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"Meschino attaccabrighe" / Le parole e parolacce che dicono i bambini

Dubito che possa passare come definizione scientifica ma, a grandi linee, le parole che scegliamo di usare nei momenti d'ira vengono da quella pozzanghera grigia che nel cranio diventa mare, inonda tutto il resto e fa restare a galla cinque parole in maiuscolo. Una manciata di parolacce facili, facili. È un discorso che vale per gli adulti così come per i bambini, tipo mia figlia. Lei ha quattro anni e c'è una cosa che più delle altre in questi giorni mi sta rendendo orgoglioso. Quando la sgrido e la costringo a fare qualcosa che assolutamente non vuole fare, e strepita per qualche minuto, poi, al culmine della disperazione, sfoga tutta la rabbia nei miei confronti con una pernacchia bagnata di saliva e lacrime. Non lo dico per apparire sadico ma per l'esatto contrario. Avrebbe potuto, ne avesse avuto conoscenza, sostituire quella pernacchia arrabbiata con parole tipo “babbo sei una merda”.   Certo, anche con “padre, siete stato meschino e irrispettoso dei miei giovani anni”, ma questa seconda frase sarebbe stata palesemente finta. Perché noi in casa non parliamo come nel caso appena citato anche se, d'altro lato, tra adulti non ci rincorriamo in cucina insultandoci...

Recuperare la follia allegra del giocatore / Città come spazi di gioco

“The only game in town” è un film del 1970 con Warren Beatty ed Elizabeth Taylor. Parla di due giocatori, di due “gambler”, che in modo diverso si “giocano” la vita sul tavolo da gioco lui e nella vita sentimentale lei e che si ritrovano insieme. Un film sull’azzardo senza alcuna connotazione moralistica che per altro ha anche un happy end (lui vince al gioco e loro rimangono insieme). Un film molto bello che poi è diventato un modo di dire. Recentemente qualcuno ha fatto negli Stati Uniti con lo stesso titolo un documentario sulle banche e sul peso della finanza nella nostra vita.   Ed è un buon modo per avvicinarsi al nostro tema. Da un certo punto di vista, dal Giocatore di Dostoevskij in poi, il gioco inteso come un gioco di adulti è diventato tout-court il gioco d’azzardo e le città del gioco sono state delle località dove la grande aristocrazia della fine del secolo diciannove si è giocate intere fortune: Baden Baden, Marienbad, Montecarlo, Venezia. E in anni più vicini a noi nel dopoguerra in un’atmosfera da Tenera è la notte di Scott Fitzgerald si sono bruciati i destini della nuova borghesia. Eppure sia nel racconto di Dostoevskij che nel film il gioco ha ancora un...

Silvana Gandolfi. Giochi pericolosi

Sul potere ambiguo e sulla sottile seduzione che esercitano i romanzi sulle lettrici sì è scritto tanto a cominciare da Flaubert per finire nel saggio di Francesca Serra Le brave ragazze non leggono romanzi (Bollati Boringhieri 2001), dove la carrellata dei classici dell’Ottocento è analizzata attraverso la lente delle ripercussioni morali che la loro lettura compulsiva ha causato nelle schiere delle ingenue lettrici. Il romanzo di Silvana Gandolfi (I più deserti luoghi, Ponte alle Grazie, Milano 2015), in modo del tutto imprevisto e imprevedibile, modula questo tema sempre assai discusso e ricchissimo di implicazioni sociologiche, antropologiche e di genere. Da grande raccontatrice di storie per ragazzi, qui si cimenta con il romanzo “tout court”, imbastendo una vicenda dolente che via via acquista l’orrore del noir, proprio per cercare di capire quanto la lettura in una condizione di isolamento emotivo possa produrre mondi non sempre così abitabili.   Olga è una donna estremamente solitaria che è stata costretta ad abbandonare ogni possibilità di costruirsi una vita indipendente perché...

Nuovi modelli di narrazione digitale

A per Alfabeti e Architettura. M per Mappe e Matematica. R per Resistenza, W, la sezione dedicata ai migranti e all’accoglienza, per Welcome. L’elenco delle categorie della Libreria Internazionale di Bologna Children’s BookFair – enormi cartelloni colorati sospesi come festoni, tra la gente assorta nei libri – è ancora, a distanza di qualche giorno, la più bella cartolina ricordo di una fiera che per la seconda volta ha aperto le sue porte a tutti, genitori e ragazzi compresi.   Organizzati dai librai della Giannino Stoppani, i tavoli delle categorie mettevano insieme classici e libri di editori sconosciuti, gioielli di cartotecnica e tascabili di narrativa, lingue europee e alfabeti orientali. E tutto questo senza che nessuna delle categorie perdesse di forza o di coerenza, grazie al filo rassicurante e solidissimo della narrazione per immagini, protagonista assoluta, da cinquant’anni, della fiera di Bologna. Dall’alto di questa tradizione, che ha sempre rivendicato con forza il valore, per bambini e per adulti, di “guardare le figure” (l’arte umile ma preziosa di cui è maestro Antonio Faeti...