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Con le unghie e con Bob Marley

Cosa fa chi non lavora? Vorrebbe davvero lavorare o va bene così? Ha riscoperto il tempo libero o riabilitato il tempo perso? Cosa vogliono questi giovani temporeggiatori senza guerra? Cari voi, se davvero il lavoro nobilita l’uomo, allora siete in dolce attesa. Tutti i sensi di colpa di pre- e ultra-trentenni: diteci la vostra a: dolceattesa@doppiozero.com     La prima cosa che ho fatto quando sono tornata a Palermo è stata iscrivermi al collocamento. Otto anni fa bisognava svegliarsi alle sei e portarsi i panini da casa, ora arrivi a mezzogiorno e gli impiegati ti offrono il caffè alla macchinetta. Nella stanza dei colloqui, di fronte alla scrivania, è appesa la fotocopia ingrandita di un articolo che parla di una palermitana emigrata in Svizzera. La signora mi fa: Hai capito? Capito cosa? le ho detto. Bisogna andarsene via, scappare finché si è giovani. Del mio curriculum le interessava solo l’email per inviarmi i link sulle possibilità di lavoro in Inghilterra. A quanto pare sua figlia viveva lì. Poi mi ha mandato da una sua collega che si occupava della domanda e dell’offerta...

Giorgio Manganelli / La favola pitagorica

Pur essendo annoverabile in una longeva tradizione novecentesca di viaggi d’autore in Italia, l'odeporica di Giorgio Manganelli sembrerebbe appartenere piuttosto a quel genere letterario che lo stesso autore, altrove, si era premurato di precisare con la sua consueta diligenza di onomaturgo: la geocritica, ovvero il “trattare un luogo alla stessa maniera con cui trattiamo sostanzialmente un libro”. Sulla scorta di questa definizione, i suoi scritti di viaggio in Italia (raccolti da Andrea Cortellessa ne La favola pitagorica) possono così diventare note e trascrizioni di una sorta di di-vagare mentale. Manganelli può interrogarsi diffusamente sull’esistenza di Ascoli Piceno, ovvero discettare sull’Abruzzo tracciandone una cartografia eccentrica; nonché raffigurarsi Piacenza come un luogo esotico quasi quanto Singapore, o ancora osservare le vestigia della Magna Grecia come fossero epifanie misteriosamente familiari.   Come in Spagna mi ispanizzo, e in Germania vagheggio di farmi goethiano, così a Firenze sperimento una trasformazione, una insidia, una seduzione che non saprei descrivere in altro modo:...

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