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food design

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Divagazioni su packaging e design / Munari, le arance e i fichi secchi

In un negozio Waitrose, a Londra, mi imbatto nei prodotti Urban Fruit. Stavo curiosando tra gli scaffali degli snack e sono stato attratto dai colori vivaci e ben abbinati delle confezioni e dalla grafica fresca e semplice che mette di buon umore. È una linea di frutta disidratata da mangiare al volo, on the go, come fuori pasto. Solo frutta, senza aggiunta di zucchero, conservanti o altre sostanze bandite dagli stili di vita virtuosi. Ogni sacchetto, a dar retta a quanto riportato sotto la tabella nutrizionale, fornisce il fabbisogno giornaliero di frutta di una persona. È un aspetto importante in un paese dove si mangia poca frutta e per me è la conferma che posso farmi fuori tutto il contenuto (circa 100g) senza sensi di colpa.  Mangio nell’underground, sentendomi in armonia coi tempi, grazie a una scelta allo stesso tempo sana, gratificante e cool. Una pizzetta non mi darebbe la stessa soddisfazione. Poi razionalizzo: frutta secca. Mi capita di mangiarne in Italia, soprattutto durante le feste, ma non ho mai pensato che fosse una cosa cool. Non mi è mai venuto in mente di portarmi dietro un sacchetto di fichisecchi per uno spuntino on...

Che cos’è il food design

Food design è un’espressione che da qualche anno si incontra spesso. Si legge sui giornali, si sente pronunciare in televisione, si insegna nelle università, per non parlare del web, dove una ricerca produce milioni di risultati. Abituati a pensare la parola “design” accanto a molte altre – web, game, interaction ecc. –, non ci stupiamo più di tanto. Se non fosse che a esser rielaborato, progettato, pensato e disegnato questa volta è l’oggetto più antico che l’uomo abbia mai prodotto: il cibo.   Ecco allora spuntare, puntuali, gli immancabili dibattiti fra apocalittici e integrati. I primi indignati dall’idea di rielaborare la cara vecchia cucina, e quindi a profetizzare la perdita dei valori della tradizione e la corruzione del gusto. I secondi a magnificare le ultime possibilità che la tecnologia dischiude: nuovi sapori ma anche nuovi modi di preparare il cibo, di produrlo, di renderlo disponibile. Così, mentre il dibattito prospera, eccoci ad ammirare tazzine da caffè edibili, patatine a forma di ditale da intingere nelle salse, collane di cristalli di zucchero,...

Orsi alcolisti e fumo del food (design)

Cosa ci fa un orso di ghiaccio nel whisky? Niente a che vedere con i romanzi di Chandler o con qualche allucinato remake di Casablanca, il piccolo iceberg sul quale svetta un minuscolo animaletto non è che l’ultima creazione di uno dei tanti designer che hanno deciso di occuparsi di cibo, o, per coerenza linguistica, di food. Potremmo pensarla come una curiosità, una delle tante incarnazioni del design grazie a cui saltare dai mobili alla grafica, dal web alle automobili fino, appunto, alla roba da mangiare, se non fosse che i designer sembrano puntare molto proprio su tale dimensione.     A testimoniarlo la mostra ancora in corso al MaRT, il museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, dedicata proprio al progetto del cibo (di cui Doppiozero ha già parlato qui), nonché la recente settimana milanese del design in cui il food è comparso spesso. Ma cosa significa ideare cibo? E cosa ha a che vedere questa attività con il design in generale e con la cara, vecchia cucina?   Per cercare di capirci un po’ di più conviene ripartire dagli oggetti, sempre ben disposti a rilasciare interviste, se si sa quali domande fargli. Eccone un po’: la torta a forma di...