A: Ma perché lei quante volte c'è stato? B: Due volte di giorno e due di sera. E ci ritorno! A: Uella peppa! Che esagerato! B: Ma guardi che non ė mica male. E poi non è che c'è un Expo tutti gli anni. A: Sarà. A me han detto che è un po' una baracconata, che allora tanto vale andare a Gardaland. B: E chi glielo ha  detto? A: Ma si sente in giro: che era partito con il tema di nutrire il pianeta e...

Capitolo quarto

Impulso liberatorio della danese, di sbracciarsi verso i suoi omologhi lassù sopra di noi, nel Ponte Vecchio. Sventola bandiera bianca. O fa un sordo gesto elegante, attrice vestita a balze di tulle nei titoli di coda. O è puro teatro: la sua scena è il mondo che visita, visiterà. In modo irriflesso, un manipolo di scout risponde dal ponte. Alzano in aria mani, bottigliette, fazzoletti verdeblu. Fanno click, comunicano. E quest’armistizio aziona il mio caro prurito dal collo fino alle natiche, suonato al contrario. Siamo sotto l’ombra del ponte, lo buchiamo, ufficialmente salvi: ghigno nell’oscurità, che pare aver funzionato quasi un mio complotto. Quello di liberarmi dal terrore.   Francesco Natali, Narrarno   Scopro tra i flutti che l’adolescenza è una sorsata di realtà a doppio fondo: prima si tira giù il primo sorso, dolciastro. Molto più in là negli anni, se lo consenti, se ne tira giù un altro, più amaro. Il primo l’ho tirato giù mentre giocavo al ginnasio a sfilacciare il tempo: ore ad alitare sulle vetrine, i morsi delle amiche sul...

Vacanza al lago e in campagna

In estate tutti in vacanza. Anche i collaboratori di Doppiozero e di Odeon. Non così, però, Doppiozero o la stessa Odeon, che nel mese d'agosto non perderà la puntualità delle uscite settimanali grazie a una serie di video di argomento, ovviamente, cinematografico e vacanziero.   L'abbiamo chiamato l'Intervallo di Doppiozero, quattro video che richiamano alla memoria il mai dimenticato Intervallo della Rai d'un tempo e riuniscono immagini e luoghi di celebri film ambientati in località vacanziere e agostane. Dopo vacanza al mare e vacanza in montagna, questa settimana è la volta delle vacanze al lago, dalle atmosfere passionali di Dirty Dancing alla tranquillità della Scampagnata di Renoir, dai risvolti inquietanti di Venerdì 13 e Femmina folle ai grandi parchi americani di Wild.    Ci rivediamo la prossima settimana con l'ultimo Intervallo di questo agosto 2015, dedicato alle vuote, desolate, a volte bellissime vacanze in città.        

Vicini e balconi

I balconi sono diventati piacevole consuetudine che ritma il tempo, nella via dove abito, segnano l’arrivo della primavera ricoprendosi di colori, nella corte dei palazzi che si guardano, accarezzano lo sguardo dei vicini, incuriosiscono la vista della nuova bambina, che da poco abita li. I miei balconi. Da quest'anno lo so.   Complice una tardiva influenza il rito tardava a compiersi, giacevano secchi tra il ferro delle ringhiere vecchi rami polverosi. I veli da sposa ormai grigi, inutili protezioni, ricoprivano, ancora, il tutto. È maggio ormai. Un segno che non giunge, l’alterarsi di un’abitudine. Allarme tra i vicini che attendono, prima, e poi, chiedono, ed io, incredula, rispondo. “Sono solo in ritardo …”. L’attesa di quel rito mi sprona, sentire la cura mi incoraggia, avverto gli sguardi e rifioriscono vasi e ciotole, sfumature, profumi e colori esplodono tardivi nei miei balconi, gemme vigorose e rigogliose ripagano e godono nello schiudersi.   Ed ora, come sempre, con il primo caffè albeggiante, sorseggiato sul balcone, tra il profumo delle surfinie, che chiedono di essere ripulite, mattina dopo...

