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festa

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Una religione laica in Italia / Primo maggio a Mensano

Come si instaura una religione laica in Italia? È la domanda che sorge scorrendo le foto, bellissime, che Ferruccio Malandrini ha raccolto nel catalogo Mensano Primo Maggio. 1963-1975, in occasione di una mostra alla Biblioteca Comunale di Siena e che speriamo possa girare per l’Italia. Ne varrebbe la pena perché attraverso Mensano, una frazione di Casole d’Elsa, a quaranta chilometri da Siena, si racconta un pezzo della nostra storia.  All’inizio degli anni Sessanta stava finalmente finendo l’istituto della mezzadria che, dopo le riforme leopoldine, aveva organizzato rapporti sociali e territorio nei due secoli successivi.   Ph Ferruccio Malandrini. Viene in mente l’avvocato Maralli del Giornalino di Giamburrasca: “Libero pensatore in città e bigotto in campagna”, oppure le lettere che Don Milani inviava dal podere di famiglia di Montespertoli nell’immediato dopoguerra. Un mondo, si direbbe, fermo al Medio Evo, diviso in ferree classi sociali, dove contadini, mezzadri, artigiani, lavoravano al servizio dei padroni. Dopo una fiammata prima del fascismo, furono gli anni dopo la Seconda guerra mondiale a trasformare un popolo di sudditi in cittadini. E decisiva è stata...

Il racconto della festa

“È una festa alla povertà”, dice il venditore di libri usati di via Vittorio Emanuele all'indomani del festino. “Non è una festa, ma il racconto della festa”, rincara la dose il mio amico Nicolò che, come me, assiste per la prima volta al festino di Santa Rosalia, da 390 anni momento clou del culto della fanciulla nata intorno al 1128 che secondo la leggenda e la devozione popolare liberò dalla peste Palermo nel 1624.   Come accade ormai da qualche anno, il festino – che cade nella prima metà di luglio, quindi in un'atmosfera anche meteorologicamente torrida – porta a galla le tensioni sociali di una città da molti definita come “in ginocchio”, in cui il centro storico cade letteralmente a pezzi e i lavoratori, o ex-lavoratori, protestano a margine della festa in faccia a una politica sprofondata nelle sue logiche di potere. Una terracotta dell'artigiano Vincenzo Vizzari rappresenta così la pupilla della città: seminuda, i lunghi capelli con cui viene rappresentata dall'iconografia tradizionale sparsi al vento, mentre con espressione angosciata ed...

Un matrimonio strepitoso

Se alla domanda - Come va con la tua compagna (o il tuo compagno)? rispondete  - È sostenibile! ... è probabile che non abbiate una grande considerazione del vostro rapporto sentimentale. Ammettetelo: la sostenibilità è noiosa. Michael Buckart   Sono d’accordo con Mr. Buckart. Dovremmo approfondire e implementare le nostre argomentazioni sulle performance del sistema. Finché continueremo ad accanirci sul sostenibile come leva virtuosa del cambiamento ci sono poche speranze di attivare, in un pubblico sempre più assuefatto (e scafato) dalla retorica green, eco e bio, un processo di trasformazione convincente, differenziato e, soprattutto, credibile. Volendo esagerare, pure avvincente. In sostanza, buona parte del suo successo potrebbe dipendere dal modo di pensarne e raccontarne. E questo modo potrebbe anche fare a meno di menzionare del tutto una parola usurata e incline allo standard, concentrandosi sulla narrazione di una storia, di un fatto, di una prassi che funziona in modo strepitoso. Di una strepitosa strategia di sopravvivenza vs una strategia che “tiene botta”.   Il contributo in...

