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Verso Katmandu / Alla ricerca dello sballo perfetto

È l’estate del 1962. A Londra, John, Paul, George e Ringo – al momento quattro illustri sconosciuti – sono rinchiusi, da giorni, negli studi di Abbey Road per incidere il singolo Love Me Do. Il fatto è che la sonorità della batteria non convince il produttore George Martin che farà ripetere l’incisione più e più volte. Prima con Pete Best, mandato a casa dopo quattro giorni di prove, poi con Ringo. Ma ancora non ci siamo. Tenta con un altro percussionista, Andy White, e sposta Ringo al tamburello. Martin continua a non essere soddisfatto, ma preso per stanchezza, finirà per usare la versione della batteria di Ringo. Il 45 giri uscirà il 5 ottobre di quell’anno, infilato in una triste copertina sleeve, quelle di carta scadente con il buco al centro, identificato dal solo nome dell’etichetta discografica, in questo caso la Parlophone.  Malgrado il disprezzo dell’establishment socio-musicale, il disco, e soprattutto il successivo singolo Please Please Me, uscito a ruota, sarà l’insospettato fischio d’inizio di una rivoluzione di costume, incontrollabile e inarrestabile, che vedrà la generazione dei Baby Boomer – accompagnati dall’avventurosa colonna sonora dei quattro ragazzi di...

Storie che svaniscono / La guerra di Instagram, Snapchat e Facebook

Quasi due anni fa, qui è stato pubblicato un mio articolo su Snapchat, un social network all’epoca non molto conosciuto in Italia che ho scelto di analizzare per la peculiarità delle sue storie, brevi testi sincretici composti da video e immagini, dalla durata e dalla permanenza limitata, copiate neanche troppo velatamente da Instagram e Facebook, grazie a cui sono diventate di dominio pubblico. Negli ultimi tempi, infatti, le storie sono diventate il canale comunicativo preferito dei personaggi pubblici, tanto che la stampa spesso e volentieri le usa come fatti oggetto di notizia.   Dopo un boom iniziale, le storie di Snapchat hanno registrato un declino di visualizzazioni attestato attorno al 40% causato dall’avvento di quelle di Instagram che, dal canto suo, in 25 settimane dal lancio, da agosto 2016 fino metà gennaio 2017, ha raggiunto i 150 milioni di utenti giornalieri dopo un periodo di magra, probabilmente dovuto al social di Spiegel e Murphy. I primi a venire meno agli aggiornamenti di Snapchat sono stati gli influencer, che hanno immediatamente appurato il calo di visualizzazioni spostandosi sul più fruttuoso Instagram. Il maggior volume di condivisioni di...

La classe creativa va in vacanza

Tra poco staccherò la spina. Imposterò il risponditore automatico sul mio account email: “Sono disperso da qualche parte sui monti del parco nazionale del Gran Paradiso. Non rispondo fino al 10 agosto”. È quasi la fine di luglio, la mattina apro il computer e mi chiedo come mai mi arrivino così poche email. È il segnale che anche gli altri, intorno a me, stanno staccando la spina. Per fortuna. Vuol dire che il lavoro per cui viviamo non ci ha ancora del tutto sopraffatto.   Jonathan Crary ha sostenuto recentemente nel saggio 24/7. Late Capitalism and the end of Sleep che il mix di capitalismo, informatizzazione del lavoro e connessione continua alle reti di comunicazione digitali non solo sta facendo scomparire il tempo libero ma sta anche penetrando nel dominio del sonno. Siamo, secondo Crary, una società senza più tempo libero, senza distinzione tra spazi di vita e spazi di lavoro, e ora anche deprivata del sonno necessario: se il capitalismo degli albori si era annesso il tempo di lavoro degli operai estraendone quel surplus che sarebbe andato ad accumularsi sotto forma di nuovo capitale, il capitalismo...