Capitolo terzo

Massimo, così si presenta il renaiolo, tracima in una tiritera che ripercorre la storia cittadina. Scaltro, usa lo strumento ruffiano dei ponti che stiamo attraversando, o attraverseremo, come segnalibri. Ecco il Ponte Santa Trinita. E tira giù aneddoti dalle spallette. Fiorisce intanto ai lati il luccichio degli apparati elettronici. Una brigata così scomposta merita forse l’obbiettivo di qualcuno. Lui rispolvera la vita acquatica dei fiorentini d’antan. Intensa, coatta alle necessità. Da subito, nelle sue parole, i fiorentini si mascherano come da indù di un Gange per abluzioni da farsa ottocentesca. Molto adatto alla mia danese. Che bascula da una parte all’altra della barca, rischiando di rovesciare tutto. Mi volto verso il ponte. Noto lo svenire avventato degli studenti sul muricciolo, un bikini che si sporge cadaverico, un parasole metallizzato. Chi sta oggi fuori dai ponti non esiste, viene spazzato via dalla visuale. I palazzi, quelli, si alleggeriscono, la città: due fogli immobili al vento, che ci contengono, una possibilità. Traducimi, dai, mi fa Massimo, con sgarbo. Traducimi, per la bella signora...

Ri-letture e neo-letture

Superata la soglia dei sessanta, non potendo più pensare il “mio” tempo come indeterminato, è giunta l’ora di dividerlo salomonicamente tra ri-letture e neo-letture, tra ansia di novità (che persiste) e bisogno di pagine consolidate, patrimonio – da anni – di orecchie, cuore e memoria. Sempre più mi accorgo che rilettura è in verità lettura al quadrato: leggere un libro che rimanda agli incontri già avvenuti con lo stesso testo più o meno distanti nel tempo (e alle condizioni mentali, fisiche, anagrafiche, categoriali di allora), con il risultato di leggere le proprie differenze inscritte – più o meno piacevolmente – nel Testo-Tempo.   Libri freschi o antichi, eviterò in ogni caso gli instant books o le letture attualizzanti del passato, che non ho mai amato, frutto della passione sfrenata – propria del nostro Occidente– per tutto ciò che è territorio di Cronaca, Moda, Attualità. Anzi, per spirito di contraddizione (unico tratto giovanile che mi sia restato), mi dedicherò ai libri più inattuali che possa concepire....

Qui tutto ok

A inizio estate, sempre che esista un inizio (perché ci si accorge sempre tardi dell'estate), a Carbé pare che si apra uno spazio infinito di possibilità e che il tempo possa allargarsi e modellarsi avvicinandosi alla sua rappresentazione mentale di ciò che è vita, e ciò che è vita per lei è sostanzialmente svegliarsi e mangiare dello yogurt bianco e chiudere la giornata in infradito, possibilmente davanti al mare, leggendo tutto il giorno, tra una passeggiata un bagno e due chiacchiere non troppo profonde, libri che ha lasciato indietro nella sua vita. Ma lentamente e senza affanno.   In questo mondo perfetto Carbé è in spiaggia con protezione 50, è seduta a un tavolo blu, ha in mano quel mattone che rimanda di anno in anno, non ha bisogno di niente e nessuno. È in uno stato di tranquillità totale, di serenità piena e pietà per sé stessa e per gli altri, ogni tanto alza la testa e guarda il mare dicendosi io sono questo, e si sente nel pieno della bellezza. Nel piano sarebbero inclusi dei pacchetti di sigarette, se non fosse che se ne vergogna moltissimo, e...

RIeSTATE

Ristare d’estate, quando la cronaca si fa pigra, la politica si addormenta, dai giornali balena la coscia del ministro, l’infradito del presidente del consiglio. Allora anche l’obbligo dell’aggiornamento molla la presa, nessun romanzo o saggio dell’ultim’ora è autorizzato a gridare vendetta dal comodino. Si può RISTARE, cessare ogni movimento, restare fermi, immobili, lasciando lo spazio in valigia anche per i tomi già letti, cui si deve la propria spina dorsale. L’estate porta in dono dieci giorni a Portopalo di Capo Passero, così in cima alla pila c’è Diceria dell’untore (Bompiani) di Gesualdo Bufalino. Mi fulminò la descrizione di uno stato di stanchezza: “Hanno il palato di carta di vetrata, hanno il sonno che gli mangia gli occhi… Hanno i piedi di Cristo, stanchi e sporchi, questa scarpa morde, quest’unghia si incarna…”. E scommetto che riproverò la stessa sensazione di stupore verso i suoi oggetti animati. Parte con me anche La Mennulara (Feltrinelli) di Simonetta Agnello Hornby, perché ho il ricordo si una storia svelta e scaltra,...