Schaubühne: 50 anni tra classici e innovazione

La Schaubühne di Berlino compie cinquant’anni. L’anniversario di uno dei più importanti teatri berlinesi, fondato da Jürgen Schitthelm nel 1962 e diretto dal 1970 al 1985 da Peter Stein, è stato celebrato il 21 settembre scorso da alcuni dei suoi attori storici e attuali come Jutta Lampe, Edith Clever, Angela Winkler, Lars Eidinger in una festa conclusasi a notte fonda con la musica dello stesso Eidinger in veste di dj.     Thomas Ostermeier, dal 1999 direttore del teatro, ha proposto per la serata il suo Hamlet come lavoro rappresentativo della nuova Schaubühne. Lo si potrà rivedere in sede il 25 e 26 ottobre, mentre tra il 20 ottobre e il 17 novembre saranno proiettate le riprese video di alcuni tra i più importanti spettacoli di Stein e Klaus Michael Grüber, oltre a Nora e Woyzeck di Ostermeier.   In occasione di questo anniversario è stato anche presentato il nuovo volume edito da “Theater der Zeit”, 50 Jahre Schaubühne a cura di Schitthelm. Dopo il 40 Jahre, uscito dieci anni fa sempre con “Theater der Zeit”, il nuovo volume ripercorre la storia del...

Chicago. Studio Malick

Malick Sidibé è un fotografo di Bamako, capitale del Mali, che grazie alle immagini scattate nel suo paese durante gli anni ’60-’70 ha raggiunto una notevole fama internazionale. Le fotografie ritraggono la società maliana finalmente libera dopo ottant’anni di colonialismo francese e queste gli sono valse riconoscimenti sovranazionali. Da allora la sua notorietà è cresciuta fino al conferimento d’importanti premi, quali il The Hasselblad Award del 2003, il Leone d’oro alla carriera della Biennale di Venezia del 2007, l’Infinity Awards del 2008. Negli ultimi vent’anni si sono susseguite mostre per tutto il mondo e in Italia va ricordata l’esposizione “Malick Sidibé. La vie en rose” ospitata dalla Collezione Maramotti di Reggio Emilia nel 2010.     A Chicago s’è appena conclusa la mostra “Studio Malick” nell’appartato spazio espositivo della DePaul University, una delle più grandi università cattoliche degli States. Su Malick ci sono capitata per caso. Il mio vero obiettivo era una serie di fotografie recentemente...

Fuori sede

Le scuole hanno chiuso: per alcuni sono arrivati gli esami e in certi casi il pensiero va già all’università, magari da frequentare “fuori sede”, in città italiane diverse da quelle di residenza, o “addirittura” in altri Paesi.   Generalmente è una situazione - quest’ultima - che entusiasma le future matricole, e un po’ meno i genitori delle stesse. Vuoi per l’aspetto economico, non indifferente, vuoi per timori d’altra natura, diciamo relazionali. Ecco, se proprio ci si volesse fare del male, la lettura adatta per l’estate è Io sono Charlotte Simmons (2004) di Tom Wolfe. Dove si narra del primo, travagliatissimo anno alla Dupont University della protagonista, che proviene da un paesino del North Carolina ove… “I Simmons non avevano mai dato una festa a casa loro in County Road 1709 e persino quella, per la madre di Charlotte, non era da considerare una festa. Essendo una fedele seguace di una congregazione del Nord, la Chiesa del Vangelo di Cristo, pensava che i party fossero stati inventati da gente oziosa, con più soldi che carattere” (Tom Wolfe,...

La felicità può attendere

Un fatto interessante che mi ritorna di quando ero nell’editoria, cioè prima che ne fossi messo fuori e avessi tutto questo tempo libero a disposizione, cioè prima di queste tre settimane di attesa passate a fissare lo schermo vuoto di una finestra, il fatto interessante che mi ritorna sono le feste organizzate dalle case editrici.   Durante le feste organizzate dalle case editrici ci sono sempre quegli scrittori col fare annoiato, che dentro la testa si dicono: “poi lo scriverò, in un mio romanzo, che ero a una festa organizzata da una casa editrice e mi dicevo dentro la testa: poi lo scriverò, in un mio romanzo, che ero a una festa organizzata da una casa editrice e mi dicevo dentro la testa: poi lo scriverò, in un mio romanzo...”; gli altri, intanto, osservano sempre quegli scrittori col fare annoiato, che dentro la testa si dicono: “poi lo scriverò, in un mio romanzo, che ero a una festa organizzata da una casa editrice e mi dicevo dentro la testa: poi lo scriverò, in un mio romanzo, che ero a una festa organizzata da una casa editrice e mi dicevo dentro la testa: poi lo scriverò, in un...

Cesenatico, Gran Fondo Nove Colli

Sulla griglia di partenza, tra centinaia di uomini che somigliano a cavalli pronti allo sparo. E’ presto, fa fresco. Sono l’unica donna nei paraggi. Ho quarant’anni e sono ridicola. Mia madre mi ha detto: “ Tu inizi quando le altre finiscono”.   Le divise dei ciclisti hanno scritte come i manifesti delle sagre, che raccontano di piccole imprese artigianali, di negozietti di periferia. Fermento tra i gruppi: ci si parla in dialetto, ci si chiama coi soprannomi e con battute da circolo. Si tendono i muscoli senza ragione affinché tu che guardi capisca subito con chi hai a che fare. Anche se partiamo da una griglia di cicloamatori, vedi corridori tirati come campioni, con le sopracciglia rifatte, altezzosi e distanti, pronti solo allo scatto.   Avevo dieci anni; seguivo mio padre con la mia bici gialla. Lungo salite estive in cui non passava nessuno, lui davanti mi guidava in silenzio. Ci fermavamo a salvare un calabrone capovolto, o a cogliere ciliegie. Io diventavo la scaglia di mare nel sole, lui la collina che fumava a valle, il monte chiaro che si faceva cielo. Alla processione del paese, fermi lungo il ciglio, contavamo...

Speciale ’77. Gorilla, draghi e mongolfiere. Conversazione con Giuliano Scabia

Bologna e Trieste, l’aula e la piazza: il Settantasette raccontato da Giuliano Scabia in un’intervista/conversazione con Stefano Chiodi e Andrea Cortellessa.     Stefano Chiodi: Com’è cominciato il tuo lavoro all’università di Bologna?   Giuliano Scabia: Nel ’72 facevo teatro vagante, un’azione chiamata Forse un drago nascerà. Nei paesini dell’Abruzzo fondavo città che duravano tre giorni, il terzo giorno la città si trasformava in un drago. In ogni posto portavo un teatrino che poi restava lì. Un giorno ero sul Monte Velino, in un paesino che si chiama Massa d’Albe, facevo il cavaliere e combattevo col drago quando arriva un messo comunale e dice: C’è uno che vorrebbe parlare con lei al telefono, da Bologna, un certo Squarzina. Ho detto va bene, finisco e vengo. Era Squarzina che mi invitava al DAMS. Ti piacerebbe venire a Bologna a insegnare?, mi fa; e io: non è la strada che ho scelto, studiare mi piace ma adesso sto facendo il drago. Lui insiste e gli dico: lunedì vengo a Bologna col furgone.   Andrea Cortellessa: In quante...

Occupy Santa Claus

Che ne sarà di Babbo Natale, resisterà alla crisi del capitalismo finanziario e alla nuova era di restrizioni del consumo? Oppure uscirà ancora una volta vincitore dalla competizione del mercato del dono? Occupy Santa Claus?   È uscito in questi giorni un libro che s’interroga di nuovo su questa ricorrenza. Lo fa ponendosi una domanda sempre rimossa: perché non diciamo ai bambini che Babbo Natale non esiste? Lo hanno scritto uno psicologo e un antropologo e s’intitola La vera storia di Babbo Natale (Cortina). La domanda non è fuori luogo, dato che oramai vige il politicamente corretto di dire ai bambini la verità su tutto. Ma come ci ricordano i due autori, contro ogni political correctness, educare mentendo è una pratica diffusa in ogni cultura. Gli stessi genitori che fanno questo – educazione silente ed educazione parlata, non importa – sono i sostenitori dell’onestà e della trasparenza nella comunicazione dei figli con loro stessi. La bugia è uno dei pilastri dell’educazione, come si sa, insieme a una buona dosa d’ipocrisia. Del resto, la stessa storia di...