La mia estate con Knausgård e Ernaux

L’estate un tempo era lo spazio dedicato della lettura. Liberi dagli impegni scolastici, o da quelli lavorativi, durante i mesi estivi ci si dedicava, almeno da ragazzi, alla lettura di volumoni. Era il tempo per i classici o per quei libri che durante il resto dell’anno si mettevano via con il buon proposito: Questo lo leggo d’estate! Cosa leggono oggi le scrittrici e gli scrittori in vacanza? Lo abbiamo chiesto ad alcuni di loro: un diario in anticipo delle letture che riempiranno i prossimi due mesi. O promesse di lettura. Come e perché. E persino dove. Leggere come una passione intramontabile. Non tutti gli scrittori scrivono d’estate. Alcuni leggono.       Sarà la mia estate con Karl Ove Knausgård, l’autore norvegese che ha fatto a brandelli la propria esistenza in sei volumi di confessioni intime. È un inno alla prima persona singolare e alla mercificazione del privato. Ecco la potenza e allo stesso tempo il sospetto: Knausgård scrive di sé, così di sé, perché non ha storie. È un Io da spulciare con diffidenza e desiderio: può essere infinitamente...

Serviamo il numero 34

Io mi preparo, sogno soprattutto, e comunque butto giù una traccia da seguire perché ho degli obiettivi. Però arriva sempre uno che come quella volta mi dice con una voce registrata Serviamo il numero 34.   L’obiettivo del verosimile ti dà speranza, l’estate è un’illusione, è solamente verosimile. E dopo tre mesi a bagno nell’acqua tiepida del verosimile si torna allo specchio da metà settembre, carichi di quelle frustrazioni e umiliazioni che anche se non ti accorgi, ti tengono in vita gli altri mesi dell’anno. L’estate è anche un paio di settimane di ferie, è una sorta di stage nella vita che hai progettato ma che non sai nemmeno da che parte cominciare.   Così tante idee che non arrossisci nemmeno a raccontarle a qualcun altro, di sera, quando aspetti sopra ferro e cemento una stella cadente. L’estate è un progetto ideale, è il passo più lungo, è un azzardo, ma è anche il sogno delle belle abitudini, una sorta di benessere per tutti. Fritture, limoncello, calciomercato, pizza da tagliare ai figli con la camicia...

Treno notte direzione Ucraina

Due estati fa, ad agosto, sono andata a Leopoli. Ero già stata in Ucraina. A Kiev, per un convegno qualche anno prima. Ma adesso è diverso. Non devo lavorare, non girerò per ambasciate e università. E poi questa volta c’è Giacomo, mio figlio. Siamo partiti da Cracovia con il treno che durante la notte attraversa il confine. Un treno che parte un giorno sì e uno no.  Molti anni fa partiva tutti i giorni. Ci andavano i nipoti a trovare d’estate i nonni, o i ragazzi le fidanzate. Perché un tempo Leopoli (L’viv, in ucraino) era polacca. Prima che i sovietici la invadessero nel ’39 dopo il patto Molotov-Ribbentropp. Prima che ci tornassero nel ’45, a guerra finita, da vincitori.     Siamo soli in un cuccetta da tre. Sul letto, in regalo, salviette, spazzolino da denti da viaggio, sapone. Alle due di notte bussano. Dogana polacca. Controllo passaporti. Giacomo dorme. Una signora in divisa mi sorride, punta la pila sul viso di Giacomo che si sveglia e la guarda inebetito. “Le somiglia”, mi dice in inglese. Sorrido. Non mi riaddormento. Rimango al buio, in ascolto. Rumori...