La Maddalena / Paesi e città

La Maddalena è un’isola nell’isola, a nord-est della Sardegna e a sud della Corsica. Vista su una carta geografica ha la forma di una fiamma pietrificata con le lingue del fuoco diramate verso l’alto. È la più grande e abitata di un arcipelago composto da isole e isolotti. Un ponte la collega come un cordone ombelicale all’isola di Caprera, e fino a poco tempo fa un traghetto portava in Corsica attraversando le Bocche di Bonifacio dopo una breve sosta a Santa Teresa in Gallura. Nell’Ottocento questo collegamento era più frequente di quello con la Sardegna e del resto corsi furono i primi pastori a installarsi nell’isola.   La Maddalena si gira in fretta. Quello che si è appena visto ritorna, ma leggermente modificato dalla luce o dalle ombre e come ogni lieve scarto può farti impazzire. Forse per questo gli abitanti sono bruschi e non sempre gentili. Il vento li ha abituati a gridare anche quando non è necessario e c’è sempre come un’urgenza nelle loro voci. Anche il clima è difficile, e il maestrale soffia anche per nove giorni di seguito. Allora si vede...

Forlì / Paesi e città

  Forlì è una delle tante città di provincia italiane che, nel tempo, ha mantenuto una continuità con le forme della politica e del vivere civile dell’epoca dei comuni. È stata, sino a non molti anni fa, ghibellina, non solo per la grande prevalenza nel suo tessuto sociale delle forze laiche, quelle comuniste-socialiste e quella repubblicana, ma anche per l’atteggiamento di fondo dei suoi abitanti, interessati in primo luogo a realizzare progetti chiari e autosufficienti. La prima virtù per un forlivese, e per la Romagna in genere, è la concretezza, seguita dalla capacità di fare meglio del diretto avversario. È da queste parti che la dimensione della gara, per esempio della corsa in bicicletta o in moto, acquisisce una valenza assoluta, diventa un modo di vita: non la sfida nascosta e logorante implicita nell’attuale sistema finanziario-informatico, ma quella aperta di chi vuole costruire e far vedere i risultati della sua opera.   Naturalmente, i forlivesi hanno dato sempre il loro contributo ai tentativi di rinnovamento, nel bene e nel male. Al centro della piazza principale c...

Castell’Arquato / Paesi e città

a Castell’Arquato dicono “che bello” perché sembra un borgo umbro o toscano, tipo San Gimignano però in Emilia   a Castell’Arquato ci sono le balene in pieno centro e delle belle spiagge con alte dune di sabbia finissima, dette calanchi, appena fuori dal paese   a Castell’Arquato non c’è un corso dove fare una vasca, per questo si può andare nel torrente Arda o a Piacenza in via XX Settembre   a Castell’Arquato però si può fare un bosslano, che sarebbe una ciambella, praticamente si parte dal Bar Sport e si gira intorno a un isolato di case, non importa in quale direzione   a Castell’Arquato un mio amico, che qualche anno dopo avrebbe fatto una rapina a mano armata, mi ha proposto all’asilo di fuggire dai bagni, e le suore, che hanno le orecchie lunghe e senton tutto, per punizione ci hanno esposto al pubblico ludibrio   a Castell’Arquato non c’è il cinema però c’è un negozio di reggiseni imbottiti   a Castell’Arquato al centro della grande sala dove ora c’è lo scheletro...

Il sabato del villaggio / Sarà un giorno di festa

Sarà un giorno di festa; Michael Frame compie gli anni, cinquanta per la precisione, sua moglie sta ultimando gli ultimi preparativi per i festeggiamenti che si terranno il giorno successivo, ma Michael non potrà esserci, infatti sta per fuggire. Scappa perché Michael non è il suo vero nome e perché il suo vero nome è Chris, e perché è inesorabilmente immerso in una storia di illusioni trasformatesi nel tempo in fantasmi, fantasmi pericolosi che stanno per modificare radicalmente la sua vita reale, quella fondata su un’identità fasulla. Così prende avvio Le mie rivoluzioni di Hari Kunzru e così sembra l’Italia lacerata tra l’ansia e l’attesa in questo ultimo sabato di maggio. Un paese che come il protagonista del bel libro di Kunzru sembra confondere in continuazione le illusioni con i propri fantasmi. Incapace più che di vedere di percepire, come ci spiega Ingo Schulze nell’intervista di Stefano Zangrando: “Per capire noi stessi dobbiamo percepire l’altro. Possiamo comprendere realmente le conseguenze della nostra vita quotidiana in Europa soltanto...