Taranto. Veleni e un Apecar

Per anni ci sono tornato solo d’estate. Prima di arrivare al mare, venti chilometri a sud della città, Taranto si annunciava con i chilometri di odore acre dell’Ilva e con gli sbuffi di fumi di diversi colori che emanavano dalle ciminiere non del tutto occultate dagli alberi che cercano, pateticamente, di non far percepire il più grande stabilimento siderurgico d’Europa.   Da adolescente, quando studiavo in un liceo della città, ci portarono a visitare l’altoforno e i laminatoi (allora la fabbrica si chiamava ancora Italsider e era un’industria di stato). Mi sembrò di precipitare nell’Inferno di Dante, con la lava incandescente delle colate, le scintille, il caldo, il frastuono. L’unico pensiero che ricordo: come si può sopravvivere tutti i giorni, per anni, a fare un lavoro del genere?     L’anno scorso una delle delizie dell’estate tarantina ci fu negata. Le cozze, quelle prodotte nel primo seno di quel mare interno salmastro che si chiama Mar Piccolo, furono dichiarate contaminate da diossina e ne fu vietata la vendita. Già, ma chi si azzardava a...

Siri Hustvedt. L’estate senza uomini

La scrittura di Siri Hustvedt è prima di tutto un sistema nervoso. La storia si sviluppa per pulsazioni: gli eventi sono centri d’intensità. Come nei suoi romanzi precedenti, sempre in bilico tra narrazione e saggismo, Hustvedt sviluppa due piani di racconto che in L’estate senza uomini (Einaudi, Torino 2012, pp.160, € 17. Traduzione di Gioia Guerzoni) sono ancor più evidenti: la commedia romantica - un’esplicita citazione di Persuasione di Jane Austen (letto dal gruppo di amiche della madre della protagonista) - e un livello quasi prettamente filosofico che attraverso un montaggio di varie teorie, in testa Alla ricerca della felicità di Stanley Cavell, sviluppa una forma di analisi e di critica del genere della commedia romantica definendo contemporaneamente la forma del racconto stesso.   Raccontare per l’autrice è come interpretare uno standard, variando il testo con l’inserimento di concetti filosofici e medici, Hustvedt riesce a trasformare un genere in un testo multiplo e aperto e questo senza che risulti appesantito da improbabili digressioni. Il ritmo e l’ironia che attraversano tutto il...

Lamezia Terme, 4 ottobre 2011

In volo verso Lamezia, mezzo addormentato, di prima mattina, quando i pensieri barcollano e stanno per scivolare giù, e resistono, galleggiando tra il sonno e la veglia, ripenso agli Aristofane affrontati in tutti questi anni: tra Albe e non-scuola mi arrivano le immagini degli otto testi messi in scena (degli undici che sono sopravvissuti al naufragio del tempo: Aristofane ne scrisse circa quaranta…). Mancano al mio personale appello Acarnesi, il primo scintillante apologo contro la guerra e le storture della nascente democrazia, Vespe e Donne alle Tesmoforie. Prima o poi li attraverserò. In volo mi tornano soprattutto i versi degli Uccelli, penso alla fantasia del volo che prese l’antico scrittore di teatro, abituato a sognare sulle rive boscose del Mediterraneo, guardando le allodole e le colombe levarsi nell’azzurro.   Scendo dall’aereo e trovo nuvole nere che circondano le montagne. Forse questa interminabile estate sta davvero per finire. In giornata incontrerò Emanuele, i corsari napoletani e la squadra degli adolescenti lametini di Capusutta. Questa pausa estiva proprio non ci voleva: le non-scuole vanno sempre da...

Bartezzaghi e la sedia a sdraio

E’ mesi che aspettate questo momento e finalmente è arrivato: siete in vacanza. Avanzate attraverso la spiaggia verso l’ombrellone con calma determinazione e un lieve sorriso di compiacimento che aleggia sul volto. Asciugamano. Crema. Cappello. Infine vi allungate sulla vostra sedia a sdraio, determinati a rilassarvi. E invece. La quiete lungamente attesa è perturbata dagli schizzi di acqua e sabbia del figlio dei vicini. Maledetto. Una mosca fa la spola tra la vostra spalla destra e il polpaccio. L’irritazione monta, e i pensieri cominciano a girare ansiosamente a vuoto: credevate davvero di lasciarle a casa, le preoccupazioni? No, mannaggia, dovete assolutamente riuscire a distrarvi. Perché non fare un gioco? Allungate automaticamente la mano verso la borsa, ma avete lasciato a casa il vostro iPad per non rovinarlo con la sabbia, e il cellulare ha la batteria quasi scarica… No! adesso qualcuno ha pure acceso uno stereo e vi arriva, in sottofondo, l’insopportabile tormentone dell’estate. Che fare? Non preoccupatevi: se questo scenario vi è familiare, se in vacanza dovete lottare con i residui dello stress...